martedì 1 aprile 2014

Contro "...la svolta autoritaria"

Questo blog aderisce e condivide l'appello "Verso una svolta autoritaria" e non pubblicherà alcun'altro post fino a che il Presidente del Consglio e il Presidente della Repubblica non si fermeranno dal proseguire verso la svolta autoritaria ricordata nell'appello stesso.
L'intento è quello di iniziare una conta a smentita di quanto afferma il Presidente del Consiglio Matteo Renzi quando dice che, sulle riforme da lui e dal suo governo volute a tempi forzati, e per di più in assenza di voci contrarie e di ogni discussione:
“E’ fondamentale” che si arrivi all’approvazione della prima lettura del disegno di legge “entro il 25 maggio, entro le elezioni europee“. ”I nomi e i cognomi di chi vuole bloccare il cambiamento li dirò alla fine della votazione” sul ddl riforme ma “saranno minoranza al Senato e nel Paese”. “Credo che ce la faremo” aggiunge.
Ecco, sfido il Presidente del Consiglio a dimostrare che a "bloccare il cambiamento" è "una minoranza del Paese".
Se ogni blog si ferma e mette in homepage questo appello, sarà davvero dura affermare che le riforme che vuole lui le vuole "il Paese".

Credo non si possa tacere e che non sia possibile accettare che a decidere sia un governo non eletto e arrogante al punto da pretendere di rappresentarlo zittendolo.

Faccio inoltre mie, insieme all'appello, le parole con cui lo condivide oggi Giulietto Chiesa su Megachip:
Aderisco e condivido integralmente.
Manca soltanto la denuncia delle responsabilità del Capo dello Stato che, di una tale svolta autoritaria è stato, più che complice, artefice.
Non so se, e quando, verrà il tempo della giustizia, ma dobbiamo dire che, se riusciremo a farlo tornare, ci impegnamo a cancellare lo stravolgimento della Costituzione, che viene attuato da organi senza legittimazione, che agiscono con la complicità della forza e dell'inganno.
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Promemoria in attesa del 25 aprile (che voglio capire come possa un re ancora oggi dirsi antifascista e posare alloro mentre insieme, convintamente, spinge perché ciò che è stato torni una nuova realtà)

Nascita di una dittatura in 7 punti (il resto lo trovate qui):

1.1922: Il primo governo Mussolini, al quale partecipano anche ministri liberali, ottiene il voto di fiducia di un ampio fronte parlamentare che va dalla maggioranza dei liberali al partito popolare (306 voti favorevoli e 116 contrari). Utilizzando i poteri costituzionali…
(già, fu eletto anche con i voti dei popolari e dei liberali. Dice niente?)

2. …rafforzamento del potere esecutivo, indebolimento delle prerogative del Parlamento…
(ma va???)

3. …nel 1923, viene approvata una nuova legge elettorale, la legge Acerbo, che elimina di fatto il sistema proporzionale fissando un premio di maggioranza pari ai 2/3 dei seggi per la lista che ottiene più del 25%
(tenuto conto che allora non c'era la potenza di fuoco attuale di media al servizio del regime e che i partiti erano molti più di oggi, con l'attuale premio di maggioranza sono riusciti a far perfino peggio)

4. …alla Camera dei deputati, del resto chiusa per lunghi periodi agli oppositori, i fascisti, non permettevano praticamente più di prendere la parola. Mussolini si esprimeva contro "il parlamentarismo parolaio", che, diceva, gli faceva solo perdere tempo. 
(ricorda qualcosa?)

5. …decretò il licenziamento di migliaia di impiegati statali...modificò lo Statuto stabilendo che al capo del governo, nominato dal re e non più soggetto alla fiducia parlamentare, venivano attribuiti poteri speciali tra cui la nomina a sua discrezione dei ministri e la decisione sugli argomenti in discussione in Parlamento...
(nulla di così diverso da ciò che succede oggi, a parte le corone in testa...)

6. …Tutti questi provvedimenti, che tra l’altro aumentavano i poteri dell’esecutivo sul legislativo, passarono in novembre alla Camera e al Senato senza che fosse consentita la minima discussione
(recentemente un ministro, richiesta da un giornalista circa l'apertura di una discussione sulle previste riforme del lavoro, ha risposto che non crede ci sarà tempo perché il governo ha fretta di approvare tutto in tempi brevi...per dire...)

7. La soppressione di libere elezioni completa l’opera. Il regime parlamentare, a questo punto, non esiste più, sostituito da un regime autoritario a partito unico, incentrato sull’autorità del capo del governo...
(lasciamoli fare, che entro novembre la ruota del tempo avrà fatto un giro completo all'indietro riportandoci al 1925...) 

