venerdì 8 luglio 2011

Enrico Berlinguer, il "traduttore" del Pd

Sono andata a rileggerla.
Dall’inizio alla fine il mio pensiero è stato:
 “Per capire chi è il Pd oggi, è necessario usare il traduttore di ieri”.
Enrico Berlinguer, per l’appunto.

A circa metà dell’intervista, per capire quanto il Pd di oggi sia possibile solo grazie alla negazione del pensiero di Enrico Berlinguer, leggo:
(Domanda di Eugenio Scalfari)

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

(Risposta di Enrico Berlinguer)

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente.
Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni.
Ma gran parte di loro è sotto ricatto.
Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.
Vuole una conferma di quanto dico?
Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso.
Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.[…]


Non suona familiare?
Attualissimo.
Un traduttore incomparabile.
Giusto poche ore fa leggevo in giro per la rete lo stupore per l’astensione dal voto sulle province del Pd.
Qualcuno le chiama “occasioni perse”.
Qualcun altro si ostina e vedervi solo una specie di cataratta che impedisce al Pd di vedere “le buone occasioni”.
Per me, vedo nelle scelte del Pd (e nelle parole del Presidente Napolitano, che nel vecchio Pci era il più autorevole rappresentante di quell’ala migliorista che spingeva per fare accordi con il Psi di Craxi fino a Tangentopoli), solo una precisa strategia politica.
Non credo alle “sviste” o alle “campagne di comunicazione sbagliate ”.
Chi lo crede, o è politicamente ingenuo...
O è in malafede.
Nessuna azienda (e il Pd è un’azienda politica) sbaglia per vent’anni strategia di marketing riuscendo a rimanere comunque la seconda azienda del paese per volume di fatturato.

2 commenti:

  1. Dì pure 40 anni, per non parlare dell'era togliattian-stalinista. Figurati se non sono d'accordo io, che sostengo da sempre che anche il compromesso storico, di cui fu artefice Berlinguer (con tutto il rispetto per la persona e la sua enorme statura morale in confronto ai suoi squallidi epigoni), fu uno sciagurato errore politico: ma almeno si trattava di una linea strategica chiara e seguita con coerenza.

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  2. Marco:
    una "strategia chiara e seguita con coerenza" che oggi consiglierei anche alla Bindi, che nel Pci di Berlinguer non c'è mai stata e a volte sembra avere delle pulsioni interne che la spingono nella giusta direzione.
    Poi, però, si smentisce non riuscendo a capire cosa significano i fischi delle donne a Siena, ad esempio.

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