lunedì 18 agosto 2014

Tornare al supermercato...

Tornata da poche ore, non riesco proprio a "carburare".
La mente mi rimane persa fra gli incantevoli boschi bosniaci, nell'innamoramento per la verde Neretva che ha costeggiato la mia strada verso Mostar per molti chilometri, nei mille minareti inerpicati sulle colline dove fienili a comignolo con palo al centro facevano da contrappunto al verde dell'erba ben falciata, al sapore del caffè turco, sulla strada di montagna crollata per le troppe pioggie e scansata per un miracolo e uno scarto di minuti (ancora mi chiedo come diavolo avranno fatto a transitare dopo di noi auto e camion incrociati subito dopo e provenienti dalla direzione opposta: saranno ancora lì fermi ad aspettare la costruzione di un ponte d'emergenza?).

E Sarajevo...
Tutto, tutti, tutto insieme. 
Un caos di colori, odori, suoni, volti, stili.
Donne invisibili avvolte in nere vesti ma presenti ovunque, da sole o accompagnate a camminare o nei bar, nei ristoranti o al mercato, mentre fanno acquisti a fianco di altre donne più colorate e leggere o a quelle dalle gambe lunghe e abbronzate, con abiti alla moda o in improvvisati casual turistici.
Un mondo di donne di diverse culture e provenienze che si vivono a fianco senza che a nessuno venga mal di pancia per i contrasti.
Chiese ortodosse, moschee e chiese cristiane, tutte insieme appassionatamente, muezzin e scampanii, cha e Sprite, pizza o burek, ćevapčići e pivo, a ognuno come più gli piace.
Non è New York o Londra il prototipo della città cosmopolita: è Sarajevo!

La tentazione dei percorsi turistici di guerra si è risolta in una mezz'oretta: una bella mostra, molto ben fatta ma terribile al punto da farmi uscire quasi subito con la consueta convinzione che le "memorie" non servano assolutamente a niente e tanto vale evitarle proprio.
Servissero, dovrebbero essere chiuse domattina le fabbriche di armi, che invece proliferano.
In questo mondo di crisi finte è uno dei pochi business che tirano, e questo giustifica tutto. 
Se vi pare, e anche se non vi pare.
E finché tira l'industria delle armi, quella del turismo di guerra segue a ruota.
Le croci di Sarajevo son lì, non c'è modo di evitarle: coprono colline intere.
E dovrebbero bastare senza bisogno di "ricordare" ciò che ogni guerra rinnova sempre uguale.
La "memoria" non basta mai, a nessuno.
E a portare la nota cupa in quella giornata di sole non erano ormai più i morti, ma i vivi, quelli che ancora sparano e quelli che contano le pallottole o quelli che le raccontano o quelli (come me) che ne leggono.
Poi una volta l'anno si istituisce una giornata della "memoria", ognuna con le proprie canzoni, i propri martiri e i propri discorsi impettiti.
Ogni paese del mondo ne ha una sua, e altri ne avranno domani di nuove in lavorazione da ricordare sopra e più delle vecchie.
Ma prima o poi finirà davvero, a forza di guerre "democratiche" o "primavere" andremo avanti fino a che ci saremo sterminati tutti e forse solo allora taceranno cannoni, missili e dotti esperti di guerra a dettagliarci l'ultima sui quotidiani.

Con maggior piacere ricordo oggi i giorni di sole, il mare trasparente di pietre sul fondo e micro pescetti, le letture in spiaggia e le zero notizie dal mondo "civile".

Mi si è svuotata la testa dalle tragedie, le mie comprese, e ora quella proprio non ne vuol sapere di "sapere" del mondo.
Esiste ancora l'Italia? 
Sicuri? 
Sì?
A me oggi pare che ciò che conta non ho più bisogno di saperlo da un quotidiano o dalla rete.
Mi basterebbe poter continuare così, a testa vuota e zero rumori di fondo.

So che durerà solo finché non dovrò per forza andare al supermercato: lì andrò a sbattere il naso contro la cassa.
So così bene che ne uscirò traumatizzata che mi sto autoconvincendo di poter vivere per giorni di acqua e limone.
Ho ancora anche un po' di zucchero...
Però no, non è bello andare al supermercato.
Non ci voglio andare.
E' una roba brutta.

5 commenti:

  1. E' una roba bruttissima andare al supermercato, sono d'accordo.
    Non sono d'accordo sul fatto che la memoria non serva. Certo, non fa chiudere le fabbriche di armi, ma solo perché né io né te, né quelli che la pensano come noi hanno il potere di farle chiudere.
    Le fabbriche di armi sono nelle mani di chi la memoria vuole cancellarla.
    Ti leggo sempre con piacere.

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  2. "le fabbriche di armi...né io né te, né quelli che la pensano come noi hanno il potere di farle chiudere."

