lunedì 21 febbraio 2011

Ossessioni libiche

Ossessioni libiche

Non mi prendeva così male nemmeno all'epoca di Free Tibet e le Olimpiadi di Pechino.
Nemmeno nei giorni delle bombe su Gaza ero così ossessiva.
A rendermi tutto insopportabile, a differenza dei giorni della Tunisia e dell'Egitto, è il fatto che non riesco a rimuovere la rabbia e la vergogna per l'accavallarsi nella mia mente di immagini che fanno a pugni fra loro.
Da una parte le persone oggi colpite nelle piazze da mitragliatrici e aerei da guerra.
Dall'altra le immagini oscene delle visite di Gheddafi a Roma.
Berlusconi che ingaggia 400 giovani idiote che per 80 euro al giorno recitano da comparse interessate alle lezioni di Corano tenute da Gheddafi. Sante a un tot l'ora.
Le foto della Marcegaglia che (nel 2009) stringe compiaciuta la mano al rais affermando convinta che: "la presenza libica in Italia è in crescita e questo fa intravedere opportunità di un ulteriore sviluppo”. Che brava.
D'Alema che va a scusarsi nell'ingombrante tenda perché Fini non ha ricevuto Gheddafi nonostante tre ore di ingiustificato ritardo. Che stile.
Gheddafi che gira per Roma con uno stuolo di guardie armate fino ai denti fingendo di essere un turista qualsiasi e la sera tutti ad ammirare le prodezze dei suoi cavalli bianchi. Che bello.
Tutti gli industriali a fare la fila sperando di aprirsi al mercato libico, che i soldi non hanno odore. Che ingegno.
I leghisti che esultano perché non arrivano più barconi e nulla importa loro se chi su quei barconi sperava una libertà già pagata ai trafficanti viene buttato in mare o ricacciato prima nelle immonde prigioni libiche pagate da noi italiani (brava gente!) e poi mollato in mezzo al deserto senza acqua e senza cibo, che al resto ci pensassero la sabbia, il sole e i serpenti. Che pii.
Ma questi, non provano mai vergogna per ciò che fanno?
Per ciò che pensano?
Come fanno a dormire la notte?
Riescono a giustificarsi tutto?
Che si staranno dicendo poi oggi, guardando i listini in picchiata di un'economia italiana svenduta un tanto al chilo all'amico Gheddafi?
Che penseranno all'idea che dalle coste libiche ora potrebbero arrivarne a migliaia per fuggire alle bombe nelle piazze e alle mitragliatrici sulla folla?
Se nei prossimi giorni Unicredit sballa, che faranno?
Con chi se la prenderanno?
Dalle dichiarazioni d'amicizia vera, ora è tempo, immagino,  del "We have no friends, Italy only has interests".
Peccato che nemmeno quelli.
Anche gli affari li sanno fare solo "con il culo degli altri".

28 commenti:

  1. Ero sicura che stessimo provando la stessa ossessione io e te. Ma l'assurdità è che quelle che non ci dormono la notte (nel vero senso della parola!) siamo noi (e quelli come noi), non loro! Sentire ieri berlusconi dire: "Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo in questo momento" (ma certo, è davvero scortese disturbare un dittatore psicopatico mentre è impegnato a sterminare la sua gente!) o Frattini che dice "Non vogliamo interferire con le questioni interne agli stati" (certo, un genocidio, perché ormai tale sta diventando, è un affare interno!), come può essere??? E' una vergogna assoluta, io seguo anche su twitter le vicende e la cosa non è passata inosservata. Non è che il resto del mondo si stia comportando meglio, però. Dov'è Obama? E l'UE è lì impegnata da giorni nel grande sforzo di partorire una dichiarazione ufficiale che non serve a niente! Per me è tutto incomprensibile, siamo globalizzati??? E allora se siamo globalizzati economicamente si potrà anche intervenire per fermare un massacro spaventoso!!! Qui siamo globalizzati solo quando pare a loro. La battuta più bella l'ho letta in giro su twitter: "L'Italia è l'unico paese del nord Africa che non si è ancora deciso a scendere in piazza".

