mercoledì 19 ottobre 2011

Passeggero per Francoforte

Agatha Christie l’aveva definito “una stravaganza”.

Giallo senza cadavere, quindi senza Miss Marple e senza Hercule Poirot, Passeggero per Francoforte è l’80° romanzo, pubblicato nel 1970 dalla sua casa editrice londinese in occasione dell’ottantesimo compleanno dell’autrice.

E fanno due “stravaganze”.

La trama è nota (e se non lo è, uscite di qui immediatamente!).

Sir Stafford Nye, un giovane e annoiato diplomatico inglese, considerato dai suoi superiori poco affidabile, viene avvicinato da una misteriosa donna mentre è in attesa del volo per Londra all’aeroporto di Francoforte.
Questa gli chiede di cederle il suo eccentrico mantello con cappuccio, e il suo passaporto, per sfuggire a un imprecisato qualcuno che la vuole uccidere.

Per attuare lo scambio è però necessario predisporre un alibi per mettere Sir Nye al riparo da sgradevoli conseguenze con i suoi superiori.
Così la donna gli propone pure di bere una birra nella quale ha sciolto un potente sonnifero, così che lui risulti essere la vittima inconsapevole di un furto d’identità assolutamente casuale..
Tentenna Sir Nye alla proposta, e c’è da capirlo.
Poi cede, per quell'attrazione per il diversivo che ben conosce chi si annoia facilmente.
Mentre lui dorme, la donna indossa il suo mantello, si copre la testa (e quindi la faccia) con il cappuccio, e passa il controllo per l’imbarco con il passaporto diplomatico di Sir Nye.

Da qui inizia un racconto che più che un giallo è una spy story alla John Le Carrè, con l’inconfondibile campagna inglese sullo sfondo ma di respiro internazionale.

La Christie, giusto per “stravaganza” e forse per sconfiggere la sua propria noia, si avventura in congetture complottiste - lasciando cadere qui e là alcune considerazioni di carattere sociologico - intorno alle contestazioni studentesche di quegli anni, ipotizzando che dietro ai movimenti giovanili di allora, vi fossero delle eminenze grigie, un ristretto gruppo di riccastri che gravitavano intorno al potere finanziario e politico internazionale e con al vertice una neo-nazista, erede del mito del giovane Sigfrido tanto caro al defunto nazismo di 35 anni prima.

(Interessante come ribalti il fine ultimo delle proteste giovanili di quegli anni, facendo dei giovani peace&love le vittime inconsapevoli di un disegno di segno opposto, cioè nazista, mentre i loro slogan erano tutti per la pace e l'amore universale).

Sir Stafford Nye  si trova così a essere il filo di Arianna che conduce il lettore a spiare nell’organizzazione delle manifestazioni giovanili e dei concerti rockettari in parecchie città sparse nel mondo, e avrà il compito di fingersi interessato a diventare uno degli eletti giovani dei quali la vecchia megera nazista si serve per realizzare quel non è riuscito a Hitler.

Sarà proprio la passeggera incontrata a Francoforte (una citazione?) a introdurlo in un doppio gioco, concordato con i servizi segreti,  allo scopo di “salvare la democrazia planetaria” dal folle disegno finanziato dalla nazista, opportunamente residente in un castello che la Christie descrive come un vero Walhalla nel quale si aggirano fidatissimi e bellissimi giovani guerrieri pronti allo scontro finale.

Una complottista ante-litteram, la Christie, che con questo strano romanzo -  1970 – fa di ogni complottismo odierno una pallida fotocopia di quello.

I dialoghi fra Sir Stafford Nye e la vecchia e lucidissima anziana zia Matilda – ad esempio, sono né più né meno che la genesi dialettica di ogni attuale teoria del complotto.
Se ne analizzano le ragioni, gi scopi, gli attori, gli interessi in gioco e gli ideali che – come in ogni complotto che si rispetti, sconfinano puntualmente nella mitologia, ma del genere raffazzonato e a spanne.

