lunedì 4 giugno 2012

Cielo grigio da giorni

4a giornata di cielo grigio piombo, con vaghi accenni di sole verso il tramonto, cioè giusto ora.
Un'altra scossona ieri sera, ho letto, e nemmeno me ne sono accorta.

La cosa che mi stupisce parecchio, è l'averla mancata.
In questi giorni mi pare di avere un radar incorporato che capta scosse anche sotto il terzo grado e a chilometri di distanza.
Com'è allora che me n'è sfuggita una da 5.1?
Mi dico che ero troppo concentrata sulla pizza e sulla conversazione, come a darmi ragione di una specie di senso di colpa senza colpe.
Mi sento come se avessi mancato a un appuntamento con i miei simili per via della pancia.
Non è bello...

Oggi mi si sarebbe voluto far credere che di giornata di lutto nazionale si trattava.
Non me ne sono accorta.

Quotidiani fissi sugli ultimi dissidi fra ministri, poi regge sempre bene uscita dall'euro, non uscita dall'euro, le scosse che proseguono e tremilacinquecento diversi articoli sul campanile caduto e la pioggia sul conto e i carcerati che così ri-socializzano ricostruendo.
Però solo i tossici e gli extracomunitari, eh?
Gente da riabilitare a forza.

Una riga, sul senso di una giornata con la bandiera a mezz'asta per decreto, non s'è vista.
Mi pare normale.

In fondo, dopo aver deciso che al ricevimento che non si poteva annullare si sarebbe stati sobri (due litri e mezzo di vino a testa, pare), e che alla parata che non si poteva annullare non avrebbero partecipato i carrarmati, un minuto di silenzio "ai caduti" poteva bastare.
Accontentarsi.
Un bel lunedì lavorativo, non è alla fine un primo significativo segno della volontà di ricostruire?
Il sabato era da sfaticati, giusto?

A dirla tutta, ieri ho perfino pianto al cinema.
E non mi succedeva da anni.
C'era sullo schermo questo ragazzino con i flash post 11 settembre, con il telefono che suona e lui paralizzato che non vuole rispondere, perché "sa", che è suo padre.
Sa che è rimasto intrappolato nelle Torri e non vuole sentire suo padre per dirgli addio.
Niente addio, è un "non è successo niente", per chi non ti vuole lasciare.
Se io non rispondo, tu non mi puoi dire addio. 
E se non mi dici addio, non puoi morire. 
Così non ti saluto, e tu rimani vivo.

Stavo lì, in preda a un dolore sordo e sempre attivo.
Con le lacrime che mi scendevano silenziose dalle guance al collo.

Non mi è mai passato, l'11 settembre.
E' una ferita fissa nella mente che non vuole chiudersi.
Avrò visto mille filmati su youtube.
Le so tutte, credo.
Ho più ricostruzioni che verità, e non so farci i conti con le ricostruzioni.
Così non c'è verso che me la metta via, che accetti la cosa e me ne faccia una ragione.
Mi dico:" Se hanno potuto farci questo, possono farci qualunque cosa".

Intanto va giù il campanile in Emilia e io non sento nemmeno la scossa, sentita "in tutto il nord".
Tutto il nord, tranne me.
Che chiacchieravo e mangiavo la pizza.
Come se niente fosse.
Oggi è il 4° giorno di cielo grigio piombo, con un vago riverbero di sole all'ora del tramonto, cioè ora.
Che è quasi buio.
Era un ridicolo giorno di finto lutto nazionale: a parte il cielo grigio, nessuno se n'è accorto. 
"Se hanno potuto fare questo"... 
Possono farci qualsiasi cosa.
Più di tremila persone, quel giorno.

Ma sabato 2 giugno la parata si "doveva fare", morti o non morti.
Due bottiglie di vino a testa e un minuto di silenzio.
Forse era una breve pennichella da aperitivo a digiuno.

I carcerati, quelli tossici che non sono pericolosi ma stanno in galera, possono ricostruirsi una coscienza ricostruendo un paese che accartoccia la bandiera legandola con un ridicolo nastrino nero a lutto.
Possono farci qualsiasi cosa...