11 commenti:

  1. Condivido l'appello, beninteso con la postilla di Giulietto chiesa ma non il tuo proposito di non pubblicare post finché Renzi e Napolitano non si fermeranno dal proseguire la svolta autoritaria di cui sopra perché non lo faranno. Il primo prosegue con i dovuti adattamenti il golpe già da tempo perpetrato dal secondo, che la Costituzione dovrebbe difenderla, anziché metterla in discussione. Se non la condivide, che si dimetta, come già fece Cossiga, invece di raddoppiare abusivamente un mandato di cui s'è dimostrato indegno.
    Riguardo all'appello di "Libertà e giustizia", mi chiedo perché la sottoscrizione non sia "aperta al pubblico" ma solo ai Soliti Noti e per quale motivo questi ultimi, faccio solo l'esempio dell'esimio professor Zagrebelsky e Barbara Spinelli, che da anni sono autorevoli collaboratori di "Repubblica", non pretendano il dovuto spazio su quel giornale, che si è ben guardato dal pubblicare l'appello, per esporre le loro ragioni, oppure non interrompano la collaborazione, viste le posizioni del Fondatore Scalfari e del Direttore Mauro in favore del fascistello di Rignano sull'Arno.

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    1. ma non il tuo proposito di non pubblicare post finché Renzi e Napolitano non si fermeranno dal proseguire la svolta autoritaria di cui sopra perché non lo faranno

      Sono più che consapevole che non sarà il mio astenermi dal pubblicare ulteriori scemenze su questo blogghetto da quattro soldi, a incidere sulle decisioni di questo governo o di questo PdR.
      E tuttavia, quando sento chiamare in causa "il paese", che sarebbe d'accordo, non posso tacere.
      E per dire forte e chiaro, taccio.
      Perché sono per la mia parte, parte di questo paese. e
      E non solo non sono d'accordo, ma mi disgusta proprio questo modo di procedere sia nei modi che nel merito.
      Non so pertanto immaginare cosa vi sia di più importante da dire oggi che non sia il testimoniare la mia adesione al contenuto di questo appello Contro...l'avanzare di un autoritarismo che ormai dovrebbe essere a tutti evidente e chiaro.
      E se non lo fosse, ho aggiunto un sintetico promemoria di come nascono democraticamente le dittature.

      mi chiedo perché la sottoscrizione non sia "aperta al pubblico" ma solo ai Soliti Noti

      Sì, è uno dei motivi, l'incoerenza dei "soliti noti", che mi fa spesso desistere dal seguirli. Mi chiedo, come te, come possa essere credibile qualcuno che presta la propria penna a chi fino a ieri pompava l'opinione pubblica contro il "nemico" B. e oggi pompi allo stesso modo pro R, il quale è il primo alleato di B., il quale è tenuto in vita proprio forse per ragioni di contabilità parlamentare.
      E comunque, oggi credo non abbia alcuna importanza chi sia a proporre all'attenzione pubblica questo appello contro l'avanzare dell'autoritarismo, perché conta di più che si inizi a riconoscere che l'autoritarismo è ormai in stato di c onsolidamento molto molto preoccupante.
      Fossero "i soliti noti" più coraggiosi e partigiani quel tanto che basta, dovrebbero non solo pretendere di poter pubblicare questo appello sulle testate per cui scrivono, ma tirarsene fuori rendendo pubbliche le ragioni per cui lo fanno, così da rendere evidente al paese quale sia il clima di manipolazione e autocensura in cui siamo ormai costretti tutti.
      Chissà, magari nei prossimi giorni lo faranno, magari sapremo tutti almeno trovare la spinta per dire "No, non mi rappresenti, non ti consento di dire che è il paese a volere le riforme che hai in agenda e vuoi approvate a tempo di marcia forzata".
      E a proposito di similitudini fasciste, pare che anche l'età degli insofferenti ai "parlamentarismi parolai" sia la stessa.
      Strane cose...

