sabato 15 aprile 2017

Blob

Capita sempre più spesso che mi svegli in piena notte tormentata nel sonno da visioni sul futuro dell'umanità.
Stanotte mi tormentava la brutalità dei vaccini, quelli che ormai impazzano come tema quasi fosse un'altra partita di calcio.
Finiti quelli ai neonati, ci sono quelli agli adolescenti (Papilloma virus) e quelli agli anziani (anti-influenzali, anti-pneumococco).
Mi chiedevo che senso abbiano alcuni (tipo l'anti-pneumocco agli anziani) dato il facile reperimento di antibiotici: sparano nel corpo di un anziano un vaccino che ha più rischi di effetti collaterali di quanti ne abbia un paio di cicli di antibiotici: ha senso?
Per le case farmaceutiche di sicuro.

Un paio di sere fa è passata a far due chiacchiere un'amica. 
Mi raccontava del fratello, dipendente da più di 10 anni di un'industria veneziana (più di 100 dipendenti), con contratto a tempo indeterminato e vari benefit aziendali.
Il mese scorso, alzatosi dalla scrivania per andare in pausa pranzo, è intercettato dal responsabile risorse umane che gli consegna una lettera.
Lui la prende e fa per tornare alla scrivania per appoggiarla lì: la leggerà senz'altro quando torna da pranzo. 
Quello gli dice no, la devi leggere subito. Ok. Vado a pranzo e la leggo appena torno.
No, subito.
Apre la busta, e vi legge che è licenziato con effetto immediato.
Pensa a uno scherzo: è in ottimi rapporti con il titolare, con il quale ha scambiato poche battute appena il giorno prima, il suo lavoro è apprezzato al punto che spesso è il riferimento di superiori e colleghi quando ci sono  problemi da risolvere per i quali lui ha una certa predisposizione. E' uno scherzo.
Come "effetto immediato"? Finisco la giornata, non capisco, cosa ho fatto? Non c'é alcun senso, non capisco.
Subito, adesso, niente pausa pranzo. 
Ma finisco la giornata...
Ti abbiamo messo un paio di scatoloni sulla scrivania, raccogli le tue cose e una guardia ti accompagnerà all'uscita dopo che avrai restituito il pass.
Arriva a casa e dopo un'ora lo chiama un altro collega: licenziato con effetto immediato pure lui. Prima di sera scoprono che l'azienda in giornata ha licenziato una ventina di dipendenti, tutti con "effetto immediato": taglio del personale.
L'effetto immediato ha lo scopo di rendere impossibile ai licenziati di aver contatti immediati con altri colleghi, così che non si creano situazioni di possibili tensioni in azienda, dove tutto continua come sempre perché nessuno si accorge di ciò che sta succedendo.

Ovviamente il giorno dopo è andato da un avvocato, e nel giro di un mese ha transato con l'azienda varie indennità per un totale di circa 70 mila euro.
La sorella me lo racconta gongolante, "Ti rendi conto? 70 mila euro!!!".
Io non riuscivo a capire cosa ci fosse da gongolare: tenuto conto che fra stipendio, bonus e benefit vari, il fratello riusciva ad avere uno stipendio intorno ai 25mila€ l'anno, (nemmeno eccelso, ma dignitoso), le facevo presente che ha incassato l'equivalente di circa 3 anni di lavoro. E che una volta finiti quei 70 mila che a lei sembrano tanti, se non riesce a trovare un altro lavoro, rischia di trovarsi a dover ridurre di parecchio uno stile di vita che non è da Paperone.
Mentre io vedevo nel caso un tragico esempio della tragedia in corso, quella che in varie forme si sta abbattendo su chiunque non sia già stato sbattuto fuori dal Novecento per essere infilato a forza nel futuro da schiavo a vita per una scodella di minestra sotto costante ricatto, lei riusciva a vedere solo quei 70mila euro, come si trattasse di una vincita alla lotteria.
"Ma Ross, intanto ha già trovato un altro lavoro; come interinale, è vero, ma poi si vedrà, è bravo nel suo lavoro, impossibile che non trovi in tempi brevi qualcos'altro".
Lei vede il bicchiere mezzo pieno, io vedo il cinismo che avanza travolgendo certezze e triturando illusioni a velocità mai viste.

Una mia vicina ha 75 anni, e con una pensione di circa 700€ al mese, accudisce l'anziana madre che di anni ne ha 101.
Da qualche mese è costantemente a letto, un giorno sì e l'altro pure in bilico fra l'andare e il restare ancora un po'.
Avendo la figlia (75enne) una pensione e un assegno di accompagnamento per la madre, cumula troppo reddito per aver diritto ad essere aiutata nell'affito di un letto per lungo degenti, necessario.
Data anche la sua personale difficoltà a sollevare pesi (a 75 anni, ha i suoi acciacchi), per poter lavare e cambiare la mamma deve pagare un'infermiera che viene due volte al giorno, a 16€ l'ora: nessun diritto a rimborsi.
Deve ovviamente provvedersi di pannoloni e di tutto l'armamentario utile per detergere, nutrire, curare un'anziana a letto.
Nessun rimborso, ha un reddito troppo alto.
Paga l'affitto, le bollette, e più volte al giorno è costretta a correre in auto ora da un medico per una ricetta, ora in farmacia per un farmaco, poi a fare la spesa, ecc. 
Benzina che costa.
Quel reddito "alto" basta alla fine appena a non dover fare debiti per comprarsi il pane.

