lunedì 21 dicembre 2015

Giorni giapponesi

La cosa stupefacente di questo diario scritto da Angela Terzani Staude negli anni fra il 1985 e il 1990, è la sua terribile attualità.
Chi avrebbe mai potuto immaginare, allora, che con l'ascesa del colosso economico cinese, da lei stessa intuito come possibile minaccia all'ascesa vertiginosa dell'economia giapponese di quegli anni, che lo stesso identico modello made in Japan sarebbe stato oggi adottato per rimodellare corpi e menti anche delle masse europee?
Leggendo, molti sono i paragrafi in cui basterebbe cambiare un nome per convincersi di star leggendo non un diario giapponese scritto quasi 30 anni fa, ma il diario della società europea attuale.
Nella quarta di copertina quasi una profezia, là dove dice:

" Pochi giorni ci erano bastati per capire che il Giappone non era un paese in cui uno sogna di vivere. Ci rendevamo conto però che il Giappone è anche un paese in cui sarebbe opportuno vivere perché quanto vi accade determinerà in qualche modo il nostro futuro e quello dei nostri figli".
E' andata così, esattamente così.
Il modello giapponese è stato poi adottato, e "ottimizzato" da quella Cina che oggi è il modello per l’Economia Sociale di Mercato, tanto declamata come "vincente" dall'UE nei primi anni duemila e ora applicata al continente (e oltre), riducendo l’intera vecchia e colta Europa a un'immensa fabbrica di produzioni a basso costo dove i lavoratori non sono considerati ormai più che la vitina di un’ingranaggio che può essere cambiata e buttata praticamente senza costi aggiuntivi per il capitale.
Le masse europee, educate alla fedeltà all’azienda con il ricatto salariale (cui ha contribuito il marchionnismo e poi il Jobs Act) e alla tacita dedizione al capitale (da cui dipendiamo per il quotidiano misero piatto di minestra via "cooperativa", che paghiamo noi stessi), sono ormai come assenti, spente, prosciugate fino al punto da non avere più nemmeno idea di cosa sia avere una vita propria, dei pensieri propri, delle reazioni emotive proprie.
Forse siamo ancora in tempo e forse no, forse qualcosa in noi ancora residua di quell'intelligenza e cultura che i giapponesi (e oggi i cinesi), si accontentano di replicare come "sogno" da vendere all'uomo-salario nelle sue tristi ore fuori dalla fabbrica o dall'ufficio.

Ma basta osservare cosa sta succedendo alle nostre città, nei nostri musei, ai nostri paesaggi, per capire che non siamo molto lontani dal Giappone ipercementato che ricostruisce cattedrali europee identiche alle originali solo per far "sognare" di essere per un paio d'ore nell'autentica Europa dei loro melensi sogni kitsch.
E' necessario fare attenzione a quegli slogan che in Europa si moltiplicano anche sulla cultura (il marketing culturale non nasce per "valorizzare" il "patrimonio artistico", ma solo per essere venduto a masse di turisti stremati e indifferenti), considerata ormai un bene di consumo come un altro, da confezionare e da vendere né più né meno dell'ultimo iPhone prodotto a Shenzen dagli odierni schiavi cinesi (quelli che poi trovano posto in quei dormitori di fianco alla fabbrica che un brutto mattino si afflosciano su se stessi perché costruiti su colline di terra da riporto).
Tremo al pensiero delle nuove applicazioni che consentono via smartphone, ad esempio, di entrare in un museo per vedere non più le opere esposte, ma quelle stesse replicate sul proprio display grazie alla "realtà aumentata", che sembra ormai più attraente e vera della realtà fisica.
Non sempre all'altezza dei nostri sogni, la realtà com’é, forse.
Ma pur sempre l’unica realtà sulla quale ancora possiamo esercitare la nostra passione, il nostro amore per ciò che di questo continente ancora amiamo, prima che ce lo ripropongano in versione taroccata e rivista come amusement park in stile giapponese (o cinese).


Giorni giapponesi - Angela Terzani Staude - Ed Tea - Longanesi Avventure 2002 

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