venerdì 25 aprile 2014

Resistenza&Liberazione

1. "Grazie ai ribelli di allora", dice stamattina il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Quando ringrazierà i ribelli di oggi, cioè quelli dei movimenti per la casa, i NoTav, i NoMuos, i NoTriv, etc., saprò con certezza che ha davvero compreso il valore del 25 aprile.

2. "Il 25 aprile è ancora un valore o è retorica?", chiede Il Fatto Quotidiano nell'edizione online di poco fa.

Di botto risponderei "Tutte e due".
A meno di voler continuare a ridurre tutto a una mera questione di gusti personali tipo ti piace il dolce o il salato, preferisci il bianco o il nero o magari inconsapevolmente rieditare un fascistissimo "O con me o contro di me". 
I valori, quando sono tali, hanno il brutto vizio di esser questioni più complesse di una mera scelta fra gusto fragola o cioccolato.

3. "Onore ai marò, ingiustamente detenuti" - Durante le celebrazioni per il 25 aprile...Il Capo dello Stato ha sottolineato come i due fucilieri si trovino tuttora lontano "dalla Patria e dalla loro famiglia: onore ai marò, ingiustamente detenuti".

Gli "ingiustamente detenuti" corre voce soggiornino in un motel più che decente e siano quotidianamente riforniti di pasti italiani e connessione internet in attesa del processo per l'accusa di aver accoppato due pescatori i quali si erano fatti venire il ghiribizzo di voler sembrare pirati ai due marò. 
I quali marò, stavano in quel frangente in servizio mercenario antipirateria su una nave mercantile privata e retribuiti per tale servizio dall'armatore...
Almeno attendere il processo come si usa in questo paese per i politici accusati di frode fiscale e condannati solo dopo vent'anni, dico io, prima di parlare di ingiustizie (che rimagono fin qui da provare almeno tanto quanto le giustizie)...

4. "Valori della Resistenza sono incancellabili" - Napolitano ha sottolineato..."La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza fu un grande moto civile ed ideale, ma soprattutto fu un popolo in armi, una mobilitazione coraggiosa di cittadini giovani e giovanissimi che si ribellavano allo straniero".

"La Resistenza è un valore incancellabile" solo se riferito al passato, sia chiaro a tutti; mentre la mobilitazione coraggiosa di giovani e giovanissimi che si ribellino allo straniero oggi è fortemente sconsigliata a chiunque. 
Pena la galera con accusa di terrorismo (v. alla voce NoTav per i giovanissimi Claudio, Chiara, Mattia, Niccolò...).

5. "...Furono uniti dallo stesso fondamentale obiettivo di futuro di pace per il quale serviva la mobilitazione armata. Non c'era spazio per una mobilitazione inerme alla pace. La scelta combattente risultò decisiva per restituire dignità all'Italia".

La scelta combattente che risultò decisiva per restituire dignità all'Italia non è più necessaria ed è come dicevo sconsigliata oggi, in quanto tutta la dignità che ci abbisogna ci viene pienamente garantita dai missili a testata nucleare di cui si parlava giusto ieri.

6. "Parlando del futuro delle Forze Armate, Napolitano ha spiegato come vadano razionalizzate e riformate per "soddisfare esigenze di rigore", ma sul capitolo delle spese per la Difesa non bisogna "indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo" e alimentare "vecchie e nuove pulsioni antimilitariste".

Vietato indulgere a decisioni sommarie o a vecchie e nuove pulsioni antimilitariste...ché i nostri partners guerrafondai d'oltreoceano ci chiedono invece di spendere di più in armi e si potrebbero pure irritare se danneggiassimo con pulsioni antimilitariste gli affari della fiorente industria bellica Usa, in costante espansione grazie alla repressione su scala globale. 
Repressione necessaria per contenere gli infausti esiti della recessione, quella che genera insoddisfazione, la quale chiama a una reazione che a sua volta impone una repressione per contenere gli esiti della recessione.
Un mondo tondo è un mondo equamente suddiviso fra finanza e industria bellica.
Il mondo globalizzato ha bisogno più di missili che di pane. 
Pane.  
Mi torna in mente quello antico citato nella poesia della resistenza veneziana alla fame prima della caduta definitiva.
Lo straniero in casa non ci manca, e sul ponte sventola bandiera bianca...