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  2. Capisco e condivido per intero la tua indignazione e il tuo disgusto, cara Ross, ma non posso non concordare con mscaini quando disapprova il "silenziatore" posto al blog come sistema di protesta. Stando all'articolo del corriere del veneto che, come sempre, con puntuale attenzione alla documentazione delle notizie, hai linkato in un tuo commento di ieri, è stata infatti proprio la latitanza, decisa a scopo di contestazione, dei rappresentanti di PD,IDV e SEL in Commissione Affari Istituzionali della Regione veneta, a permettere un'approvazione lampo dei due progetti di legge a favore dei referendum per l'indipendenza e per l'autonomia speciale del Veneto. E se non è eterogenesi dei fini questa... O forse bisogna pensare che, vista l'inveterata abitudine alla simulazione e dissimulazione della nostra classe politica, l'intenzione vera di quanti hanno abbandonato la commissione e disertato le votazioni era tutt'altra rispetto a quella dichiarata.

    Ipotesi che col tuo caso non ha nulla a che spartire, è chiaro. Però continuo a non capire come questa autocensura possa aiutare a contrastare la deriva autoritaria di cui noi, anonimi cittadini senza voce in capitolo, siamo spettatori attoniti. Ma il "popolo viola" che scendeva in piazza in difesa della Costituzione e delle garanzie repubblicane ai tempi dell'approvazione del lodo Alfano e al grido di "No Cav", è già così precipitosamente passato di moda?
    Comunque, grazie per il prospetto in cui riassumi in 7 passaggi cruciali lo sbaraglio della monarchia costituzionale ad opera del fascismo, oltre novant'anni fa. E grazie per il coraggio e la nitidezza delle tue opinioni e delle tue considerazioni, fin qui condivise con tutti noi, corsari di passaggio o blogger d'alto mare e lungo corso.
    Un abbraccio, marilù.

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    1. O forse bisogna pensare che, vista l'inveterata abitudine alla simulazione e dissimulazione della nostra classe politica, l'intenzione vera di quanti hanno abbandonato la commissione e disertato le votazioni era tutt'altra rispetto a quella dichiarata.

      Ecco, ho fatto la tua stessa considerazione su questo "abbandono dell'aula". Visto troppe volte per non farsi venire il sospetto di un "favorire" una votazione potendo affermare insieme di averla "duramente contestata".
      Ne abbiamo viste, no? Non si smentiscono mai...

      continuo a non capire come questa autocensura possa aiutare a contrastare la deriva autoritaria di cui noi, anonimi cittadini senza voce in capitolo, siamo spettatori attoniti.

      Non mi autocensuro per "aiutare a contrastare...", figurati...
      E' che non ho altro modo che tacere, per dire in modo incisivo che basta, non mi è più possibile parlare d'altro perché questo mi pare ora il tema più importante di cui parlare.
      Come in quei 7 punti, oggi siamo alla replica di ciò che, uguale, successe appunto quasi novant'anni fa.
      Con una differenza che vorrei ricordare: oggi abbiamo ricorrenze e "santini" antifascisti ovunque, e però forse li abbiamo perché non abbiamo mai fatto davvero i conti con il fascismo e ciò che è stato.
      Nemmeno vediamo che siamo ormai all'ultimo cambiamento dopo il quale sarà terminata l'opera di restaurazione del fascismo 2 (P2? il programma è quello).
      Forse ci pare così assurdo che pare ci basti parlarne una volta pensando che di più non si può fare.
      Forse è così, forse nulla ci è già più consentito fare.
      Appelli, non sappiamo fare altro.
      Ce li lasciano fare perché sono inoffensivi e perfino decorativi.
      Tanto il fascismo 2 ce l'abbiamo sotto gli occhi e ancora fatichiamo a chiamarlo per nome.

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    2. "E' che non ho altro modo che tacere, per dire in modo incisivo che basta, non mi è più possibile parlare d'altro perché questo mi pare ora il tema più importante di cui parlare".

      Sì, adesso capisco meglio, e ti ringrazio del chiarimento. Anche se il buio si infittisce sempre più, ma non posso che darti ragione: a confronto di questa emergenza, qualunque altro argomento di discussione apparirebbe come una frivolezza, un truce passatempo per ingannarsi sull'infuriare della peste che, fuori da questo giardino ben curato di pixel, continua a fare strage di verità e di speranze. Di senso e significati, direbbe Modigliani.
      Con il mio secondo e -- per ora -- ultimo abbraccio, ti lascio lo stesso un augurio fervido e sentitissimo per il tuo compleanno ormai imminente, certa che il dono del nuovo tempo di vita che ti porta non andrà sciupato né per te, né per alcuno di quelli che hanno avuto e ancora avranno la fortuna di incontrarti, nel web o altrove.
      Alla prossima! marilù.

