lunedì 1 ottobre 2012

Il cadavere (Savasana)

Fra le centinaia di asana Savasana (il cadavere), è quella più difficile.
Non si tratta solo di abbandonare il corpo al suolo.
Si tratta proprio di simulare la propria morte.
Di stare cioè abbandonati e immobili, di rilasciare ogni centimetro del corpo, ogni singolo nervo, ogni budellina che si ostina a brontolare.

Gli occhi poi, non è che basti chiudere le palpebre: vanno rilassati proprio i nervi ottici e i muscoletti e, per riuscirci, non c'è che smettere di pensare, di produrre immagini mentali, lasciandosi sprofondare nel niente.

Non è facile eh?
Ci vuole una smisurata fiducia in se stessi (cioè nel purusha) e una buona concentrazione in quell'unica flebile consapevolezza che, se vuoi, apri invece gli occhi e sei vivo.

Uno dice: "Ma che razza di gusto c'è, a stare lì a fare il morto per finta?".

Nessun gusto, quello proprio deve sparire dalla mente: dove c'è gusto, c'è immaginazione, c'è pensiero, c'è vita.
Quindi, morti il più a fondo possibile pur consapevoli di essere vivi.

Savasana mi ricorda lo stato di reattività degli italiani rispetto a quella di altri popoli europei: non esattamente morti, solo sprofondati in un tale stato di inerzia da mantenere l'attenzione solo sul proprio quasi inavvertibile respiro, facendo attenzione a non disturbare.

C'è stato un momento, sabato, in cui per trenta secondi ho pensato: "Mi infilo gli scarponi da battaglia e si parte per Roma".
Passava su Twitter l'hashtag #catenaumana, che rimandava a una pagina Facebook dove un Anonimo improvvisato dava in attuazione l'assedio al Parlamento.
Un paio di foto mostravano alcune persone che si affollavano intorno alla piazza così che, vedendo che negli stessi minuti la folla di #29s occupava le piazze di Madrid e di Lisbona, per un attimo ho sognato che anche Roma si stesse risvegliando.
" Portate una tenda e ci si accampa fuori dal Parlamento finché non se ne vanno".
Una foto mostrava un paio di canadesi già montate.
Mi sono chiesta: "Ma si va a fare la rivoluzione con la canadese?".

Capisco che poi arriva la notte cala l'umidità e vorrai ben avere un angolo di privacy dove poter russare in pace, un sacco a pelo confortevole e a prova di sanpietrini nelle natiche con magari un thermos di tè caldo e due brioschine per una nutriente colazione la mattina dopo.
Giusto?

Verso le dieci di sera, sulla pagina Facebook di #catenaumana veniva pubblicata la foto delle due tendine spostate per la notte lungo il Pincio.
Il commento chiariva che la polizia li aveva gentilmente consigliati di andarsi ad attendare lungo il fiume.
Non so per quale associazione d'idee, mi sono tornati in mente i due padovani organizzati per passare la notte davanti allo store bolognese dell'iPhone.
Ognuno a rincorrere la propria idea di mondo ma con nello zaino dei cerotti per la bua (l'idea infantile del dolore si misura a cerottini, le manganellate è roba truce, vietato anche pensarle).

Non voglio togliere nulla alle buone intenzioni di chi ha avuto questa idea.
Qualcuno ha voluto vedervi un fake; io penso si sia trattato invece di ingenuità allo stato puro. 
Riconosco all'ideatore di #catenaumana il merito di averci almeno provato: uno fa quel che può con ciò che ha e come si sente di farlo.

Ma quelle tendine canadesi mi dicono che in assenza di una strategia (o di un capo che ci dia degli ordini precisi), viviamo in uno stato mentale molto simile a Savasana.

Siamo così rilassati, così poco realisticamente intenzionati a correre dei rischi, da non avere nemmeno uno straccio di idea di cosa significhi organizzare un assedio.
Ti porti la tendina perché temi di prendere freddo la notte?
Non lo capisci da solo che, per quanto tu abbia un'idea di azione non violenta, quella tendina può risultarti un ostacolo?
Se poi ti aspetti davvero di riempire una piazza, non raccomandi a chiunque di portarsi una tenda che da sola occupa lo spazio fisico di 4/5 persone.
Cos'è, un campeggio di boy scouts?
Una riunione dei papa boys?

