sabato 18 dicembre 2010

Canned Heat

Stasera alla radio, in macchina, un pezzo dei Canned Heat. Roba di trent’anni fa. Woodstock. Calava la nebbia mentre guidavo. Scendeva lenta. Piano piano. Un velo. Per un tratto e un paio di minuti, tutto è sembrato perfetto. Fuori il mondo ovattato, quasi protettivo. I fari di posizione delle auto in fila davanti a me. Sorta di molliche luminose che bastava seguire senza fretta. Alla radio, una simpatica botta di energia:"I’m going up the country / baby, don’t you wanna go…". Una leggera pressione all’acceleratore e il freno a un paio di cm, caso mai dovesse servire: "I'm gonna leave this city, got to get away / All this fussing and fighting, man, you know I sure can't stay…". Chissà perché mi faccio sempre tremila domande sul senso delle cose. No, più che sulle "cose", sul senso della vita. Della mia vita. Come se da qualche parte, a forza di pensare, fosse disponibile una soluzione definitiva, una risposta delle risposte che mi farà uscire sparata a razzo fuori da questo girone che, più che infernale, mi pare noioso fino a morirne. Per proiettarmi dove, poi? In quale altro? Dove sta scritto che un altro girone è meglio di questo? Incrocio per un attimo facce dal finestrino delle auto che vanno in senso opposto. Fermi, ci sbirciamo fingendo di no. Chissà quali segreti, le altre vite. Insieme casualmente, lo stesso metro di strada ma su lati opposti. Vicini, fermati da semafori che ci accomunano per un uguale rosso e ci scoprono all'altro come sospesi. A parte i gas di scarico, non condividiamo che l'imbarazzo di guardarci per inerzia. Se a fermarci è un pedone sulle strisce, non è lo stesso pedone. Il semaforo, lontano chissà dove, non è il “nostro”, ognuno ha il proprio, il mio non è il loro. Si incrocia lo sguardo però. Ci si spia per noia, giusto un secondo. Anche meno. Però serve a fare vivo un tempo morto. Mi attrae il loro essere, come me, carne pulsante intrappolata fra gas e lamiere. Ho bisogno che mi si confermi, anche se con uno sguardo annoiato, che non sono l'unica vittima nella dittatura del caos. Poi si riparte:"No use of you running or screaming and crying /'Cause you got a home as long as I've got mine". Al cancello automatico del garage avevo questa associazione:>Canned Heat>Woodstock>Jefferson Airplane>White Rabbit. "When logic and proportion / Have fallen sloppy dead / And the White Knight is talking backwards / And the Red Queen's "off with her head!" - Remember what the dormouse said:"Feed your head / Feed your head / Feed your head". Feed your head. No, stasera continuo la lettura del Genij Monogatari. Mi rilassa Genij. Adoro questi cinesi che, di qualunque cosa scrivano, alla fine descrivono sempre la natura come metro di ogni vita. Amori come le stagioni, passioni come primavere che sbocciano o estati che bruciano. Bambini come giovani ramoscelli fioriti scossi dal vento in primavera. Poesie al posto dei pensieri e musica da suonare al chiaro di luna. Sì sì: Murasaki Shikibu per la Ross stasera. Feed your head. Per cena bastano due mele. Magari sgranocchio pure una carota, bando alla miseria e nessun semaforo.

18 Gennaio 2010

Nessun commento:

Posta un commento