domenica 14 agosto 2011

Manovra, fra Giap e Dostoevskij

Scrive WuMing su Giap : "Il 2012 potrebbe essere il primo anno senza 25 Aprile e Primo Maggio. I Maya ci erano andati vicino. La crisi è il pretesto perfetto. Non stanno sistemando i conti: stanno regolando i conti coi nemici storici: gli operai, l’antifascismo… Licenziamenti facili, fine del contratto nazionale, privatizzazioni selvagge, basta col 25 Aprile… La crisi non c’entra un cazzo. E’ sempre la spinta storica del neoliberismo, e al contempo è recrudescenza e salto di qualità. È una fase diversa rispetto ad anni Novanta e  anni Zero. I salti di livello dobbiamo saperli riconoscere e descrivere, il “capirai che novità” alla lunga ottunde.
Sia chiaro: il 25 Aprile si celebra anche l’anno prossimo, che Lorsignori lo vogliano o no. E pure il Primo Maggio. Si lotterà contro i concreti smantellamenti di diritti e conquiste sociali, ça va sans dire, ma al contempo non sottovalutiamo l’offensiva sul piano simbolico, perché apre la via all’ancora-peggio."

Lo penso anch'io: la manovra non c'entra un cazzo.
Anche se è centrale.
In queste ore ferragostane, fra una rosolata al sole e una rilettura de L'adolescente di Dostoevskij, che casca a meraviglia, molte cose sembrano trovare quella che 3monti definirebbe "una quadra".

Bossi, per esempio.
Dice che in Consiglio dei ministri è arrivata una chiamata di Bankitalia che ha chiesto loro di tagliare le pensioni.
Magari a Bossi pare normale e si secca solo che li si chiami per chiedere loro di tagliare sulle pensioni.
Io mi chiedo invece come sia possibile che un fatto di una simile gravità passi sotto silenzio.

Il Consiglio del Ministri prende ordini da Bankitalia?
Le quote di partecipazione al capitale di Bankitalia, sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, e (solo) per il 5,67% di enti pubblici (Inps e Inail).
Come sia consentito a banche e assicurazioni private di fare pressioni sul Consiglio dei Ministri perché prendano decisioni a loro gradite, è una questione cruciale.
Da Wikipedia: "Con D.P.R. del 12 dicembre 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre, viene cambiato l'articolo 3 dello Statuto dell'istituto che così recitava: «In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici». Il decreto è firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa.
Con questa modifica è stata eliminata l'ultima norma che prevedeva la presenza dello stato in Bankitalia, pur non essendo mai stata fatta rispettare da nessun governo.
Il 28 novembre l'Assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia approva il nuovo statuto. Il nuovo articolo abroga il vincolo del controllo pubblico di Banca d'Italia, e dei soggetti che possono possedere delle quote, la cui titolarità resta disciplinata dalla legge. Non sono in vigore norme che disciplinano i soggetti ammessi alla partecipazione del capitale."


Chi comanda, quindi, in Italia?
Chi sono questi privati che detengono il 94% delle quote della attuale Bankitalia a cui è consentito fare pressioni sul Governo affinché tagli le pensioni?
Quanta parte ha, in queste indebite pressioni, quel residuo 5,67% di quote di Inps e Inail?
Non è nuova questa di allungare sempre più i tempi per l'incasso della pensione da parte dei lavoratori, che se la pagano più che abbondantemente versando contributi obbligatori, detratti automaticamente dai loro stipendi, per 35/40 anni.
Non è sospetto che con questa manovra, fatalmente ferragostana, si abolisca da una parte l'art. 41 (tutti possono fare tutto tranne chi non può) e si spinga dall'altra per contrattazioni aziendali alla Marchionne, con libertà di fare e disfare, assumere o licenziare?
Non è forse il metodo migliore per non dargliela mai, a chi lavora, quella pensione?
Dopo il lavoro precario, che non ha diritti né tantomeno arriverà a maturare una pensione degna di questo nome, si rendono licenziabili e con vecchiaia allo sbando tutti gli altri.
Voglio vedere come sarà possibile lavorare sei mesi, versare contributi, poi stare fermo un anno, poi essere assunto altrove per un altro anno e mezzo,  riversare contributi, e maturare così 40 anni di versamenti...
Se uno arriva sano a 67 anni lavorando a queste condizioni, più che la pensione un monumento, gli dovrebbero fare.

Come scrive WuMing, questo con la manovra non c'entra un cazzo...
E' la simil democrazia dettata da banche e assicurazioni; quella non democrazia che dopo averti rubato la vita, ti ruba anche la vecchiaia.
A meno che tu non sia utile come cavia da esperimento per le industrie farmaceutiche.
Allora andrai bene ancora per un paio d'anni.
Poi ti buttano nel cestino comunque.

Liberata finalmente qui da questi pensieri seccanti, posso tornare a Dostoevskij promettendo che, alla prossima, parlerò dei Grandi Autori visionari che proprio per questo sono, come Dostoevskij, Immortali.

