venerdì 21 gennaio 2011


seguo in queste ore la vicenda dell’invito dell’Assessore Provinciale alla Cultura di Venezia, Raffaele Speranzon, a rimuovere dalle biblioteche della provincia - e nelle intenzioni presto esteso a tutte le biblioteche del Veneto - i libri degli autori che nel 2004 firmarono l’Appello pro Battisti.
Premesso che sul caso Battisti quel che ne so è troppo poco e troppo confuso per dichiararmene pro o contro, la implicita minaccia alle biblioteche che non aderiscono all'invito di finire in una sorta di lista di proscrizione (sottintesa in quel “se ne assumeranno le conseguenze“), è così ignobile da non poter tacere.
Così come nessun omicidio è per me giustificabile e nessuna attenuante può esservi riguardo a contesti, periodi storici o ideologie in cui un omicidio è commesso, così nessuna censura è accettabile essendo questa, sempre, segno di una volontà repressiva e una minaccia inaccettabile alla libertà di pensiero, cioè alla libertà stessa.
Ad aggravare la preoccupazione, leggo stamattina che in alcune biblioteche della provincia di Treviso è stato richiesto già nei mesi scorsi ad alcuni bibliotecari di togliere alla disponibilità del pubblico i libri di Saviano e Pasolini.
Pare che qualcuno di loro abbia aderito alla richiesta nel timore di perdere la disponibilità di fondi preziosi al mantenimento di servizi indispensabili e che gli altri, che hanno opposto un netto rifiuto, stiano subendo già ora pressioni e ostacoli nella conduzione delle attività delle biblioteche di cui sono responsabili.
Pur non avendo negli ultimi tempi frequentato molto la nostra biblioteca, preferendo quando possibile comprare i libri, rimane per me un punto di riferimento senza il quale sarei (e forse saremmo tutti), più povera di qualcosa.
I libri, indipendentemente da chi li scrive, sono un arricchimento perché ci aiutano a comprenderci meglio gli uni gli altri anche quando parlano di cose che aborriamo, che ci indignano o che ci fa male conoscere. Ma è proprio il poterle conoscere che ci consente di sviluppare quella coscienza critica che sola ci consente di parlare di libera scelta. Dove non c’è informazione e circolazione delle idee, non c’è consapevolezza del male né quindi alcun bene da scegliere, poiché nessuna autentica conoscenza può prescindere dalla conoscenza dell‘altro da noi. E’ questo, alla fine, un libro: pensieri e idee “altre”con cui confrontarci o in cui riconoscerci.
Leggere è quindi, sempre, conoscere e insieme sperimentare, come ci dicono i recenti studi scientifici in materia (v. Maryanne Wolf e il suo Proust e il calamaro). Leggendo, aumentiamo in noi quel senso di appartenenza e di convivenza sociale senza la quale saremmo privi di strumenti di relazione e più poveri di educazione, cultura, pensiero.
Ti scrivo quindi per manifestare alla “nostra” biblioteca la mia preoccupazione, il mio sostegno al tuo lavoro e una ferma presa di distanza dalle affermazioni dell’Assessore Provinciale Speranzon, sulle quali non posso consentire dubbi interpretativi: ogni volontà censoria è di per sé strumento di manipolazione della conoscenza e, per estensione, riduzione della libertà. Tacere o sottostimare queste affermazioni da parte di chi ha responsabilità pubbliche, è consentire l’idea che si tratti di parole di poca importanza.
Ma non può esservi cosa più importante della libertà di pensiero e di coscienza: senza, saremmo tutti declassati al ruolo di sudditi abdicando in silenzio a quello civile di cittadini.
Come cittadini abbiamo quindi non solo il diritto ma il dovere, di opporci con ogni mezzo a questi tentativi di barbarie culturale in cui ci stanno già precipitando quelli con lo scolapasta in testa e quelli cui basta un solo libro in tutta la vita, il Mein Kampf.
Per ogni cosa, ci sono. Tienimi informata, anche se so che difficilmente potrebbe venir accolto dal “nostro” assessore un simile invito e che sarebbe il primo a opporre resistenza a simili incivili e irricevibili richieste.
Un caro saluto.
Carissima R.,
sono perfettamente d'accordo con te. Non abbiamo fino ad ora avuto ( per fortuna ) nessuna limitazione di alcun genere, nè da parte dell'assessore provinciale nè da parte di altra autorità locale circa il materiale documentario a disposizione dei nostri cittadini.
Nemmeno il nostro sistema bibliotecario ha mai dato indicazioni simili alle biblioteche provinciali associate!!! Ci mancherebbe. Spero sia solo un'iniziativa isolata che però mi sa tanto di RITORNO AL REGIME. Un cordiale saluto e un abbraccio. L.
22 Gennaio 2011 -
Mentre a Venezia il Sindaco Orsoni e l'Assessore Gianfranco Bettin decidono un Convegno "contro ogni intolleranza, contro ogni discriminazione, contro ogni censura", arrivano a sostegno di Speranzon le promesse dell'Assessore regionale alla Cultura, Elena Donazzan, che "ribadisce la sua volontà di portare avanti «il boicottaggio civile» di scrittori che definisce "cattivi maestri". «Invito chi non l'ha ancora fatto - dice l'assessore - a togliere la firma dall'appello e nel contempo lancio in appello ai dirigenti scolastici a non adottare i libri di chi continua a mantenere il suo nome a sostegno di chi è stato riconosciuto come assassino" - Ciò che colpisce, in queste ragioni ribadite con astuzia sia da Speranzon che da Donazzan, è la distorsione per cui l'oggetto della censura sembra non quella alle opere, cioè ai libri, ma quella a un assassino, cioè il Battisti. L'opporre  costantemente il termine "assassino" a difesa delle proprie posizioni, nobilitandole affermando di schierarsi contro chi "sostiene un assassino", è di per sè ignobile. In queste affermazioni escono di scena i libri (come scrive un commentatore all'articolo linkato,"ho letto il Mein Kampf e non per questo sono un nazista") ed entra la censura all' "assassino". La semplificazione diventa manipolazione. E questa semplificazione è destinata alle pance di chi non ha tempo di approfondire e ovviamente inorridisce all'idea che "a scuola i bambini leggano libri scritti da chi sostiene gli assassini". E' questa la cosa che più mi manda in bestia, questo mettere ad arte l'accento su una singola parola azzerando, come non esistesse e non fosse parte integrante di una storia, tutto ciò che vi sta dietro, a lato, intorno. Questo evitare sistematicamente di rispondere o ragionare nel merito di una questione limitandosi a frasi, semplici ma ad effetto, ripetute all'infinito fino ad entrare nelle testa dell'elettorato quali verità elementari, cifra espressiva di ogni destra e di ogni dittatura.
Qui l'articolo postato oggi su Giap da WuMing1 con un riassunto delle prodezze della signora Donazzan. Un vero esempio di chi siano gli amministratori regionali del Veneto. Come dicevo, non sono un caso certe alleanze fra Lega e An o Pdl: l'ignoranza li accomuna più che se fossero fratelli. La violenza di uno stesso linguaggio ne denuncia le reali comuni intenzioni. E' tempo di smascherarli.
Battaglia fino a ottenere le dimissioni di  Donazzan e Speranzon(...on...on...on)

