mercoledì 2 maggio 2012

"L'imperativo per il futuro..."

T.I.N.A. - There Is Not Alternative.

Ve lo ricordate?

E' quell'acronimo-mantra con il quale si presenta ogni decisione impopolare appellandosi all'impossibilità di poterne considerare altre, pena il "baratro".

T.I.N.A. contiene sempre il sottinteso di una devastante tragedia dietro l'angolo che può essere scongiurata solo, appunto, accettando le decisioni già prese come unica via di salvezza.

E' una vecchia storia, quella che chi comanda sa sempre cosa si deve fare e perciò si può solo accettare, senza discuterne, ciò che è deciso.

"Non ci sono alternative" è spuntato ieri un paio di volte nel discorso del Capo dello Stato.
Napolitano: "Non ci sono alternative alle riforme strutturali – ha aggiunto – Il governo italiano si sta muovendo ai fini della crescita e dell'occupazione”.

 “Ora, l'imperativo per il futuro dei giovani è la crescita”, ha dichiarato con voce grave, “ma questa necessità non può trascendere da connessioni (?) e vincoli finanziari. Le misure per la crescita non possono, infatti, trascendere (? prescindere?) dal rigore”.

Chiaro, no?
Usciva lunedì 30 aprile il Rapporto Ilo (International Labour Organization) con le cifre sulla disoccupazione:

- 202milioni di disoccupati nel mondo
- 2,1 milioni di disoccupati in Italia

Di questi 2,1 milioni di disoccupati, il 32,6% sono giovani.
Il Rapporto dice poi chiaramente che sono (anche) le misure di austerità a contribuire, con la diminuzione dei salari e dei diritti dei lavoratori, alla recessione.
Meno sicurezza del lavoro, significa contrazione dei consumi.
Meno salario, significa contrazione dei consumi.
Contrazione dei consumi significa aziende che chiudono, meno tasse che entrano, meno soldi per investimenti.
Sequenza che porta inevitabilmente a un aumento della disoccupazione.

Ciò a cui si riferiva ieri Napolitano è alla Riforma del Lavoro.
Che va approvata dal Parlamento senza ulteriori discussioni perché "Non ci sono alternative ...ai vincoli finanziari...".

Come se non fossero proprio quei "vincoli finanziari" ad aver determinato l'aumento della disoccupazione in tutta l'Europa.
Nel mondo siamo passati dai 196 milioni di disoccupati nel 2010, ai 202 milioni del 2011.
In Italia siamo passati da un 9,6% a febbraio a un 9,8% a marzo: 66mila disoccupati in più in un solo mese.
Cifre che parlano da sole.
Il tutto, si considera poi nel Rapporto, grazie all'austerità imposta nella gestione della crisi economica che ha portato in tutto il mondo - ma in particolare in Europa - alla riduzione di diritti e salari dei lavoratori.
La crisi dell'economia la pagano ovunque non i manager (o i politici), che facendo scelte sbagliate l'hanno provocata, ma i lavoratori, cioè quelli esclusi da ogni decisione ma convinti ad accettare decisioni sbagliate e contro di loro sotto il ricatto del "non ci sono alternative".

Le decisioni del "capo", sono giuste e devono sempre essere accettate perché è il "capo"?
Se il "capo" mi dice che per sconfiggere il nemico devo spararmi sui piedi, che faccio? Mi sparo perché il "capo" ha sempre ragione e "non ci sono alternative"?

E' davvero così?

Se è il "capo", a dire che non ci sono alternative, ci spariamo sui piedi o cominciamo a dubitare che il "capo" ci stia imponendo una scelta sbagliata?

I dati, che sono lì a smentirlo, sono prodotti da fonti internazionali e terze (non da me o da qualche fantomatico anarchico insurrezionalista).
In più, non c'è alcuna logica nelle decisioni dei "capi" di questi ultimi 15 anni: hanno spinto e appoggiato loro la frammentazione dei contratti di lavoro fino a fare del precariato la condizione di lavoro prevalente producendo fascie di disoccupazione "giovanile" che ormai vanno dai 20 ai 40/45 anni.

Se i contratti precari avevano l'obiettivo di far da stimolo all'economia e "aiutare" le imprese, com'è che l'economia è al tracollo verticale e le aziende chiudono a migliaia l'anno?

Di cosa parlano il Capo dello Stato, il capo del Governo, il Ministro di turno o il politico ormai allo sbando, quando parlano di uniche scelte e uniche alternative?

Seguendo la follia di questi ultimi giorni contro Grillo, accusato di demagogia, di populismo, di qualunquismo, perfino di nazismo e di (ma che imbecillità!) esser mafioso, a me pareva evidente solo una cosa: hanno tutti paura.

P A U R A.

Quella roba che ti spinge ad agire per puro istinto di sopravvivenza.
Quella che ti spinge a sparare contro tutto pur di provare fino all'ultimo a salvarti la pelle.
Quella che quando ce l'hai di fronte ti spinge a pensare che "Non ci sono alternative".
Ecco, per loro non ci sono davvero alternative.
Loro hanno paura.
E non della crisi, di noi.
Temono che abbiamo pensieri nostri, che mettiamo in dubbio ciò che dicono, che siamo più informati di loro e che potremmo perfino votare il M5S.
I grillini in Parlamento!
Dio che paura!