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  2. Ilaria:
    La battuta è, secondo me, la misura della tragedia. Non mi fa ridere. Mi fa pensare a quanto ci sia facile tradurre in battuta arguta qualsiasi nefandezza.
    Perché poi, l'Italia, cioè il paese dove vivo, è quello che ha finanziato (e digerito in silenzio) il "genocidio" dei barconi respinti in Libia condannando migliaia di esseri umani a torture e morti atroci nel deserto o nelle carceri libiche pagate da noi per liberarci dal fastidio di dover accoglienza a migliaia di africani in fuga da torture e massacri nei loro paesi. Ma di questo genocidio non ci siamo accorti, ci siamo solo indignati appena un po' di fronte a qualche racconto e a qualche video.
    Siamo globalizzati per finanziare le imprese e i respingimenti (che parola atroce, no? come se "respingere" non fosse insieme un condannare, come se "respingere" non facesse di noi il paese che pagava il boia libico perché ci liberasse del fastidio di dover pensare a quegli africani come a nostri fratelli, esseri umani disperati che chiedevano aiuto).
    Oggi è solo l'atto finale di una tragedia cui abbiamo partecipato con una indifferenza e una leggerezza colpevoli.
    Con quale spirito facciamo oggi battute? Con quello (ancora e sempre quello) che ci ha indignato per qualche breve istante alle comparsate di Gheddafi a Roma, alla legge sui respingimenti voluta da Lega con la fattiva collaborazione di tutti e con i soldi di tutti noi, gli italiani che guardano tutto come se tutto fosse uno show che cambia in continuazione ma resta sempre lo stesso.
    Il massacro spaventoso è non solo quello della piazza libica di queste ore; è quello che Maroni e La Russa che, oggi preoccupati dispongono navi e aerei in assetto di guerra a difesa delle coste, hanno pagato perché si compisse in silenzio altrove, fuori dalla portata dei nostri occhi e delle nostre coscienze su quelle migliaia di africani di molte nazionalità di cui non sappiamo niente.
    Noi non scendiamo in piazza perché, fossimo coerenti con le nostre indignazioni, avremmo dovuto farlo per ribellarci a quelle leggi e a quei finanziamenti che con una mano pagavano la morte di clandestini rigettati in mare e con l'altra prendevamo a contropartita le miliardarie commesse per le nostre grandi industrie.
    Non siamo innocenti, questo è. Per scendere in piazza bisogna avere la rabbia autentica che nasce dalla consapevolezza di essere nel giusto, di esigere una giustizia che per essere tale non può usare pesi diversi con le vite umane.
    Invece di assistere indignati alle lezioni di Corano, dovevamo allora scendere in piazza contro certe mani che si stringevano beffarde e compiacenti compromettendo in noi la certezza della ragione.
    Credo sia per questo che ciò che sta succedendo in Libia mi ossessiona: so che, proprio perché italiana e non "africana", il mio silenzio di allora mi rende complice di ciò che ha rappresentato e rappresenta la Libia.
    Armi che arrivano anche da casa nostra. Soldi al rais che noi abbiamo dato. Festeggiando la ferocia di un boia che non esita a farsi pagare per uccidere, oltre ai suoi, anche i condannati altrui.
    Ora temono le invasioni, e hanno ragione. Se si ricordano, gli "africanoi veri", non noi che giochiamo anche sulle tragedie, ciò che abbiamo fatto ai loro fratelli, non sarà facile farci sopra altre battute.

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  3. Si, Ross, la tua risposta ad Ilaria coincide nella sostanza col mio pensiero sulla vicenda che, non dimentichiamolo, è solo all'inizio. Stamattina ne discutevo con un collega, pidiellino doc, che si ancorava al fatto che "è dai tempi di Andreotti che noi dipendiamo dalla Libia, quindi il governo B. non ha colpe".
    Per quanto mi possa ricordare io, l'Italia, con qualsiasi governo passato, ha avuto rapporti commerciali ottimi e di buon vicinato con la Libia.
    Quello che si è aggravato, sotto il regime berlusconiano, è la sottomissione totale (vedi scandaloso accordo, fatto passare per un accordo "epocale"), è il ritardo ed i tentennamenti per prendere una posizione di condanna, è un Frattini che parla come fosse il ministro degli esteri libico, e non di un paese dell'UE; sono le buffonate sotto le tende, una laurea Honoris Causa alla Sapienza, dove ha persino spiegato agli studenti "Cos'è la Democrazia", i baciamano e tutte quelle berlusconate che hanno fatto ridere il mondo di noi. E che adesso, nel dramma, non ci consentono di accreditarci come interlocutore serio: come potremmo esserlo, quando abbiamo armato il Colonnello in modo tale che i pescherecci siciliani fossero colpiti con gli spari provenienti da motovedette italiane?

