martedì 25 ottobre 2011

This must be the place

Non erano passati 45" dalla fine del film che dietro di me, mentre uscivamo, una voce commentava lapidaria:" Molte simbologie interessanti ma decisamente un genere di film che non fa per me".
(Il seguito è vietato a chi non ha visto il film)

Già lì, senza nemmeno voltarmi a guardare chi avesse emesso la sentenza, ho sussurrato alla persona con cui ero:" Ecco uno di quei casi in cui un pistolone come quello di Cheyenne farebbe comodo".

Non perché sia facilmente influenzabile o non consenta opinioni diverse (su un film, o un libro, o qualsiasi altra cosa): ognuno trova in un film (o in un libro, o in qualsiasi altra cosa) solo ciò che vuole o può o sa trovarci.

E' che io ho bisogno di più tempo, di far silenzio, di giorni di distanza. 

Di lasciare che di un film affiorino, come e quando pare a loro, scene, parole, sensazioni che in quel momento, mentre scorrevano sullo schermo i titoli di coda, riassumevo fra me e me in un sintetico:" Un capolavoro e un Sean Penn da Oscar".

Oggi, dopo aver lasciato già ieri un primo commento in Subterraneos del Abasto, blog dell'amico Marco, mi torna in mente, ad esempio, la scena della piscina vuota.

Cheyenne ha invitato a pranzo il ragazzo innamorato della figlia ma che la figlia snobba perché privo di adeguata cultura musicale.

Prima di questo pranzo si vede la scena in cui padre e figlia sono al centro commerciale dove questo ragazzo lavora e dove già una volta questi aveva subito un umiliante rifiuto da parte della ragazza. Vediamo che si riavvicina al tavolo dove Cheyenne e la figlia sono seduti porgendo alla ragazza in regalo un cd introvabile. 
Come subito questa intuisce, è stato Cheyenne stesso a procurarglielo così da avere una qualche chance.

E' il più classico dei rapporti odierni fra padri e figli.
Amiconi al limite del ridicolo, danno il meglio nel ruolo da paraninfi con i figli (con le figlie in particolare).
Saputelli grazie all'età e all'esperienza, mettono a disposizione della prole tutti i trucchi per sedurre l'altro sesso scansando fino al patetico il ruolo dell'adulto (quale un padre è sempre in realtà per un figlio) che non si risolvono a interpretare spesso fin oltre i primi capelli bianchi o i primi capelli persi.
Vogliono essere amati e basta, sono padri eternamente ragazzini che non vogliono rischiare di poter essere contestati in un ruolo paterno che faticano a risolvere essi stessi con i loro padri.
Cosa che alla fine farà invece Cheyenne, iniziando il suo lungo viaggio partendo, dopo la morte del padre, con rossetto, scapigliatura punk e trolley tornando, alla fine del film e dopo una serie di memorabili "prove", ad accettare se stesso senza più occultarsi dietro una maschera di cui non sente più il bisogno. 

Tornando alla scena della piscina e del pranzo, il ragazzo a tavola parla della propria famiglia e dei suoi fratelli e dice una frase che fa scappare via in lacrime la ragazza, che vedremo subito dopo piangere fra le braccia della consolante moglie di Cheyenne.
Così i due, rimasti soli, vanno a chiacchierare seduti sul bordo della piscina vuota, la stessa nella quale, qualche scena prima, avevamo visto Cheyenne giocare a pelota con la moglie (" Non hai perso perché oggi non sei in forma: è che qualche volta ti lascio vincere", gli dice lei in quella occasione).

Il ragazzo chiede come mai la piscina sia appunto senz'acqua.
Cheyenne risponde che non lo sa, che non ricorda ci sia mai stata acqua in quella piscina.
Il ragazzo, che già sappiamo essere timido ma dotato di uno spiccato buon senso, dice: "Sei tu che ci devi mettere l'acqua".

Mi ricorda, questa frase, quella letta molti anni fa che dice, più o meno:" La Realtà ha la stessa consistenza che tu le dai ed è determinante tanto quanto la credi tale".

Insomma, alla prova di un confronto generazionale sul senso di una relazione uomo/donna, il cinquantenne Cheyenne, incapace di accettarsi adulto, si rivela inconsapevole del significato stesso del mettere al mondo dei figli (l'acqua/fecondità che manca nella piscina in cui lui, con la moglie, si limita a giocare a pelota, gioco nel quale perde sempre, tranne quando lei lo lascia vincere).