    Forse è così....e forse no.
    Le fabbriche di armi (Beretta e Finmeccanica, giusto per restare in "casa") sono aziende che, come ogni altra azienda, per sopravvivere si quotano in Borsa e per garantire dividendi sostanziosi agli azionisti investono, fanno fiere e promozioni pubblicitarie.
    Vi lavorano operai, impiegati, dirigenti, nessuno dei quali pare avere troppi turbamenti per ciò che fanno ma che protesterebbero in caso di chiusura, così che sarebbero i primi a non volerla preferendo essere complici di massacri piuttosto che perdere il lavoro.
    Le banche (Unicredit, sempre per restare in "casa") investono su queste lucrose attività così che chiunque abbia un miserabile conticino in banca ha, anche senza saperlo e senza volerlo, una qualche connessione con lo sviluppo del mercato delle armi.
    Ciò che intendo dire è che per via di quella cosa insopportabile che sono le generazioni codipendenti e le interconnessioni, oggi nessuno può affermare con assoluta certezza di non avere relazioni con questo mercato di morte esattamente come non può dirlo a meno che non si nutra dei prodotti del proprio orto.
    Pure le grandi distribuzioni dell'industria alimentare, se scavi appena un po', scopri essere strettamente (finanziariamente nella migliore delle ipotesi) connesse con questa industria.
    E' il mondo interconnesso, dove perfino lo star qui a digitare un commento su un blog mi rende in qualche modo parte della catena che per estensione arriva fino ai dividenti di Unicredit e di Finmeccanica.
    Una gran rogna, irrisolvibile per come si sono messe le cose.
    Ma innocenti no, non lo siamo nessuno, non più...
    Fa male saperlo e sapere che c'è un solo modo di non contribuire: comprarsi un pezzo di terra, scavarsi un pozzo per l'acqua, allevare galline e arare i campi per la farina del pane.
    Tutta roba facile a parole ma piuttosto difficile da praticare.
    Anch'io passo spesso a leggerti(vi) con piacere.
    Un salutone...

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    1. Bentornata Ross.
      Lo so, è dura sentire di nuovo ben saldi e stretti "tutto intorno a te" i nodi della Grande Rete Invisibile ma Concretissima che ci imbriglia uno ad uno, senza scampo (oddio, qualcuno, tra un pesce e una murena, ci sarà pure...). Ma non mollare i tasti, eh? Sono le nostre -- di noi che ti leggiamo -- rune della fortuna. Chissà che, un lancio di post dopo l'altro, la buona sorte non ci arrida. Certo che se ti ritiri in un'abbazia certosina, come Ettore Majorana, a meditare, in nobile isolamento, sulla brutta pasta di cui siam fatti noi umani, quel lieto momento rischia di allontanarsi sempre più..
      Per aspera ad astra (motto della R.A.F., se non sbaglio), cara Ross, e gambe in spalla!
      Un abbraccio, marilù.

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    2. Per aspera ad astra (motto della R.A.F., se non sbaglio)...

      Royal Air Force o Rote Armee Fraktion?
      That's the question!
      Mi sa che andrebbe bene a entrambe le R.A.F., e pare pure sia il motto delle Forze Speciali...
      Insomma, Seneca pensava forse di registrare una realtà indiscutibile, cioè quella per cui la strada per le stelle è lastricata di stalle, e pare però che le stalle siano certe mentre le stelle ci cadono sulla testa e a volte si incendiano pure...
      Meglio gambe in spalla, diciamo.
      Mi sto infatti allenando a raggiungermi il petto con i talloni seguendo l'esempio dell'esperto di "gambe in spalla" che vedi a questo link

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    3. Sì, non dubitavo della tua assiduità nel praticare esercizi yoga, ma con quell'augurio intendevo riferirmi alla tua ben altra nota passione, quella per le passeggiate,..
      Per quel che riguarda il motto (l'autore vero è Seneca? Non lo sapevo!) con R.A.F intendevo la Royal Air Force. Quell'altra RAF non serve più ormai, a difendere i diritti e gli stipendi dei lavoratori (quasi esclusivamente) tedeschi finora si è mostrata molto più utile ed effiiciente la UE. In attesa che il sopravvenire della crescita zero teutonica decreti l'obsolescenza anche di quest'ultimo contenitore di nobili ideali e consolidate...fregature, alleniamoci pure con tutte le più complesse ed intricate forme di scongiuro ad arti miltipli che si possano immaginare ed attuare. Chissà che non funzionino, ed il passaggio dal contenitore di ideali ai containers stipati di carne umana a buon mercato con destinazione Calcutta, Shangai e Taiwan non sia più così scontato, in un futuro più o meno prossimo.
      Abbraccio bis (tradizionale), marilù.

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