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  4. Massimo:
    Già. Credo sia tutto questo, tutto ciò che sappiamo, a farci essere l'"unico paese del nordafrica a non scendere in piazza".
    Sappiamo di non poterci dichiarare innocenti. Sappiamo che non esistono giustificazioni accettabili al nostro chinare la testa, anche quando ci è sembrato (quei noi, soliti quattro gatti comunisti)di aver avuto reazioni indignate o di aver "denunciato" sistematicamente ogni porcata.
    La nostra reazione non è mai andata più in là delle parole, utili ma insufficienti.
    E non esistono governi, che, ben prima di B&B, non abbiano fattivamente lavorato per mantenere saldi accordi di ogni tipo con la Libia.
    Come possiamo indignarci con qualche ragione oggi, per i massacri sulla piazza libica, quando abbiamo timidamente (e sempre noi soliti pochi comunisti) occultato anche a noi stessi il genocidio di innocenti respinti nel deserto da Gheddafi perché lautamente pagato da noi per fare quel lavoro sporco che ci liberasse dalla vista delle migliaia di persone senza volto, senza nome, senza nazionalità, eppure tutti provenienti dall'Africa passando dalle coste libiche e diretti qui, nella democratica Italia?
    Il conto con la Libia è un conto vergognoso da sempre ma questa è la cosa che su tutte la dice tutta su quel "we have no friends, we only has interest".
    Per questo balbettano tutti, oggi.
    Sanno bene di non aver titolo per dire alcunché.
    E noi, dentro di noi, sappiamo bene che scendere in piazza richiede un essere disposti a pagare prezzi che non vogliamo pagare da troppi anni e dovremo, prima o poi...

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  5. Complici, dice Furio Colombo.
    Caso mai servisse a ricordarci perché l'Italia non scende in piazza e balbetta timidamente in queste ore...

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/improvvisamente-si-scatena-la-meno-prevista/93352/

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  6. "Non è più tempo di parlare solo alla pancia degli italiani: sarebbe comprensibile, ma anche auspicabile, che le opposizioni - da Pierluigi Bersani ad Antonio di Pietro, fino a Futuro e Libertà - chiedano conto e dimissioni del governo non per le notti di Arcore e le cortigiane, ma per il ruolo di sensali che Berlusconi&Co hanno avuto in questo folle matrimonio."
    Su PeaceReporter.it
    Condivido.
    Ma dubito.
    In questo bunga-bunga l'abbiamo preso equamente sia da destra che da sinistra (come ci ricorda sopra Colombo)
    Non credo sia un caso che oggi il sistema informatico della Borsa sia misteriosamente bloccato...

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  7. Condivido ogni cosa che hai detto e non mi consola per niente il famoso "Io l'avevo detto". Siccome per far svegliare gli italiani ci vuole la catastrofe, forse lo sarà la benznia a 5 € al litro e il blackout un giorno sì e l'altro pure, eventualità più che probabile se dovessero cadere anche il regime saudita e quello dell'Amico Putin a cui ci ha consegnato mani e piedi il malvivente che facciamo governare. Con la complicità di quelli dell'altra parte, che hanno condiviso la stessa politica estera.

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  8. Sono d'accordo con voi, ho parlato dell'immediato solo perché le nostre complicità del passato antico e recente le davo per scontate tutte. La battuta l'ho citata non perché faccia ridere ma perché la trovo vera. Io sono scesa fisicamente in piazza sia contro la legge Bossi Fini sia l'anno scorso per il primo marzo, ero in piazza il 13 per le donne, ma comunque penso che non sia mai troppo tardi per svegliarsi. Il fatto è che forse la maggioranza degli italiani la pensa come dice Marco o come il ministro Frattini... vorrei vedere se ci mettessimo anche noi giorno e notte in piazza, in strada, davanti ai palazzi del potere... se si facesse, io ci andrei. Per ora però vedo che la maggior parte degli italiani si sono adeguati alla vita di m***a che facciamo, ricchi o poveri che siamo.

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  9. Realizzai, sulle visite di Gheddafi a Roma, un servizio che mai ando' in onda. Mancanza di tempo o forse di coraggio. Perche' messe insieme tutte le immagini, il senso del ridicolo ne usciva esaltato a tal punto che nessuno degli addormentati spettatori di RaiUno pomeridiana avrebbe potuto poi tollerare i toni trionfalistici di Scondinzolini in prima serata.

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  10. Marco:
    Ipotesi non così improbabile in effetti la benzina a 5€ o il prossimo inverno a recuperare stufe a legna. Mi ha fatto uno strano effetto sentire ieri sera La Russa ammettere che "ci sono seri motivi di preoccupazione" pur provando a rassicurare i mercati dicendo che dipendiamo in minima parte dal gas libico. Peccato si sia dimenticato del resto, che è molto di più.
    Frattini che si stupisce delle accuse di aver rifornito di armi la rivolta o B che telefona per dire che no, non siamo stati noi,mai dati razzi ai "ratti".
    Forse hanno dimenticato che siamo il paese maggior fornitore di armi alla Libia? Forse davvero pensano che se esporti armi in un paese governato da un pazzo non esista un mercato nero dove quelle stesse armi vengono distribuite?
    http://www.disarmo.org/rete/a/31009.html
    Siamo un paese in mano a una banda di persone a dir poco imbarazzanti e la cosa è oggi estremamente preoccupante...

