giovedì 16 novembre 2017

News da una binge reader

Qualche giorno fa Marilù scriveva (circa) in un commento in coda all'ultimo post:"...Sono preoccupata, va tutto bene? E' da un mese che non posti più nulla...".
 

Una specie di sveglia ha iniziato a trillarmi nelle orecchie mentre, fino a lì, nonostante già qualcun altro mi avesse fatto più volte la stessa domanda, non avevo ancora davvero realizzato che, niente, da pubblicare sul blog non mi veniva che qualche vaga idea destinata a rimanere allo stato di bozza.

Così ho iniziato a chiedermi che diavolo mi stia succedendo, perché negli ultimi tempi sbirci la rete in modo molto distratto e peschi le poche notizie da Twitter, così da farne una rapida indigestione e passare subito ad altro.

Cosa?

Ora, non so che tipo di lettori siano i pochi followers che arrivano a leggere questo blog, ma una cosa di me come lettrice l'ho capita: temo di essere più una binge reader, cioè una lettrice affamata (be angry, be foolish?), che una produttrice di post convinta.

In quest'ultimo mese, ad esempio, sono stata così immersa nella lettura da nemmeno rendermi conto se fuori fosse ancora giorno o già notte. 

Negli ultimi 10 giorni poi, uno via l'altro e senza pause, ho letto 5 libri e almeno 1.800 pagine, credo, levandomi dal divano solo per organizzarmi un caffè, un pasto iperveloce, stendere la biancheria dalla lavatrice, poco altro. 
Milleottocento pagine circa, alcune delle quali a caratteri microscopici come se ne trovano ormai solo nei vecchi libri che si trovano usati alle bancarelle.
Vero è che quando leggo non conosco parenti, come si dice: rispondo controvoglia a pochissime telefonate, evito di lasciarmi travolgere dalle poche notizie in rete e, se non per qualche compulsivo tweet che placa in poche battute la mia attività sui social, l'unica mia attività è quella del voltar pagina.

Non so se anche ad altri succeda, ma per me leggere è per lo più leggere compulsivamente, senza freni inibitori, senza troppe pause, senza distrazioni. A volte leggo per ore, mettendomi in pausa solo quando crollo dal sonno o quando, purtroppo, mi squilla una telefonata cui non posso evitare di rispondere.

Non sempre, ovvio, non con tutte le letture è così; spesso, anzi, fra un libro impegnativo e l'altro, mi rilasso con la lettura di qualche romanzo più leggero, ma sempre restando sul pezzo.
E negli ultimi 4/5 anni, il mio pezzo sono letture prodotte o ambientate fra fine '800 e inizio '900 del secolo scorso.
Se poi l'autore o il libro parlano dell'est europeo, dell'Asia Centrale o Centro Occidentale, sparisco da questo mondo per catapultarmi in quello a cavallo del secolo scorso immaginandomi per giorni di vivere in quell'area come se quella fosse l'unica casa che riconosco come mia casa ideale.

Il perché da qualche tempo mi sia presa questa patologia da Novecento credo di iniziare a capirlo solo ora: che si tratti di un libro di storia, di una autobiografia, di un saggio o di un romanzo, ogni autore che parla o è vissuto in quel periodo, aggiunge di volta in volta dettagli e tasselli che mi dicono meglio di ogni pezzo attuale cosa sta (forse) succedendo nella stessa area geografica oggi.
Mi pare cioè di poter comprendere il mio mondo solo immergendomi in quel mondo di ieri* che più lo frequento più mi si rivela decisivo (il libro di Zweig citato, Il mondo di ieri, è stata una delle letture più appassionanti in tal senso degli ultimi anni).

Ma non solo Zweig.
Decisivi sono stati sicuramente i libri di Hopkirk, e su tutti Il Grande Gioco, dal quale forse la patologia è per me iniziata; ma altrettanto appassionanti sono stati poi Andrić (Il Ponte sulla Drina, Cronaca di Travnik, ecc), Montenegro di Tomašević, Abbiamo quaranta fucili compagno colonnello di Sándor Kopácsi (sui giorni della rivolta d'Ungheria del '56) e l'immenso (in ogni senso), I Fantasmi di Mosca (Hotel Lux e La confessione di Sveto) di Enzo Bettiza.
Ecco, Bettiza è la mia scoperta novecentesca più recente (anche se l'autore è mancato solo pochi mesi fa, è per me un autore novecentesco a pieno titolo).
Fino all'inizio di quest'anno di lui non avevo mai letto assolutamente niente, poi è stata una Caporetto: da allora, sono a più o meno tutto Bettiza, e tutto a rotta di collo, finito un libro sotto l'altro, come se non ci fosse un domani o avessi quaranta fucili signor Colonnello puntati alla tempia per esaurirne la produzione letteraria e giornalistica in tempi record.
Come molti autori per me "di confine", cioè quegli autori che si son trovati a nascere in un mondo di ieri, quello dove ancora esisteva l'Impero austro-ungarico i quali, poi, nel giro di un batter di ciglia della storia, si son trovati ad essere stranieri nella patria di origine ed eterni esuli in quella di adozione e nel mondo in generale, Bettiza mi si è rivelato una fonte inesauribile di notizie, dettagli e piccole o grandi storie che vagano fra la sua natìa Dalmazia, allora asburgica, e quell'Europa del Primo Dopoguerra che mi pare essere stata crogiuolo e fucina di ogni vecchia e nuova ingiustizia sociale.
Ha poi una conoscenza pressoché enciclopedica sul mondo slavo, e sovietico in particolare, il che mi aiuta a unire i puntini, fin qui ancora un po' sparsi.

