martedì 15 febbraio 2011


4.000 già arrivati e 80.000 in arrivo: gli extracomunitari sono un'emergenza umanitaria.
Che ne pensano i leghisti duri e puri?
Bersani offre un patto alla Lega dichiarandosi apertamente autonomista e federalista.
Che ne pensano gli elettori del Pd?
Vendola e Idv, i potenziali alleati a sinistra del Pd, si dichiarano decisamente contro il federalismo.
Casini, alleato del Pd in molte amministrazioni pubbliche, è contro il federalismo.
Dall'analisi di un paio di sondaggi Ipsos e Demos, emerge che il Pd, per vincere in caso di elezioni, deve necessariamente allearsi almeno con SeL e Idv. Infatti, fra il 2008 e oggi è l'unico altro partito, oltre al Pdl, ad aver perso circa il 9% dei voti e, se in caso di elezioni si presentassero Sel e Idv divisi dal Pd, raggiungerebbero il 28%, solo 2 punti in meno che se andassero alleati con il Pd (tralascio i dati dell'intera analisi, molto interessante).
I numeri sono non la verità, ma una lente attraverso la quale vedere più chiaramente alcune ragioni nascoste dietro ad affermazioni apparentemente incomprensibili del Pd.
Se gli extracomunitari diventano emergenza umanitaria, l'elettorato della Lega viene in qualche modo zittito: sono forcaioli ma non hanno aspirazioni suicide.
Se diventano emergenza umanitaria, l'elettorato del Pd diventa molto più simile (nella testa di Bersani) all'elettorato della Lega.
L'elettorato della Lega però, potrebbe accettare di sentirsi più umano ma non rinuncerebbe per questo al federalismo (anticamera delle secessione che al nord hanno in mente).
Così ecco che Bersani, ben consapevole che non può portare a casa quel compimento del federalismo che il Pd ha in mente fin da quella modifica del Titolo V, come mi ricordava uno di voi qualche post fa, si mette a proporsi come co-leader sulla Padania facendo alcune distinzioni sulla sua idea di autonomia e federalismo (senza spiegare nulla) ma garantendone il passaggio parlamentare.
I leghisti non li sopporto. Sono portatori di disvalori quanto e perfino più del Pdl (almeno il Pdl non si vuole pulire il culo con la bandiera italiana anche se, come i leghisti, purché girino palanche sono disposti a giurare su tutto, perfino sulla Costituzione).
Il Pd sta finalmente svelando i propri disegni ed è in questo davvero molto simile alla Lega, abbracciata a B. al solo scopo di portare avanti federalismo, autonomia e (potendo) secessione.
Votare Pd, alle prossime elezioni, magari perché ancora nella fase di quel in loving memory da cui molti a sinistra faticano a staccarsi, sarebbe votare per garantire un passo in più all'idea secessionista della Lega che, pur di portarsi avanti verso la secessione, è più che ben disposta ad abbracciare chiunque. Almeno per un po'. 
Indipendentemente dal fatto che questa alleanza Lega-Pd si faccia o no, questo è il quadro che stamattina mi è apparso.
Cosa vogliono (davvero) gli elettori della Lega?
La secessione del nord. Poi, se avanza grasso, potranno fare i signori con il sud concedendo qualcosa ( magari i soldi dell'Unione Europea per l'accoglienza delle emergenze umanitarie).
Cosa vogliono gli elettori del Pd?
No, questa domanda è sbagliata.
Quella giusta è: chi sono oggi gli elettori del Pd su cui fa affidamento Bersani quando propone un'alleanza alla Lega?

7 commenti:

  1. Mah...ci sono due ipotesi che mi frullano nella testolina. La prima è che Bersani (secondo lo stile appreso nella bottega dalemiana) abbia buttato lì la provocazione per scompagniare l'asse PDL-Lega.
    La seconda, invece, è molto più cattiva: costui è proteso nello sforzo di portare il PD allo zerovirgola alle elezioni, in modo da ripartire poi facendo tabula rasa della attuale classe dirigente del partito........
    Nel frattempo, io non ho ancora rinnovato la tessera: in compenso, metto tra le cose positive la presenza ieri sera ad Otto e mezzo di Spataro, mentre ho messo in fresco una bottiglia di quello buono per il 6 aprile.