    Ilaria:
    Non so se mi augurerei in queste ore la caduta del ns governo, davvero. Temo sarebbe disastroso per noi, perfino più che tenerlo in vita con le bombole di ossigeno. Questo è un momento drammatico e l'aver alzato al massimo livello l'allerta Difesa e schierato navi da guerra in stato di massima allerta nelle acque al largo della Libia ne è il segno. La Libia è piena di armi come un uovo, armi che noi più di ogni altro paese gli abbiamo venduto. In più, quel Trattato di Amicizia sottoscritto nel 2008 ci impegna a fianco della Libia in caso di aggressione a quella. L'unica speranza è che sia l'esercito libico a disertare abbandonando il pazzo a se stesso. Diversamente rischiamo di trovarci con una giustificata accusa di tradimento di quel Trattato e aerei che ci bombardano come nemici.
    Insomma, la vedo nera, e spero sia solo un mio dar vita alle peggiori congetture sulle queli sarà velocemente smentita.
    Ma no, oggi (come ieri) penso che la nostra occasione per la piazza a oltranza l'abbiamo persa.
    Oggi l'unica cosa saggia da fare sarebbe un governo di emergenza che escluda B e Lega in quanto uno compromesso con l'amico pazzo, gli altri compromessi da anni di politiche di respingimenti e affermazioni che già nel 2006 hanno provocato in Libia durissime proteste contro l'Italia (v.Calderoli).
    Non so non so non so...

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  11. Laura:
    e tirarlo fuori ora, quel servizio? Dici che anche oggi lo escluderebbero dalla programmazione Rai per evitare reazioni perfino peggiori di quelle che avrebbe suscitato allora?
    Che peccato che tu non ce lo possa far vedere sottobanco (immagino che la Rai non te lo consentirebbe, vero?)
    Quell'ultima visita a Roma rimarrà nella storia come il momento più osceno del governo Berlusconi. Delle sue notti brave, infondo, possiamo dimenticarcene; di quelle leccate di culo che ci hanno fatto vergognare di essere italiani, no...

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  12. Però scusa, io trovo ingiusto e "ingrato" guardare alla Libia pensando in realtà ai fatti italiani. Ma chi se ne frega di Berlusconi, in questo momento. Qui sta succedendo qualcosa di epocale nel mondo arabo (un po' paragonabile al 1989 per l'Europa dell'Est) e io mi concentro su quello. Non siamo certo noi il centro del mondo. Io credo che mi stia facendo bene non seguire più i mass media italiani in questi giorni. Mi sto informano solo tramite tv straniere (France 24 che prendo col digitale, Al Jazeera english e BBC via streaming), quotidiani stranieri, e soprattutto via twitter, facebook e blogs arabi, cioè dove ci sono le voci dei ragazzi in lotta (e dei giovani che li aiutano in tutto il mondo). Ho bombardato (come richiesto dai libici tramite twitter) di mail la casa bianca e i nostri presidenti europei, l'onu eccetera. Vedo ragazzi europei e americani mettere a disposizione provider per permettere ai libici di superare la censura su internet da parte del governo (operazione già fatta con egiziani e tunisini che hanno sempre potuto comunicare via web proprio grazie a tanti hacker europei e americani). Perfino google si è mosso mettendo a disposizione i suoi provider per la Libia. E sono ragazzi islamici, cristiani, di ogni nazionalità. E' il mondo che si sta muovendo mentre i leader restano fermi. E allora di fronte a ciò, scusa ma sono ottimista! :-)

