mercoledì 17 dicembre 2014

Giustizia: 2 considerazioni

Tre anni e sei mesi la sentenza di condanna per Niccolò Blasi, Mattia Zanotti, Chiara Zenobi e Claudio Alberto, i 4 No Tav accusati di aver danneggiato un compressore al cantiere della Torino-Lione a Chiomonte il 14 maggio 2013.

Un paio di veloci considerazioni:
1. altrettanto veloci ci aspettiamo vengano celebrati i processi a carico degli inquisiti per i reati emersi dalle indagini per Roma Capitale (o per il Mose o qualsiasi altro cosa, ché non manca la materia prima per i tribunali, in questo paese...), e commisurate ai reati le relative sentenze. A spanne e a braccio, diciamo che, per equità, tali processi dovrebbero terminare entro dicembre 2015 e che le relative sentenze dovrebbero essere, in proporzione, di almeno 2 ergastoli a testa (scommettiamo che non li condannerà nessuno?)
2. cadute le accuse di terrorismo per i 4 No Tav, rimane da chiedersi se non possa in qualche modo configurarsi la stessa accusa nei confronti di chi ha messo in atto un sistema il cui scopo è l'appropriarsi indebitamente di risorse pubbliche, impoverendo le già magre casse dello Stato mangiatoia per ingrossare le proprie tasche e quelle dei loro tanti invisibili e sconosciuti complici

Considerazione finale: mi chiedo se si possa condannare a tre anni e sei mesi chi incendia un compressore e contestualmente santificare chi invita perentoriamente, ogni due per tre, a non intralciare i lavori di smantellamento dello Stato e della Costituzione cedendo il paese, in silenzio e di buon grado, alle direttive del predatore straniero.

Al quale, ad ulteriore onta, invitato sia a pranzo che a cena, si imbandisce il desco con la carne arrostita a puntino dei propri sudditi, opportunamente ridotti prima a polli da batteria e frollati a suon di legnate elargite, ad ogni reazione contraria, come se piovesse.

6 commenti:

  1. Sì, ti capisco, la contraddizione stride, l'opportunismo cinico e ipocrita che trapela da questa doppiezza urta qualunque sensibilità degna di questo nome, però, c'è un però. Le molotov sono armi come tutte le altre, possono non solo distruggere oggetti, ma anche ferire, mutilare gravemente e persino uccidere persone. Chi, come i quattro imputati, prima che la corte si ritiri per deliberare, rilascia, col permesso della stessa corte, dichiarazioni spontanee in cui si proclama nemico giurato di guerre, eserciti e simili, non può non accorgersi della profonda incoerenza in cui incappa nel momento in cui ammette, candidamente e senza fare una grinza, di aver partecipato con fierezza a quell'assalto conclusosi con l'incendio.

    Posso anche capire che la pressione del gruppo di appartenenza sia psicologicamente forte e che nessuno di loro voglia fare la figura del delatore, attribuendo a uno solo il gesto del lancio della molotov, però, a meno che gli imputati tutti insieme abbiano aiutato il "lanciatore" a costruirsi l'arma incendiaria, il loro gesto di solidarietà/omertà nei suoi confronti non cancella la responsabilità individuale dell'atto; d'altra parte, nel caso in cui tutti i presenti al momento dell'incendio siano stati complici volontari e persuasi di quel gesto, permane irrisolta la vistosa contraddizione con le pretese ed esibite convinzioni pacifiste di tutti loro.

    Di nuovo ti saluto Ross, sempre con affetto e sempre con sincera gratitudine per il solo fattoo di poterti leggere (speriamo ancora a lungo),
    marilù.

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    1. ...a meno che gli imputati tutti insieme abbiano aiutato il "lanciatore" a costruirsi l'arma incendiaria, il loro gesto di solidarietà/omertà nei suoi confronti non cancella la responsabilità individuale dell'atto...