8 commenti:

  1. In questi giorni dalle tue parti, si dovrebbero ricordare anche le Pasque Veronesi (17-24 aprile 1797), ennesima ribellione POPOLARE contro l'ennesimo invasore STRANIERO!
    Napolitano è solo l'uomo dei banksters eurocratici e degli u$a.....

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    1. Dalle mie parti si festeggia oggi San Marco, e quindi la Festa del bocòlo, come da foto, cioè la graziosa abitudine di regalare il 25 aprile un bocciolo di rosa all'amata.
      Ma certo oggi mi viene meglio ricordare, più che le Pasque Veronesi, l'assedio a Venezia dopo il tentativo di Daniele Manin di opporsi all'amministrazione austriaca (1848), quindi molto dopo la cessione di Venezia all'Austria da parte di Napoleone (1797).
      Chiusi i rifornimenti alla città lagunare, poiché con le armi non riuscivano ad entrare in Venezia, il tentativo di rifondare la Repubblica di Manin terminò solo quando fu costretto a cedere perché i veneziani asserragliati nella città morivano letteralmente come mosche per mancanza di cibo, non giungendo più provviste alimentari di alcun genere.
      Ricorda quell'amara resa, cioè per quella fame che rende ogni essere umano potenzialmente schiavo di un prepotente da cui dipenda per la sua sopravvivenza, la poesia di Arnaldo Fusinato che recita in una strofa:
      "Viva Venezia!
      L’ira nemica
      La sua risuscita
      Virtude antica.
      Ma il morbo infuria
      Ma il pan ci manca…
      Sul ponte sventola
      Bandiera bianca!

      Che poi dai, siamo seri, definire "bankster" Napolitano è tirarla un po' per i capelli.
      A spanne mi da l'aria di non capirci poi un granché di banche.
      A naso, eh? Potrei sbagliarmi...
      Ci capisse qualcosa, farebbe un altro mestiere.

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  2. Non è che ci capisce.
    Si limita a PRENDERE ORDINI!
    ciao e auguri!

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    1. Quindi confermi: chi "prende ordini" non può esser definito un "bank-ster", se mai un "serv-ster"...

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  3. A proposito di alcune foto e post che ho letto sul 25 aprile, che mettono con leggerezza e anche arroganza sullo stesso piano i partigiani di allora e i "ribelli" di oggi (dai No Tav a chi manifesta per la casa), io penso questo.
    C'è una grande differenza tra chi si ribella per avere qualcosa, per rivendicare un diritto (reale o presunto), per avere od ottenere qualcosa (soldi, casa, cose, etc.) e chi si ribella non per sé, non per avere qualcosa, ma per contribuire a liberare, comunque sia, senza altri scopi né meriti, un mondo al di la di sé, perfino un mondo senza di sé - un mondo che si può immaginare senza il proprio "io, un mondo nel quale possiamo benissimo essere assenti: e questo furono i partigiani della generazione di mio padre, così come lo furono i combattenti volontari della guerra di Spagna bombardati dai fascisti italiani, etc. etc.
    E' la stessa differenza, forse, tra chi vive religiosamente per avere il premio agognato di un Paradiso, e chi vive evangelicamente senza nemmeno saperlo, senza accorgersene, senza maturare nemmeno inconsciamente un fantasma di credito o di premio per le proprie azioni, ma lo fa solo perché è giusto, pulito e soprattutto naturale farlo. con bontà che vorrei chiamare "animale".
    Finché non sarà chiara per tutti la differenza, il mondo sarà di continuo attraversato da tragici ma infantili conflitti di falsi ego, capaci di uccidere e di uccidersi per un giocattolo - per il fantasma ossessivo di un diritto, di un possesso, di una rivendicazione, di una cosa, di una qualsiasi impermanenza. Ciao Ross, scusa l'intrusione...