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  2. Massimo:
    La prima ipotesi è poco verosimile. Come provocazione denoterebbe un'ingenuità politica che non riconosco a D'Alema né al Pd. Primo perché "provare a rompere l'asse Pdl-Lega" ora, che B è in discesa libera e destinato comunque ad uscire dalla scena politica (è solo questione di tempo e di modo), sarebbe come volersi suicidare. Una persistenza in un errore tattico(non è la prima volta che il Pd prova a gettare l'ancora in casa della Lega)che costerà ulteriori perdite di voti.
    Secondo perché, se fosse, confermerebbe l'idea che il Pd non ha davvero idea di ciò che fa o vuole fare. Escludo.
    La seconda ipotesi è in ogni caso nella prima, comunque la si voglia mettere. Non so se questa è la linea del Pd; in ogni caso è suicida. Giocare ad azzerare l'attuale classe dirigente, di cui sono parte D'Alema e Bersani, non vedo come altro si potrebbe chiamare. In più, se tengo conto di come hanno digerito sempre male il correntone Renzi/Civati e quante gliene hanno dette o fatte, mi pare che non ci siamo. Sarebbe molto più facile e perfino più efficace aprire a Renzi e Civati. Guadagnerebbero sicuramente voti e avrebbero un ricambio politico già bello e pronto.
    Sul 6 aprile: secondo te, aspetterà buono quel giorno?
    Mi chiedo perché non scelga di scappare ad Antigua subito. Cosa lo trattiene? Chi glielo impedisce? Cosa? Non mi pare abbia la propensione al martirio: perché aspettare un tribunale che certo non lo premierà politicamente in ogni caso, anziché andarsene ora, diventando (per molti) un eroe al pari di Craxi?
    Oltrettutto non ha nemmeno il 15% dello spessore politico di Craxi, a garantirgli un'uscita di scena a testa alta.
    Qualcosa non me la spiego...

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  3. Ad avvalorare la tua tesi, non ti sarò sfuggito che il Bersani ha affermato espressamente che non occorre che gli si ricordi che la lega NON è razzista, perché lui lo sa già. Del resto fin dai primi Anni 80 il PCI in Emilia, specie nella zona collinare era, anche culturalmente, l'equivalente della Lega in Val Brembana. E l'uomo proviene da quella fiucina. Va da sé che l'idea di razzismo che ha il "pelé" piacentino è sfuggente e molto personale quanto quella di federalismo. O autonomismo, come lo chiama in alternativa. Il quale ultimo ha origini storiche ben precise con la "conventio ad excludendum" nei confronti del PCI fino alla caduta del Muro nel 1989, e si traduceva in un patto neanche tanto occulto con la DC: a voi il governo nazionale, a noi quello delle regioni "rosse" e delle grandi città e mano libera nelle autonomie locali che conquistiamo. Aggiornata al nuovo millennio (e cambiata la ragione sociale ma non i personaggi che sono identici: i dirigenti del PD sono per il 70% i comunisti di allora e l'altro 30% democristiani, attivi anch'essi già da tempo immemore), la strategia è: a voi (Lega) il Lombardo-Veneto a vita; a noi Emilia, Toscana e Umbria; su Piemonte e Liguria possiamo anche accordarci o fare a turno, magari facendo le prove di inciucio per il governo nazionale. Gli altri si arrangino, perché tanto lì i voti non li becchiamo né noi né voi. Per ipotizzare una risposta alla questione che poni in coda, gli elettori del PD a cui fa riferimento Bersani sono quelli che traggono vantaggio da un autonomismo spinto fino ai limiti della secessione, ossia coloro i quali in siffatto sistema, a sua volta autoreferenziale ed escliudente, ci marciano, e che sono quelli che non hanno stracciato ancora la tessera del PD ma ce l'hanno stretta in tasca e magari ne sono piccoli ingranaggi. Altro interesse in comune con la Lega, va da sé, è andare a votare con questa legge elettorale di merda, congegnata non a caso da Calderoli con la fattiva collaborazione di Uòlter Cialtroni e che permette alle rispettive "nomenklature" di autonominarsi e di cooptare i loro rincalzi. Dunque niente da stupirsi: per chi ha occhi per vedere, il gioco è a carte scoperte.

