sabato 1 luglio 2017

Ossature nascoste

Le ossa, dicevo, sono la parte di me che avrà più lunga vita.
Ed è quindi sullo scheletro che mi impongo di lavorare, non sulla ciccia, che è la prima ad andarsene.
Tempo fa, mentre durante una sessione di yoga alzavo il culo per eseguire un SetuBhanda asana, realizzai che se a consentire il movimento erano i muscoli, ad eseguirlo era in realtà la struttura ossea, cioè lo scheletro. In realtà non alzavo il culo, inteso come glutei, ma i glutei servivano solo a far alzare le ossa del bacino.


Lo so, un'Illuminazione da 1a elementare.
Però, in qualche modo fu davvero un'Illuminazione.
Chiunque è bravo a percepire il proprio corpo come pelle e muscolatura, ma scommetto che pochi hanno percezione del proprio scheletro mentre è in movimento.
Sono le giunture che ruotano e si piegano: e sono le ossa quelle su cui poggiano mani, piedi e bacino: senza le ossa non sapremmo nemmeno dell'esistenza dei dinosauri.
I muscoli sono importanti, certo, fosse altro che per l'effetto ammortizzatore.
Poi, ci pensate?
Dal momento della nascita a quello della vecchiaia le ossa si allungano e crescono, ci portano a spasso, ci consentono acrobazie di cui andiamo fieri mentre lentamente iniziano a diventare fragili fino a rischiare di rompersi in vecchiaia, costringendoci magari a una sedia fino al momento in cui verranno riallineate nello stesso eterno Savasana che ci ha conservato intatto Oetzi.
Spesso ci perdiamo sull'importanza di coltivare un'"interiorità", intesa come una sorta di alien che non sappiamo né cos'é né dove esattamente si trovi mentre la più solida "interiorità", quella a cui per la maggior parte del tempo non prestiamo attenzione, è lo scheletro, sono le ossa che ci portano a spasso ma ci sorreggono anche mentre siamo seduti, è la struttura fondamentale che regge tutto l'àmbaradàn che curiamo, laviamo, profumiamo, deodoriamo, depiliamo, incremiamo, vestiamo perché è la parte più immediatamente visibile a noi stessi e al mondo.
Delle ossa non frega niente a nessuno, siamo tutti occupati con l'esteriorità.

Si dice: "Prenditi cura di te", e tutti giù a pensare a robe spirituali, a robe ultrasensibili e psico-junghiane.
Dimenticando una cosa basica: prendersi cura di sé è prendersi prima di tutto cura del proprio corpo. Che è muscoli, pelle e organi vari ma è soprattutto ossa, base solida senza la quale non ci sarebbe ciccia di cui prendersi cura.

Mettiamo poi che fra tremila anni qualche futuro viaggiatore del tempo inciampi un un'asperità del cemento di cui sarà ricoperto per allora ogni centimetro di terra, e cada.
Incazzato, vorrà capire chi non ha livellato bene, magari inizierà dalla gettata di cemento e da lì potrebbe scavare per andare "a fondo" della causa di quella caduta accidentale (sì, c'é gente che nel futuro non avrà niente di meglio da fare).
E scava oggi e scava domani, finirà che ritroveranno le mie ossa ancora lì, belle al punto da brillare al sol dell'avvenir.
Che figura ci farò se mi ritroveranno con una clavicola incrinata per via di notti a dormirci sopra persa nei miei sogni? E del mio collo, più volte accidentato e per questo con un paio di vertebre non proprio alllineate, che ne diranno?
Ve lo dico io, che diranno: diranno che sarò anche stata brava a curare la mia "interiorità" intesa come psico-junghianità, ma che con l'unica interiorità che contasse qualcosa per i posteri lasciavo parecchio a desiderare.
Diranno che si fa presto a far del proprio corpo un corpo psicanalitico, che a forza di delirare sui massimi sistemi si finisce per dimenticarsi dell'ABC dell'esistenza, che prima di ogni dieta Zona e prima delle mie asana da saltimbanco, avrei dovuto curare le mie ossa, visto che quelle potevano essere ritrovate e quindi viste anche dopo qualche centinaio di anni.
Vi estendo il consiglio che sto rifilando a me stessa: abbiate cura del vostro scheletro, prima di perdervi con la mente a sognare una vita diversa su Papalla.
Star con i piedi per terra vuol dire almeno sapere quante ossa ha un piede e aver cura dei talloni d'Achille che vi potrebbero tradire quando meno ve lo aspettate.
Anche dopo che voi sarete volati mille volte col pensiero lì, sul Pianeta dei Mille Pensieri, le vostre ossa silenti resteranno qui in attesa del futuro che verrà. Meritano il vostro affetto e il vostro rispetto più del disquisire sulla sovranità quando non ne avete una nemmeno sullo scheletro che continuate a pensare dentro a un armadio.
Siete voi, l'armadio. Sapevatelo.
E quando,, fra 2/300 anni di sovranità non fregherà più nulla a nessuno e gli euro si troveranno sperduti in vecchi cassetti a fare la muffa, a contare sarà solo lo stato in cui ritroveranno le vostre ossa semi-immortali.
Dedicategli un pensiero e siate gentili con loro.


1 commento:

  1. Oetzi è un fuoriclasse che risplende della luce riflessa dei ghiacciai, nel cui scrigno inviolato ha potuto rivestire il ruolo di perla nascosta delle altezze -- invece che degli abissi, una volta tanto.

    Per quanto le possiamo coccolare di calcio e vitamina D, più o meno naturalmente prodotta (insieme con l'abbronzatura -- dolce ironia armonica degli opposti), le nostre vecchie eppur giovani ossa non credo possano aspirare a tanta elevazione, spirituale e storica in un solo afflato.

    Eh sì, mi sa tanto che a noi del 21esimo secolo toccherà più facilmente la sorte degli scheletri...agglutinati di Mohenjo-Daro. Roba da pesci Papalla, di quelli che "sono stati suicidati pecché muti dovevano stare, i fetusi!".

    Ciao Ross,buona settimana!
    marilù

    RispondiElimina