martedì 20 maggio 2014

Sincerità e Intelligenza

Qualche giorno fa una persona con la quale stavo parlando di cose per me importanti, notando che avevo con me l'ultimo libro di Tiziano Terzani (Un'idea di vita), ha interrotto il discorso per commentare compiaciuto:" Ah, sta leggendo Terzani...".
Dopo un paio d'ore, mentre riflettevo su quanto era emerso da quell'incontro, continuava a tornarmi a galla quell'espressione compiaciuta e qualcosa mi risultava stonato, senza cogliere sul momento cosa.
Stamattina, va a capire se in relazione all'aver terminato ieri sera la lettura del libro, mi sono svegliata con in testa una frase di cui non saprei dire l'origine: "L'intelligenza, per dire di averne una, bisogna frequentarla".
Cos'é mai, l'intelligenza?
Materia scottante.
Ieri sera ho seguito l'evento nazionale: Grillo da Vespa.
Dell'incontro mi ha infastidito soprattutto il disagio di Vespa, più che quello di Grillo, che pure si avvertiva: fosse stato per me, un vaffa sarebbe scattato dopo just five minutes. Per il tono supponente, per i sorrisetti forzati che svelavano il disprezzo intellettuale per l'ospite, per l'ottusità delle domande e dei commenti alle risposte di Grillo.
Ecco, a ripensarci stamattina mi par di poter dire che l'intelligenza, se è qualcosa, è soprattutto la sincerità.
Quella con se stessi, prima che con gli altri.
E Vespa ieri sera ha dato l'impressione di essere a disagio con se stesso proprio per una mancata sincerità di fondo mentre premeva su Grillo con l'evidente intento di farlo esplodere in un vaffa che avrebbe deciso la serata e la disfatta mediatica ed elettorale (ma solo nella "loro" testa") di Grillo.
(quel reiterato "rilassati", tipico di chi ti sta aggredendo e pretende la tua non reazione, marcava una illusoria calma discorsiva che lui per primo aveva già perso alla seconda battuta).
La forza titanica di Grillo è stata in quel costringere se stesso a non reagire, a mantenere salda la barra ricominciando ogni volta dalla verità dei fatti, quella che nessuno pratica più in questo dannato paese anche grazie agli assist di esperti in confezionamento menzogne nei vari talk show (molto show e poco talk).

E stamattina in qualche modo mi è più chiaro che lo stesso disagio forse esprimeva la persona che qualche giorno fa se ne usciva all'improvviso con quel "Ah, legge Terzani...".
(il libro stava in bella vista fin dal primo saluto, dopo una mezz'ora di attesa: perché lo notava nel bel mezzo di un discorso per lui imbarazzante?).
E' quel disagio di chi si costringe a stare su un percorso deciso "dalla legge" anche a scapito di un po' di verità, di un po' di onestà intellettuale, costringendo se stessi a lasciare fuori dalla porta l'uomo che si è (o si pensa di essere) per tenere in evidenza, per primi con se stessi, la propria temporanea funzione.

Molti leggono o hanno letto Tiziano Terzani.
Amarlo è facile, perché ha questo dono di dirsi e dire la verità per primo a se stesso.
Senza usarla mai come una clava, senza usarla mai contro qualcuno o qualcosa ma sempre e solo per il semplice piacere della ricerca di una verità per sé.

Verità che, immersi oggi in una brodaglia di bugie, di tradimenti al buon senso, di colpi bassi al diritto, di ruberie vergognose, di bugie imposte con forza di legge (apposta ritoccata) è ormai pressoché scomparsa dalla scena pubblica nazionale.
Oggi si parla quasi esclusivamente della verità giudiziaria (che non è la giustizia, ma un suo sottoprodotto sterilizzato e in qualche caso adattato alla bisogna), della verità mediatica, della verità elargita mainstream da quella maggioranza, pensante cash, detta sinistra "intellettuale" di rinforzo.
Forse è questo che riempie le piazze di Grillo: perfino i suoi vaffa e la sua aggressività sono espressione di una verità/intelligenza nazionale che ormai, occultata in ogni sede istituzionale, ti fa respirare meglio, più a fondo, ti restituisce almeno per un po' il diritto a pensare, magari sbagliato, ma con la tua propria testa.
Viscerale, certo. Ma esiste un'altra sede corporea dove vi sia maggior verità che nelle viscere?

E di fronte a questo, al chiamare le cose col loro nome rimanendo immersi nella brodaglia disgustosa di bugie e tradimenti, perfino il voto diventa un atto potenzialmente liberatorio, indipendentemente dal suo significato politico (ma non è questo, la politica?).
Fosse solo per ribadire la necessità, l'urgenza del ripristino di un minimo sindacale di verità, cioè di intelligenza emotiva, viscerale, cioè "pancista", domenica tornerò a votare il M5S.
Mi frega zero del perché, dei se o delle mille contorte discussioni sul peso e l'utilità di un voto: mi basta il pensiero di poter contribuire, per quel poco che vale, a far scomparire qualche bugiardo alla mia vista.
Mi solleva lo spirito, e tanto per oggi mi basta.

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