martedì 28 maggio 2013

L’ ”Io” continua dopo la morte?

La maggior parte di noi si preoccupa della reincarnazione, oppure vuole sapere se continueremo a vivere dopo che il corpo muore, che è del tutto irrilevante. 
Abbiamo compreso la superficialità di questo desiderio di continuità? 
Vediamo che è semplicemente il processo del pensiero, la macchina del pensiero che pretende di continuare? 
Una volta che vedete questo fatto, capite la totale superficialità, la stupidità di una tale pretesa. 
L’ “Io” continua dopo la morte? 
Chi se ne importa? 
E cos’è questo “Io” per cui volete continuità? 
I vostri piaceri e i sogni, le vostre speranze, le disperazioni e le gioie, le vostre proprietà e il nome che portate, il vostro piccolo insignificante carattere e la conoscenza che avete acquisito nella vostra limitata e ristretta vita? -
J. Krishnamurti -  The Collected Works vol XIII, p 319

Che poi, pensavo: ma cosa stiamo a rovinarci l'appetito con la reincarnazione, se nemmeno riusciamo a comprendere questa attuale, di incarnazione? 

Perfino il semplice fermarci, senza far nient' altro che ascoltare il battito del nostro cuore (o il brontolio pre-pranzo delle nostre budella), è qualcosa che riusciamo a fare senza sentirci assalire dal panico.


Qualcos'altro.
C'è sempre qualcosa d'altro che ci spinge lontano dall'intima comunione con noi stessi.
Come se il solo pensiero di viverci accanto da soli, per un paio di minuti, ascoltando solo il rumore sincopato del nostro respiro che va e viene, destasse in noi un'angoscia così profonda da richiedere, per realizzarsi, l'intervento di un paio di metaforiche cinghie di contenzione. 

Il tempo è quel che è.
Ci domina, non lo dominiamo. 

E mentre intorno i passeri continuano a cinguettare e le rose continuano incuranti a fiorire, noi scappiamo dalla nostra vita cercando una via per assicurarci una reincarnazione futura scordandoci nel frattempo di quella che già abbiamo.

Qui e ora.
Non c'è altro di più importante di questo da imparare.

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