lunedì 16 luglio 2012

Ho visto un Re....

Niente, dicevo.

Prendiamo l'ultima, questa : che c'è da dire?

Se si rifugia in astruse "prerogative" per impedire che siano rese note al paese le parole che ha detto in una conversazione telefonica dove chi l'ha chiamato l'ha fatto proprio perché ha "delle prerogative", non c'è più niente da dire.

La voragine che divide "noi" cittadini dal potere, è ormai così ampia e profonda da essere costretti, quando parliamo di politica o economia o euro o Europa o mondo, a esprimerci con un "noi" opposto a un "loro", come vivessimo in un mondo a parte, in un paese diverso nel quale vi sono leggi che "noi" abbiamo l'obbligo (e l'onore) di rispettare ma che sono altre da quelle che "loro" applicano (o inventano ex novo), per se stessi.

"Loro" sono da una parte, "noi" dall'altra.
E "loro", lavorano palesemente e sistematicamente contro di "noi".

Non esiste più un paese, non esiste più una Repubblica, non esiste più nemmeno il gioco dell'alternanza del potere di quella cosa che chiamiamo, ormai favolisticamente, democrazia.

Non esistendo più nei fatti, non c'è più niente da dire perché nessuna cosa è esente dal rischio di venir piegata alle ragioni di chi risponde ad altre leggi, ad altre regole, ad altri poteri che non siamo "noi", l'ex "popolo sovrano".

"Loro" sono dall'altra parte, opposta a "noi": possono fare e disfare leggi così come dire tutto e il contrario di tutto o imporre decisioni contro ogni logica e ogni comune buon senso brandendo a mo' di clava la motivazione delle motivazioni:
"E' deciso così".

Non c'è più una lingua comune che abbia uguali parole per definire uguali oggetti, soggetti, significati, senso.
"Noi" siamo da una parte, che non è la "loro".
Per noi valgono leggi, per "loro" non ne devono esistere, perché "loro" hanno "prerogative".

"Noi" siamo nel piatto della bilancia sul quale vanno a pesare tutte le responsabilità: quelle dello scegliere e quelle del non fare alcuna scelta; quelle del subire in silenzio e quelle del protrarre all'infinito il decidere o no una reazione affinché i due piatti della bilancia tornino a dislivelli accettabili.

Ogni giorno leggo a volo d'angelo i titoli dei quotidiani e mi chiedo: cosa ci hanno fatto, "loro", per renderci così docili?
Così assurdamente "democratici" e "civili" in un paese che democratico non lo è più e in cui a essere ancora "civili" siamo solo "noi"?

La Germania ha costretto l'Alta Corte a esaminare, prima che venga approvato, la costituzionalità del Trattato Mes.

In Italia è stato approvato senza che nessuna tv ne abbia parlato che di striscio, a tarda notte e senza troppo approfondire: senza che nemmeno i quotidiani più diffusi abbiano mai sentito l'esigenza di almeno provare a farci comprendere di cosa parli, cosa significhi e cosa implichi, questo Trattato.

In Spagna, dove il Governo Rajoy ha dovuto imporre nei giorni scorsi al paese una manovra pesantissima per "meritare" gli aiuti europei così da scansare temporaneamente un default, gli spagnoli sono scesi in piazza a prenderle, pur di non subire passivamente le scelte del "loro" governo.

In Italia abbiamo fatto un civilissimo Referendum, l'abbiamo vinto con numeri che non si erano mai visti, e quell'esito referendario è semplicemente scomparso, come non ci fosse mai stato, come se ciò che hanno democraticamente e civilmente deciso i cittadini non valesse nemmeno la carta dei milioni di schede elettorali sulle quali hanno espresso la loro volontà.

Ci hanno imposto nel giro di pochi mesi riduzioni di diritti sul lavoro, tasse su case ancora da finire di pagare e che qualcuno si vede già rubare dalla banca perché non ha più di che pagare il mutuo; tagli agli stipendi con i quali nemmeno chi lavora riesce più a vivere e a pagare quelle tasse ventilandoci sotto al naso riprese che sono fin qui pura fantasia contabile ma per la quale fantasia tagliano subito posti letto negli ospedali, servizi sociali, fondi alle scuole pubbliche senza che da "noi" si sia mosso un filo di vento.

In Grecia, dove hanno fatto le stesse cose, sono scesi in piazza a prenderle, non tanto per la convinzione, forse impossibile, di poter ostacolare qualcosa, ma per almeno dire di esserci, per provare a essere vivi e per continuare il diritto a pensare al mondo diversamente da come lo pensano "loro".