6 commenti:

  1. Bella lettera, Ross :-) Io in questi giorni mi son stampata di tasca mia un bel po' di volantini e li ho dispersi un po' in giro per la città. All'inizio sembrava la solita sparata leghista. Però qui si vuole passare all'azione. E soprattutto, a forza di sottovalutare le "sparate", si rischia di prendere davvero una brutta china.

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  2. Ilaria: la "sparata" è in questo caso di un ex An con alle spalle una militanza nel Fronte della Gioventù ma, il che ci dice che nessuna alleanza è mai a caso, la richiesta alle biblioteche trevigiane di togliere dai prestiti al pubblico Saviano e Pasolini è proprio dei leghisti, quegli stessi ai quali in queste ore Chiamparino chiede un'alleanza di governo in cambio del via libera al federalismo. L'unica speranza è passare al presidio permanente di istituzioni e luoghi pubblici, primi fra tutti biblioteche e scuole. L'aria è sempre più fetida e la "china" pare tutta in discesa...

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  3. "Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l'uomo medio potrà vederne il 99% sarà un libro."

    Ray Bradbury - Fahreneit 451

    Ale

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  4. Con leghista mi riferivo a Speranzon da cui è partito tutto: ero convinta che uno che lancia un'idiozia del genere fosse leghista, mi sembrava il loro stile. E invece m'ero proprio sbagliata. Anche lui pdl... 'sta cosa mi sconforta ancora di più. E' come se ci fosse un salto.