In più, ha quella elegante e bella scrittura che riscontro ormai solo negli autori nati o vissuti in quel periodo (o prima), forse perché allora la bella scrittura era importante quanto una buona educazione e il vestire appropriato, cose tutte che oggi non contano quasi più, e invece...Non sono anche queste cose che vanno scomparendo, un segno della civiltà che stiamo asfaltando?.
 

Scrivere, oggi, poi, a forza di scuole di scrittura e redazione di contenuti attrattivi per la lettura sul web, si sta riducendo sempre più a un'essenzialità che sfiora la sterlità. 
La necessità di produrre testi semplici e sintetici, che somigliano sempre più a spot promozionali lunghi, pare ridurre sempre più ciò che viene pubblicato (sul web ma anche su cartaceo), a una razionale esposizione occhieggiante alla psicologia della vendita (del pezzo), togliendo dai testi tutto ciò che nella lettura poi, invece, è ciò che appassiona.
O almeno, è ancora ciò che appassiona la binge reader che è in me: via le descrizioni dettagliate dei personaggi (ché finisci altrimenti per annoiare quanto un classico russo, che infatti io adoro), estremamente dosate le descrizioni degli ambienti (c'é qualcosa di più rilassante e piacevole delle minuziose descrizioni dei salotti proustiani o delle "confessioni" di Sveto in Bettiza?), parchi nel divagare sull'humus sociale in cui il racconto si va a sviluppare (impagabile, sempre in Bettiza nei Fantasmi di Mosca, la descrizione della Vienna e di Monaco negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale), l'eccesso di concentrazione sull'obiettivo finale sgrassa via tutto il godibile della lettura.

Ecco, lo vedete? Più leggo e meno m'importa di essere sintetica, di non annoiare chi legge pur sapendo che sul web si hanno sempre tempi contigentati come dovessimo tutti, dopo ogni pezzo, prendere un treno, mentre veniamo invece solamente rimbalzati da una lettura all'altra come utili palline del flipper (altra cosa che non compare più nei libri odierni, il flipper, e che avrebbe invece ancora tutto un suo mondo da descrivere), facendo di noi alla fine solo dei consumatori di notizie e di pagine riproposte da mille altre pagine, ognuna delle quali cerca una propria visibilità e attrattività mentre, ogni giorno di più, tutto mi pare diventare fuffa che ripropone fuffa e della quale non mi resta che una vaga e informe sensazione di confuso nulla.

Con alcune eccellenti pagine, va detto, i cui autori sono delle vere e proprie perle in un mare di pèoci.

Poi c'é questa altra cosa: il web mi risulta sempre più uno spartiacque fra il mondo di ieri* e quello di (forse) domani.
Come se, penso a volte, dopo le Torri Gemelle del 2001, a portarmi oggi qui, avesse contribuito non poco proprio la progressiva invadenza della vita sempre più dematerializzata che, ormai alle battute finali, pare far assumere sempre più al web la funzione di una pompa aspirante il cui scopo è trasferirti armi e bagagli sul cloud, risputandoti lì quale rieducato e adattato ectoplasma perfetto per la vita nel futuro mondo di Papalla.
Da quegli anni a cavallo del secolo scorso che mi appassionano segregandomi sul divano per intere giornate, è come fossi arrivata qui, oggi, senza accorgermi che fra una guerra mondiale e l'altra, fra l'illusione di una libertà di costumi e d'espressione, fra una disintegrazione violenta dell'ex Jugoslavia e quella ancora in itinere nei paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo, non mi fossi mai resa davvero conto che a ogni torre, a ogni confine, a ogni barriera culturale e mentale che veniva abbattuta, io finivo sempre più imbrigliata dentro una rete collosa dove gioco il mio ruolo di bit utile al compimento di un cambiamento di stato nel quale non avrò più alcuna voce né alcuna importanza quale umano, solo come identità virtuale ectoplasmatica soggetta alla legge universale dettata dal Grande Fratello (FB+Big G + ecct?).