      Il movimento è divenuto nel tempo un simbolo di riferimento per ogni lotta in difesa del territorio, e molte e molto diverse fra loro sono le persone che oggi si recano in massa a sostegno delle manifestazioni in Val di Susa.
      Come mi insegna poi la storia di questo paese, nulla di più facile che l'infiltrare un bombarolo così da creare l'occasione per demitizzare con le bombette la grande e meritata popolarità dei valsusini.
      Quindi meno male che la responsabilità rimane individuale, perché a quel che ne so mai, in più di ventanni di lotta, si è ricorsi a molotov e non poca fatica costa oggi il tenere a bada gli aspiranti bombaroli che gli si fanno volonterosi intorno provenendo da tutte le parti.

      ...permane irrisolta la vistosa contraddizione con le pretese ed esibite convinzioni pacifiste di tutti loro

      In questa frase vedo apparire un luogo comune propagato a man bassa dai media che non corrisponde alla realtà dei fatti.
      Ventanni di lotte valsusine semmai confermano, la volontà e il credo pacifista dei No Tav.
      Nemmeno Gandhi fu così bravo a tenere a bada i suoi seguaci e sostenitori che lo incitavano a passare al contrattacco bombe e armi in pugno. Se ricordo bene, fu anzi a seguito dello scoppio di violenze in tutta l'India per mano della parte di indiani che si riconoscevano nel suo ambiguo alleato, a portarlo a un digiuno prolungato che quasi gli costò la vita.
      Fu alla fine proprio la mano di uno di quei seguaci di Jinnah, il leader che poi volle e ottenne quella "partizione" che ancora oggi è fonte di violenze fra India e Pakistan, ad uccidere Gandhi.
      Credo che la coerenza fra pensiero e azione non violenta si possa comunque chiedere forse a un uomo, magari anche a due o tre, ma non a mille e mille pacifisti, ai quali non è realistico chiedere di restare coerentemente non violenti fino al martirio.
      La reazione a un'aggressione sistematica e brutale spinge l'istinto di sopravvivenza ad agire in difesa della vita, sempre.
      E solo una lunga metodica pratica per rafforzare in sé la volontà di negare il proprio istinto, può consentire di non reagire all'aggressione di chi ti mena a sangue mettendo la tua vita in serio pericolo.
      Per dire che più di ventanni di lotte pacifiste non possono venir oggi messe in dubbio coerenza da episodi che potrebbero avere origini esterne e forse perfino provocate ad arte per delegittimare chi ha dalla sua coraggio e coerenza da vendere.
      Se non ti risento, Buone Feste!

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    2. Cara Ross, io mi riferivo solo a questo singolo episodio e alle dichiarazioni rese spontaneamente dagli imputati in aula così come le ho trovate riportate in un paio di articoli in giro per il web, non certo a tutto il movimento dei No-TAV preso nel suo insieme. Come ho scritto, la responsabilità di un atto come quello in cui consiste il lancio di una molotov, è squisitamente personale e individuale, a meno che -- come precisavo prima -- la bomba casereccia non sia stata costruita in gruppo. In ogni caso, il lancio di sassi dei ragazzi palestinesi contro gli aggressori israeliani può essere considerato una comprensibile reazione di rabbiosa (benché risibile) autodifesa di fronte alla prepotenza e violenza del nemico, ma un attacco con bombe molotov è qualcosa di ben diverso: è un'azione premeditata, una vendetta pensata e predisposta a tavolino, cioè PRIMA della discesa in campo. Anche se riesco a immaginare senza fatica la collera e il risentimento che possono suscitare a più riprese i comportamenti di certi "servitori dello Stato" (di chi?) come quelli straordinariamente ben documentati nel film di Daniele Vicari, "Diaz - Don't Clean Up This Blood".
      Ehm, non sono proprio discorsi adatti a un clima natalizio, questi.
      Ciononostante, ti faccio i miei più sentiti e fervidi auguri di Buon Natale, cara Ross; e che anche i giorni di San Silvestro e di Capodanno non siano da meno.
      Un abbraccio, marilù.

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    3. Buon Natale e buon tutto!
      Un abbraccio...

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  2. Veramente l'assassino di Gandhi era un fanatico indù, e non un seguace di Jinnah, che era musulmano.
    Jinnah ha certamente delle gravi responsabilità, ma non credo proprio che gli si possa attribuire l'aver ordinato l'assassinio di Gandhi....

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    1. Hai ragione. Mi scuso per la monumentale castroneria...

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