domenica 20 febbraio 2011

Un vecchio sogno e un vecchio libro


Sono a piedi e percorro un’autostrada insieme ad un numeroso gruppo di monaci buddhisti con i loro abiti color amaranto.
Sto parlando con un paio di loro, in coda al gruppo, quando a un certo punto loro smettono di parlare.
All’improvviso si fa silenzio e tutto il gruppo, insieme e senza dirselo fra loro, siede sull’asfalto dell’autostrada in Siddhasana. 
La cosa mi emoziona e mi spaventa insieme.
Dico a quelli che mi sono più vicini che è molto bello ma che si dovrebbero alzare subito, che li uccideranno tutti, che in autostrada le auto corrono e non riusciranno a vederli e a fermarsi che quando sarà troppo tardi.
Loro mi guardano e continuano a sorridere.
Sedendosi in Siddhasana, si sono girati tutti verso la direzione opposta a quella di marcia e io,  ferma allo stesso posto, mi trovo a essere ora in prima fila e so che, se arrivano delle auto, sarò investita esattamente come loro. Ma non sono preoccupata per me, sono commossa e incredula di fronte alla smisurata fiducia che fa sedere loro tranquilli nel bel mezzo di un’autostrada, sorridendo con quel mistico distacco dalle cose che è distacco anche dalla paura.
Mentre provo a convincerli senza successo che la cosa è invece pericolosa, intercetto lo sguardo di un monaco che con gli occhi mi indica di guardare dietro di me.
Girandomi, vedo che a una distanza di forse 200 metri, siede  un altro gruppo di monaci, girati verso di noi. I due gruppi sono quindi uno di fronte all’altro, con una zona centrale vuota.
Siedono semplicemente in silenzio, in stato di meditazione.
In quel momento realizzo che il silenzio intorno è diventato assoluto. “So” che il traffico è da qualche parte dietro di loro, fermo. Io mi trovo in mezzo, accanto al gruppo con cui stavo, e "so" che si è creata una sospensione temporanea di ogni attività, di ogni rumore, di ogni pensiero a partire da lì, dal bel mezzo di un’autostrada.
So, commossa e ammirata, che a loro è stato possibile realizzare un’isola di silenzio totale semplicemente sedendosi in meditazione.
In quella zona vuota, in quello spazio di circa 200 metri fra i due gruppi di monaci, provo la straordinaria sensazione di un silenzio perfetto.
Un silenzio che si realizza solo se l'uomo, presente, smette di interferire.
L'emozione è indescrivibile.
Guardo i monaci di fronte a me e quelli che riesco a vedere nella prima fila hanno intanto aperto gli occhi e mi stanno sorridendo divertiti, come se tutto ciò che sta (non sta)  succedendo, l’avessero fatto solo per me, per farmi capire. (Sogno fatto - scritto - nella notte fra il 25 e il 26 giugno 2006) -

" La scuola Zen Ts'ao Tong applica, durante la meditazione, i cinque principi seguenti:
1. E' sufficiente sedersi in meditazione, senza che occorra un soggetto di meditazione.
2. Sedersi in meditazione e il Risveglio, non sono due cose diverse.
3. Non bisogna aspettare il Risveglio.
4. Non esiste un Risveglio da ottenere.
5.Lo Spirito e il Corpo devono essere uno."

A distanza di molti anni, rileggendo ieri questi cinque punti su Introduzione allo Zen di Thich Nhat Hanh, primo libro letto sullo Zen e su qualsiasi altra disciplina orientale,  ho capito che leggere non mi serve assolutamente a nulla. 
Avessi capito allora questi cinque semplici punti, non avrei dovuto leggere più niente. 
Nemmeno sognare mi serve poi granché: sono passati circa 4 anni da quel bellissimo sogno e continuo a cercare il silenzio riempiendolo di parole.
Era meglio se andavo a cercare miniere di diamanti nel Kalahari, invece di sognare di andarci per fare la boscimana ispirata: avrei scongiurato la povertà per qualche generazione di nipoti e impegnato meglio l'immaginazione.
Una vita intera a cercare qualcosa che avevo già. Senza saperlo.
Anni a leggere leggere leggere, illudendomi a ogni libro di capire qualcosa che era già lì, al primo libretto di 140 pagine.
Però volevo la consapevolezza.
Così ho buttato anni per capire una cosa che capisce anche un bambino.
Il silenzio è silenzio.
Non c'è nulla da capire.

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