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    1. ...C'è una grande differenza tra chi si ribella per avere qualcosa, per rivendicare un diritto (reale o presunto), per avere od ottenere qualcosa (soldi, casa, cose, etc.) e chi si ribella non per sé, non per avere qualcosa, ma per contribuire a liberare, comunque sia, senza altri scopi né meriti, un mondo al di la di sé, perfino un mondo senza di sé - un mondo che si può immaginare senza il proprio "io...

      Forse dipende dal punto di osservazione, il come vediamo le cose.
      Per come la vedo io, non c'é che una differenza fra la Resistenza e i movimenti "ribelli" di oggi: la distanza temporale che ci consegna oggi a invasori e occupanti meno facilmente riconoscibili e per questo molto più dannosi e perfidi.
      Se allora il nemico lo si è potuto combattere "armi in pugno", come ricordava ieri il Presidente Napolitano senza forse accorgersi dell'assurdità del ricordarlo rendendone merito, perché aveva un corpo, era visibile e le ingiustizie imposte erano riconoscibili come tali dalla maggioranza delle persone, oggi devi armarti di studi di ingegneri, di esperti di chimica, di elementi tossici e inquinamento, di avvocati e valanghe di carte bollate.
      I movimenti che lottano per la casa, contro il cemento, contro le grandi opere, contro il Muos, etc, non combattono "per avere cose", semmai lottano contro le cose vedendo come siano sempre di più le "cose" ad assottigliare gli spazi vitali delle persone.
      Non vedo poi grandi differenze fra la Resistenza partigiana e quella degli attuali movimenti riguardo alla visione di un mondo "oltre sé", per dirla con le tue parole.
      Ho conosciuto madri che lottano dentro e fuori alcuni movimenti perché vedono minacciata la salute dei propri figli e il diritto, che è di tutti, a vivere in un mondo dove l'ambiente e salute non sono mere pose intellettual-borghese, ma la visione di terre da destinare nuovamente all'agricoltura, di fiumi dove poter di nuovo pescare o fare il bagno, di scuole dove un bambino possa sviluppare una propria consapevolezza critica oltre a formarsi un curriculum con il quale entrare nel mondo del lavoro armato per battere la molta concorrenza ormai tutta concentrata sul dumping salariale.
      Allora come ora vi sono stati e ci sono certamente alcuni che vivono queste lotte come terra di conquista di diritti per sé, ottenuti i quali si credono assolti su altri fronti di lotta.
      Ma questa di oggi, semmai, è una resistenza doppiamente drammatica: nemici invisibili e non facilmente individuabili, impossibilità quindi di colpire bersagli reali perché i soggetti che impongono decisioni sono estremamente mobili e spesso lontani.
      E forse è questo che è difficile da cogliere nella sua portata potenzialmente rivoluzionaria: ogni lotta è specifica e ogni lotta riesce a reggere solo se molto forte a livello del territorio. Poi, all'occasione, c'è più o meno in tutti i movimenti la consapevolezza che lottare per la casa non è diverso dalla lotta in valle contro il Tav: in gioco non è oggi la cacciata del tedesco invasore o quella del fascismo dell'olio di ricino. Tutta la nostra esistenza è toccata in ogni suo aspetto dall'attuale invisibile ma temibilissimo nemico.
      Chiamalo a volte troika, a volte, affari di cosche, altre giochi di potere locale e altre ancora finanziarizzazione dell'esistenza.
      Al di là di come vengono rappresentati dai media, c'è parecchia vita evangelica (nel senso che intendi) nascosta dentro ai No Tav o ai No Muos. Solo che per sentirla e comprenderla devi starci dentro, in mezzo.
      Da fuori (senza santificare chiunque che narcisi petulanti si nascondono ovunque), sembrano robetta da ragazzini. Da dentro, ci trovi pensionati insieme a giovani mamme e papà uniti a preti e dirigenti d'azienda. Tutti che sanno che si lotta per il territorio perché si lotta per molto di più.
      Ne avrei molte da dire sul tema Resistenza, magari ci rifaccio un paio di post nei prossimi giorni. Vedremo.
      Ciao Beppe. Mai intruso, sempre ospite d'onore, lo sai...