Pare che la Christie fosse una ferrea conservatrice.
A quelli che le chiedevano da cosa avesse tratto ispirazione per un romanzo così particolare, rispondeva di essersi limitata a leggere sui giornali notizie che leggevano tutti.
Mi piace immaginare che avrà trovato noiosi, a un certo punto, tutti quei reportages sui nuovi oceanici concerti rock o le cronache sulle tante manifestazioni pacifiste dei giovani studenti e hippies di allora.
E che dalla noia, unita alla sua natura conservatrice e amante del crimine, sia nata l’idea del complotto socio-politico-finanziario internazionale.

Cosa fa un odierno complottista?
Cerca un filo conduttore che colleghi in una sequenza logica il caos di notizie che sono sotto gli occhi di (più o meno) tutti.

La differenza è che lei lo chiarisce nelle prime righe per bocca di Sir Nye cosa sta per fare: scrive il romanzo in un momento di noia e si concede la “stravaganza” di legare insieme notizie a disposizione di tutti
E quale teoria complottista nasce altrove che dalla noia e dall’eccesso di notizie?
Non è questo che fanno tutti i complottisti?
Io, almeno, faccio così: leggo una notizia qui, una là, un’altra che arriva da un’altra parte del mondo et voilà, nel giro di qualche ora il complotto mi salta evidente agli occhi.
Ammetto anche una certa passione per il crimine (letterario).

Però poi, ogni tanto, mi viene un dubbio: non sarà che tutti i complottisti, come me, tendono ad attribuire ai possibili ideatori di complotti una troppa lucida abilità strategica?

Se dovessi giudicare dall’acume medio di un qualsiasi politico, nostrano o internazionale che sia, l’idea che questi sia in grado di ideare e gestire complotti complessi come quelli che spesso ipotizzo io (o altri), su vari fronti, la cosa mi inizia  a far acqua da tutte le parti.
A meno che davvero (non come plot di un possibile romanzo alla Christie), ogni Capo di Stato sia sempre e comunque un pupazzo che ha dietro altri pupazzari che a loro volta rispondono a un mega pupazzaro.

Se così fosse, se cioè ogni Capo di Stato fosse un pupazzo manovrato da mega pupazzari, per prima cosa invito a diffidare di giovani biondi super belli, palestrati e con gli occhi azzurri.

L’altra ipotesi, è che i pupazzi, cioè i Capi di Stato, siano totalmente in confusione e così presi a spegnere fuochi su così tanti fronti da fare solo cazzate su cazzate, e che solo il tempo e la noia da ammazzare degli internauti (come me) riesca a trovare un qualche bandolo di senso a matasse di fili impazziti.
Il tutto per dire che:
     
1)   Agatha Christie è la madre di ogni complottista degno di chiamarsi tale
2)   Ne uccide più la noia all’aeroporto che una birra corretta al sonnifero
3)   Diffidare delle vecchie, grasse e ricche megere che si attorniano di giovani Sigfrido
4)   Mai rileggere Passeggero per Francoforte dopo una qualche manifestazione giovanile finita male
5)   Mai leggere post scritti da chi ha una smodata passione per l’intrigo e fallimentari aspirazioni da complottista della domenica ( o del mercoledì).
6) Ripassatevi la descrizione iniziale di Sir Nye, prima di partire per Franco-forte e lanciarvi a ipotizzare complotti contro le complottiste della domenica (che postano il mercoledì)

3 commenti:

  1. CIAO ROSS,
    anche se sono in "a great hurry", ti prometto che seguirò alla lettera i tuoi consigli, anzi li farò miei.
    Sei sempre grande!(L'ho sempre pensato e, a dispetto di qualche cretino, non è una sviolinata)
    Un afettuoso abbraccio
    Cle

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  2. Certe volte viene da pensare che sarebbe meglio se ci fossero i complotti...E che le cose non accadano solo per l'imbecillità umana.

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  3. @Cle:
    Ehmmm...Grazie Cle (ma sui "consigli" è meglio riderci sopra, che tanto, non servono mai che a questo)

    Francesco:
    Secondo me accadono, le cose...
    E' solo che accadono sempre o dove non siamo più o dove non siamo ancora arrvati.
    E' quello, credo (secondo me...)

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