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    3. La "prossima" la copio/incollo da Il Fatto Quotidiano perché ricorda i 7 punti della "tenace tradizione italiana". Fascista, aggiungo io, per chiarezza.

      di Alberto Maria Banti
      Nel 1923 Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo presieduto da Benito Mussolini, propone una legge di riforma elettorale per la Camera (il Senato – come disposto dallo Statuto Albertino – è di nomina regia), che prevede un premio di maggioranza di 2/3 alla lista che raccolga almeno il 25% dei voti sul piano nazionale. Gli altri seggi vengono divisi secondo un criterio proporzionale. Non ci sono sbarramenti e vige il voto di preferenza. Il suffragio è universale maschile. Il Parlamento approva.

      Nel 1928 una nuova legge prevede che si possa votare una sola lista di «candidati», scelti dal Gran Consiglio del Fascismo: un elettore può esprimersi solo con un sì o con un no. Nel 1939 la Camera dei Deputati viene definitivamente abolita e sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni. I membri di questo nuovo organismo non sono elettivi, ma vi entrano o in quanto membri del Gran Consiglio del Fascismo, o in quanto membri del Consiglio Nazionale del Partito Fascista, o come membri del Consiglio Nazionale delle Corporazioni in rappresentanza dei sindacati e di altri organismi di regime.

      Nel 1952 Mario Scelba, ministro dell’interno del governo presieduto da De Gasperi, propone una riforma elettorale che prevede che la lista o la coalizione che prenda più del 50% dei voti abbia il 65% dei seggi. Tra il 1952 e il 1953 comunisti e socialisti si oppongono strenuamente per impedire l’approvazione della legge. Nel marzo del 1953 la legge viene definitivamente approvata, e con essa si va a votare nelle elezioni del giugno di quello stesso anno. La coalizione alla quale hanno aderito Democrazia Cristiana, Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Liberale Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Südtiroler Volkspartei e Partito Sardo d’Azione prende il 49.8% dei voti. Il premio non scatta. La legge viene abrogata nel 1954.

      Le riforme del 1923 e del 1953 introducono il principio secondo cui ci sono elettori il cui voto vale di più di quello di altri per il semplice fatto di essere parte della maggioranza, relativa o assoluta. Le leggi del 1928 e del 1939 cancellano ogni vestigia di rappresentatività.

      Ebbene, dovessi trovare delle matrici ideali per il Porcellum, per l’Italicum, o per la non elettività del Senato, non le cercherei certo tra le pagine di On Liberty di John Stuart Mill. Né proverei a rinvenirle in qualche improbabile comparazione con altri sistemi elettorali. Poiché mi sembra basti osservare che queste norme o questi progetti recenti si pongono in linea di continuità con una tenace tradizione italica (per l’appunto).

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    4. Embe', non siamo mica solo un popolo di poeti, santi e navigatori dopo tutto; anche il fascismo è un "made in Italy" sempre molto copiato ed esportato. Alla fine è successo che abbiamo ricomprato quello made in Hong Kong, quasi senza neanche accorgercene.
      Ciao Ross, mille cento, un milione di queste "prossime"!
      (Alla faccia del blogguccio insignificante: ti scopiazzano pure quelli del Fatto, pensa te)
      marilù -- con inaspettato sorriso al seguito.

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    5. Valentino Larcinese su LaVoce.info (riportato da Il Fatto Quotidiano

      "...cambiare le regole del gioco non è ordinary policy come può esserlo un aumento delle tasse sugli immobili o una riforma delle pensioni: si cambiano le regole dello stare insieme, bisogna andarci cauti ed avere ponderato molto attentamente le possibili conseguenze. Purtroppo non mi pare che questo stia succedendo oggi in Italia."
      "Nelle parole e negli atti di tanti politici della cosiddetta seconda repubblica la decisione democratica è spesso stata confusa con una sorta di dittatura della maggioranza. Ma prima che si possa procedere alla conta la governance democratica si fonda sulla separazione dei poteri. Negli anni della Seconda Repubblica questa separazione ha tremato. I rappresentanti dei cittadini, a partire dal 2006, sono stati scelti dalle segreterie dei partiti, ossia dalle stesse poche persone candidate a posizioni di vertice nell’esecutivo. Non solo: si è ripetutamente affermato pubblicamente da parte di politici di primo piano il principio per cui il ricevere voti porrebbe un cittadino al di sopra della legge. Berlusconi ha più volte esplicitamente contrapposto il consenso che lo circonda al fatto che i giudici “non sono eletti da nessuno”. Abbiamo dunque assistito ad un attacco al principio della separazione dei poteri in nome della maggioranza, un rozzo tentativo di ritorno all’ancien regime, con un monarca assoluto legittimato dalla maggioranza anziché dalla volontà divina. Ciò che ha impedito questa deriva autoritaria è stato per l’appunto la presenza di molti veto players, un sistema di controlli che ha funzionato ed ha salvato, per ora, la nostra democrazia.