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  4. Non vorrei sembrare un bestemmiatore in chiesa, ma anche i volontari della RSI, opponendosi al Governo Badoglio, che definire traditore è ancora poco, si ribellavano "non per sé, non per avere qualcosa, ma per contribuire a liberare, comunque sia, senza altri scopi né meriti, un mondo al di la di sé, perfino un mondo senza di sé - un mondo che si può immaginare senza il proprio io...". Quanto al presidente serv-ster, ricordo come aderì al GUF, Gruppo Universitario Fascista, collaborando fattivamente alla sua rivista, nell'autunno del 1942, appena si iscrisse a Giurisprudenza. Sono gli ultimi mesi di un regime alle corde e con una guerra dagli esiti ormai decisi almeno per quel che riguarda l'Italia: dopo 20 di regime, una scelta tutto fuorché antifascista, anche se si vuole farlo passare, a posteriori, come un covo di frondisti o addirittura fucina di antifascisti. Come scrive lui stesso nella sua autobiografia, dopo il 25 luglio e l'8 settembre, "deluso e confuso, mi misi da parte, mi presi un periodo di riflessione", ritirandosi a Capri. Alla faccia del "periodo" (e della miseria): quasi un biennio sabbatico nientepopodimeno che sull'"Isola Azzurra", dove ebbe modo di trastullarsi, tra un limoncello, 'nu babbà e 'na tazzulella' 'e cafè, con un altro esemplare d'antàn di fasciocomunista di lusso (antenato degli odierni "terrazzati" così precisamente ritratti da Sorrentino ne "La grande bellezza"), Curzio Malaparte. Nel frattempo, un presidente diversamente degno di questo nome e della carica, come Sandro Pertini ("Sei condanne, due evasioni"), dopo essersi subito anni di carcere e da ultimo il confino nella vicina Ventotene, rischiava la pelle. Riemerse a Napoli, iscrivendosi al PCI solo nel 1945, quando non c'era ormai più alcun pericolo. In altre parole si imboscò, come del resto il suo amico Scalfari, fino ad allora fascistissimo, e tanti, troppi altri. Cfr: http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/04/giorgio-napolitano-camaleonte-o-barbie-con-vestitini-ed-accessori/

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    1. Grazie Marco del tuo come sempre prezioso contributo: mai dimenticare da chi arrivano certe predichette sulla Resistenza.
      E caso mai qualcuno continuasse a non comprendere perché il M5S è in continua vertiginosa ascesa nei sondaggi pre-elettorali, Qui un video di Grillo nella piazza di Piombino che ricorda agli smemorati filo-rottamatori chi è e cosa ha fatto anche recentemente il Pd sequestratore dei valori della Resistenza.
      A volte vien facile dire che Sandro Pertini (e con lui tutti quelli che han dato davvero la vita "senza aver qualcosa in cambio ma per contribuire a liberare questo paese", si staranno rivoltando nella tomba.
      Perché poi, il punto suile commemorazioni odierne della fu Resistenza, è che chi l'ha mitologizzata l'ha fatto per cancellarne i valori e la concreta memoria.
      E in piazza oggi, non c'é che Grillo a chiamare le cose con il loro nome: traditori e ladri.
      Di fiducia, di giustizia sociale, di denari e voti.

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