Non conosce, non si è mai preoccupata di conoscere, questa generazione cresciuta fra Siouxy and the Banshees, The Cure o i Talking Heads (e fra molte altre belle cose nate dalla creatività un po' bizzarra di questa strana generazione di ex punk), il senso di quella piscina vuota.
Si è limitata a giocarci dentro, senza chiedersi mai perché fosse vuota, senza mai pensare che una piscina (la vita affettiva e amorosa) è tale solo se dentro c'è l'acqua (il senso che ci devi mettere tu e che nessuna vita e nessuna relazione ha di per sé) così da poterci nuotare lasciando che l'acqua (il tempo della vita) ti scorra addosso, sopra, dentro.

Niente acqua, niente nuotate.
Niente vita adulta e niente ruoli paterni.

E' la generazione dei figli a dover ricordare a questi padri il senso dello scorrere in avanti dell'esistenza.
Senso che è in loro tanto più sfumato tanto più sentono la vita passare senza che di quella vita, totalmente musicale e creativa molto oltre l'età dell'adolescenza/giovinezza in cui sembrano congelati, si sia mai risvegliato il dubbio di dover chiudere i propri conflitti con i propri padri così da poter diventare a loro volta genitori per i propri figli, anziché degli amichetti falsamente coetanei che sanno tutto sulla seduzione dell'altro sesso ma niente sul senso dell'amore.

Sanno tutto sull'estetica o su mille dettagli musicali e modaioli (in ascensore c'è un gruppo di ragazze che dibattono su quale sia la marca di rossetto che garantisce una più lunga durata senza sparire. Lui le gela precisando:" Non è questione di marca, è che devi prima passare sulle labbra un velo di cipria, e il rossetto rimarrà intatto fino a sera"), conoscono tutti i più recenti gruppi e tutte le nuove tendenze musicali, ma niente di acqua o piscine o ruolo padri/figli.

Insomma, così interessante che a distanza di giorni affiorano dettagli di un This must be the place che vorrei già rivedere e del quale vorrei già subito possedere il Dvd per rivederlo ancora e ancora e ancora (sono una adolescente compulsiva).

9 commenti:

  1. Un'adolescente compulsiva molto in gamba che scrive in maniera invidiabile delle recensioni che l'"amico Marco" si sogna di fare. Complimenti!

    RispondiElimina
  2. Non ho visto ancora "This must be the place", ma ho letto e visto molte recensioni che erano tutte molto positive. Questo, però, non è sufficiente per dialogare con te che lo stai ancora "assaporando". Così, rispettando il tuo divieto ( mi diverti quando imponi i tuoi scherzosi consigli e divieti), mi fermo ai primi tre righi, anche perchè mi sarebbe difficile inventare.
    Molti non sanno che il cinema è ARTE VISIVA ma principalmente e perentoriamente ARTE.
    Un film, quando è un capolavoro, ti coinvolge mentre lo guardi la prima volta, a seconda della tua sensibilità ti colpisce in modo preminente per un solo aspetto, lasciandoti il sapore di qualcosa che hai velatamente percepito ma non hai colto interamente per la sua complessità. Magari la colonna sonora ti ha comunicato sensazioni gaie, nostalgiche o "banalmente" divertenti. O la maestria della scenegggiatura e della scenografia è tale che i flash back si imprimono nell'inconscio e appena finito il film ricordi solo il plot che hai vissuto insieme ai protagonisti e sei momentaneamente appagato o non sei del tutto soddisfatto. Ma dopo un po' cominci a ripensare e ti affiorano alla memoria cose interessantissime che sembravano fossero sfuggite e hai voglia di rivederlo dinuovo. E' come guardare la Pietà di Michelangelo, non ti bastano i pochi minuti che ti concedono per ragioni di sicurezza, passeresti ore e ore lì a riflettere su tutti i minimi particolari, per scoprire cosa ha voluto comunicarti l'artista, ma comunque sei sempre emozionato per quello che ti è stato offerto: la possibilità di ricreare il tuo spirito.
    A meno che non si è del tutto ignoranti e presuntuosi, nessuno può dire di un'espressione artistica come un film simile con quel cast e visto anche per poco tempo (volevi dire iniziato da 45 minuti, vero?)che non piace o non è il proprio genere di film.
    Io mi riprometto di vederlo al più presto, magari mi faccio regalare il dvd per Natale al massimo! Così poi leggerò il resto del tuo post, solo allora ti dirò: "Brava Ross, anche la tua è una eccellente recensione!"