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  13. Ilaria:
    magari sono "ingiusta e ingrata", ma non vedo come il sostegno alla lotta dei ragazzi libici possa azzerare le responsabilità dell'Italia nel sostegno del dittatore che stanno provando a combattere.
    Al link cui rimando qualche commento sopra, quello del blog di Furio Colombo sul Fatto Q in cui cita un paio di articoli del famoso Trattato di Amicia Italia/Libia, ci sono per me ragioni più che sufficienti per vergognarmi di aver messo (in quanto italiana) quegli stessi ragazzi sotto bombe italiane sgnaciate da aerei italiani che noi gli abbiamo venduto.
    Al link ancora sotto, quello a disarmo.org, vedo solo quanto l'Italia sia da anni il maggior fornitore di armi e aerei al governo libico.
    Se ne ricordano i ragazzi libici con cui tweeti? Lo sanno?
    Ciò che intendo è che per me vanno distinti i due piani: ciò che noi singolarmente proviamo o facciamo da ciò che ci chiama in causa come il paese maggiormente responsabile della potenza militare di Gheddafi.
    Quella stessa potenza militare che oggi fa alzare il livello di allerta massima della nostra difesa e ci fa schierare navi e aerei pronti a intervenire contro la Libia.
    Credo sappiano bene perché devono temere i colpi di follia di un dittatore con cui abbiamo fatto affari fino a ieri. Tu dici di no?
    Ciò che intendo è che nelle ultime 72 ore è cambiata la nostra stessa idea di emergenza. Che lo scenario che abbiamo oggi davanti non può non farci temere ciò che sta succedendo il Libia.
    Mi pare inutile ricordare che la rete (twitter o Al- Jazeera che sia) è per ognuno di noi la prima fonte di informazioni.
    Non credo però sia sufficiente sostenere via Twitter i ragazzi in rivolta per dirsi ottimisti su ciò che potrebbe realmente succedere.
    Vedere la rete come la soluzione del dramma libico, mi pare al limite della buona speranza.
    Qui non c'è solo un dittatore, questo non è Mubarak o Ben Ali; questo è un pazzo cui abbiamo venduto armi fingendo di non sapere che i trattati internazionali vietano la vendita di armi a nazioni che non rispettano i diritti umani.
    Qui c'è un paese che ha investito nella nostre più importanti banche, nelle nostre più strategiche società, che ha diritto di voto in molti consigli di amministrazione dei più importanti gruppi economici del nostro paese.
    Basta twitter?
    Magari! Bastasse, sarei ottimista anch'io.
    Per ora mi limito a distinguere le due cose: i libici in rivolta, cui va (mi pare scontato) il mio sostegno; e la nostra situazione economica e politica, sulla quale ho dubbi atroci sapendo che a gestirla sono ancora gli stessi che fino a ieri imparavano da Gheddafi il bunga-bunga e gli facevano le scuse in ginocchio pur di continuare a farci affari.
    Fra le due cose, in me, prevale il senso di vergogna e il non sentirmi affatto innocente sulle nostre responsabilità, più che l'ottimismo. Ma spero che sia tu ad avere ragione di essere ottimista, questo lo sai, no?

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  14. Come non darti ragione? La situazione negli ultimi tempi è veramente precipitata e l'unica cosa positiva a cui posso pensare e che tutto quello che sta accadendo possa essere un preludio ad un reale cambiamente che un po' tutti stiamo aspettando. Spero solo che il prezzo da pagare non sia troppo alto.

    Un saluto

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  15. Ma non ho detto che basta twitter, se bastasse faremmo tutti le rivoluzioni dietro un pc. Ho detto che in questi momenti, secondo me, twitter & Co. rispecchiano più fedelmente quella realtà che ai media più tradizionali (e a chi guarda solo alle mosse degli uomini politici) sfugge, e di cui comunque non c'informano: e cioè che oltre ai problemi che sappiamo, alle nostre complicità, alla realpolitik ecc., c'è però un mondo diverso che vuole andare e andrà avanti comunque. E io penso che questo (tra l'altro) giovane mondo avrà la meglio, con tutte le difficoltà del caso. Se uno legge o guarda solo i media tradizionali (e non mi riferisco a te, che so benissimo che sei la prima a informarti via web e in via diretta) si fa una certa idea; se uno cerca anche di ascoltare le voci di chi sta agendo, ha più il polso della situazione. Tanto per dirne una: i nostri media e i nostri politici temono che si crei un altro effetto Iran. Peccato che dalla rivoluzione iraniana siano passati più di trentanni e peccato che la libia sia sunnita e non sciita. C'è una bella differenza... ma visto che informarsi non è prerogativa dei ns media, continuano a propinarci la stessa palla! :-)

