mercoledì 14 novembre 2012

Tic-tac...

Ushikawa: 

"Ma che cosa mai posso averle detto"?

Tengo:

"Che dopo una certa età, la vita non è altro che un continuo processo di perdita. Che le cose importanti ci scivolano via dalle mani una dopo l'altra, come i denti di un pettine che si rompono. Che le persone amate scompaiono da noi una dopo l'altra...".

Da 1Q84 - Murakami Haruki

Come i capelli, i denti e i muscoli delle braccia, tutto perde turgore mentre il corpo si irrigidisce in un processo lento e inarrestabile.
Mani e dita si attorcigliano come i nodi legnosi di un vecchio albero, già fantasmi inconsapevoli del vento che a primavera li spezzerà.

Ushikawa è il Testimone, l'investigatore spietato che sa la fragilità segreta di ogni esistenza e non consente scappatoie alla verità del corpo, poiché il corpo è senza scampo e dell'anima sappiamo poco o niente.

Spazza via le illusioni Ushikawa: ricorda a Tengo che il tempo scorre in una sola direzione.

Tic-tac, tic-tac...

"Non riesco a capire. Vede, mi duole dirlo, ma nessuna di quelle persone si preoccupa per lei. Glielo posso assicurare. Lei, in cambio di una piccola somma di denaro, è stato usato senza il minimo scrupolo. E per questo suo coinvolgimento sarà costretto a subire conseguenze non da poco. Sarebbe naturale arrabbiarsi e gridare: Ma che scherzi sono questi? Chi pensate di prendere in giro? Io al suo posto mi arrabbierei. Lei, invece, si preoccupa di proteggerli. Se ne esce con questa storia della barca ("siamo tutti sulla stessa barca", dice Tengo qualche riga prima - ndb) dicendo che non può scappar via da solo. Davvero, non la capisco. Com'è possibile?"

Tic-tac...

Mentre aspettiamo che sia il domani a portarci la vita sognata, a ogni tic tac se ne vanno un paio di capelli che non torneranno e qualche migliaio di cellule morte si depositano sulla superficie del nostro corpo. 

Vita polverizzata che vola per un po' nell'aria, prima di cadere inesorabilmente a terra.
Polvere da raccogliere con lo swiffer per finire sempre e solo in pattumiera.

Tic-tac...

La cosa più tortuosa e difficile da vedere è che sta solo lì, dentro al tic-tac, tutta la nostra vita.

2 commenti:

  1. In realtà, è la comodità che ci impedisce di realizzare la nostra vita; solo quando si sta "scomodi" si ha la forza per cambiare e per non lasciarsi scorrere addosso il tempo, inerti. Poi, ognuno di noi ha un livello di sopportazione della scomodità: più è elevato, più sei fregato...

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    1. Vero.
      Ma con un dipende grande come una casa.
      Vedi la nostra classe dirigente: ci hanno tartassato per anni, con le mille varianti all'idea fissa della flessibilità e del predisporci a una vita lavorativa dinamica rinunciando all'idea del posto fisso in quanto "monotono".
      Il tutto rimanendo loro immobili come cozze sugli scogli (a pettinare bambole), e senza essere buoni nemmeno per farci un risotto scadente.

      Concordo invece se guardo al mio tasso di sopportazione della scomodità: altissimo.
      Ormai vicina all'ascesi del rinunciante, scopro di starci così bene e comoda, nel non avere niente, da sentire zero voglia di cambiamenti che non siano quelli di togliere ancora qualcosa, così da godere dell'immobilità più consona al mio fancazzismo spirituale.

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