giovedì 5 gennaio 2012

Il Paese perfetto

Sognate un Paese dove le strade sono ampie, pulite, il traffico quasi inesistente, con fioriere curate a dividere le due corsie di marcia e aiuole verdi con fontane zampillanti agli incroci?
Vi piacerebbe vivere in un Paese dove non esistono ladri, non ci sono assassini, i vostri vicini si fanno gli affari loro e non producono rumori molesti?
Quando vi capita di andare in piscina o in palestra e le trovate non proprio pulite né ben organizzate, la cosa vi fa sentire come se viveste in un paese del terzo mondo?
Pensate che tutti i cittadini dovrebbero avere un lavoro, una casa, un televisore senza politici corrotti e servizi pubblici che rispettino gli orari?

Beh, ho il Paese che fa per voi.
In grado di offrirvi queste e altre meraviglie di efficienza, pulizia, organizzazione, sicurezza.
Trasferitivi a Pyonyang  - Corea del Nord.
Vi accoglieranno a braccia aperte.

Oppure sognate un Paese dove si insegni ai bambini, fin dalla più tenera età, il rispetto delle regole, l’amore per il proprio Paese, l’importanza di vivere per la comunità e dove la scuola formi ogni bambino per diventare un cittadino modello domani?

Trasferitevi in Giappone, il Paese con il più alto tasso di suicidi infantili.

Quando sentite parlare di organizzazione del lavoro, di sviluppo e crescita, di lavoro per tutti, di garanzie dalla culla alla vecchiaia, è ovvio che non state pensando all’Italia, ma alla Corea del Sud.

Insomma: sto leggendo In Asia, di TizianoTerzani.

E la cosa stupefacente, a parte una scrittura che non ce n’è per nessuno, è che non riesco a non pensare al nostro presente e a non sentirmi nelle orecchie le stesse parole di cui trovo infarciti quotidiani e blog: crescita, servizi pubblici che funzionano, scuole che formano cittadini utili alla società, rispetto del prossimo, meno individualismo, economia che garantisca a tutti una vita minima dignitosa, sicurezza sociale, ect.
Cose che non abbiamo, d’accordo.
Però.

Leggendo la Cina descritta da Terzani a fine anni ’80, in bilico fra l’apertura al mercato e la repressione con i carri armati, non so pensare che al Tremonti del 2010.
Non c’erano i carri armati, nel 2010, d’accordo.
Vogliamo ricordare com’è finita il 14 dicembre? Non c’erano in piazza, ma forse c’erano nei pensieri di qualcuno.
Leggendo dei successi economici o del sistema scolastico del Giappone negli stessi anni, non faccio che pensare alle ultime riforme della scuola e del mercato varate da B e Monti.
Basta diritto allo studio per tutti: scuole professionali per i poveri e università e licei d’élite per la futura classe dirigente del Paese.
Leggendo la descrizione della perfetta Corea del Nord di Kim Il Sung negli anni ’80, mi ronzano nelle orecchie frasi che sento e leggo ogni giorno su come sarebbe migliore un’Italia efficiente, pulita, senza criminalità, dove ogni cittadino rispetta le regole e il prossimo: un'Italia pronta a crescere e stare sul Mercato.
Poi, chi sgarra, sparisce senza tanta pubblicità e tanti commenti su Twitter, che è ora di finirla con questa libertà di opinione.
O no?

Alla fine, non sarà che pur con le molte cose che non funzionano, era l’Italia (fino a oggi, per domani non garantisco più niente) il migliore dei mondi possibili?

E non sarà che l’Italia che hanno in mente Monti (o B, o Napolitano, o gli altri due B), quando parlano di crescita, nuove regole sul mercato del lavoro, pareggi di bilancio o riduzione degli sprechi (visto il nazi-fascismo implicito nelle manovre varate o in via di approvazione), è un’Italia così globalizzata da somigliare un po’ al Giappone e un altro po’ alla Corea (del Nord o del Sud per me pari sono)?

E noi, io stessa, quando penso al mondo perfetto in cui vorrei vivere, non sarà che sto immaginando una bella dittatura che realizzi il meglio di Pyongyang fuso con il meglio di Seul?
Insomma, sarà il caso di fare davvero attenzione ai propri sogni: c’è il rischio che si avverino.

P.S. 7.01.2012

Ecco un altro esempio di Paese Perfetto.
Un utile ripasso per ricordare che Hitler risolse i problemi economici della Germania meglio di quanto fece, negli stessi anni - fra il '33 e il '38 - Roosevelt.

Bisogna rinunciare a qualcosa, sì.
E organizzare meglio la gestione dei seccatori, quelli che pretendono di risolvere le crisi mantenendo libertà di parola, di pensiero e magari pure il rispetto dei diritti umani.

Ovvero, come nei periodi di crisi si riscopra (fatalmente) che una dittatura funziona sempre molto meglio di ogni democrazia.

Tira una gran brutta aria.
E' bene ricordare quali siano state le conseguenze di quelle che a prima vista sembravano le scelte migliori per salvare un paese da una grave crisi economica.

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