martedì 17 giugno 2014

Bozze sul delitto

Ma che direbbero Agatha Christie o il suo Hercule Poirot leggendo i titoli dei quotidiani di oggi?
Me lo chiedevo presa io stessa da una tendenza che pare riaffacciarsi a ogni estate, vittima altrettanto senza speranza del cliché nazional-popolare per cui i nostri media sguazzano nel delitto estivo come si trattasse di fornire agli italiani amene letture da ombrellone.
Prendiamo i titoli di oggi sul delitto di Yara Gambirasio:
1. Il Messaggero titola:" Yara, arrestato il presunto assassino. "Trovato grazie al Dna".
E uno si dice: "Bene! Era pure ora...".

Poi si passa al Fatto Quotidiano il quale aggiunge l'immancabile dettaglio: 
"...Il presunto killer di Yara è l'uomo della porta accanto".
Eh no, accidenti! 
Più di 3 anni di "ignoto x" per arrivare "alla porta accanto"?
Il quale non più "ignoto x" viene ritratto ovviamente come persona per bene, padre di famiglia che andava a messa tutte le domeniche tranne per quell'infido dettaglio di una foto in cui sono ritratte due mani che si appoggiano su un seno femminile, seno coperto pudicamente da una maglietta sulla quale è stampigliata una tastiera e che l'ignoto x commenta sul suo profilo Facebook scrivendo: "Chi non vorrebbe mettere le mani su una tastiera così?".
Roba che, se tale foto e commento sono indice di una nascosta tendenza all'omicidio, dovrebbe far partire l'arresto per presunta colpevolezza di tre quarti dei maschi con profilo Facebook a livello mondiale.

Proseguo e, siccome il delitto paga sempre d'estate, mi leggo invece un interessantissimo pezzo dal titolo: 
"Il Dna incastra il presunto assassino di Yara Gambirasio. Il Dna?"
Già, col punto di domanda.
Per cui si scopre che la famigerata prova del Dna è risultata inquinata in così tanti casi giudiziari da risultare, viste le procedure di rilevamento praticate quasi sempre a spanne,  non provare altro che il fatto che non prova quasi nulla.

Non accenno neanche di striscio all'inquinamento ambientale provocato dalla citazione in giudizio del nuovo crimine di "femminicidio": un delitto è un delitto è un delitto. 
Come ve lo devo dire?
Bene tener conto del fatto che la vittima è una donna, quando è una donna, perché serve a orientare le indagini ambientali. 
Dopodiché, o diventa un delitto per il quale si trova il colpevole o rimane un delitto irrisolto. 
Punto e fine.

E da qui stamattina mi chiedevo cosa ne avrebbe pensato Hercule Poirot, di questi delitti che dopo anni di indagini svelano alla fine solo un "presunto colpevole" grazie alla "prova del Dna", che poi risulta non essere prova certa di nulla ma intanto ogni quotidiano piazza in testata la foto del presunto ex "ignoto x" con tanto di nome, cognome, famiglia e tenerezze col cane di casa postate anche queste su Facebook.
O è colpevole certo, o non è colpevole.
Questo direbbe Hercule Poirot.