Mentre in praticamente ogni paese europeo la gente scende sempre più numerosa in piazza, occupando ogni centimetro di asfalto davanti ai parlamenti, così da costringere la polizia a usare gli idranti, se vuole ricavarsi un passaggio, noi apprezziamo la cortesia con cui le forze dell'ordine ci segnalano le sponde del fiume per la notte ("ma domani mattina si riprende alle 8.30, puntuali!").

Non è che siamo proprio morti.

Imitiamo la morte solo per farci trovare riposati, rilassati e debitamente nutriti, quando sarà il momento (le 8.30 circa, si fa orario ufficio).

Torna la domanda delle domande: ma ci drogano con le scie chimiche, per ridurci a una così serena e idiota compostezza?

6 commenti:

  1. Non ce n'è bisogno: è l'innato "genio italico". O no?

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    1. No.
      Il "genio italico" è quello all'opera nei palazzi.
      Questo invece, secondo, me, è quel che ci rimane dopo che ci hanno spolpato il cervello con 20 anni di fuffa: siamo paralizzati in un'eterna titubanza adolescenziale, perennemente incazzati ma inconcludenti.
      Capiamo benissimo tutti, credo, che è ora di agire, che è proprio accanto a quei tendati adolescenti armati di cerotti che dovremmo tutti essere, oggi.
      E' che temo di trovarmi fra i piedi le tende proprio mentre mi scatta la necessità di muovermi veloce per portarmi fuori tiro.
      Sgombrino le tende e parto per Roma subito.

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  2. Sì, siamo un po' cadaveri. Ma è anche che io per es. non credo più allo scendere in piazza come strumento per cambiare qualcosa. Di sicuro non credo che lo strumento sia stare col sedere sulla sedia a cliccare "mi piace" su FB... penso che l'unica sia organizzarsi con forme di lotta alternative. Per es. già i gruppi di autoacquisto solidale, il baratto, il boicottaggio e le campagne di informazione sono situazioni che mostrano che, se si vuole, ci si può organizzare per fare concretamente delle cose.

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    1. Non so se bastino, gli acquisti solidali, il boicottaggio o "le campagne d'informazione". A volte sospetto che siano perfino funzionali al disegno di modifica della struttura sociale, per dire.
      L'altra notte, ad esempio, mi chiedevo se il mio adeguarmi ai parrucchieri cinesi (dai 12 ai 15 euro contro i 35/40 di quelli italiani per un taglio e piega), non facesse tornare quella bilancia commerciale degli accordi Italia/Cina, per dire: "Io ti compro Bot e Cct, investo nelle tue aziende e anzi me le compro; tu permetti alle attività cinesi di operare in Italia senza dover sottostare alle leggi fiscali italiane e mi cambi le regole sul mercato del lavoro".
      Torna? Secondo me sì.
      Perfino le campagne per coltivare pomodori cinesi, stiamo cedendo, altro che chilometro zero...
      Magari poi funziona, eh?
      Però è certo che noi accettiamo tutto senza spostarci più di tanto.
      Magari non "cadaveri", ma zombies?

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  3. Il mio era un esempio per dire che al giorno d'oggi resta comunque possibile organizzarsi per cercare di affermare insieme modalità alternative nel fare o vivere le cose (con spirito critico, quindi ragionando se si sta davvero facendo una scelta alternativa o non una invece funzionale al sistema). In pratica sono d'accordo con questa frase trovata su un blog:

    "Non puoi cambiare il sistema combattendolo. Devi creare un nuovo sistema che renda obsoleto quello attuale

    Buckminster Fuller"

    Non so chi sia Buckminster Fuller ma concordo con lui.
    Riguardo ai cinesi, io personalmente non compro nulla dai cinesi, li boicotto in tutto, non ho mai comprato neanche un foulard dai cinesi, penso che sia deleterio fargi fare affari sul nostro territorio. La mia parrucchiera di una vita prende 26 € per taglio e piega... continuo con lei!