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  16. Ilaria:
    Ciò che sta succedendo è talmente mostruoso (ha detto bene Obama) che mi pare in alcuni momenti irrispettoso anche solo accennarvi su un blog. Eppure, come si può tacere?
    Pensavo ieri, mentre tornavo al lavoro dopo aver postato il mio precedente commento, che la "realtà", è sempre tutta la realtà. E' quella di chi si informa e partecipa ed è quella di chi - per pigrizia, per preparazione culturale, per scelta, accetta come unica la realtà proposta dalla tv e dai governi ma siamo anche noi, che "vediamo" la loro come inesistente.
    Non sono meno reali le bugie che hanno lo scopo di nascondere; anche la realtà di voler nascondere o manipolare qualcosa è una realtà di cui si deve tener conto. La realtà, come la verità, è tutta la somma delle cose che facciamo, diciamo, pensiamo, nascondiamo...
    Solo la consapevolezza di questa totalità che tutto comprende ci può dare la possibilità di scegliere ogni volta da quale parte voler istintivamente stare.
    Allora, ogni volta che mi si affacciano le questioni sul "noi" e "gli altri", cioè sulle differenze fra ciò che scelgo di pensare io e ciò che scelgono di credere gli "altri", italiani o Al-Qaeda che siano, mi dico che per capire davvero devo accettare il fatto che per loro sono reali le loro ragioni, che per loro è vera la loro verità. Solo partire da questo presupposto mi fa capire che il problema non è quale sia la "realtà", che appunto è tutta la somma delle realtà; ma per quale tipo di realtà desidero schierarmi, a quale tipo di verità mi sento più vicina, a quale idea di mondo appartengono i miei desideri e i miei pensieri.
    Perché, la realtà (come la verità) non è qualcosa di fisso e immutabile. La realtà è in costante mutazione e questa costante mutazione produce ad ogni istante una nuova opportunità che ci chiama a una scelta.
    Alcuni sanno riconoscere in se stessi con un certo anticipo la loro realtà e la loro verità di appartennenza. Altri hanno un processo più lungo per storia, per condizione, per cultura, per natura.
    Ciò che non posso accettare è che vi sia qualcuno così convinto della propria verità, così certo della realtà che accetta come tale, da non essere disposto ad accettarne altre. Da arrivare, forse per povertà di linguaggio o per limiti culturali, di uccidere l'altro, di massacrare l'altro, pur di imporre quella sua verità.
    Scusami, lo so che non c'entra forse molto con ciò di cui stavamo parlando e che sto estremizzando.
    E' che, come dicevo, ciò che sta succedendo mi sconvolge perché è quanto di più disumano la realtà umana possa concepire e fare. E, in queste ore, ho come la sensazione che ciò che sta succedendo in Libia ci chiami tutti a una maggior consapevolezza sulle nostre presunte realtà e sulle nostre idee di verità. L'altro, non è mai il mio nemico (nemmeno quando a parole lo è, v. per me la Lega). E' e rimane parte della mia realtà e mi chiama in causa con le sue ragioni.
    Ciò che mi è insoppportabile è che molti non capiscano che finché attraversiamo i ponti con le parole, siamo in zona salvezza.
    E' quando si impongono ad altri quelle parole che si crea la stortura, perché quelle parole che diventano legge scritta impongono a tutti una realtà che è solo di una parte e obbliga l'altra ad escludere la propria dalla somma totale che le comprende sempre tutte.
    L'arte del dialogo è l'arte di costruire la realtà migliore per tutti. Le parole costruiscono sia la realtà che la verità in cui decidiamo di vivere come umanità, per questo il dialogo dovrebbe essere insegnato a scuola, coltivato come la più preziosa delle azioni umane.
    Spegnere la tv perché è la verità del monologo che uccide ogni possibile dialogo.
    Va beh, scusa...trabocco di dolore per queste morti atroci e sto cercando di capire...

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  17. Ross, quando passo da qui e leggo, mi viene male. Allora condivido con te un devastante zapping, un blob quasi (ed ancora più crudo, in quanto involontario quindi non studiato a tavolino per stupire...). Ieri sera guardavo Skytg24 e si è passati senza soluzione di continuità dal filmato dellefossi comuni a quello del presidente del Consiglio italiano che neppure ora riesce ad essere serio.
    "Ovviamente siamo preoccupati.." (sorrisino)
    "L'uso della violenza è da condannare.." (altro sorrisino: aveva l'aria più greve quando in passato condannava la violenza negli stadi)

    Poi, senza mai nominare Gheddafi nè condannarlo esplicitamente anche dal punto di vista umano, parte una gioiosa celebrazione del "giovane popolo di internet che cambia la storia..." ovviamente con quella risatina da jena che (purtroppo) ben conosciamo.

    Qualcuno gli dica che il tempo delle feste e dei festini, dei campeggiatori abusivi a villa Pamphili, delle 400 amazzoni è finito: si tolga dalle palle e lasci affrontare ad una persona seria un problema serio.E lo dica anche , se possibile, a chi tuttora lo voterebbe.

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  18. Massimo:
    la differenza fra Gheddafi e B è solo una questione di frontiere e di contesti. Non dimentico il massacro del G8 di genova, non dimentico i manifestanti dell'Aquila manganellati a Roma, non dimentico mai che se non hanno mai sparato sui nostri manifestanti è perché il nostro paese ospita basi Nato ed è in Europa.
    Ma la natura dittatoriale di B si riassume anche in questi giorni quando dice che "da imprenditore potevo anche licenziare".
    Avesse mano libera (più di quanto gli impone non solo la legge italiana, ma la comunità internazionale) sarebbe corso a sostenere le ragioni di Gheddafi per salvare i capitali italiani investiti in Libia. Non vi fossero l'Europa e l'America a guardarci, ci avrebbe fatto digerire qualsiasi ragione, pur di salvare l'unico potere che riconosca: i soldi.
    Poi, come si diceva, chi si somiglia si piglia.