Ciò che mi sembrava all'inizio del 2000 una straordinaria apertura di nuove opportunità, un'aggiunta di libertà, una fantastica possibilità di interagire con chiunque nel mondo e un mezzo per poter gratificare la mia sete di letture e notizie si rivela oggi, sempre più, invece, a guardare le cose misurandole da quel lontano inizio secolo scorso, una vera e propria tela di ragno nella quale, una volta catturata come una delle tante mosche che vi sbattono volontariamente contro, non lascia più fuggire nessuno neanche disertandola.
Questo mondo virtuale che doveva aggiungere informazioni e scoperte, è ormai un obbligo sociale e civile, necessario com'é per occuparsi delle molte incombenze quotidiane e sociali, è diventata una grande trappola. 
E quel che doveva essere divertente è ormai una mera produzione di traffico dati che potenzialmente qualcuno un giorno userà, analizzerà, valuterà e spenderà senza riconoscermi nulla.

Era comunque per dire cosa sto combinando mentre sparisco dal blog: collego fili, connetto ragionamenti e tesso anch'io una mia tela di supposizioni sul mondo che verrà e, in alcuni momenti non belli, mi pare di vedere che però sono già, appunto, in un mondo parallelo virtuale operativo e in funzione, nonostante alcuni dettagli ancora in fase di rifinitura nei cantieri periferici dei server o nelle leggi ormai prodotte apposta per regolamentare la vita del web e quindi la mia.

Per ora, a volare via verso l'ultimo libro di Bettiza, Corone e Maschere. 

Poi vi saprò dire.
Forse.
Chissà.
Vedremo.

5 commenti:

  1. E' anche e soprattutto per leggere righe come queste che passiamo da queste parti, sentendo la tua mancanza.

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  2. cosa leggerai ? / con che libro affascini il tuo cuore ? / e se ti perderai / nel labirinto di un amaro autore ? / ma i tuoi piedi : tap-tap-ta........
    p.s. era rivolto ai piedi....(musica per i vostri piedi madame) ...i piedi !

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  3. Non potresti parlare dei libri di Bettiza che hai letto?
    Sarebbe interessante saperne di più su quella regione, ponte fra più culture, che è la Dalmazia.

    Mirkhond

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  4. Oh, che piacere rileggerti!

    Mi spiace aver contribuito, sia pure involontariamente (" a mia insaputa" sarebbe l'espressione più à la page), a farti sentire impastoiata in questa "rete collosa" che ci ha invischiati tutti, chi più, chi meno. Io, grazie al mio nokia del Cretaceo, so a malapena che Tweet esiste, così come il...Baccanale delle Facce (ed eventuali Corone e Maschere... :-) ).

    Comunque, alla fine qualche altra corona o diadema regale mancato ha finito col catturare pure me nella sua orbita (aaaah, che sapore amletico di teschi, eh?), dal momento che sto leggendo la biografia della "Principessa di Piemonte", Maria Josè del Belgio. Ed anche un libro geopolitico-programmatico, implacabile dissacratore delle ideologie terzomondiste del Novecento, dal titolo emblematico di "Il Singhiozzo dell'Uomo Bianco", scritto nel lontano (ma non sembrerebbe) 1983 da Pascal Bruckner, anche lui mitteleuropeo fin nel nome, anche se ufficialmente di nazionalità francese. Gli echi del romanzo di un altro mitteleuropeo di nome e di fatto (anche se scriveva in inglese), letto all'incirca 45 anni fa, ossia "Il negro del Narciso", del romanziere e agente segreto polacco Joseph Conrad, soffiano come spifferi tra una riga e l'altra di Bruckner, senza neanche aspettare che...volti pagina.

    Insomma, via: è arrivato l'inverno, evviva i divani i plaid e le teiere bollenti.

    A presto rileggerti!

    Un abbraccio ectoplasmatico,
    marilù

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    Risposte
    1. Per qualche passo di danza, tra il divano e la lavatrice...

      Un tango italo-sudamericano, con accenni di tango del Tanganica: https://www.youtube.com/watch?v=Mf2dpoCyBZ4

      Senza dimenticare un classico mitteleuropeo: il valzer, solo sublimato in sospiri afroamericani.

      In altri termini: https://www.youtube.com/watch?v=dusavln6Cjw

      Ciao, a presto!
      marilù

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