venerdì 16 dicembre 2011

I sogni e la vita

Trovato il modo di salvare i vecchi post su Splinder (il blog è ormai invisibile), li sto copia/incollando uno a uno come se si trattasse di salvare qualcosa di me.
L'operazione si sta rivelando simile a un processo di autoanalisi: rivivo, a ogni post, il momento in cui l'ho scritto.
Come se ripassassi gli ultimi cinque anni della mia vita decidendo cosa salvare e cosa buttare..
Ieri sera, rileggendo quello che incollo qui sotto, valutavo che non vi è nulla che non riscriverei uguale.
Insomma, è un post "eterno".
Giusto?

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20.04.2007

Mi torna spesso in mente, in questi giorni, un sogno fatto tempo fa.
Nel sogno mi trovavo in una situazione di guerra, a vivere in un paese in guerra.

All’inizio, c’è una terribile esplosione, che sento scuotere le pareti della camera dove mi trovo. Quando, dopo che tutto si è fermato, apro la finestra per guardare cos’è successo, fuori non c’è più niente. La terra attorno alla casa dalla quale mi affaccio, è letteralmente sottosopra.
Come se la terribile esplosione, avesse spostato la materia, seppellendo interamente ogni cosa nel raggio di chilometri intorno. Intravedo solo le ali bianche, conficcate nel terreno, di un aereo che nel sogno sembra della Croce Rossa.
Per il resto, zolle di terra enormi, sollevate e spostate. Erba, acqua come se tutto fosse un’enorme barena, nient’altro. In un’altra parte del sogno, sono dentro la stessa casa, con me avverto la presenza di una donna (che non ha volto). Disposte lungo un lungo tavolo, erbe medicinali di vario genere.

Entra dalla porta aperta un uomo, sembra un soldato. Osserva le varie erbe, sospettoso. Le tocca, le stropiccia. Mi guarda con un sorriso ironico e mi chiede a cosa servono.
Mi soffermo su un paio di mucchietti fra queste, ed elenco le varie proprietà curative che sono proprie di quelle erbe. Sembra convinto, mi chiede di preparargli una miscela. E se ne va contento con la tisana che ho preparato per lui.

In un altro punto del sogno, sono abbracciata a quest’uomo, come fossimo gli unici esseri viventi rimasti dopo l’esplosione che ha cancellato tutta la vita intorno. In una scena finale, sono in fila con altre persone.
La sensazione è quella di certe scene viste nei film sulla guerra, dove quelle stesse file di persone vengono avviate ai campi profughi come fossero esseri segnati da qualche tragica selezione. Ho una benda sulla fronte.
Un soldato controlla che la fila prosegua mantenendo un certo ordine. Ogni tanto fa uscire dalla fila qualcuno, che viene avviato verso un’altra direzione, che nel sogno avverto come spaventosa e definitiva. Tremo nel sogno. Temo di poter essere anch’io oggetto di quella spietata selezione ultima. Mentre passo davanti al soldato, questo con un grido fa fermare il passo all’intera fila. Si avvicina a me,  punta la sua pistola alla mia tempia, dove c’è la benda. Mi tiene la pistola puntata mentre mi impone di abbandonare la fila. So che mi ucciderà. So che quella pistola ha un colpo in canna per me. Il saperlo con estrema certezza, mi fa smettere di tremare.
Lascio la fila e sento solo la tensione dell’attesa. Di capire cosa ci sarà, dopo che il colpo sarà sparato. E mi sveglio. Ogni volta che questo sogno mi torna alla mente, sento che c’è in questo un messaggio.
Una parte di questo messaggio mi è chiara, so che rappresenta simbolicamente il momento in cui il sogno è stato fatto. La parte finale, che teoricamente mi dovrebbe spaventare, mi da invece, ogni volta che la ricordo, una straordinaria forza interiore. Un senso di accettazione del mistero della morte che calma ogni paura che si affaccia sull’incertezza del futuro.
Sento che posso vivere anche sapendo che ho una pistola puntata alla tempia.

La consapevolezza che la morte mi cammina a fianco, che ogni minuto potrebbe essere l’ultimo, più che spaventarmi, mi fa sentire più ferma sulle mie gambe.
Continuo a camminare, sapendo che questo è il momento in cui sono viva. Ciò che verrà dopo, non mi appartiene. Cosa sarà “l’altra vita”, è questione per filosofi e religiosi. Posso passarci serate a parlarne, sapendo che si tratta di un esercizio speculativo che ha lo stesso valore del tentare di indovinare l’uscita di un provvidenziale terno al lotto. Finita la serata, so che è ora, il solo attimo sul quale ho potere di decisione perché è adesso, la sola vita che mi appartiene: quella che sta fra un battito di ciglia e l’altro.
Il resto, il dopo che crea ansie e paure, è solo una fantasiosa rappresentazione della mente.
Non esiste.

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