venerdì 14 gennaio 2011


Sono passata a fare due chiacchiere con Tarek e sua moglie, miei vicini di casa. Tarek è tunisino, ed è sconvolto: passa ore a cercare notizie alle tv estere, incollato allo schermo con gli occhi sempre a un pelo dalle lacrime. Ci dicevamo stamattina che i motivi delle rivolte tunisine hanno poco a che fare con le fesserie sull'aumento dei generi di prima necessità (che pur pesano) e molto con una politica repressiva che costringe i giovani tunisini all'immobilismo, alla povertà, a nessun futuro. Mi diceva che pur essendo la Tunisia un paese dove la vita costa meno che da noi, non c'è comunque proporzione fra stipendi (per chi ne ha uno) e costo della vita: una pensione statale (il padre di Tarek) è di 300 dinar; un chilo di farina (per farsi il pane) ne costa 6, giusto per avere una misura. Mi diceva che la "mafia" è comune in Tunisia non meno che in Italia e che anzi, è conosciuta e diffusa anche se si chiama corruzione; che la corruzione arriva al punto che se un tunisino che vive all'estero torna in visita ai parenti con un'auto nuova, rischia di vedersela sequestrata senza alcuna formalità dai doganieri: " se a loro piace, se la prendono e basta". Così con tutto: un televisore, uno smartphone, una casa (in Tunisia). A lui hanno sequestrato in aeroporto un mobiletto  che portava alla madre, pagato con mesi di lavoro e paga da fame in Italia ma che voleva portare alla mamma per farle pensare che "sta bene". Ci dicevamo che la differenza, fra Tunisia e Italia è solo nell'ordine di grandezza e in una diversa percezione delle cose data dal fatto che qui, noi, siamo comunque (per ora) più benestanti, e quindi meno inclini a scendere in piazza perché, ancora per un pò, ce la facciamo. Ma l'aumento del pane non sarà, come in Tunisia, che l'ultima goccia che farà traboccare il vaso. Resisteremo anche noi fino a quando sarà la fame a farci trovare il coraggio della dignità? Possibile che non ci sentiamo vicini a un paese con il quale abbiano da sempre relazioni o per turismo o per affari? Non ci riguarda la loro storia? Non sarà che non se ne parla molto perché non è così facile inventarsi un terrorismo islamico tunisino cui attribuire il ruolo di nemico da combattere? Non sarà che non se ne parla per non disturbare gli affari che proseguono fra i nostri due paesi? Possibile che non riusciamo a sentire come il motivo per cui i giovani tunisini si stanno facendo massacrare non sono così lontani dai nostri? Possibile che mentre parliamo del referendum a Mirafiori non arriviamo a comprendere quanto la negazione del diritto minimo a un lavoro e alla dignità siano gli stessi ovunque? Che se dopo 16 anni ancora parliamo di legittimo impedimento e dei problemi con la giustizia di alcuni politici, non siamo poi così lontani dalla Tunisia del  corrotto Ben Ali messo al governo 23 anni fa dai nostri civilissimi Craxi e Andreotti?
Ecco una bella ricostruzione di come la rete, anche in questa situazione, sia stata strumento fondamentale di comunicazione partecipata, cioè vera.

3 commenti:

  1. Beh, dai....gli abbiamo dato, noi italici, il potere, pacchi di soldi, l'Esule illustre, la Nessma tv: chissà con quale carico di "nipotine" troverà alloggio in quel di Villa Certosa.

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  2. Sì, è possibile. Come è possibile che Minchionne vinca per un pelo un referendum ricattatorio grazie al voto della maggior parte degli impiegati, solo in minima parte toccati dal contratto-capestro. Ho l'impressione che in Tunisia siano più avanti di noi come coscienza civile. E anche come utilizzo della rete.

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  3. Massimo - pare che invece sia finito a Gedda, alla fine. Peccato: sai che festini tiravano su a Villa Certosa? In compenso ho letto ora che alcuni suoi parenti sarebbero a Eurodisney, in Francia: non è fantastico? Quale più appropriata destinazione? Speriamo che li raggiunga presto anche il nano con i saltimbanchi. Poi ci mandiamo i bambini a lanciargli le monetine...
    Marco - A quanto pare l'ha vinto proprio per un pelo. E però è già che pontifica come se questa fosse la dimostrazione dell'intelligenza degli italiani. Mi ricorda qualcuno, e a te? Ma come li abbiamo allevati 'sti pigs?
    Ciò che è successo in Tunisia è una lezione sulla quale c'è da riflettere parecchio: come non pensare a Jan Palach? e come non ricordare il "ragazzo di Tien An Men? Che solo i giovani abbiano quel coraggio dei propri credo e quel chiaro senso della giustizia senza il quale non c'è alcuna società civile degna di questo nome? Se non è il tradimento della giustizia capace di scuotere le coscienze, cos'altro lo è? Su cos'altro si può reggere una società? Dover da anni seguire gli squallidi esempi di manipolazione dei fatti al solo scopo di farsi una legge da sé, non è per noi ancora abbastanza? Quando potremo dire basta?

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