venerdì 23 dicembre 2011

Su Papalla

Su 12 casse quattro sono chiuse.
Davanti a me una coppia: lei imbusta e ripone nel carrello, lui spinge avanti i pezzi e trastulla il portafoglio.
Una normale spesa settimanale, niente che sembri eccessivamente natalizio: zero panettoni e zero bottiglie di vino.
Lui dice qualcosa alla cassiera e quella rimane per un momento con un pacco di carne sanguinolenta a mezz’aria.
“Doveva dirmelo, avrei tenuto un sub-totale. Ora devo andare a prendere la chiave per fare lo storno”.
Lui mi guarda, sembra imbarazzato.
Gli sorrido mentre penso:” Oddio, non dirmi che siamo già alla fase in cui non bastano i soldi per la spesa”.
La cassiera inizia lo storno mentre una parte della stessa spesa rimane ammucchiata alla fine del nastro, in attesa.
“Siamo a circa 30€, crede che possiamo fermarci?”.
“Dovremmo essere sui 60€, cosa dice?”.
Mette sul banco della cassa 50€.
Inizio a chiedermi cosa stiano combinando: non ci capisco più niente.
“Ha il buono?”.
Lui tira fuori un volantino che ho intravisto pubblicizzato su un cartellone all’entrata: un pezzo di carta con scritto sopra 20€.
Poi la cassiera riprende a passare la merce restante e lui torna a imbustare.
E ri-paga, tirando fuori un secondo volantino con su scritto 20€.
“Quasi quasi vado a prendere qualcos’altro, così consumo anche il terzo buono”, dice.
“Magari è meglio che venga un’altra volta, altrimenti la signora (io) ci manda a quel paese”.
“No, però sono curiosa di capire cosa succede. Senza volermi fare i fatti suoi eh?”.
“Ci sono i buoni spesa, no? Ogni 60 euro di acquisti te ne tornano 20”.
“Accidenti! Mi pare valga l’attesa. Faccia con comodo…”

Dietro di me, impaziente, c’è una che sventola i 20€ finti borbottando:
"Eh, no…Io non posso mica aspettare i comodi di tutti”.
“Signora, se mi dessero 20€ ogni volta che aspetto in coda, io passerei la giornata a fare code, lei no?”.
No.
Una, dura e pura.

Lui e la moglie se ne vanno, e la cassiera inizia a passare i miei quattro pezzi in croce.
“Mi sa che lei non ci arriva ai 20€ di sconto, nonostante i libri. Quelli però non contano nel buono”.
“Anche se mangio libri invece di polpette?”
“Immaginavo una cosa del genere”, dice sorridendo.
Mentre saldo, mi rifila a tradimento 20€ posticci.
“Tenga, per la prossima spesa: basta che lo usi prima del 31.12”.
Insomma, ai prossimi 60€ mi rifondono i libri di oggi.
Pari pari.

E' ben strano: in questo supermercato ricordo carrelli disumani e code alle casse al limite dell'assalto.
Oggi mi restituiscono sorridendo 20€ per averne spesi meno di 50.
Tempi da fine giostra, mi sa.

Mentre nel sotterraneo localizzo l’auto, incrocio gli occhi di un essere stranissimo: alto e corpulento come un rugbista americano, la pelle che si intuisce essere stata scura ma schiarita artificialmente fino a un colore improbabile, capelli arruffati color paglia svanito, gonna azzurra al ginocchio, tacco 12 traballante, rimmel e rossetto sbavati come da un recente pianto.
Sorride a trentadue denti invece, e ha l’aria di chi ha appena vinto al Superenalotto.
“Buongiorno bella signora! Buon Natale! Tanta Felicità”, mi rifila con un’allegria contagiosa.
“Buon Natale anche a te, bella signora; e tanta felicità”.
Ci giriamo a guardarci, ridendo.

“Sono su Papalla! Forse mi devo sintonizzare meglio sulle nuove frequenze”, penso mentre torno a casa.
Questo supermercato sembrava oggi un avamposto del futuro.
Quello dove i supermercati, ammassati di merce che nessuno ormai compra più, stampano moneta finta che compra roba vera, e dove esseri ibridi ma veri ti augurano Buon Natale così, perché sono felici e gli va di farlo.
Buon Natale.

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