La Francia decide che la Tav non è così importante e forse non proseguirà i lavori sul suo versante.
In Italia, "loro" ribadiscono piccati che "il progetto non è in discussione", cioè che si farà comunque la Tav.
La quale terminerà, a questo punto, su quel confine francese che dovrebbe, nel progetto, velocemente collegarci a una Francia cui non importa più niente di essere collegata all'Italia dalla Tav che "non è in discussione" ma militarmente presidiata.
A parte i soliti tenaci valsusini e i quattro anarco-insurrezionalisti che rischiano la galera per il solo fatto di andare lì a ostacolare gli espropri, non si muove foglia.

Ci fottono il paese con tutte le sue risorse ma "noi" abbiamo il dovere di non protestare o, nel caso, di farlo "civilmente", senza ostacolare "il progetto che non è in discussione" e senza pretendere risposte a domande che nessuno fa.

E' tutto così: "noi" da una parte, "loro" dall'altra.

Questo non è più il "nostro" paese.
E' il "loro".

"Noi" siamo solo la loro manodopera a basso costo e zero diritti, forza lavoro, consumatori, elettori, telespettatori, ma non più persone.

"Loro" decidono come il mondo dev'essere, "noi" abbiamo il dovere civile di accettare quelle decisioni senza esprimere mai un dissenso, un'opinione, una protesta, un barlume di resistenza.

"Noi" ci adeguiamo, in silenzio, senza reazioni che non siano le quattro parole che buttiamo qui, alcune delle quali così interessanti che meriterebbero di farsi mondo e invece giorno dopo giorno svaniscono per lasciare sempre posto ad altre nuove parole che sono le stesse e servono solo a rassicurarci fra "noi" che un giorno lontano, certo, forse, prima o poi, reagiremo, usciremo dal limbo e torneremo a essere vivi.

Invece restiamo qui, a produrre parole che non si traducono mai in azione, in reazione, in una scintilla di vita.

Non sta bene che un consumatore, un telespettatore, una vite o un bullone nell'ingranaggio della produzione si traduca in scintilla di vita: è da irresponsabili.

Quando c'è, la scintilla di vita (e qualcuna ogni tanto c'è), questa continua ad agire su tracciati di "civiltà" e di "democrazia" inesistenti.
Così, come se ancora civiltà e democrazia fossero parole che descrivono la realtà, ci si rivolge alle istituzioni, ci si consulta democraticamente fra organizzazioni, comitati, sindacati, centri sociali e istituzioni, ottenendo perfino, a volte, delle promesse e degli impegni di considerazione, da parte "loro".
Tranne poi, a potenziale conflitto disinnescato, far sistematicamente rimanere quelle promesse carta morta.
Come se operassero una strategia binaria per cui dicono sì a tutto, ci consentono tutto, ci lasciano qui a dire la nostra così limitando e addomesticando possibili proteste mentre loro, dall'altra parte, agiscono portando a compimento esattamente ciò che fin dall'inizio è da "loro" deciso.
Ogni protesta, ogni possibile contestazione è sedata dal dialogo (o  dalla protesta "democratica e civile in rete"), purché sia chiaro che non produrrà cambiamenti di sorta, solo un ulteriore occultamento della strategia binaria.

Uno sta sulla gru per mesi, ci sverna e poi scende, un pò più malandato di come è salito e ormai spento anche all'ultima speranza.

In "noi", nulla ha la forza di opporsi fisicamente all'agonia, non c'è azione possibile per riportarci in vita.
Quei pochi che provano una reazione, che ci sono e continuano a prenderle, sono isole solitarie indicate come il Male, potenziali terroristi, anarco-insurrezionalisti, populisti, fancazzisti mammoni senza senso dello Stato.
Come se lo Stato esistesse, "loro" se ne riparano per applicare a "noi" una legge che per "loro" non esiste già più.
Sanno meglio di "noi" che ciò che ancora chiamiamo "Stato" è già ora semi-dissolto nel più grande disegno europeo che a sua volta è suddito dello Spread/Mercato, il Dio invisibile che detta leggi ingovernabili dagli umani ma alle quali è per questo necessario per gli umani l'arrendersi, il cedere l'ultimo brandello di illusione rimasta.

