lunedì 16 giugno 2014

La danza dell'aria che respiro

Ieri verso sera me ne stavo a far niente sulla sdraio dopo una porzione di fatica quotidiana con il taglio della siepe che pare non avere mai fine né inizio (nel senso che come avrò finito da una parte la ricrescita sarà avanzata dall'altra così da dover ricominciare all'infinito la stessa identica potatura).
Dicevo: me ne stavo lì a far niente guardando il cielo, grigio di nubi inquiete.
Nubi strane, alcune con figure geometriche quasi perfettamente rettangolari, altre sfilacciate con buchi di bianco oltre il primo strato di cielo coperto.
Fissando il cielo così, senza far altro che il guardarlo, mi accorgevo del lento e quasi impercettibile movimento della volta celeste sopra di me.
Un lentissimo movimento da est verso sud-ovest, se proprio a qualcuno va di sapere dove andava ieri sera il cielo.
Mi da sempre una profonda sensazione di pace stare a guardare il cielo, anche quando è pieno di nuvoloni assurdamente rettangolari, anche quando quei nuvoloni sono in movimento e suggeriscono alla mia percezione l'idea che nulla nell'universo è mai davvero fermo, che tutto si muove, che l'unica cosa che sembra ferma sono alla fine solo io stessa, ferma là, sulla sdraio a fissare il cielo cercando di tenere gli occhi ben aperti senza cedere troppo all'istinto di sbattere le palpebre ogni due per tre.
Quando a fermarmi sono io, quando mi riesce di stare ferma senza sentirmi in obbligo di dover comunque fare qualcosa anche quando mi riposo da una fatica proprio lì, sulla meritata sdraio (quanta fatica stare senza leggere, senza pensare alla stramaledetta siepe, senza farmi mille fantasie su come dovrei far correre l'edera su nuovi supporti così che cresca composta e nella direzione più utile a far ombra senza diventare l'ammasso selvaggio di tralci anarchici che invece è), ecco che mi pare ogni volta di comprendere meglio il mio posto nel mondo.
Cioè nel mondo che è, indipendentemente da quanto mi agito io per far funzionare la mia precaria esistenza convincendomi di essere in quanto mi muovo.
Quel mondo nel quale vivo immersa e del quale finisco per dimenticare le leggi perfino quando queste condizionano la mia vita: la siepe cresce perché la pioggia cade; il cielo cambia a ogni secondo per via dei venti, dell'umidità o del freddo, delle correnti che spingono le stesse nuvole a cambiare forma nel tragitto lento da est a ovest; stormi di passeri e gabbiani e rondini e corvi che tutti insieme, ognuno con una propria specifica voce, cantano facendo un delizioso frastuono tutto intorno.
Mentre me ne stavo lì, ferma sulla sdraio a far niente, un gabbiano è passato appena sopra la mia testa sbattendo forte le ali per andarsi a posare sul tetto del camino.
Nel campetto vicino voci di ragazzini si incitavano l'un l'altro a passaggi di palla pieni di energia mentre si ricordavano a vicenda, ognuno più saputello dell'altro, le partite in programma o quelle appena viste ieri, tutti esperti tecnici di cose di cui non capisco nulla tranne quanto sembrino appassionare l'universo maschile.
Ho tenuto gli occhi aperti contro il cielo, fissi, per osservare quel gioco magico per cui, in alcune particolari condizioni di luce, si riescono a vedere nettamente dei microscopici puntini di luce muoversi come in una danza nell'aria apparentemente vuota.
Una danza abitualmente invisibile che all'improvviso si svolgeva lì, davanti ai miei occhi aperti a osservarla incantati.
Tutto si è davvero fermato: non sentivo alcun rumore tranne il canto degli uccelli sugli alberi dietro di me.
Pare il nulla, l'aria. 
Pare vuota. 
Al più ci si accorge di un odore, altrettanto invisibile a occhio nudo.
E in quel vuoto, in quel nulla apparente, ieri sera ho visto danzare mille puntini di luce.
Danzare, non muoversi.
Sembravano seguire un ritmo, forse quello del mio invisibile respiro che uscendo dalle narici spostava l'aria.
Ho respirato a fondo, chiudendo gli occhi.
Volevo respirare il mondo di quei danzanti puntini di luce consapevolmente, per una volta.
Saperlo, che a ogni respiro ciò che respiro non è solo...aria.
E' anche luce.
Una luce che danza.
Perché poi, oggi come molti altri giorni, so bene che a ogni respiro quei mille puntini di luce se ne stanno sempre lì, a danzare nell'aria che io li veda o meno.
E nel respirare, anche stamattina, conservo una sensazione di pace al pensiero che il mio respiro è insieme un nutrirmi di una miriade di frammenti luminosi che mi danzano intorno anche quando non lo so, anche quando vedo solo un cielo grigio e minaccioso sopra di me.

1 commento:

  1. Bellissimo! Un brindisi con una coppa spumeggiante di nuvole, à la Magritte.
    marilù

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