Perfino il classico concertone di rito, che va sempre bene e fa tanto "solidarietà".

La terra ancora trema e questi sono già in mobilitazione concerto.

Non c'è disgrazia che abbia il tempo di sedimentarsi nella coscienza che ti arriva puntuale un concertone fra capo e collo.

Qualsiasi cosa...
Ché il mondo dei vivi ha il diritto di organizzare concerti di solidarietà per i morti.
Ai vivi, gli si manda una tenda, un paio di coperte, un pacco di promesse o una casetta del Lego.

L'Aquila era in macerie ed è rimasta lì.
I soldi del concertone non si ha notizia di dove siano finiti.
Però si rifà.
Con la terra che ancora trema e non si capisce chi dovrebbe aver voglia di andare a portare soldi a un concerto di benefattori pronti a cantare a ogni nuova bisogna.

4 commenti:

  1. Ci mancava la giornata di lutto nazionale, spostata a un lunedì in buona parte semifestivo, perché il sabato gli alti papaveri dovevano festeggiare la nascita di questa loro repubblica di banane. Quanti ai chitarrosi pronti a esibirsi per ogni causa politicamente corretta, possibilmente con copertura televisiva in ora di massima audience, né più né meno di quanto fanno quotidianamente sui giornali, nelle TV e nelle radio i pennivendoli di regime, pronti a schierare i mezzi di distrazione di massa: gli Europei di calcio vengono a proposito, seguiranno indagini sul maltempo che si scatena puntualmente nei fine settimana, l'emergenza caldo e poi via col conto alla rovescia sull'esodo estivo. E su quale sarà il relativo tormentone canoro. Non mancherà, puntualmente, il giallo che appassionerà, dividendoli, gli italiani.

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  2. Ciao Ross, entro sul punto del concertone, anche se condivido gran parte del resto -ma io la scossa l'ho sentita eccome. Ci sono grosse differenze con L'Aquila, dato che la proposta è stata fatta da un consigliere regionale del PD, Marco Barbieri, che insieme con Beppe Carletti (Nomadi) ha sviluppato l'idea. La differenza con la precedente è questa: mentre per l' Abruzzo i soldi furono consegnati al Ministero dello Spettacolo (in carica c'era il tremeBondi, un nome una garanzia) e non si sa più dove giacciano, qui hanno deciso che l'incasso sarà materialmente consegnato nelle mani del Presidente Errani, persona di ben altro spessore ed efficienza. Il livello di fiducia è tale che già alcune persone che conosco hanno preannunciato l'acquisto del biglietto per il Dall'Ara anche se materialmente non potranno assistere al concerto.

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  3. Mscaini
    Magari il mio scetticismo è immotivato e pure di cattivo gusto. Resta che noto - nonostante non manchi oggi una apparente migliore informazione - una sorta di reazione pavloviana di fronte alle notizie. Colpisce che dopo l'idea, geniale ma ormai datata, del primo Live Aid del '85, non vi sia evento - catastrofico, umanitario o sindacalmente utile - in cui le star nostrane non sentano l'esigenza di proporci il loro We are the World casereccio.
    Pare come se le disgrazie fossero ormai un format, con le sue obbligatorie scansioni.
    E non ce n'è una che non veda riuniti a cantare che loro are the world...

    Max

    Messa così sembra una roba ben pensata, ma sono molto scettica comunque.
    Sarà che vedo un filo conduttore fra l'intervento fatale del Pd Errani e la macchina della Beneficenza Spa in azione?

    Immagino anche tu conosca quali giri perversi sappia far fare, a qualsiasi fonte di denaro pro qualcosa, elargito sempre con cuore generoso dagli italiani, la macchina paternalistica che ha l'esclusiva della beneficenza.
    Vedi con gli sms, ad esempio.
    Insomma, credo di più agli alpini, ai pompieri e ai boys scouts. Perfino.

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  4. Già, sarebbe ritirare i militari dall'Afghanistan e impegnarli in Emilia, come ha detto Di Pietro che è uno dei pochi tra quelli seduti in Parlamento a usare il buon senso. Invece abbiamo ministri che propongono, seriamente, di mandarci i detenuti... E questi sarebbero i tecnici.

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