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  5. Tutta la vicenda (dei libri, non di Battisti che pure meriterebbe approfondimenti...) si inserisce in un solo, squallido contesto di degrado morale, che ci riporta ad epoche tristi e regimi che con la libertà poco hanno a che fare. Il trend del berluscoleghismo in questo, alla lunga, consiste ed insiste: si vuole imbonire e rincoglionire il popolo, si getta fango o letame su chiunque osi proporre un’altra verità, incarnando e rappresentando in questa maniera quel potere fascista che cresce e pasce nell’ignoranza collettiva.
    Non a caso leghismo e pidielleria prosperano dove c’è tanta, tanta ignoranza sui problemi della comunità e del territorio e sui meccanismi di formazione del processo decisionale, ignoranza sia in senso letterale del termine, sia di "non conoscenza" delle questioni (figuriamoci dei dati...).
    I libri. I libri -tema del tuo post- hanno il grave difetto di formare e confermare, di essere lì, "carta canta" a testimonianza imperatura: e non credo di scoprire l’acqua calda se ritengo che il livello medio della qualità del personale politico (e successivamente amministratore in seguito ad elezioni varie) è piuttosto scadente.
    Nel PDL, per dire, a tutti i livelli molti vantano la propria discendenza ed appartenenza alla cultura imprenditoriale: che non è quella illuminata degli Olivetti, Agnelli et similia, ma quella del "padroncino della fabbrichétta", pervasa dalla presunzione che impedisce di guardare ai problemi con una visione moderna, aperta e competitiva, improntata a logiche di qualità. Il leghismo, poi, fa leva sulle insicurezze della gente, quindi il sensazionalismo, la "sparata", fanno più presa e oagano, almeno in termini elettorali. Nulla è per caso........

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  6. @ Ale: ci sarà un motivo per cui mi manchi? Sai pescare e trovare perle dimenticate con cui dire in due righe ciò che io mi affanno a scrivere in mille senza riuscirci mai...

    @ Ilaria: di quel salto stiamo prendendo consapevolezza solo ora, forse perché avvertiamo quanto ormai siano vicini al compimento di un disegno sul quale hanno ordito una trama quasi indisturbati per anni. Io non sono "sconfortata", sono disperata. Ho la sensazione che per fermarli, ora, non basterà più un'"opposizione"; serviranno le vanghe e i forconi. E forse è per questo che nonostante l'evidenza della melma in cui viviamo ancora combattiamo con le parole, ben sapendo che è proprio con l'uso del linguaggio povero che ci hanno fottuto ogni speranza. Le parole, per salvarle, hanno però bisogno dell'azione, del corpo, della carne. Senza "carne", siamo come mutipesci in un acquario.

    @Massimo: non so se ho ancora voglia di indagare la natura e la ragioni che ci hanno consentito la progressiva ascesa di questa classe di politici imprenditori ex vaccari. Mi pare sia troppo tardi per tutto, che in vent'anni di segnali preoccupanti l'unica reazione siano state le nostre schizzinose alzate di spalle, quasi che l'illegalità o l'ignoranza fossero troppo al di sotto della nostra altera intelligenza per preoccuparcene e occuparcene davvero. Vent'anni a nutrirci di scandali senza mai esigere ad alta voce da chi stava all'opposizione uno scatto di dignità e di reni.Perfino oggi consentiamo l'imbecillità di quel "dieci milioni di firme" pur sapendo che è solo un'altra truffa che ci viene propinata con parole prive di senso. E quando c'è stata un'opposizione, in Parlamento, ci siamo accodati allo sdegno di chi ha preferito far passare una legge elettorale che mettesse fuori dal gioco chi "ha fatto cadere il Governo" più che reagire all'assurdo di una democrazia che si faceva stretta eliminando le voci che sempre più diventavano rotture di scatole da eliminare. Meglio governi stabili, anche se anti-democratici, che governi instabili perché ospitano opinioni che contrastano quell'idea di globale mercato delle vacche. Ecco, vedi: non vedo e non sento voci "dentro", a difendere un'idea di mondo che punti verso l'alto, verso l'equità salariale e il diritto allo studio per ogni cittadino del pianeta, uniche condizioni base per una reale evoluzione (che non ha nessuna parentela con la "crescita"). Quando sento parole come "competitività", "produttività" "crescita dei mercati", in bocca a tutti, sinistra destra centro, nord sud est ovest, per salvare ciò che significano i libri capisco che bisognerà arrivare a nasconderli in soffitte e grotte nei boschi. Quando sento qualcuno magnificare kindle e i libri virtuali, so che siamo perduti. I libri, per amarli, bisogna volerli pesanti e di carta; e fragili, così che bisogna fare attenzione nel girare le pagine. Salvare i libri è anche ostacolare l'idea che si possano leggere online sapendo che tutto ciò che risiede qui, su uno schermo, è facilmente resettabile e manipolabile, transitorio, perfetto allineamento all'idea di un mercato usa e getta dove conta il consumo di oggetti-libro non la protezione di una conoscenza da tramandare. Solo la stampa su carta garantisce che ciò che vi è stampato abbia valore nel tempo, perché ci costringe a dare valore alla fragilità del sapere. Ogni altra cosa può essere utile e divertente ma rimane sempre, ci piaccia saperlo o no, consumo temporaneo. Insomma, i mostri da combattere sono ormai così tanti che la battaglia è praticamente già persa. Bisognerà diventare clandestini e sparire, per salvarsi...

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