venerdì 1 aprile 2016

Il sesso percepito

Si da notizia oggi su Il FQ online di una sentenza del Tribunale di Savona che il 30 marzo ha ordinato "la rettifica immediata dei dati anagrafici di una transessuale di 40 anni, che ancora non ha subito l'intervento chirurgico di cambio sesso".

Insomma, il tribunale riconosce a un uomo il diritto a dirsi anagraficamente donna pur mantenendo quel pisello con cui si è sposato e ha messo al mondo 3 figlie.

Ecco una delle formidabili ragioni per cui gli/le viene concesso di vantare burocraticamente una patonza che non ha:
“Pur essendo un uomo dal punto di vista anatomico – viene ricostruito nella sentenza – ha percepito fin dall’infanzia il proprio aspetto esteriore come un ostacolo al convincimento psichico di essere donna. Le responsabilità familiari e le convenzioni sociali l’hanno portato inizialmente a celare la propria identità, finché tale costrizione non è diventata insopportabile”.
No, va be': mica l'hanno costretto le convenzioni sociali a sposarsi e a fare non una (che un'errore di sbaglio* può sempre capitare), ma ben 3 figlie.
Poi, che vuol dire convincimento psichico di essere donna? 
Posso convincermi psichicamente di essere straricca finché mi pare, ma rimane il fatto che incontestabilmente sono senza un quattrino e in balìa del vento.
O posso ricorrere anch'io in giudizio per vedermi riconosciuta quell'identità da ricca percepita per convincimento psichico che sono costretta a celare perché socialmente costretta nei fatti a essere indigente (ma senza figli, costo poco e non lascio eredi traumatizzati: mi adottate)?
Non c'entra?
D'accordo. 
Posso ricorrere in giudizio per vedermi riconosciuta almeno l'identità di albero di profumate albicocche cui aspiro fin dalla più tenera età?
Anche cespuglio va bene, purché di more, residente in zona collinare e nei pressi di un ruscello possibilmente non inquinato, che la mia percezione ha un suo valore giuridico.
E un'identità da immigrata, può andare? 
(stamattina ne osservavo 4, ospiti di un hotel qui vicino, a chiacchierare al sole sulla panchina. Beati loro, mi dicevo invidiandoli: mentre io mi macero sul come o dove diavolo trovare i soldi per saldare l'ultima salata bolletta del gas, come "migrante percepito" questo è un problema che non avrei più: bollette e tasse immondizie pagate, pasti caldi a gratis e rispettosi delle mie intolleranze alimentari, abiti decenti puliti e cambio biancheria del letto una volta a settimana garantiti. Direte: ma loro sono poveri e costretti lontani dalla patria e dalla famiglia? Tranquilli: c'é il ricongiungimento famigliare e quanto alla "patria" e alla "famiglia", francamente non ne ho nessuna delle due nemmeno io. Sto meditando di arruffarmi i capelli e incamminarmi verso la Grecia, poi mi imbarco senza documenti et voilà, è fatta...)

Se per ottenere un'identità burocratica basta il concetto di "percezione", o un convincimento psichico, siamo alla consacrazione legale della schizofrenia (un tempo si sentenziava sui fatti, ora bastano convincimenti psichici e percezioni) .
Poi non mi venite a parlare di diritti civili o di ingiustizie sociali: questo è il mondo dei folli. Tranne che a durare il tempo di un carnevale non è qui la follia, concessa a tutti per qualche giorno, ma il senso della realtà oggettiva, che invece è in rapida via di estinzione anche nei tribunali, a quanto pare.
Comunque, voi giocate pure "a palla con i vostri cervelli", io torno a dormire.

(l'avete letta quella per cui chi non dorme abbastanza rischia nel tempo seri disturbi psichiatrici? Ecco...Dormite di più, è tutta salute e di questo mondo di dementi non vi perderete comunque niente). 

* gioco di parole usato fra amici

1 commento:

  1. Se noi applicassimo la sentenza al giudice che l'ha emessa, potremmo dire che fin da piccolo ha avuto la percezione, celandola per convenzione sociale, di fare molti errori di sbaglio.


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