Intanto, leggo commenti di nuovi idioti che in rete sparano a zero sui vecchi e le loro schifose pensioni garantite mentre loro, i commentatori educati ad anemiche rivolte sociali via Facebook e Twitter, una pensione non la vedranno mai.
Anziché incazzarsi con chi gliele ha rubate prima ancora di iniziare a lavorare, si incazzano con chi alcuni diritti li ha conquistati a forza di ore di sciopero pur avendo famiglie a casa da mantenere.

L'altra sera, ho detto all'amica gongolante per i 70mila euretti che faticavo a capire come potessero lei e il fratello, entrambi sotto i 40, non incazzarsi pensando al futuro di merda che li attende. Come sia possibile che lei, che ha un bambino di 9 anni e quindi un futuro cui guardare per lui, non fosse preoccupata della vita che li aspetta, senza alcuna certezza di serenità economica, senza tutte quelle conquiste di civiltà che per me, che ho qualche anno di più, sembrano la base minima per immaginare una vita possibile.
"Tu hai memoria di un mondo che io ho solo sentito raccontare, che ricordo poco e male perché mi pare che sia sempre stato così come ora, più o meno; non riesco a pensare al mio futuro che fino a un certo punto. So che non avrò mai una pensione, so che devo pensare oggi a fare più soldi che posso perché già oggi pago quasi tutto ciò che serve a far crescere mio figlio. Contano solo i soldi perché so che se riesco e riuscirò a guadagnare, forse avrò la vita che sogno, mentre senza soldi non so nemmeno immaginarmi come si possa vivere...".

Di notte, quando mi sveglio tormentata da visioni del futuro che mi angosciano, ho la netta sensazione che a sconvolgermi non è forse tanto il futuro, sempre ipotetico, ma il sapere che il futuro è già qui, che è già iniziato e pare che pochi se ne siano accorti.
Di notte mi pare di sapere con assoluta certezza che questo futuro senza speranza per l'umanità, che non so accettare, sia assolutamente indifferente a quelli che lo dovranno vivere tutto fino in fondo.
E' la mia memoria del passato, di un altro mondo possibile che non è già più, ciò che mi sveglia, che mi tormenta, che mi fa sentire di notte una rabbia cieca che rischia di esplodermi dentro per impotenza peggio di una testata nucleare.
Ed è la mancanza di questa memoria di un altro mondo possibile, a rendere forse meno angosciante, più leggera, la vita di chi, come l'amica passata a far due chiacchiere l'altra sera, sente come già sua questa vita senza troppo futuro cui pensare.
Questa è già la sua realtà, in nulla simile a quella che io ricordo e senza la quale mi pare impossibile vivere.

Sono passata a salutare la mamma ultracentenaria della mia vicina, l'altro ieri: ha due immensi occhi azzurri, è ancora (non sempre) lucida, mi stringe la mano così forte che ho come la sensazione di conoscerla da sempre e stringendoci le mani ci diciamo qualcosa.
Starei con lei ore, anche senza dire niente, come fossimo sorelle di un tempo che sta per finire, in qualche modo, per entrambe.
Ma lei è serena, sorride sempre, mi ricorda e mi dimentica nel giro di pochi minuti, però ogni volta mi dice:" Che bella signora", come se a distanza di pochi minuti mi vedesse ogni volta per la prima volta.
Mi consola più pensare al suo passato, che pur non immagino facile, che al mio futuro.
Già quello che è qui mi fa di notte rimpiangere di non avere anch'io 101 anni, così da aspettare con il sorriso e la mente vaga un mondo extraterreno che, va a capire perché, mi ostino a immaginare ancora come migliore di questo.

3 commenti:

  1. Pietro Paolo2:43 PM CEST

    Se quando ti svegli il futuro è già lì dovresti semplicemente provare a cercare di organizzare meglio la priorità degli appuntamenti.

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    1. ...organizzare meglio la priorità degli appuntamenti.

      Quando mi sveglio trovandomi nel futuro ho un problema irrisolvibile: l'agenda di ieri segna segna gli appuntamenti passati, e nell'agenda del futuro che è oggi ci sono solo pagine bianche.
      Nessun appuntamento segnato, nessuna priorità da assegnare: solo enormi buchi vuoti da riempire...

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  2. "Starei con lei ore, anche senza dire niente, come fossimo sorelle di un tempo che sta per finire, in qualche modo, per entrambe."

    Splendido modo per dire al tempo: io esisto, ma tu?

    E, a proposito di splendore, sai che i piccoli figlioletti di Bruno Cornacchiola che videro un giorno radioso di aprile del '47 la Vergine santa in una grotticella sperduta alla periferia di Roma-Eur, non riuscivano a smettere di ripetere, come ultracentenari in corto circuito mnemonico: "Che bella Signora! Che bella Signora!"; estatici, in ginocchio, pesantissimi come cento montagne per il povero padre disperato che, attirato dal loro vociare entusiasta, non vedeva altro che le loro personcine in adorazione gioiosa ed era incapace di spostarle di mezzo millimetro, o di stabilire un qualunque contatto con loro, "lost in outer space".

    Ciao cara Ross, e mille migliaia di milioni di auguri di non-compleanno!
    marilù

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