mercoledì 7 novembre 2012

Manas

Il manas è il principio attraverso il quale la coscienza universale sperimenta se stessa e discende nella molteplicità delle cose, nella differenziazione dei sensi e degli oggetti sensori, da cui nasce l'esperienza del mondo materiale. 

Ciò che chiamiamo processo del divenire è quindi, come afferma Pitagora, "la progressiva limitazione dell'illimitato". 

La liberazione, di conseguenza, consiste nel rovesciamento di questo processo, cioè nel progressivo annientamento delle limitazioni.

Nell'Aggañña-Suttanta del Digha-Nikaya, il graduale processo di auto-limitazione della nostra illimitata e splendente coscienza è stato descritto sotto forma di mito profondo [...].

" Nel passato - dice Aggañña-Sūtta - eravamo esseri spirituali creati dalla mente, nutriti dalla gioia. 
Veleggiavamo nello spazio, splendenti di luce propria e in bellezza indistruttibile. 

Così rimanemmo per lungo tempo. 

Dopo che furono passati tempi infiniti, dalle acque scaturì la terra dal dolce sapore; essa aveva colore, profumo e gusto. 
E noi cominciammo a modellarla in zolle e a mangiarla.

Ma mentre traevamo nutrimento da essa, la nostra luminosità diminuiva, e quando fu scomparsa, comparvero il sole e la luna, le stelle e le costellazioni, il giorno e la notte, le settimane e i mesi, le stagioni e gli anni.

Noi godevamo della terra dal dolce sapore, la gustavamo, ne eravamo nutriti, e così vivemmo per lungo tempo".

Ma col trascorrere del tempo il cibo si faceva più rozzo ed i corpi degli esseri diventavano sempre più materiali e differenziati: nacque così la separazione dei sessi, ed insieme ad essa la sensualità e l'attaccamento.

"Ma quando fra noi sorsero costumi immorali e malvagi, la terra dal dolce sapore scomparve e quando ebbe perduto il suo gusto piacevole apparvero sul terreno delle escrescenze profumate, colorate e gustose".

Ma anche queste escrescenza nutritizie frutto dei cattivi costumi, che resero ancor più greve la natura degli esseri viventi, scomparvero, ed altre piante autogenerate si deteriorarono in tal misura che alla fine non nacque più spontaneamente nulla di mangiabile ed il cibo dovette essere prodotto con faticoso lavoro.

Così la terra fu divisa in settori e furono tracciati confini, per causa dei quali nacquero idee come "io", "mio", "proprio", "l'altro" e con esse le proprietà, l'invidia, e la schiavitù alle cose materiali.

Da I fondamenti del misticismo tibetano -  MANI - Il sentiero dell'unificazione - Lama Anagarika Govinda - Astrolabio - Ubaldini Ed. 1972

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