4 commenti:

  1. Ciao Ross!

    Dunque, una sera di queste ho visto su Rai5 "Diario del saccheggio", film documentario sul default argentino. Riassumo le condizioni di vita nel pese sudamericano al momento del crollo, e capirai da te perchè alla notte sono rimasto insonne.


    - Privatizzazione di quasi tutti i beni dello stato (compagnia aerea, treni,telefonia, acqua, televisioni ecc ecc)
    - Corruzioni politica bipartisan (mafiocrazia, opposizione inesistente e traditrice nei confronti del proprio elettorato)
    - Elezioni vinte sulla base di promesse mai mantenute
    - Annientamento del ceto medio (super-ricchi 10% della popolazione, tutti gli altri poverissimi 90%)
    - Sindacati ridotti al nulla e corrotti
    - Ostentamento della ricchezza in televisione (politica + televisione = show mediatico)
    - Media nazionali (TG, giornali, radio) asserviti al potere politico
    - Casta intoccabile
    - Similitudine unione Dollaro-Peso con Europa-Euro, cioè stati completamente diversi costretti ad essere uniti monetariamente
    - Decisioni politiche ed economiche imposte da organismi sovranazionali

    In Argentina, sottolineo.....

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  2. Massimo:

    Ehilà! Bentornato...
    Non conosco il film che citi ma la situazione che determinò il default in Argentina sì.
    Difficile è stato non pensarci, in questi ultimi mesi.
    Tuttavia, sono a voler sperare che l'Europa (e l'Italia) troverà proprio nell'Argentina l'esempio di come sia possibile uscirne.
    Ammesso che voglia (e non mi pare voglia).
    La domanda che mi assilla in questi giorni è: "Abbiamo ancora spazio di manovra per uscirne?"
    L'altra: "Ne saremo capaci?"
    E ancora:" Capiremo che se di fame è necessario morire, è meglio farlo creando almeno le condizioni perché non vi siano costretti i nostri figli e i figli dei nostri figli? (cioè i vostri, che io non ne ho, ma mi sento tutti figli i vostri figli)

    Mi auguro passi di qui l'esperto di questioni argentine, cioè Marco.
    Che sulla storia dell'Argentina ne sa abbastanza da scriverci un trattato che però non si decide a scrivere. Per pudore, immagino...

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  3. Sí, eccomi qui. Il film-documentario, "Memoria del Saqueo", del grande Fernando "Pino" Solanas (candidato alle prossime presidenziali che si terranno in autunno così come lo era alle precedenti del 2007 a capo del suo interessante "Proyecto Sur") è del 2004 ed è uscito semiclandestinamente in Italia col titolo che riporta Massimo due anni dopo. Mi risulta che sia rintracciabile su Youtube così come "La deuda" del giornalista-storico nonché direttore di Página/12 Jorge Lanata. Sul mio blog ho affrontato in diverse occasioni le similitudini tra la situazione argentina e quella italiana in particolare (impressionanti) e sono convinto che nel "Cono Sur", e in quel Paese in particolare, si siano fatte le prove generali della "rivoluzione liberista" nelle sue varie fasi con largo anticipo rispetto a noi Paesi "evoluti". Ricordo la fase golpista (Uruguay e Cile 1973 e Argentina 1976: il Brasile era sotto dittatura già dal 1964), quella dell"edonismo reaganiano" degli Anni 80, gli "splendidi" Anni 90 dominati dagli yuppies locali, con Menem (un Berlusconi ante litteram: l'equivalente in Brasile fu Fernando Collor de Mello) fino al disastro e al default dell'estate (australe) 2001-2002. Ero là poco prima e poco dopo, e sono in Argentina per un periodo abbastanza lungo abitualmente ogni due anni, quindi ritengo di poter essere considerato un testimone diretto. Invito a vedere entrambi i film, assolutamente ben documentati e precisi e, tornando agli aspetti in comune (al di là che circa la metà degli abitanti è d'origine italiana) con la nostrana Terra dei Cachi, ricordo solo che la P2 prima di scatenarsi in Italia era attiva da anni in Argentina e ispirò la Junta argentina (Licio Gelli era là all'epoca del golpe, consulente e amico dell'ammiraglio Emilio Massera, tessera 478, quello che "gestì" la sparizione di almeno 30 mila persone durante la dittatura) così come membro della P2 era lo "stregone" José Lopez Rega, fondatore della "Triple A", Alianza Anticomunista Argentina, consigliere dell'ultimo, rincoglionito Perón del rientro in patria dall'esilio di Madrid (1973, massacro di Ezeiza contro la sinistra peronista: da lì prese il via l'attività "illegale" dei "Montoneros" e la repressione) che era diventato una marionetta nelle sue mani e poi di Isabelita Perón. Mentre il loro socio e amico intimo Pio Laghi era nunzio apostolico a Buenos AIres negli stessi anni. Direi che può bastare. Saluti e auguri: ne abbiamo bisogno. E anche i nostri cugini australi.

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  4. Grazie, Marco. Le tue parole sono importanti, in particolare quando ricordi il ruolo certamente non secondario di Gelli e della P2 in Sudamerica. E da 478 a 1816 il passo è breve, temo sin troppo breve.....

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