giovedì 28 novembre 2013

S.I.A. fatta la povertà

Scrive Infoaut.org  
"Il governo di larghe intese non manca mai di stupirci: proprio mentre l'Ocse puntellava le politiche italiane per i salari bassi e la sproporzione tra eccessivi contributi pensionistici a fronte di uno scarso sostegno al reddito per le fasce più povere della popolazione (riproducendo, nota bene, un principio di competizione inter-generazionale) il vice-ministro piddino all'Economia Stefano Fassina annunciava in Senato il grande contributo governativo per i meno abbienti.
Non illudetevi! Non si tratta né del "reddito di base incondizionato" richiesto dai movimenti negli ultimi 15 anni, né del "reddito minimo garantito" variamente articolato nelle 3 proposte di legge presentate alla Camera rispettivamente da Sel, Pd e Movimento 5 Stelle. Se già le proposte di Pd e 5 Stelle non uscivano da una logica di 'workfare', per cui l'erogazione del contributo era condizionata dalla soggettiva disponibilità all'accettazione del lavoro (qualunque lavoro!), qui si riproducono i più biechi dispositivi di controllo sulla (contro la) povertà: si legge infatti, tra le righe, che per ottenere l'erogazione tanto agognata i poveri dovranno dimostrare allo Stato di essere buoni padri di famiglia (chi giudicherà aderenza o devianza al "modello"?) e soprattutto di cercare lavoro mantenendosi continuamente aggiornati alle liste di collocamento (come se nelle liste di collocamento si trovasse lavoro oggi!). Un vero e proprio "workfare disciplinare" che ricorda forme di controllo della forza-lavoro tipiche degli stati totalitari.
Tutto questo per una miseria: 120 milioni di euro (in 3 anni, cioè 40 milioni l’anno n.d.b.), che dovranno essere spartiti tra 3 milioni di persone (in realtà il testo parla di “famiglie”). E per avere questa miseria, bisogna già esser oltremodo malmessi economicamente e saperlo dimostrare: le famiglie  che potranno fare ricorso al contributo (che non è individuale ma famigliare, riproducendo anzi la dimensione italica di un welfare familista) devono avere un reddito annuo famigliare uguale o inferiore ai 12.000 euro...
Che dire? Un vero e proprio contributo al mantenimento della miseria... Avessero almeno il coraggio di definirlo per quel che è! Preferiscono invece parlare, più pudicamente, di "contributo di solidarietà" (sempre la solita pelosa retorica pauperista) per il Sostegno all'inserimento sociale (Sia). Potranno di più pratiche di riappropriazione e forme massificate di insolvenza e illegalità che tanta obbedienza per pochi euro sotto condizione...
Ancora una volta, meglio la lotta!
Da Infoaut.org

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Direi di più. 
Già parlare di “Sostegno all’inserimento sociale” definisce come "socialmente escluso" chi (forse) ne potrebbe beneficiare.
E siamo alle classifiche dei "socialmente accettabili".
In più, la definizione contiene l'implicito disprezzo per chi già è vittima proprio di quelle politiche sul lavoro (e sui licenziamenti), volute da quelli che oggi sbandierano i miserabili oboli per rimediare a quell'esclusione di cui sono i primi responsabili.
Non bastasse, dato che fatti due conti a spanne non ce n'é per tutti, dovranno stabilire classifiche che più che la povertà certificheranno ulteriori disuguaglianze fra cittadini già esclusi tutti dal diritto alla sopravvivenza.
E non stiamo parlando di rari clochard sventurati, ma di milioni di cittadini divenuti poveri per ragioni che nulla hanno a che vedere con il merito o la buona volontà di lavorare, ma con precise politiche mirate a ridurre scientificamente questo paese a una landa di barboni disposti a qualunque umiliazione per un piatto di minestra.
Tanto per dare i numeri, l'Istat riporta che il tasso di povertà relativa per il 2012 coinvolge il 12,7% delle famiglie (per un totale di 3 milioni 232 mila persone) e quello di povertà assoluta il 6,8 (1 milione 725 mila persone)

Che fanno 5 milioni di persone. 
Nel 2012.
Per il 2013 aspettiamoci il numero in aumento.

L'Istat poi ci dice che la soglia di povertà relativa è, sempre per il 2012, calcolata per una famiglia di due componenti, pari a 990,88 euro mensili (cioè a 495 a testa) e che per povertà "assoluta" si intende chi vive con meno di questa cifra mensile spesso in nuclei di più persone. 
A me, paiono milioni di eroi, più che "esclusi" da includere
Al campionato di sopravvivenza, con queste cifre, i nostri parlamentari morirebbero tutti di fame,  altro che oboli inclusivi dal sapore di briosches.
 
Fatti due conti a spanne, 40 milioni l'anno risultano più un insulto che un "sostegno".
Se quei quasi 5 milioni fra poveri e semi poveri, il più ricco dei quali vive con 495€ al mese, s'incazzano, hai voglia poi a includerli socialmente.
A Venezia si dice che viene il momento in cui poi ti mandano a remare.
Che è un modo signorile per dire ciò che altrove ha più a che vedere con i sanitari domestici, che con i natanti.
Vedete voi...

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