sabato 11 dicembre 2010

Lakhsmi

Lakshmi

Bella storia questa. Bella in sè, perché nascere con due facce è una cosa davvero straordinaria. Come dire al mondo, fin da subito: "Ecco, questa è la mia unicità." Bella anche per il suo nascere nell'unico paese al mondo dove una simile unicità è ancora fonte di venerazione, una rappresentazione corporea del sacro. Bella perché solo lì poteva trovare dei genitori capaci di averne rispetto fino a negare a qualsiasi chirurgo di cambiare ciò che così è nato. Bella perché mi dice che esistono persone che sanno provare rispetto e stupore per ciò che non ha simile, per ogni cosa che trova forma attraverso la nascita. Ciò che è esempio di umano in via di estinzione, in questa storia, è poi quell'amore davvero incondizionato del padre, che dice: " Non importa se non sopravvive, finchè vive lei è questa." Mi fa venire per contrasto mille stupidi pensieri. Penso a Giuliano Ferrara e alle sue paturnie andropausiche sull'aborto: che diavolo ne sa del divino lui, ossessionato dagli aborti chiesti alle partners in gioventù che lo portano a ideologizzare in vecchiaia una paternità di cui gli sfugge tuttora il senso? Penso alle ossessioni delle "veline"&co, delle donne che vedono in ogni propria minima imperfezione fisica un'offesa all'idea di perfezione che sono certe di dover rappresentare. Penso alle mille associazioni che si curano di invalidi, diversamente abili, deformi o quant'altro. Ossessionati tutti dal desiderio di dare a ciò che non è comune una parvenza di "normalità" socialmente accettabile, dichiarano con ciò la non accettazione della disabilità quale manifestazione del divino multiforme. Penso alla società in cui vivo. Malata da una ricerca estetica ossessiva della corporeità, si affanna a correggere la forma distraendosi testardamente dal contenuto. Penso ai grassi, ai bassotti, a quelli che soffrono di varie distrofie: in perenne lotta per avere un minimo di rispetto che non somigli a una accettazione politically correct, volgare nella menzogna che sottende. Ecco, in questa storia c'è una visione del mondo di cui non sappiamo più nulla. L'altro, il diverso come manifestazione del divino nelle sue molte dimensioni e facce, la particolarità come qualcosa da venerare e a cui rendere omaggio. Hanno ragione questi stupendi genitori: che importa se non vive? Che importa quanto vive? Importa che sia venuta al mondo questa meraviglia: due facce e due bocche. In una il latte, nell'altra il pollice da succhiare. Trovo tutto questo di una dolcezza commovente. Fosse nata qui, in occidente, sarebbe la disgrazia della famiglia, fonte di tragedia e incubi per i genitori. I quali, vivendo in una società che vede solo l'omologazione come accettabile, si affiderebbero immediatamente a chirurghi, medici, specialisti di ogni genere, pur di renderla comune facendone così un vero mostro. Che sarebbe di questa bambina dopo aver subito strazianti operazioni per toglierle quella seconda faccia di cui la natura l'ha miracolosamente dotata? Magari sopravviverebbe con una sola, dovendo nascondere a tutti, genitori compresi, di sentire sempre la mancanza di quella seconda faccia che potrebbe vedere mai più. Magari potrebbe anche crescere, diventare quasi normale, quasi comune. Quasi. Socialmente non sarebbe mai altro che quella cui hanno da piccola tolto una seconda faccia, un mostro mancato, qualcosa da non ricordare che in sussurri e bisbigli. Quanti mostri crea l'ossessione per una normalità inesistente. Tale solo negli occhi di chi cerca in ogni altro una propria copia, i tratti in comune, mai le differenze che rendono ogni essere speciale. Quale bellezza in questo orgoglio del padre: chi potrebbe mai non meravigliarsi? Come si fa a guardarla e non pensare a Lakshmi, la dea dell'abbondanza? O a Giano, a certe figure mitologiche presenti in ogni cultura? E' questa la bellezza della diversità. Anziché appiattirsi verso l'uniformità, accettarla: senza cambiarla, senza tentare di uniformarla, senza medicalizzare un esserino che ha il coraggio di nascere e di stupire il mondo per la sua unicità. Lunga vita a lei e questi meravigliosi veri "genitori".

Martedì 8 Aprile 2008

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