sabato 17 settembre 2011

Strabismi complici

Scrive Peter Gomez su Il Fatto Quotidiano online:

"Vuol dire rendere chiaro a tutti che i personaggi migliori di questa storia erano e resteranno per sempre le ragazze. Loro, almeno, vendevano solo le parti basse. Gli altri, quelli che ancora stanno accanto al premier, hanno venduto lo stomaco, il cuore e, sopratutto, il  cervello."

Concordo.
Le Papi Girls hanno venduto prestazioni più che legittime.
Insomma, hanno venduto del loro spuntandone spesso un ottimo prezzo.
Per questo non me n'è mai interessato un beato accidenti del pruriginoso lettone di Putin.

Riferendosi invece a Berlusconi, Gomez scrive:
" È del tutto evidente che un premier così non può rimanere un minuto di più a Palazzo Chigi. E non per quello che ha fatto in privato, ma per quello che intendeva fare coi beni pubblici. Coi soldi dei contribuenti."

Risulterò presuntuosa, ma a me pareva evidente "che non potesse rimanere un momento di più a Palazzo Chigi" già dal giorno in cui - immagino già inconsapevole di ciò che diceva - dette pubblicamente, volgarmente, apertamente dei coglioni a tutti gli italiani che non l'avessero votato.

Non era già da questo evidente che non poteva assumere il ruolo di Presidente del Consiglio una persona che mai sarebbe stato il Presidente del Consiglio di tutti gli italiani?

Non perché non vi siano in Italia, come in ogni altro Paese, dei concittadini coglioni: una società rappresenta un Tutto che comprende geni e malfattori, idioti e luminari, coglioni e persone rispettabili.
Diciamo che la quarta carica dello Stato dovrebbe avere la decenza di non somigliare ai propri peggiori concittadini, nell'uso del linguaggio e della gestualità, per la consapevolezza che ogni suo gesto, ogni parola, ogni atto che compie in pubblico è rappresentativo di tutta la nazione, di ogni singola diversità che riassume in sé - giurando di farlo - nel momento stesso in cui accetta ufficialmente quell'incarico.
Rappresentare la parte più alta e degna della nazione è quindi un obbligo istituzionale in quanto chi rappresenta lo Stato rappresenta, o dovrebbe rappresentare, insieme, un modello di riferimento ideale, etico e morale cui tutto il Paese guarda per riconoscersi o tendere.

Se i coglioni sono quindi quelli che non l'hanno votato, che dire di quelli che, unici e pochi, si sentono rappresentati da uno che fa i cucù alla Merkel o che, come un discolo delle elementari in gita scolastica, fa corna nelle foto ufficiali?

Come stupirsi che lo stesso discolo scambi in privato prestazioni sessuali contro appalti milionari pubblici, pagati quindi con i soldi di tutti i contribuenti?

Insomma, ciò che mi risulta ridicolo è che, ancora, dopo che il Paese intero ha dovuto digerire di tutto; dopo anni di notizie di possibili reati da cui è stato protetto quasi si trattasse di un decenne orfano, indifeso e solo un po' discolo, siamo qui a dire che "non può rimanere un momento di più a Palazzo Chigi".

Perché non dovrebbe?
Non sono "gli italiani", a tenerlo a Palazzo Chigi.
Dovessimo contare quelli (molti e abbandonati) che l'avrebbero voluto fuori di lì già parecchi anni fa, ci sarebbe da pigliare a calci nel sedere chi dice ancora, convinto (ma senza mai appurarlo), di rappresentare tutti quegli italiani molti e abbandonati perché "sta all'opposizione" (non si è più capito di cosa da anni).
Sospetto che a volerlo lì, invece, siano proprio quelli che, intuitane la debolezza, l'hanno conservato quale uomo di paglia sul quale poter agilmente scaricare la responsabilità di ogni nefandezza approvata, firmata, accettata e quindi voluta tanto quanto lui, che in fondo vuole ogni cosa e si piega a ogni richiesta al solo scopo di mantenere maggioranze fittizie e evitare così le proprie responsabilità adulte in sede civile e/o penale. 

Non è incredibile quanto si sia ancora pigramente strabici nel guardare ostinatamente solo da una parte, non volendo osservare l'intero contesto in cui tutto il dramma/farsa si è svolto in questi lunghissimi anni?

Dove volgere lo sguardo cercando una via d'uscita, se chi ha il dovere di tutela e garanzia delle Istituzioni giusto ieri ci ha ricordato - casomai a qualcuno fosse sfuggito - che ciò che auspica, per "il bene del Paese", è una "riflessione sulle scelte fatte negli anni '70 e '80", cioè una riflessione, se ho inteso correttamente, sull'opportunità di cambiare lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970 n. 300) e il sistema pensionistico (Nel 1980 viene istituito il Sistema Sanitario Nazionale. Sono affidati all'INPS la riscossione dei contributi di malattia e il pagamento delle relative indennità, compiti assolti in precedenza da altri enti)?
Qualcuno può ancora difendere l'opportunità di certe firme come meri atti dovuti e non forse, invece, voluti?

2 commenti:

  1. Degli anni Settanta e Ottanta sono anche le leggi sul divorzio e l'aborto e i relativi referendum. In nome della "coesione", nel caso del tanto auspicato governo di unità nazionale da creare inginocchiati attorno all'UDC e benedetto dall'attentatore alla Costituzione che siede al Quirinale, si potrebbero senz'altro mettere in discussione anche loro...

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  2. Marco:
    Hai ragione, referendum di civiltà che, insieme all'ultimo sull'acqua pubblica, sono fra i più indigesti all'Udc ma anche alla pletora di nuovi "conti" piddini.
    E, con l'aria che tira (vogliono tutti il "governo di larghe intese" o di "Emergenza nazionale"), il sostenitore di Craxi potrebbe forse non predisporre gli animi ad accettare passivamente 3 passi indietro su temi così importanti per il dominio delle anime e delle coscienze?

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