sabato 24 settembre 2011

17 anni dopo

Nel 1994 Silvio Berlusconi si presentò agli elettori italiani proponendosi di salvare l'Italia delle partite iva, dei piccoli imprenditori, degli artigiani e dei commercianti.
Nel suo discorso a reti unificate, presentò la sua discesa in campo come indispensabile al Paese in un momento (anche allora) molto critico per la pesante crisi economica.
Solo 2 anni prima il Governo Amato aveva varato un'altra finanziaria "lacrime e sangue".

Ripassino e promemoria:

Il "13-17 settembre: crisi finanziaria - 1992 - (svalutazione della lira e successiva uscita dallo SME, il sistema monetario europeo), per arginarla il governo Amato è costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell'età pensionabile, aumento dell'anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc.).
Niente di nuovo, eh?
La crisi era, anche allora, economica, istituzionale e politica.
Più o meno come ora.
Allora c'erano la crisi economica e Tangentopoli.
Oggi gli appalti arrivano senza troppi intoppi, grazie alla politica "liberista" bipartisan, come scopriamo ogni giorno dalla cronaca giudiziaria, ma abbiamo le banche vengono declassate dalle agenzie di rating.

E bisogna aggiustare il tiro, intervenire subito per "salvare il Paese".

Dopo aver sterminato le partite iva di allora trasformando tutti gli italiani in precari, però con partita iva, ora lo sterminio del Paese potrebbe continuare con la discesa in campo degli industriali.
Affosseranno ciò che resta dei diritti nei grandi gruppi industriali italiani mandando in malora ciò che resta delle industria italiana?

A giudicare dall'altalena dei titoli Fiat in borsa, dopo l'intervento dei sindacati a favore delle politiche illuminate di Marchionne, non stupirebbe.

Mentre Marcegaglia e Camusso vanno a braccetto - che il sindacato è sempre necessario per far ingoiare a chi già è disoccupato, precario o sottopagato, ogni nefandezza "indispensabile al Paese" - si guarda alle parole di Mario Monti come a quelle di un possibile nuovo Primo Ministro di un governo istituzionale o di larghe intese.
Profetico Casini! Quasi le stesse parole da lui pronunciate lo scorso luglio.

Se ancora qualcuno si sta chiedendo quale sia l'Italia da salvare cui pensano oggi industriali, politici e sindacati, sia chiaro che non è quella che non ne può più di olgettine e seratine delle Papi Girls.

E' la stessa Italia che, dovendola salvare, Berlusconi ha mandato a picco nei 17 anni di presenza "sul campo", dal 1994 a oggi.

La stessa Italia sulla quale caleranno "indispensabili sacrifici" per salvare oggi banche e capitani d'industria.

Così come nel '94 Berlusconi si presentò per salvare i commercianti e i piccoli imprenditori, riuscendo ad affossare sia i primi che i secondi, oggi Monti e Marcegaglia si dicono pronti a salvare l'Italia pensando (forse) a quelle banche cui Moody's ha abbassato il rating giusto 2 giorni fa.
E bisognerà pur salvarle, in qualche modo.
No?

4 commenti:

  1. Mi viene da pensare che non c'è fine al peggio, ma che siamo già sopravvissuti una volta. Io nel 1994 ero obnubilata dalla malattia e dalla morte di mio padre. Non ricordo niente di quel momento politico. Il privato prevalse.

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  2. Laura

    Credo di non avere ancora digerito quei furti.
    La cosa che mi fece allora andare in bestia, fu che quella sul "prelievo forzoso" venne varata a cavallo di un we, così che fosse impossibile ripulire o almeno far andare in rosso con il conto.
    Al lunedì mattina, chiunque avesse il conto con saldo positivo, si trovò un ammanco addebitato.
    Non importa se quel positivo era lo stipendio appena bonificato o la pensione che aspettavi: x per %o prelevato a tutti.
    In più, avevo appena cambiato paese (e casa) così pagai anche una tassa sul medico di famiglia, imposta con la stessa finanziaria, che poco dopo fu dicharata incostituzionale.
    Qualcuno chiese il rimborso; altri, come me, si fecerro due conti e, visto che per fare la pratica di rimborso dovevi comunque pagare qualcosa per fartela fare o comunque costava di bolli, lasciò perdere perché era al solito un disincentivo a chiedere ciò che ti è stato estorto ingiustamente.
    Tanto per dire che non è tanto la crisi o il default, il problema.
    E' che abbiamo da sempre una banda di politici a mezzo servizio (sempre presi a fare anche altro e altrove) che non hanno alcun rispetto dei cittadini, solo dei loro soldi e interessi.
    Se - come prevedo succederà a brevissimo - metteranno su un governo "di larghe intese", non mi stupirebbe se per trovare qualche ideona andassero a spulciare quella famigerata finanziaria.
    Perché nemmeno a partorire idee, sono capaci.
    Copiano sempre da qualcuno.
    E potendo, copiano il peggio.

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  3. Sai, Ross, cosa cambia? Che 17 anni fa si era consapevoli della necessità di cambiare, che anche i sacrifici più pesanti sarebbero stati, in qualche misura, costruttivi, perchè tesi ad assicurare un futuro, non come adesso che invece sembrano infiniti e finalizzati a colmare le voragini creati dalla sventurata era berlusconiana. Ti risparmio dati e tabelle, ma sotto i governi del tizio il debito pubblico è cresciuto di un terzo, il potere d'acquisto è sceso del 40% ed il celebrato spread verso i titoli tedeschi è triplicato, al netto dell'inflazione. La pressione fiscale è aumentata, come del resto l'evasione e l'elusione (del resto, mettere un commercialista tributarista all'Economia è stato come affidare una scuola d'infanzia ad un pedogilo). Confindustria è solo una associazuine di categoria, ma di quella categoria bravissima a socializzare le perdite ed a privatizzare i guadagni: inutile farsi illusioni.

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  4. Massimo:
    Non so se 17 anni fa ero consapevole della necessità di cambiare.
    Credo che allora la mia consapevolezza fosse tutta concentrata sull'incredulità per ciò che vedevo succedere intorno a me: gente che fino al giorno prima si dichiarava di sinistra che diventava leghista, e ignoranti politici che improvvisamente si sentivano in diritto di pontificare sui massimi sistemi, dicendo delle castronate disumane ma riuscendo già allora a zittirti perché, in qualche modo, esisteva un nuovo tipo di governo che li autorizzava a sentirsi delle cime.
    La consapevolezza ha richiesto anni, forse, tutti questi anni passati a coltivare l'illusione di una sinistra, di una opposizione, di una parte consistente della società in cui credevo e che immaginavo avrebbe finito per riportare il Paese a un minimo di senso del vivere come comunità.
    Diciamo che ora, con l'entrata a piè pari di Confindustria nella possibile composizione di Governo, apertamente e senza più veli, ho la sensazione che stiamo toccando l'inizio dello sfascio finale.

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