E' una legge fissa: tutto ciò che nasce, muore.
Il destino non colpisce meno le cose degli uomini (o delle piante, degli animali, delle nuvole, etc.)
A dimostrazione, mi sta morendo il Mac, entrato ufficialmente in coma depassé: respira ancora, ma affannosamente, e non risponde ad alcuna sollecitazione, ormai perso in un altro mondo, immagino quello dove vanno le anime delle cose.
Mi chiedo: ma se la vita reale ha un inizio e una fine; se per ogni cosa che vive immaginiamo un "altro mondo" dopo la sua dipartita, dove andranno le anime dei computer che tanta vita virtuale hanno vissuto accanto a noi?
Faremo un giorno un cimitero, come per i piccoli animali da compagnia, dove andremo un giorno a tumulare questi compagni di vita cui ci ha legato una sorta di affetto ibrido?
E inventeremo per questi piccoli compagni tecnologici preghiere, confessioni post-mortem, conversazioni intime fra anime che non si possono lasciare nemmeno dopo che è intervenuto l'aldilà?
Son domande oziose, va da sé.
Ma il fatto resta: come devo comportarmi con un Mac in coma?
Gli stacco la spina e lo dichiaro ufficialmente morto, oppure tento una respirazione artificiale così da prolungargli l'esistenza pur se ormai non più totalmente lucida?
Qui viene fuori uno di quei dilemmi che danno senso a tutta un'esistenza: pro-vita fino all'ultimo residuo di respiro o pro-stacco di spina?
Per me, ho capito da tempo che è inutile pensarci prima: quando (e se) arriva quel momento, a vincerla non è la razionalità binaria 0-1, o di qua o di là.
Più spesso è invece l'irrazionalità dei sentimenti, quelli cui restiamo aggrappati proprio quando sarebbe richiesta un minimo di ragionevolezza.
E però, non sono forse proprio i sentimenti a dare senso alla nostra vita?
Finirà, immagino, che tenterò ancora un respiro bocca a bocca, che cioè gl'infilerò un dispositivo esterno giusto per illudermi che ancora per un po' il Mac mi terrà compagnia.
Vedremo...
Ciò che è certo è che, morto questo, sarò sola.
Mai più un computer, visto che non posso permettermelo. E poi: che me ne faccio?
Utilissimo per alcune cose, non è che una macchina infida: pensi di usarlo, ed è invece lui ad usare te.
Meglio carta e penna: ciò che scrivi resta, e uno schedario Flex è più fedele di qualsiasi foglio excel, il quale non passa anno senza che te ne impongano un aggioranamento per cui, senza, i dati vecchi sono morti tanto quanto un Mac che non riesci più ad aggiornare e perciò un bel (grrr...) giorno ti va in coma.
E' stato bello, siamo diventati nel tempo buoni amici e, nonostante l'abbia schifato sempre perché nativa Windows, l'ho nel tempo rivalutato (ma mai amato quanto un Windows, che è stato sempre nel mio cuore casa paterna e materna).
L'ultima domanda: dove vanno le anime dei dispositivi digitali quando muoiono?
In discarica?
Siete brutali capitalisti senza cuore: usate le cose, ve ne innamorate perdutamente e poi, appena perdono il fascino del nuovo, le buttate senza pietà.
Per me, non voglio credere che la vita virtuale sia qualcosa di meno importante emotivamente della vita reale, solo è una vita diversa.
Quindi: dove si perdono le anime virtuali quando non sono più con noi?