giovedì 21 agosto 2014

Venezia, e la pipì

Un papà, forse per non sporcare le mutandine alla propria innocente bambina, le fa fare la cacca in Piazza San Marco, proprio davanti alle Procuratie
Due cose dicono chi abita una casa: le condizioni igieniche del bagno e quelle della cucina.
Non l'arredamento né l'eventuale disordine, ma la pulizia di quelle zone della casa che riportano alla mera materialità del nutrirsi e del fare i propri bisogni, dicono chi siamo.

Forse la stessa cosa si può dire di un paese: il suo tasso di civilizzazione si può giudicare dallo stato dei suoi bagni pubblici.
E' nel rispetto e nella cura della propria fisica umanità che, da animale fra gli animali, l'uomo si fa essere civile.

I turisti, rimanendo disgraziatamente umani, continuano ad avere tutti gli stessi identici bisogni anche quando sono in vacanza: cucina e bagno, per dire, non vanno in vacanza.

A Venezia pare che invece i turisti siano graditi solo finché mangiano e bevono (cucina). 
E infatti, è un susseguirsi ininterrotto di bar, paninoteche, pizzerie, osterie, ristoranti, cichetterie, gelaterie, panifici e pasticcerie e chioschi di panini e bibite a costi da grand gourmet anche per pane secco o afflosciato e acqua minerale. 

I propri bisogni corporali (bagno), invece, a quanto pare, i turisti dovrebbero riportarseli a casa.
I bagni non solo costano (se sono pubblici almeno 1€ a pipì, più di 1€ se per un caffè con pipì al bar), ma sono fra le cose più indecenti viste al mondo (perfino nella recente povera Bosnia montanara, i bagni erano più puliti che a Venezia).

In questi giorni c'è in laguna la gara a riprendere foto di turisti scoperti a fare pipì nei cestini dei rifiuti (bagno e cucina insieme), di mamme che fanno fare pipì al bimbo sui gradini degli stazi delle gondole (e non mi si dica che la pipì di un bimbo inquina il canale) o quelle osè di giovani turiste che, non tenendosela più, la fanno senza pudore e culo al vento sui gradini di un ponte.
Non bello da vedere, no.
Ma c'è da chiedersi se lo scandalo (il "degrado", l'inciviltà) siano i bisogni corporali impellenti dei turisti o se non sia invece l'assenza di bagni pubblici facilmente raggiungibili (e quei pochi, almeno abbordabilmente puliti).
L'ultima volta che sono stata a Venezia, città che mi dista pochi km da casa, e che ormai evito tanto mi è ostile e sporca, è capitato anche a me di scendere dal treno e di avere una pipì urgente.
Dopo giri tortuosissimi intorno a negozi e agenzie dove si vende di tutto, scopri che i bagni pubblici sono nascosti e lontanissimi sia dai binari che dall'entrata.
1€ per accedervi (e fin qui nulla da dire) e, pur potenzialmente civili, lo schifo ti assale appena oltre la zona lavandini: tazze intasate, lorde, liquidi sospetti sul pavimento dove sguazzi con le scarpe (conviene non entrarci mai con infradito piatte).
Eppure, ci si immagina che, con 1€ a pipì, dovrebbero almeno garantirti un bagno relativamente pulito.
Ma pulire i bagni costa e a Venezia, a quanto pare, è previsto solo il guadagno, mai la spesa.
Poi, in giro per la città, non resta che rassegnarsi a bere tanti caffè o tanta acqua minerale al bar quanto ogni pipì che scappa. 
E non è detto che quel caffè ti garantisca un bagno in condizioni migliori di quelli pubblici: il core business è vendere, non pulire i bagni per quei maiali dei turisti (vogliono i loro soldi, i veneziani, non le seccature umane che comportano).

Capisco poi che una turista sia meglio disposta a esporre le chiappe al vento, piuttosto che sottoporsi prima all'estorsione dell'euro e poi all'insulto di puzza e lerciume da fogna di un bagno pubblico veneziano (quando e se lo trova). 
Che dovrebbe fare? 
Appestarsi per dimostrare lei una civiltà su cui, quei bagni pubblici oltraggiosi, non possono dar lezioni a nessuno?
O farsela addosso? 
Portarsi dietro il sacchettino da casa come i cani?
Che poi non si capisce tutto questo scandalo per una pipì nei canali o nei cestini dei rifiuti: forse inquinano acque limpide e azzurre o cestini di croissants appena sfornati?

L'organizzazione della ricezione turistica a Venezia è una responsabilità dei veneziani, non dei turisti.
E dato che la pipì non la puoi evitare, provvedere dei bagni pubblici decenti, anche a pagamento, ma puliti e ben distribuiti lungo i percorsi più frequentati della città, così come succede in ogni altra città del mondo o perfino, per dire, nelle aiuole di sosta dei grill appena oltre frontiera, mi parrebbe la soluzione più sensata per evitare il "degrado". 
Non ci sono soldi?
Si rinuci al turismo o almeno di far arrivare centinaia di pullman e comitive ogni giorno, se sono oltre la possibilità di gestione della città, che immagino bene non sia facile.
Senza voler parlare di Grandi Navi, che da sole sfornano milioni di umani con milioni di pipì da fare in giro per la città.
Organizzazione e pulizia dei bagni pubblici che invece pare sia ormai a livelli da terzo mondo non solo a Venezia, ma in ogni città d'Italia e riscontri puntualmente appena dopo pochi chilometri rientrando da un ex confine.
A Venezia, e in molte città italiane, i turisti devono solo portare soldi, non pretendere quei servizi minimi di accoglienza (bagno e cucina, si diceva), che sono il primo segno di civiltà di un paese. 
In alternativa, visto che non ci sono soldi e sembriamo amare così tanto la modernità guerrafondaia made in U.S.A., copiassimo almeno da New York, dove se hai bisogno di fare una pipì puoi entrare in ogni albergo, dal più modesto al più lussuoso, senza che nessuno storca il naso se entri solo per fare una pipì per poi uscire, trovando sempre bagni puliti e a costo zero.
O anche, magari, obbligare chi restaura alberghi e bar, a predisporre un servizio bagni quale sconto sugli oneri di urbanizzazione.
O ancora, magari spendere meno per costruire Ponti demenzial-Calatrava (o tram fino a bordo laguna, che alla follia non c'è limite di spesa), i cui costi di manutenzione annuale basterebbero a garantire a Venezia più che dignitosi servizi di "bagno e cucina" a ogni turista avesse ancora voglia di visitarla.
Per me, passo: preferisco ricordarla gentile e bella com'era quando vi andavo per impegni quotidiani e dimenticare in fretta l'ultima visita in cui l'ostilità rapace e caotica di Venezia mi è risultata (calli sconte e nobili osterie fuori mano a parte), particolarmente insopportabile.

2 commenti:

  1. Si potrebbe pensare a una soluzione con biglietto d'accesso e pannolone sponsorizzato (Benetton, per competenza) incorporato. Oh yeah!

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  2. Penso che le multe più grandi saranno sicuramente farli pensare dove fare pipì.

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