mercoledì 9 novembre 2011

Il servo

E' il titolo di un film di Joseph Losey del 1963, ed è - a mio avviso - la perfetta rappresentazione di ciò che è successo.
Il ribaltamento dei ruoli, la messa in evidenza di quali siano i rapporti di forza fra servo e padrone.
Ora è chiaro a tutti, mi auguro, chi è che detta legge.
E' chiaro come il gioco (lo show) si regga e continui per la posizione ambigua dell'uno (il padrone o il Capo) che consente all'altro di esercitare un potere che questi non dovrebbe avere.
E' evidente come, se sulla Carta sono definiti ambiti d'intervento e competenze, nella realtà questi sono puntualmente invertiti.
Come cioè, alla "resa dei conti", sia il servo a comandare.
Questo è ciò che è andato in scena ieri sera.
Una rappresentazione vivissima di chi è il Servo e chi è il Padrone.
Aveva detto, solo due giorni fa, che sarebbe andato in Parlamento, avrebbe ottenuto l'approvazione del Rendiconto annuale dello Stato, avrebbe subito dopo presentato le dimissioni e chiesto di andare a nuove elezioni.
Detto, fatto.
Decide lui, ed è l'unico a fare puntualmente ciò che promette.
Gli altri si accodano.
Ha ottenuto il voto sul Rendiconto, è andato a presentare (come si presenta uno sketch in uno show) le dimissioni (annunciate dal Capo dello Stato e solo dopo e a seguire, da lui commentate, senza l'obbligo di fornire una data né alcuna certezza del fatto in sé) e stamattina già parla di elezioni a febbraio con la sicurezza di chi sa che questo è ciò che succederà.
Un capolavoro tattico, come l'ha definito a caldo ieri sera Amenduni.
Gabbati tutti, messi tutti all'angolo, paralizzato lo stuolo di aspiranti servi che già pregustavano l'ingresso trionfale in scena: decide lui se, cosa e quando.
Un gran film, quello di J. Losey.
Una porcheria pazzesca, quella andata in scena in queste ultime ore.
Tutti comprimari, un solo primo attore.
Il Servo, appunto.
Che sottomette ai propri desideri e obiettivi ogni padrone ( o Capo) e zittisce con un colpo da maestro il brontolame degli aspiranti servi che restano in coda fuori dalla porta.
Inutile agitarsi e scalciare.
Fino a che lui non ha messo a punto i dettagli e piegato fino a terra il Paese, non se ne va.
Applausi.
(e vergogna a quelli, molti, che per ore hanno parlato e commentato dimissioni solo annunciate senza chiedersi di cosa parlavano,cioè del niente).

6 commenti:

  1. Ho scritto al Presidente della Repubblica, chiedendo, da patriota, le dimissioni immediate dell'attuale PdC.
    Ho una rabbia addosso che credo potrei accendere le lampadine senza passare dall'interruttore.

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  2. Massimo

    Hai fatto bene a scrivergli, capisco e condivido la stessa rabbia che accende lampadine (mi piace questa delle lampadine rabbiose...)
    Io è meglio però che non gli scriva: potrei, come puoi immaginare dal contenuto del post qui sopra, dover chiedere anche le sue, di dimissioni, insieme a quelle del PdC.
    E' seccante, lo so, ma non vedo come avrebbe potuto il PdC resistere tanto a lungo senza la vocazione a un suo errato senso di cosa sia davvero la coesione nazionale .
    Troppo tardi, ora per dirsi completamente innocente...

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  3. io ho seguito l'esempio di Masso, almeno ci facciamo sentire. Anche se concordo con te, Ross, sull'atteggiamento di Napolitano. Il fatto è che non conosco abbastanza le regole e non so quanto lui sia effettivamente impotente e quanto invece sia colpevole di non agire nell'interesse del Paese (cioè togliere di mezzo il nostro ineffabile PdC).