E' tempo di mandarli definitivamente a godersi la lauta pensione che noi tutti paghiamo loro togliendoci letteralmente il pane di bocca.
Non è più sopportabile che siano dei pensionati iper garantiti a imporre leggi su un futuro che oggettivamente, anagraficamente, non gli appartiene.
La visione che questi pensionati hanno del futuro è - a quanto pare - quella in cui nessuno ha più (dopo di loro) il diritto a farsi una famiglia, ad avere un lavoro e un salario dignitosi, a crescere figli che possano - come i loro nonni - sognare liberamente cosa faranno da grandi.
O diciamo ai bambini che no, non possono più sognare cosa faranno da grandi (il pilota, il dottore, il meccanico come papà...) perché non ci sono alternative alla miseria e alla disperazione che producono disoccupazione e precariato?

Hanno deciso, questi nonni, che i nostri figli e nipoti dovranno accettare quel che viene e accontentarsi di pane e cipolla perché noi, anziché capire che la senescenza ha i suoi probemi, ci siamo sparati sui piedi?

P.S.
Mi chiede Francesco (Acrostico), in un commento al post precedente, di fare "nuove proposte".
Ne ho per ora solo una, ma decisiva.

Quando non riusciamo più a vedere l'orizzonte, fondamentalmente è per un motivo: abbiamo davanti agli occhi, in primo piano, qualcosa che ci occulta alla vista l'orizzonte: una montagna, un bosco, case e palazzi o capannoni e fabbrichette.

Finché la nostra attenzione rimane costantemente puntata sulle dichiarazioni dell'attuale classe politica e dell'attuale Governo, quello del non ci sono alternative, noi non abbiamo alcuna vera possibilità di pensare a nuovi scenari, a nuovi orizzonti, di fare nuove "proposte", cioè di trovare in noi pensieri nuovi per risolvere problemi vecchi.
Noi tutti siamo paralizzati da decisioni che ci vengono vendute come soluzioni e sono invece, alla prova dei fatti, decisioni che finiscono per aggravare e incancrenire ogni giorno di più la situazione.
E' come se, per recuperare l'orizzonte, ci proponessero di costruire nuovi palazzi e nuove fabbrichette.

Bisogna avere il coraggio, per recuperare un orizzonte, di buttare giù con i bulldozer vecchie case e fabbrichette.

Solo dopo, una volta sgombrato il panorama mentale dagli ostacoli che ti inchiodano la vista, puoi tornare a immaginare come vorresti comporre un nuovo panorama che non occulti mai più alla vista il tuo orizzonte di riferimento.

Allo stato delle cose, già immaginare di mandare a Villa Delizia i pensionati e a remare tutti gli altri, a me pare una buona proposta.
Bisogna procedere per gradi successivi, sgombrando prima il campo dalle macerie e dai materiali di risulta, facendo pulizie di fondo.
Poi si pensa a come riarredare gli spazi vuoti.
Per pensare cose nuove, devi sgombrare la mente dalle cose vecchie.
Non c'è santo, Francesco.
E' l'unico modo per non restare ingabbiati in un tema unico continuando a riciclare sempre gli stessi vecchi pensieri.
Dobbiamoriuscire a mandarli in pensione o a remare.
Al largo,possibilmente.
Poi vedrai quante splendide idee ci nascono in testa...

3 commenti:

  1. l'alternativa? andare a stanare ovunque vivano i titolari dei più elevati pacchetti di borsa e spingerli con la gentilezza che solo un [mettete lo strumento più adatto] può avere a cedere l'80% del loro reddito presente e futuro al popolo.

    eccola l'alternativa. così anche il più scemo dei dubbiosi è servito.

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  2. Spazzarli via con ogni mezzo, dal voto chirurgico all'astensione, nel caso; sputtanare loro e i loro tirapiedi in ogni occasione, appena ci capitano a tiro; parlare con la gente, dire quello che si pensa, incazzarsi, smetterla di avere paura. Usare qualsiasi strumento per farsi sentire e denunciare quel che combinano. Sbertucciarli tutti quanti , compresi i giornalisti leccaculo (che sono la stragrande maggioranza) e spegnere quel cazzo di televisore, una volta per tutte, smetterla di farsi inebetire di idiozie o quantomeno sabotare tutte le trasmissioni di regime. Ce n'è di cose da fare!

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  3. Fino a quando il sistema elettorale assegnerà i seggi in base ai voti validi non c'è astensione che tenga; anzi, in me serpeggia l'idea che ci sia un vero e proprio "partito dell'astensione" messo in piedi e foraggiato dai comitati d'affari attuali, spacciati per partiti, per spartirsi i (pochi) voti certi. Coi quali conquistarsi grandi spazi, praterie di potere lasciate libere da chi si astiene od annulla la scheda.

    Sputtanarli a sangue in ogni occasione, decisamente si. Smettere di comperarne i giornali (col risparmio di una sola settimana ci si compra un buon libro in edizione economica), di guardare le loro tv, partecipare a tutte le occasioni pubbliche o in pubblico per metterne in risalto le contraddizioni; usare il web per inondarne mail e siti e sbadilar loro addosso il loro stesso letame e fargli mancare il terreno sotto i piedi. Sempre in attesa che arrivino i sacrosanti forconi, e che arrugginiscano in modo da far più danno.
    Sciopero politico: presidiare l'ingresso delle sale dove vanno rappresentanti politici (e sindacali) a svolantinarne le porcate fatte in questi anni, in base al vecchio ma sano principio che se conosci bene il nemico allora lo puoi combattere ad armi pari.

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