venerdì 15 maggio 2015

Venessia, ancora (e sempre, finché c'é...)

Ecco l'ultima: il Comune sospende le Regate perché non ha soldi per far riparare le barche (immagino il Bucintoro & simili) né per dare premi ai regatanti né per sostenere la macchina organizzativa.
La crisi, come insegnava il luciferino Monti, serve a far accettare cambiamenti che in assenza di condizioni di crisi nessuno accetterebbe.
Così, a Venezia, mentre Zaia propone di vendere Palazzo Balbi per far cassa e mentre il bragaro dei jeans prepara il restauro del Ponte di Rialto avendone ottenuto in cambio e fin da subito di issarci su dei pannelli giganteschi per pubblicizzare le proprie iniziative culturali, ovviamente anche lui con la sua brava fondazione° dagli scopi artistici e quindi nobilitanti ma non priva di ritorni economici che si è pur sempre imprenditori mica poeti.
Mentre proseguono fra stop&go i lavori del Fondaco dei Tedeschi, che pare diventerà invece un fondaco dei francesi del lusso, o si fa festa alla Fondazione° Prada con ridicolo ammollo degli ospiti per un pontile che cede sotto il peso di quattro gatti vestiti a festa, ecco che Venezia viene ogni giorno spacchettata e rimpacchettata, un pezzo per volta ma niente si salva, e privata del proprio originale senso e della sua originale storia, e si punta ancora e sempre sul turismo.
Ma ecocompatibile/ecosostenibile, eh? 
Non come fosse una Disneyland, che nessuno così la vuole, essendo Venezia un "sito archeologico ancora animato di vita"**(definizione dell'Unesco, grrr...), ma come fosse un "parco a tema" sì***, il che è diverso da un parco turistico, (pare), e perciò un ingresso in città costerà uguale se non perfino un po' meno di un ingresso all'Expo*, ed è tutto dire sulle idee che hanno per soddisfare (immagino) l'esigenza degli ultimi 58 mila residenti (c.a.) di continuare a vivere in quella che, ancora per poco, rimane la loro città: invasione del lusso e look rifatto in stile Dubai per i soliti Vip; paccottiglia e il cibo stantìo a prezzo d'oro per la massa bovina.
Veneziani, immagino, costretti a far da servi al turismo o a filarsela in terraferma.
Fra un po' basta anche gondole a meno che, già l'immagino, non siano in resina, non abbiano il carillon incorporato e non sappiano educatamente ondeggiare da ferme in riva così da non far correre rischi di ineleganti cadute in acqua agli sposini giapponesi i quali, romanticoni inguaribili, pagano cifre demenziali solo per potersi sposare in quella che credono ancora, ingenui, la città più romantica del mondo, mentre la ferocia del capitale la sta già cannibalizzando per risputarla a misura di se stesso: arida di vita ma molto redditizia.
E voglio dimenticarmi l'orrore del maledetto ponte Calatrava, del progetto di un parco divertimenti Sacca Fisola e di altre idee bislacche come la, per fortuna scampata, Torre Cardin.
Idee surreali come se piovesse, a Venezia. Idee che anche nate con la migliore intenzione di "salvare Venezia", la stanno ogni anno di più sfinendo, nel senso proprio di sfiancarla, di ridurla in ginocchio così che poi, come ci insegnava il già citato maître Gebirge, la si potrà far digerire tutta nuova e tutta diversa da ciò che è stata per più di mille anni e già non è più.
Vendono Venezia al turismo e al lusso, finendo per distruggere la Venezia del lusso e del turismo che è stata sempre, quando turismo e lusso erano ancora sinonimi anche di buona educazione, buona cultura e buon gusto.
I futuri visitatori (paganti, e in fila ai tornelli già in terraferma perché senza pass non si passerà nemmeno il ponte della Libertà), godranno solo dello spettro di ciò che Venezia fu in una nuova versione plastificata e sterilizzata così da renderla appetibile a quelli che, avendo denaro e non amando in realtà Venezia ma Las Vegas, Dubai, Miami o che diavolo ne so o volete voi, è lì che dovrebbero andare a investire i propri soldi costruendo i loro orrori in zone desertiche dove avrebbbero tali orrori almeno il senso di fare un po' d'ombra sulla sabbia.
Vien voglia di dare battaglia, dura, durissima.
Vien voglia di combattere fino all'ultimo ponte, di ostruire al passo ogni campiello e ogni riva, di presidiare e insidiare ogni pagina di quotidiano online o cartaceo per mesi, per anni, per sempre.
Poi mi accorgo che Venezia è già ora lo spettro di ciò che era anche solo 20/30 anni fa.
Che ciò che ne resta è già oggi una città fantasma, abitata da fantasmi e invasa da unni e ostrogoti contro i quali si sa, ci si arrende subito pensando così di salvare il salvabile pur sapendo che l'ostrogoto è, come l'unno, un barbaro: ruberà tutto il rubabile, appiccherà il fuoco e alla fine cospargerà di sale ogni rio, ogni campo, ogni calle così che di Venezia rimarrà alla fine solo il miraggio, quell'effetto fata morgana per cui la mente vedrà per un effetto illusione le immagini di ciò che è stata riflesse su un orizzonte fatuo e irreale.
Li detesto.
Gli Unni e pure gli Ostrogoti.
Visceralmente.
° Fondazioni: com'é che oggi chiunque abbia due euri in saccoccia per aver passato la vita a vendere stracci ha la sua bella fondazione? Rende più di una banca, o davvero devo credere che siano presi dall'onesto e profondo desiderio di "investire" in arte e restuari solo a scopo benefico?
***v. slide 31
** v. slide 6
*  v. slide 30

2 commenti:

  1. Non si dovrebbe dire Venexia?

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    1. Beh, se proprio sei un "letterato" puoi anche dire Venexia, ma temo che la pronuncia di quella x difficilmente riproduca quella di un venessian de Casteo...

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