Il quale, avendo come sappiamo tutti una passione pedante per il corretto funzionamento delle celluline grigie, prima di dichiarare il risultato delle sue argute indagini si premura a ogni giallo di riunire tutti i sospetti nello stesso salotto (ben prima che arrivasse l'altro grande inquinatore di prove coi plastici da salotto) analizzando per ognuno dei presenti, tutti presunti colpevoli, quei dettagli che potevano far di lui un potenziale omicida al fine però di escluderlo.
Quel che non farebbe mai Poirot, invece, grazie alla mano esperta in delitti di Agatha Christie, è di sbattere in prima pagina un "presunto assassino" prima di aver terminato l'esposizione dei fatti che l'hanno condotto a determinare con assoluta certezza che solo uno fra tutti ha ucciso. 
Gli altri parimenti presunti, no.
Gli indizi non sono prove, direbbe.
E il presunto assassino x è solo un indagato sulla testa del quale pendono molti indizi ma nessuna prova poiché nemmeno quella del Dna lo è, come si evince dal pezzo sul Dna linkato sopra. 
Quello che fa venir meno la passione per questi gialli nostrani è che la trama si allunga troppo, che passano anni e uno non arriva mai a sapere chi è l'assassino con l'assoluta certezza che la prova che lo incastra è tale senza ombra di dubbio e al di là di ogni ragionevole dubbio.
Forse qualcuno penserà che scrivere un libro sul delitto è più facile che risolvere un delitto vero.
Non sempre.
Prendete il complicatissimo Il ritratto di Elsa Greer, ad esempio.
Fin dalle prime pagine si sa chi è il morto e sulla scena pochi sono i possibili colpevoli, al punto che la Christie ti fa venir l'acquolina in bocca illudendoti di aver capito fin da subito chi è stato.
Poi spuntano via via nuovi personaggi che, pur non presenti sulla scena al momento del delitto, avrebbero potuto esserci e sparire senza esser visti da nessuno dei presenti. 
Altri che sembrano fin da subito innocenti e si scopre poi che di innocente hanno solo l'aspetto e la mancata occasione. 
Altri ancora che sono oggettivamente innocenti ma che erano sul luogo del delitto proprio per prepararne l'esecuzione, quindi complici non innocenti.
Eppure, il dettaglio che incastrerà il vero assassino è nel libro fin da subito davanti agli occhi di tutti, lasciato dalla stessa vittima in evidenza proprio per indicarlo esplicitamente a chiunque se lo fosse in seguito chiesto.
Il vicino della porta accanto (o il maggiordomo, la cameriera, il fornaio, il fidanzato), possono tutti certo essere potenzialmente colpevoli, ma ciò che si scopre sempre alla fine è che il colpevole non è quasi mai quello che ti sembrava di aver individuato già dopo la lettura di quelle prime poche pagine.
Se il romanzo col morto è più facile e la vita è certamente più complessa possiamo tuttavia dire che, per via dei famosi 6 gradi, chiunque nell'area intorno alla vittima è potenzialmente un presunto colpevole.
Ma chi ha ucciso materialmente smette di essere presunto per passare alla categoria definitiva di assassino proprio grazie alla prova certa.
Per l'ignoto x, il Dna lo è?
Se sì, il plot è scritto da cani e per ora non dimostra niente a parte l'assurda e confusa lentezza delle indagini.
Esattamente come è scritto confuso e da cani quello sull'infinito omicidio di Cogne, quello disgustoso di Erba, quello quasi glamour di Perugia, quello pecoreccio di Avetrana o quello ultra vip, che ormai tiene banco da 17 anni, di Lady D., ad oggi forse il delitto più romanzato che mi sia stato dato leggere e quello che meglio dovrebbe far capire come sia avventato parlare di prove prima che si sia dimostrata incofutabilmente valida la prova stessa.

4 commenti:

  1. I magistrati inquirenti avrebbero voluto il riserbo riguardo alla pubblicazione delle generalità del presunto assassino di Yara Gambirasio.
    Ma la cosa che più mi irrita e mi disgusta sono quelle folle di volenterosi linciatori, che puntualmente, ogni volta che viene arrestato un presunto colpevole, rispuntano, senza poi, magari chiedere PERDONO, se quel presunto colpevole si dimostra in realtà innocente, come in tanti casi.
    E ciò anche alla luce del DNA di cui hai parlato.
    Ci vorrebbe davvero maggior pudore, moderazione e riserbo da parte di tutti davanti a delle TRAGEDIE!

    Mirkhond

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le folle di volonterosi linciatori sono scatenate da media che sanno quanto la civiltà sia un artifizio il cui scopo è tenere sotto controllo la bestia che sopravvive in fondo all'animo umano: pur di vendere (copie in più, pubblicità, etc), passano con indifferenza quel punto oltre il quale chiunque si sente nuovamente autorizzato a mostrare la bestia che coltiva in sé.
      E bastasse l'istinto macabro di vendetta, che il sangue che chiama sangue ancora lo si può comprendere per quanto laido possa essere.
      C'era un pezzo ieri sul FQ che arriva a un orrore perfino peggiore: quello di usare un'analisi del Dna cui dei cittadini (immagino) si sono sottoposti magari con l'intento di aiutare le indagini, divulgandone i risultati che riguardano altre faccende privatissime che sfasciano affetti, legami familiari, vite pur nell'incertezza di fondo di quel risultato.
      Come commenta qualcuno sotto al pezzo linkato, siamo a un FQ che imita Novella 2000. La volgarità che trasuda in questo voyeurismo che entra fin dentro il segreto del dna delle persone per metterne in piazza i segreti più intimi mi fa orrore...

      Elimina
  2. Il fatto è che la cosiddetta libertà di stampa, il "diritto all'informazione" e altre cose sbandierate dalla casta dei giornalisti di fronte alle critiche che ricevono per questi atti di sciacallaggio, poi nion valgono quando costoro dovrebbero DAVVERO fare informazione libera, vedasi le vicende post 11 settembre 2001, le VERE cause delle guerre "umanitarie" in Afghanistan e Iraq, ecc. ecc.
    In questi casi la casta del "diritto all'informazione" si allinea compatamente ai diktat del potere, anch'esso ovviamente LIBERALE e "democratico"!
    Il diritto all'informazione vale solo per sputtanare e distruggere i poveracci.

    Mirkhond

    RispondiElimina
  3. errata corrige: non valgono e compattamente

    Mirkhond

    RispondiElimina