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    1. Non so, Ilaria...
      Sarà che ciò che per me più conta non è tanto il trovare un "sistema" altro, ma uscire fuori dalle gabbie che ogni sistema crea.
      Il cambiamento in cui credo, alla fine, è solo il cambiamento interiore, profondo, quello che cerca dentro di sé i propri valori autentici e cerca all'esterno quelli con i quali interagisce in modo il meno conflittuale possibile.
      I sistemi sono tutti degli schematismi, prigioni mentali, alla fine.
      Se posso condividere in linea di massima ciò che afferma questo Buckminster Fuller, lo trovo però poi vuoto di senso, se lo rapporto a ciò che potrebbe rendere più fluida e serena l'esistenza delle persone.

      Proprio in questo senso, sto sperimentando ciò che di buono può offrirmi il mercato cinese, fino a poco tempo fa ostacolato esattamente con la tua stessa convinzione.
      Poi ho realizzato che gli accordi Italia/Cina sono una realtà, che fra le merci cinesi si trovano cose fatte bene a costi per me più accessibili e altre che valgono esattamente quanto le paghi, cioè nulla.
      E' nel ragionare nel dettaglio, che sono arrivata a pensare che, se avessi occasione di vivere in Cina per qualche anno, finirei per apprezzare il fatto di pagare 12/15 euro (lì probabilmente molto meno) un taglio e piega.
      Mi sono detta: "Se ciò che pago di più paga le lucine rilassanti sul soffitto mentre mi fanno lo shampoo, l'arredamento hi-tech del negozio o i prodotti di marca, perché devo pagare questo se a me interessa solo avere un taglio e piega decente?".
      Stessa cosa per i foulard: perché devo pagare 50/60 euro una striscia di stoffa che posso avere per 5€?
      E' una mia responsabilità individuale il fatto che la guardia di finanza evita visite di controllo ai parrucchieri cinesi (forse proprio per via degli accordi Italia/Cina), mentre assilla quelli italiani strozzati da tasse demenziali?
      E' una battaglia che non sta a me combattere e perderei comunque, visto che si tratta di decisioni che mi escludono come interloutore.
      A me spetta ragionare non ideologiamente sui fatti, fare le mie considerazioni partendo da questi.
      Chi mi dice che poi, quel sistema che renderà obsoleto quello attuale, non passi proprio per lo sviluppo di un mercato cinese low cost in Italia, differenziando i target dei consumi in base a classi sociali che si vanno facendo sempre più nettamente separate a partire dalla possibilità di accesso a un reddito congruo?
      Perché dovrei arroccarmi nella difesa dei parrucchieri italiani (per restare all'esempio)? Se questi vogliono recuperare le clienti in fuga verso la Cina, scendano in piazza a difesa del salario dei precari e contro la disoccupazione, ti pare?
      Perché quella delle tasse che pagano, mica tiene fino in fondo: forse che non assumono loro stessi precari a 5 euro l'ora o non usano stagisti a zero euro, per la loro attività?
      E non sono forse quegli stessi stagisti e quei parrucchieri precari, a mettersi poi a fare lo stesso lavoro in casa, nel tempo libero, a costi cinesi e esentasse?
      La difesa del prodotto italiano a prezzi italiani, avrà di nuovo senso quando saranno gli stessi industriali e commercianti, a capire che se non difendono la dignità del lavoro e i salari dei loro dipendenti, sono destinati a sparire.
      L'Italia sta velocemente diventando terzo mondo, sotto molti aspetti.
      Non ho nulla contro il terzo mondo, e se questo siamo, è grazie anche a parrucchieri disonesti con lo Stato e compiacenti con le regole dello sfruttamento del lavoro altrui.
      Quindi, se l'Italia è destinata a diventare una colonia cinese, tanto vale sperimentarne fin da subito le meri buone e quelle scadenti.
      Niente ideologie, in assenza di rispetto per le regole e dei diritti dei più poveri.
      A quel punto, cioè a questo punto, l'unicco "altro" sistema, potrebbe proprio essere quello di pensare con la propria testa, valutando davvero con "senso critico", cioè senza sconti, ciò che è più economico a parità di valore.
      Scarpe di cartone a 5€ no, grazie.
      Taglio e piega a 12€ anzihé 35/40, si grazie.

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