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  19. la cosa più giusta l'ha appena detta un tizio per Mail a Radiopopolare... prima se ne sono disinteressati ma scommetti che con il petrolio previsto a 200 dollari al barile ora saranno tutti "interventisti umanitari"?

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  20. Maurizio:
    Eccerto!
    Quel che dubito è che la finanza internazionale (non solo quella casereccia di Eni, che fin qui ha avuto notevole peso sulla opportunistica cecità della politica italiana in molte aree, non solo in Libia)arrivi in tempi brevi a capire quanto sia più vantaggioso proprio per l'economia mondiale, il rispetto dei diritti umani.
    Il problema vero è che chi fa affari, soprattutto i grandi affari in Borsa, è interessato solo ai guadagni di breve brevissimo periodo. Puntano al guadagno massimo e immediato partendo dalla logica che non è compito della finanza occuparsi dei diritti umani, ma della politica.
    La politica invece, la fanno persone il cui interesse è occupare quanto più a lungo possibile i luoghi del potere. E questo è possibile solo scendendo a patti (più spesso compiacendo senza alcun pudore) con le esigenze di guadagno immediato della finanza.
    Così, al di là della situazione contingente in Libia (o in Tunisia o in Egitto), più che ciò che ottengono oggi i dimostranti in lotta, è per me interessante capire come si stanno muovendo le Borse in questi giorni, per provare a capire quali saranno i futuri interlocutori politici di quei paesi e come cambieranno le politiche economiche e finanziarie a quelli legate.
    Infondo, chi meglio di noi italiani sa bene che non sempre un "governo democratico" è in automatico anche un governo che legifera partendo dal rispetto delle esigenze reali delle persone?

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  21. Tra l'altro è cosa ormai risaputa che il prezzo del petrolio a livello planetario non si paga oggi per il prodotto odierno, ma si fissa oggi per il prodotto pagato materialmente tra "x" mesi: il che lascia spazio a speculazioni di ogni genere, dato che nel giochino tra plus e minusvalenze si possono realizzare cespiti di notevole interesse per chi "maneggia" poi materialmente i barili. Oppure si può facilmente ricattare una intera economia di un singolo paese: non a caso ai vertici delle grandi compagnie siedono più finanzieri che ingegneri.......

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  22. Siccome non me ne intendo di queste cose... però mi chiedo (e vi chiedo): se un premier (demente) firma un trattato d'amicizia con un dittatore sanguinario e psicopatico che tutto il mondo avversa, non si potrebbe oggi considerare quel trattato carta straccia, nel caso UE e USA decidessero di intervenire? O dovremmo restarne fuori per restare fedeli a un pezzo di carta che secondo me varrebbe meno della carta igienica? (non è una domanda retorica, lo chiedo veramente perché sento in tv discussioni in cui sembra che davvero noi nn potremmo intervenire in aiuto del popolo libico per colpa di quel trattato).

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  23. Massimo:
    Infatti: politica che va in soccorso alla finanza quando questa fa danni (anche il default di un paese è infondo riferibile a giochi esclusivamente finanziari, no?)facendoci digerire ogni aumento come inevitabile ma è intimidita quando si parla di tassare i guadagni di borsa almeno quanto gli stipendi fissi. Politici che abdicano al loro mestiere in virtù di capitali finanziari che controllano ormai, direttamente o indirettamente, ogni approvigionamento energetico (sia questo petrolio o riso o acqua).
    Ma ho fiducia, ci vorrà tempo e determinazione e costanza, ma ho fiducia...

    Ilaria:
    Ti rimando di nuovo al post di Furio Colombo sul Fatto del commento 5, dove in sintesi dice che il "trattato che la vincola al punto che – si dice all’articolo 4 – “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. L’Italia non userà mai ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”.
    E anche "Art. 20: “Le due parti si impegnano a sviluppare, nel settore della Difesa, la collaborazione tra le rispettive Forze Armate, anche attraverso lo scambio di informazioni militari e di un forte partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”. Ma anche (art. 19) “le due parti promuovono un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane”.

    Il trattato completo credo sia facilmente reperibile in rete, se mi ricordo dove l'ho salvato ti giro il link....
    Però, sì...trovassero oggi la decenza di almeno dichiararlo decaduto o nullo per cause non previste al momento della firma, sarebbe una bella cosa per recuperare un pò di credibilità internazionale.
    Quell'art. 4 mi pare escludere questa possibilità, oltre a escludere espressamente che l'Italia, ad esempio, possa ospitare basi da cui possano partire azioni Nato contro la Libia....
    Attendo pareri di chi ne sa più di me e intanto cerco di capire se si possa fare...