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  3. Avevo scritto un commento articolato e improvvissamente, ignoro il perché, il computer me lo ha cancellato prima che lo potessi salvare.
    RenziNap hanno vinto...
    Beh, nulla di fondamentale: fondamentale è che persone come te continuino a lottare, nel modo in cui credono. Ti esorto solo a ripensare questa tua decisione di trovare sollievo in una sorta di Aventino.
    Il pezzo comunque l'ho postato sul mio blog, per assicurargli maggiore diffusione.
    Grazie degli auguri.
    Un'ultima cosa: ho cercato di iscrivermi, ma google mi ha dato risposta negativa. Continua a dirmi che non può farlo. Ignoro il perché, ma riproverò nei prossimi giorni. Mai fermarsi alla prima osteria. O alla decima. O alla millesiama.O alla milionesima. Perdona, ma sono un vecchio comunista che non si rassegna a essere vecchio...
    Ti rpego, riprendi a scrivere...

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    1. Ciao!
      Mi spiace per i disagi sopportati nel tentare di postare il commento precedente (è capitato anche a me, a volte...ed è molto irritante perché non lo ricostruisci più, un pensiero che si era trovato da solo la strada per tradursi in parole) ma mi fa piacere vedere che non hai desistito. Grazie.
      Mi sa che mentre tu mi incitavi a riprendere a scrivere io stavo intanto collezionando i link per seguire la pulsione tartufesca della Miss Marple che mi abita sfornando alla fine qualcosa.
      Che rimane sul punto, però.
      Perché parlare di mafia o di svolte autoritarie è la stessa cosa, come dicevo sotto al mio ragionamento di oggi.
      Si muove forse qualcosa in questo paese che non risponda a papelli mafiosi o a quelli, per molti aspetti altrettanto mafiosi, del Vaticano?
      Ci sono giorni in cui mi chiedo se a qualcun altro risulta evidente quanto l'Italia debba la sua natura costitutiva proprio alla presenza di questi due pervasivi poteri.
      E non mi riferisco qui all'aspetto religioso dell'uno o a quello criminale dell'altro, ma al valore politico delle loro diverse leggi e a qaunto quei valori influiscano in quelle che dovrebbero essere le leggi di uno stato laico e civile.
      Mi chiedo se sia altrettanto chiaro a tutti noi, quanto sia impossibile parlare di Stato o di Costituzione senza ricordare anche dove e quando nasce l'uno e come l'altra. E se siano come me molti a chiedersi se questa pressione degli ultimi anni a cambiare alcune parti della Costituzione, mentre di altre mai applicate si tace da sempre, non sia solo segno che sono solo cambiati degli oscuri referenti e quindi le esigenze di questi due poteri, più che la pretesa di adeguamento a nuove realtà che mai si sono davvero realizzate se non grazie alla muta accettazione di una corruzione sempre più vasta, a ogni livello, ovunque senza colpevoli (nessuno che finisca mai davvero in galera, per dire).
      Scrive Luciano Bianciardi ne La vita agra che sto rileggendo: "...i nostri dirigenti sono i colpevoli. Finché essi rimangono impuniti, tutti ne siamo complici..."
      Vedi? Basta darmi il La e difficile è fermarmi nei miei canti solitari, tante sono le cose di cui vorrei parlare e quindi tanta la fatica nel non dirle.
      Mi auto-punisco oggi, per non sentirmi mai in futuro addosso il peso di quella complicità che può venire dalla distrazione, dal silenzio, dal lasciarsi deviare l'attenzione da scandali e scandaletti quotidiani, tutti sempre uguali perché tutti con la stessa origine: l'impunità, grazie alla quale ogni reato si fa nel tempo consuetudine fino al punto da render necessario adeguare la Costituzione, pur di non mandare in galera chi vi dovrebbe stare.
      Chissà se un "vecchio comunista che non si rassegna" è arrabbiato quanto lo sono io, di fronte a tutti gli inganni che il tempo porta a galla...
      Hanno vinto, RenziNap, sì.
      Ma con loro è un'intera corrotta classe dirigente mai mandata in galera ad aver vinto.
      A perdere è il Paese, cioè i molti cittadini che non sanno più cosa significhino parole come giustizia o lealtà.

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  4. Comunque, il mio blog è aperto a tuoi eventuali contributi.

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