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  4. Marco:
    ho letto anche che per Bersani non c'è problema se si vuole chiamarla Padania.
    Ma sì, ti pare che una volta che si decide di sputtanarsi fino in fondo si stia lì a spaccare il capello in quattro? Voglono la Padania? Diamogliela, purchè facciano l'alleanza e si resti ben saldi alle poltrone.
    Come dicevo al post precedente, serve la mannaia e poi si va a far legna delle poltrone, se questo è l'unico modo di farli andare a sedere altrove.
    Concordo per il resto, lo sai.
    L'aggiunta di informazioni non può che confortare la mia idea: sull'"emergenza bliblica" vedono il mezzo con cui da una parte ammorbidire la Lega, dall'altra di tacitare i malumori in casa.
    Mi pare di vedere in giro che però molti nella base Pd non gliele mandano a dire...
    Rimane sempre da capire, in caso di elezioni, chi farà alleanze con chi e se riusciranno almeno a fare abbastanza numeri da farcela...
    Forse l'unica novità vera è il Movimento 5 stelle: meglio ingenui e tignosi che navigati e doppiogiochisti, a questo punto...
    Non so...

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  5. Salvo qui, vista la fatica appena fatta di ripescare un eccellente pezzo di Beppe Lopez sul federalismo - Il federalismo che sfedera - su Il Fatto Quotidiano, che parte da una semplice ma chiarissima definizione del termine "federalismo" del Presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo:

    "“Il federalismo è un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore”. Elementare, no? Quindi l’intesa bipartisan ormai ventennale, in base alla quale si usa e si intende il termine “federalismo” per indicare esattamente il suo opposto (processo di divisione di uno Stato unico e sovrano), che cos’è? Un malinteso? Un generale abbaglio? Un imbroglio?"

    qui il link al pezzo, che merita una lettura, secondo me...

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/la-truffa-del-federalismo-che-sfedera/90414/

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  6. Ottime considerazioni, la realtà è che il PD può avventurarsi nelle più spregiudicate operazioni politiche (qui dalle mie parti ci sono due o tre amministrazioni comunali PD PdL alla maggioranza Lega e tutti gli altri all'opposizione) solo perché ormai è invalsa la più assoluta negazione di ogni punto di riferimento ideale.
    Il PD dic di essere un partito che si aggancia alla grande tradizione della sinistra italiana ma non al comunismo che rinnega profondamente (detenendo ancora i diritti di riproduzione di nome e simbolo però). Ci sarebbe da chiedersi a che ideali di sinistra si riferiscano allora al PSI di Craxi?

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  7. Al Psi di Craxi? Naaaa...Sarebbe già qualcosa (e non so se mi spiego)
    A me pare si tratti di qualcosa di nuovo, cioè di vecchissimo: un impasto fra Cl, Lega e Don Peppone. Senza le banche di Cl, senza il celodurismo della Lega (ma con gli scolapasta in testa però sì) e quell'istinto paternalistico tipico del vecchio Pci che sapeva sempre un pò di parrocchia.
    Con di fondo tutta la tragedia di quell' "assoluta negazione di ogni punto di riferimento ideale".
    Al Pd fanno paura le idee, figuriamoci gli ideali: terrore allo stato puro.
    I soldi no, con quelli hanno fatto la pace e anzi, smaniano per una banca, come si sa...
    Va bene, eh? Mica devono chiedere a me cosa dire o fare.
    Solo dovrebbero aver un minimo di rispetto per le illusioni che seminano e dire apertamente ciò che si dicono fra loro ai loro convegni "Noi siamo il Pd; nulla a che fare né con il vecchio Pci né con i vecchi Ds. La parola sinistra è scomparsa non per caso dal nome". (detto a un convegno provinciale da un piddino dal palco da cui parlava)
    Invece pubblicamente si nascondono dietro un patetico "centro-sinistra". Come a non volersi smarronare troppo per non perdere quei pochi voti di quelli che credono ancora che esista la sinistra e che questa sia Bersani. Un binomio impossibile. La Bindi sì, è più di sinistra. Per questo la nascondono ogni volta che ne azzecca una...

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