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  24. Potrei dire, cinicamente, che non potrai mai fare il mestiere della politica :-) Ma questo è un complimento, soprattutto in Italia. A me adesso Gheddafi fa persino un pò pena, mi sembra avviato verso la stessa fine di Saddam Hussein. Non so neanche fino a che punto sia stato consapevole di tutto quel che ha combinato, infatti secondo me è seriamente afflitto da forme di demenza. E ad ogni modo, speriamo che le tribolazioni di questo popolo finiscano presto.

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  25. Oddio, sono sconvolta, datemi dell'ignorante ma non sapevo che anche tutto il pd (tranne due soli suoi parlamentari più i radicali in esso confluiti) aveva votato quel maledetto trattato! Ma come cavolo si fa? Allora perché adesso quegli stessi che lo hanno votato danno tutta la colpa a Berlusconi? Che ipocriti, si vergognino! E mi vergogno pure io che non lo avevo capito. Però verso la fine dell'articolo Furio Colombo dice che il nostro Parlamento potrebbe decidere di sospenderlo... ecco, almeno questo!!! Perché come dici tu, in base a quel trattato non potremmo neanche dare le nostre basi per eventuali interventi umanitari a favore della popolazione libica. Mi sento scema a non avere capito prima che il "mio" partito aveva votato quello schifo. Quel che mi fa male, oltre al massacro in atto, è che molti libici credono che noi italiani stiamo con Gheddafi :-(

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  26. Francesco:
    Hai ragione, sono terribile, meglio il giardinaggio...:-)
    Sai che non so decidermi fra la pena per questi pazzi (hai notato che tutti i dittatori hanno questa tendenza alla pazzia?) e quella mista a furia per quegli altri, quelli che li seguono, che li assecondano, li compiacciono, li osannano...pur di averne un personale tornaconto?
    Mi chiedevo poco fa se sia da condannare solo lui o se non siano altrettanto da condannare quelli che, pur vedendo che è pazzo, hanno continuato a fingere di non saperlo pur di vendergli qualcosa.
    Ero arrivata al punto di ritenere colpevoli di genocidio anche quelli che l'hanno pagato per riprendersi i migranti respinti che lui ha mandato a morire nel deserto o in carcere dopo sevizie e torture varie dopo aver intascato il lauto compenso per riprenderseli.
    Cioè, il boia, chi cala materialmente la mannaia perché pagato per farlo, è responsabile anche del giudizio di colpevolezza emesso dal giudice?
    Quelli morti in mare (ho letto di più o meno 1.500 migranti annegati), quelli morti nel deserto dopo essere stati respinti da noi (non ho numeri), quelli morti e torturati nelle carceri libiche (anche qui niente numeri), in conto a chi li mettiamo? Al boia o al giudice che li ha condannati a morte?
    Lui fa pena, come Saddam e altri pazzi di cui è lastricata la storia dell'umanità, per molti aspetti.
    Ma questa pena rischia di farmi sembrare ogni vittima un danno collaterale della follia, quindi senza responsabili.
    Se un pazzo uccide e non viene fermato, possiamo dire che sono altrettanto responsabili quelli che lo lasciano fare pur sapendolo pazzo?

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  27. Ilaria:
    riprenditi, passa tutto...
    Se ti vai a leggere anche l'altro link o un paio di pezzi sul ruolo del Pd (o Pci, Pds, Ds, ect) negli affari con la Libia, capisci perché oggi caschino tutti dal pero.
    Infondo, la più importanti commesse di vendita armi alla Libia risalgono agli anni in cui B ancora non faceva politica e però D'Alema ne sapeva qualcosa. Insomma, senza scontare niente ai bunga bunga e alle lezioni di corano, il pazzo libico ha fatto comodo a molti e di leggi vergognose il Pd ne ha votate più d'una. Non sarà il Trattato comunque a fermare le manovre dell'Italia convenientemente rinsavita.
    Vai su PeaceReporter a questo link
    http://it.peacereporter.net/articolo/27049/Italia%2C+l%27armata+anti-immigrati

    Infondo hanno ragione i libici a pensare che l'Italia non sia un paese amico. Ma non per via del Trattato; per come verrebbero accolti, nonostante quel trattato, se per caso gli venisse l'idea di scappare da lì per venire qui in cerca di salvezza.
    Mi sa che ha ragione Francesco, di politica non capisco molto, a me pare di vivere in un paese schizofrenico...

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  28. No, la pazzia in questi casi non toglie responsabilità al pazzo di turno. Non sono pazzi "normali". E sì, forse ancor più esecrabili sono coloro che, per convenienza, li aiutano e li seguono. Per il resto (politica estera, scambi commerciali...) forse era meglio ai tempi della guerra fredda: ognuno faceva scambi solo con stati di cui condivideva l'impostazione ideologica e la forma di governo (più o meno)

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