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  4. Ilaria
    Non è che io sia un'esperta di regolamenti parlamentari/istituzionali, penso però, semplificando, che se magari Napolitano respingeva la proposta di incarico al PdC, fin da subito, opponendo il fatto che già era inquisito e pesavano su di lui comportamenti non esattamente limpidi, oggi non saremmo qui a parlarne.
    Un'altra occasione (vado a memoria), è stato quando, circa 1 mese fa, non è passato quel Rendiconto passato ieri perché anche allora non aveva avuto i numeri.
    Ora, una cosa la so: se alla votazione del Bilancio Consuntivo la Giunta Comunale non ottiene un'approvazione della maggioranza, vanno a casa Sindaco e Giunta.
    La non approvazione del Rendiconto del Bilancio 2010 era di per sè una sfiducia pesante.
    E' un po' come se il Consiglio di Amministrazione di un'azienda non approvasse il bilancio dell'anno precedente, una sorta di giudizio sulla validità del bilancio stesso, quindi con l'ombra di un sospetto di non regolarità contabile.
    Ora, se Napolitano scioglieva le Camere allora, quando non è stato votato quel Rendiconto, avrebbe potuto (se voleva) aprire subito allora le consultazioni per un nuovo governo e dare l'incarico di formarlo a una personalità terza (Monti o chi per lui, visto che pare non vedano altri in giro).
    Sono due occasioni fra cento altre.
    Non credo serva ricordare che ha dato incarico a Ministri che un mese dopo sono stati arrestati (e pur sapendo bene chi erano, non ha respinto la nomina) e mi ha sempre fatto imbestialire la scusa che doveva firmare tutto ciò che gli sottoponevano "perché tanto me lo ripropongono".
    Se non dai segnali chiari tu, che hai mandato di Tutela delle Istituzioni, come pensi di poter essere credibile?
    Non ai miei occhi,almeno.
    E senza scavare più di tanto, che a elencarle è lunga...
    Ciò che intendo è che forse, non ho ben capito perché, il PdC ha fatto comodo a molti, in un senso o nell'altro.
    Per questo non ne salvo uno (forse Di Pietro, Colombo, Marino, ect, cioè quei pochi che almeno hanno sempre agito con trasparenza e coerenza, e detto e scritto ciò che succedeva senza girarci intorno).
    Ma tant'è...
    Ora ho letto questa e mi arrendo:
    "Il maxiemendamento contiene modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in materia di licenziamenti e all'articolo 8 della manovra. Lo ha riferito il senatore dell'Idv, Elio Lannutti, a margine della riunione della commissione Bilancio del Senato
    di Nicoletta Cottone - Il Sole 24 Ore - Leggi tutto qui

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  5. Mia cara Ross,
    All'inizio di questo inquietante momento, non lo nego, mi sono molto agitata, e lo sono ancora, tanto che seguo i fatti in modo maniacale.
    Per non guastarmi ulteriormente l'umore, mi sono rifugiata in questa mia privata colonna sonora: la "Tammurriata Nera", è in lingua ufficiale del "glorioso Regno di Napoli", è molto famosa e sicuramente la conoscerai. In questo sito la trovi anche in trduzione:
    http://www.italiamerica.org/Tammurriata_nera.htm
    Queste sono le parole del testo che mi girano in testa:
    "Io nun capisco 'e vvote che succede
    e chello ca se vede nun se crede!
    Seh, vota e gira, seh
    seh, gira e vota, seh
    .....................
    chillo 'o fatto è niro niro,
    niro niro comm'a cche...
    ....
    'O ditto parularo: "Embè parlammo
    pecché si raggiunammo
    chistu fatto ce 'o spiegammo!
    Addó pastine 'o grano, 'o grano cresce,
    riesce o nun riesce
    semp'è grano chello ch'esce."
    Noi, dopo la tua bella analisi, nel post e nei commenti, non possiamo fare altro che aspettare tanto se è nero, è nero e irrimediabilmente NERO!
    Un abbraccio consolatorio
    Cle

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  6. Cle

    Nero, come la notte più buia e senza stelle, cara Cle.
    Ad ogni passo in avanti, sembra di avanzare con una benda nera sugli occhi, sospinti da dietro verso il baratro, che sappiamo essere lì e tuttavia siamo impotenti a evitare per quelle mani che da dietro spingono e spingono.
    Ieri sera, tanto per non chiudere gli occhi, ho visto un filmato che ricostruisce molto bene, fra testo, parole e appunti, Shock Economy, di Naomi Klein.
    Metto qui il link al documentario, nella speranza che chi passa di qua trovi il tempo (dura quanto un film, un po' più di 1 ora) per vederlo e magari salvarlo.
    Chiudere gli occhi, quando si è già con una benda nera che impedisce alla luce di illuminare la strada che abbiamo davanti, non serve a niente.
    Il solo modo di uscirne, volendo darsi una speranza, è - come altri paesi hanno fatto prima di noi ma dai quali sembriamo non voler imparare alcuna lezione - dire no.
    Ma abbiamo quella benda sugli occhi; così continuiamo a illuderci che chi ci spinge da dietro ci stia spingendo verso la luce, non verso il baratro.
    Che sia quella fiducia dell'innocenza per cui ogni bambino finisce fatalmente per essere tradito prima di diventare adulto?
    Un abbraccio consolante anche a te, amica mia.
    Un abbraccio sconsolato fra umani alla deriva.

    Qui il video Shock Economy

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