lunedì 4 agosto 2014

E' Oriente - Mostar e il Ponte Vecchio

Stari Most e il fiume Neretva
Se la costruzione del ponte è la più sublime delle ingegnerie, il suo abbattimento è la più impressionante delle distruzioni. Un ponte che cade è come una bestia che si piega sulle ginocchia dopo il colpo alla cervice. Manda un segnale cosmico, spezza qualcosa nell'universo. Quando cadde il ponte di Mostar (Stari Most ndb) non fu un videogioco. Sprofondò nell'abisso, per un attimo acquistò una pesantezza che non aveva mai avuto, poi si smaterializzò nella gola della Neretva. 
Rimase - e sarebbe rimasta a lungo - la parabola sospesa di un ponte che non c'era, tesa fra i due tronconi che si chiamavano. Poi dai monti dell'Herzegovina sorse un pianeta enorme, giallo cartapesta. Solo allora si vide la data. Era il 9 novembre 1993, quarto anniversario della caduta del Muro di Berlino. Si vide che, con lo Stari Most, era franata l'illusione che la fine del comunismo sarebbe stata, per i popoli, una festa di primavera. Solo allora tacquero i mortai e abbaiarono i cani.
 Tre estati prima fu proprio quel ponte a Mostar a dirmi che stava arrivando la guerra. Era sera, la brezza mediterranea entrava nella gola. Il fiume era gonfio, la settimana prima era piovuto, i ragazzini si tuffavano e poi si arrampicavano per un sentierino. Già si sparava in Croazia, ma la Bosnia emanava una pace infinita. Un vecchio venditore di souvenir ci offrì un caffè sul belvedere. Sedemmo sulla panca in pietra alta sulla Neretva, mangiammo dolcetti a forma di mezzaluna, parlammo di cose leggere. Solo al momento di congedarci il vecchio ci fulminò dicendoci quasi con noncuranza: questa è l'ultima estate di pace.
Per lui il ponte non era un manufatto, come per noi e il soldato John. Era il luogo della memoria che dava senso alla vita e alla morte...Noi fatichiamo a capire, ma l'Oriente ci ammonisce: nella nostra cultura c'è una finta razionalità, nessuna bomba può essere intelligente, e le guerre scatenano nei popoli tempeste identitarie che nessun computer può prevedere. La nostra logica nei Balcani non funziona.
...Quando l'architetto turco Harjudin costrì il Ponte Vecchio di Mostar e la gente vide quella sfida all'abisso, molti dissero: non reggerà. E invece durò tre secoli. L'arco di pietra aveva dentro una forza invisibile. La sua linea ricalcava il ponte celeste che - secondo i turchi - solo i puri di cuore possono varcare per raggiungere l'aldilà. Quel ponte celeste sopravvisse alla distruzione della pietra. Per questo dal mondo balcanico, tuttora popolato di macerie, ancora oggi si leva la debole voce delle cose perdute.
Da E' Oriente - di Paolo Rumiz - Ed. UEF pagg. 107 -109

A un paio di giorni dall'ora ics, l'amore di Paolo Rumiz per queste terre mi fa sentire già in viaggio.

3 commenti:

  1. No, scusa Ross, avrò pure la coscienza più tamasica e tamarra di questa e altre sponde del mediterraneo, ma che mi significa "a un paio di giorni dall'ora ics"? Non starai esagerando con il gusto per le dimissioni?
    Nel caso che la meta del tuo viaggio sia più terrena che celeste (ancora), ignora pure questo messaggio.
    Che comunque spero ti arrivi qualche secondo dopo il mio abbraccio -- giusto per un'impalpabile interferenza nelle comunicazioni. I ponti ricostruiti, più che mirare ai secoli, devono accontentarsi di secondi di ripiego, nel senso proprio di ripiegati, rimescolati e resi quasi irriconoscibili, come un'eco all'ennesimo rimbalzo.
    Con affetto, marilù.

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    1. #marilustaiserena, si tratta infatti di una cosa terrena. Diciamo che questa di ore, tanto per stare alla passione per le "dimissioni", è la mia ultima dall'abituale postazione. Fra poche ore infatti mi avvierò verso quel ponte unendo così idealmente due mondi: quello abituale e quello che da domani non sarà più solo immaginario.
      Però aspettati comunicazioni dall'altra sponda, che quanto a connessioni pare siano molto più civili e avanti di noi.
      Abbraccio ricevuto e ricambiato.
      Con pari affetto. Ross.

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    2. Benissimo. Allora passo e non chiudo. Aspetto, del tutto rasserenata.
      Buon viaggio e migliore permanenza!
      Abbraccione, marilù.

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