Pochi mesi, e del riparo dello Stato non avranno più bisogno: potranno trovare più ampio riparo nell'Europa svuotata di persone e abitata da forza lavoro senza faccia, senza occhi, senza più alcuna reazione sinaptica utilizzabile se non come parte di un perfetto meccanismo dalle mille braccia e a costo pura manutenzione efficenza.

Abbiamo già così tante volte digerito l'insulto alla nostra intelligenza che ad avere la giusta visione del mondo oggi sono solo "loro".
Forse è tempo di smettere di pensare a "noi" come "popolo" di una Repubblica democratica per iniziare ad accettarci quali sudditi a-sinaptici di un dio inconsistente, invisibile ma molto potente: lo Spread, il Mercato, i Trattati europei, la Nato, ect.
Sigle, che nominano le braccia e le gambe di un unico complesso meccanismo deciso a proiettarci all'infinito immagini virtuali di una realtà che non esiste ma che ha il potere di sedarci, di tenerci tranquilli per il tempo necessario a realizzare la società europea perfetta e senza conflitti sociali possibili.

Servito in Italia quel meccanismo dalle sigle multi braccia da un Re, che si è autoconvinto di essere tale in forza di propedeutiche leccate alla Sua umanissima Vanità dallo stesso meccanismo di cui è servo, forse senza saperlo lui stesso.

Re autoinvestitosi tale, che ormai decide chi, cosa, come, quando, quanto e perché.
E nessuno, non ve n' è uno, che osi (o pensi, voglia, desideri) ricordargli che la sua è una carica a tempo e ha simbolicamente il valore di ricordare a "loro" che a osservarli c'è il Paese, per conto del quale lì siedono e operano, anche loro, a tempo.

Solo che anche il Tempo è cosa "loro": decidono fra loro chi, cosa, quanto, come, perché.

Avessi letto oggi un titolo, uno, che commentasse in negativo questa idea per cui chi rappresenta il popolo non è al di sopra del popolo e risponde alle stesse leggi di chi a lui delega il dovere di tutelarle, non la "prerogativa" di interpretarle, adattarle, usarle nel segreto di telefonate da confessionale privato come mezzo per dispensare condanne o assoluzioni di cui non si deve sapere.
Se l'uso di una "prerogativa" di legge non ha nulla da nascondere, non si nasconda dietro a "prerogative".
Il solo fatto di ricordare e pretendere per sé prerogative, è di per sé fonte di sospetto.
E fra il sospetto e la caduta di credibilità, non c'è che un passo.

Perfino i loro servi di camera fingono ormai con difficoltà di non vedere e non sentire il boato della voragine che si allarga.

Che resta mai da dire?
Che si può dire?

2 commenti:

  1. "Re autoinvestitosi tale, che ormai decide chi, cosa, come, quando e perché. E nessuno, non ve n' è uno, che osi (o pensi, voglia, desideri) ricordargli che la sua è una carica a tempo e ha simbolicamente il valore di ricordare a 'loro' che a osservarli c'è il Paese, per conto del quale lì siedono e operano, anche loro, a tempo". Meno che mai il paladino sedicente liberal-socialista-democratico-illuminista Eugenio Scalfari, autonominatosi nume tutelare della stampa più sbrindellata e servile d'Europa, che a sprezzo del ridicolo in un recente colloquio con l'uomo del "Colle", peraltro suo coetaneo, ne ha proposto la rielezione per un altro settennato. N.B.: Napolitano ha 87 anni, il "Fondatore" barbagianni 88. Compuiti entrambi. Da qui all'eternità...

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  2. Effettivamente non c'è altro da dire, hai già detto tutto tu (scusa la cacofonia).
    Posso solo dire che pure io sto diventando via via più insofferente sulle "prerogative" che fanno un pò a pugni col concetto di controllo democratico, per cui sembra che il popolo possa esprimersi solo ogni 4 0 5 anni, e nell'intervallo debba solo starsene zitto. Questa insofferenza sta quasi equiparando quella che provavo per gli azzeccagarbugli palermitani, che trovo ancora alquanto frivoli.
    Poi sale anche l'insofferenza verso i "mercati" (che sospetto essere formati da poche decine o centinaia di delinquenti comuni o anche organizzati), lo spread e persino Mario Monti, di cui non mi piace l'accettazione supina del fatto che uno Stato debba per forza farsi prestare i soldi dai suddetti delinquenti e poi seguire col fiato sospeso ogni loro starnuto. Non è dignitoso, nè giusto.

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