    RispondiElimina
  3. Ottima recensione, davvero. Solo un dubbio: ma la "figlia" di Cheyenne è davvero sua figlia?
    Spero tu torni presto al cinema, le recensioni ti vengono veramente bene!
    Ciao

    Ale

    RispondiElimina
  4. Marco
    Ehmmm...
    Sì...beh...non sapevo di aver scritto una "recensione".
    Non faccio quelle "robe".
    Al mio meglio, sragiono un po' sulle "robe".
    (it takes just 5 cents?thanks!)

    Cle:
    Ecco, questo scrivi tu è molto più bello di quanto riuscirò mai a dire io su un film: ARTE.
    Quando lo è, ci rimani incollata sopra, non puoi evitarlo.
    Quando l'avrai visto mi piacerà riparlarne con te.
    Vorrò sapere tutto ciò che ne pensi.
    Per me, alcuni film, sono come una droga: visti una volta, ho poi bisogno di rifarmene una dose periodica, per provare sempre nuove sensazioni e suggestioni.
    Aspetto Natale, quindi...

    Ale

    Ahahahah!
    Qui ti volevo!
    E' la figlia o è un'amica?
    Nel film non ricordo venga davvero chiarito questo.
    E questo è il punto.
    Quand'anche fosse "un'amica" (e non la figlia), l'intero discorso non solo è persino più centrato , ma mi si fa ancora più evidente il senso di quella vuota piscina di cemento.
    No?

    RispondiElimina
  5. Non è la figlia, lei ci tiene a precisarlo quando il commesso innamorato accenna a Cheyenne come al padre. Ho visto il film ieri sera, ho letto oggi la tua recensione. La tua riflessione sull'acqua nella piscina è magnifica (e non dimentichiamo che Cheyenne regala una piscina, piena questa volta, a un bambino cicciotto che ha paura dell'acqua, aiutandolo a crescere). Ritengo che This must be the place sia uno dei fim più belli che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. La potenza evocativa delle immagini, la perfezione delle inquadrature, i molteplici livelli di lettura e interpretazione. Bello, bello, bello.

    RispondiElimina
  6. Laura:
    Vero, ora che me lo ricordi l'ha detto che non era sua figlia.
    Ma che importa? Come dicèevo a Ale, con lei Cheyenne ha comunque un ruolo da amico/padre, no?
    Quanto bella è la scena in cui quel bambino che teme l'acqua e si butta in piscina per andare ad abbracciare la madre che nuota?
    Bellissimo, sì.
    Pensa che nel frattempo - a proposito di letture e interpretazioni, me ne sono venute sul quella pistola (non difficile, eh?), sulla figura del cacciatore di nazisti (non difficile nemmeno questa), sul pick-up nero che va a fuoco e lui lo sostituisce con uno rosso fiammante...
    Insomma,meno male che il dvd non ce l'ho: rischierei di diventare ossessiva, come con tutte le cose che mi appassionano...

    RispondiElimina
  7. Anna Maria4:18 AM CET

    Laa ragazza infatti è figlia della donna in attesa e sorella del ragazzo che si è allontanato senza più tornare.

    RispondiElimina
  8. secondo voi perchè Cheyenne riceve la telefonata per l'imminente morte del padre a casa della ragazza?

    RispondiElimina
  9. Annamaria
    Ma se la ragazza è figlia della donna in attesa del ragazzo che si è allontanato, e quel ragazzo si rivela alla fine essere Cheyenne stesso, che torna "ripulito" dalle varie sovrastrutture sceniche alla fine del film, la ragazza è allora sorella di Cheyenne.
    O forse, potrebbe essere la figlia, che vive con la nonna che aspetta il figlio, scomparso dentro la maschera di Cheyenne perché Cheyenne non può essere né padre né figlio, finché veste i panni della rock star...

    Anonimo

    Ho risposto ad Annamaria, dopo molto tempo dalla data del suo commento, perché forse questo risponde anche a te.
    Ovvio che è un "secondo voi", cioè secondo una mia personale interpretazione.
    D'altra parte, questi aspetti non sono mai ben definiti e lasciano spazio a letture e interpretazioni su un piano psicologico, più che "realistico", dei personaggi.
    Insomma, Cheyenne riceve la telefonata mentre è a casa della madre (nonna della ragazza che vive con lei).
    Dove altro chiamerebbe qualcuno per avvisare della imminente morte del marito se non a casa della moglie?
    Cioè della madre di Cheyenne?
    Grazie di avermi oggi ricordato questo film che voglio rivedere al più presto...

    RispondiElimina