giovedì 15 agosto 2013

Tarocchi d'autore

Chi non ricorda questa foto?
Era a commento della visione, in diretta streaming dalla Casa Bianca, Situation Room, Washington, dell'assalto alla casa (compound eh? non cacio e fichi) di Bin Laden ad Abbottabad, Pakistan, da parte dei Navy Seals che con questo assalto (al limite del disastro, a leggerene poi i dettagli), metteva fine al plot più riuscito della recente storia occidentale: la cattura e la morte (accidentale, se vi riesce di crederci), di Osama Bin Laden, il terrorista per antonomasia, il n° 1, l'eroe al contrario sulle cui gesta, non tutte raccontate in sequenza logico-temporale, sappiamo tutto.
Cioè non sappiamo assolutamente niente.
Non sto a ripescare i pezzi fantasiosi apparsi sulla stampa a commento dell'espressione di Hillary Clinton che viene immortalata dal noto scatto di Peter Sousa, fotografo della Casa Bianca.
Nè è mia intenzione riepilogare le castronerie con cui è stato imbastito a posteriori l'evento per renderlo significativo, determinante, drammatico, credibile. 
Cioè finto.
Prendo solo nota di una notiziola spassosa letta or ora sul Il Messaggero:
"Barack Obama non volle guardare le immagini in diretta dell'assalto al rifugio di bin Laden e lasciò la sala operativa sotterranea della Casa Bianca per andare a giocare a carte col suo fotografo".
Cioè: pure la foto è un tarocco.
Bravo quello che l'ha photoshoppata.
Se Barak Obama stava giocando a carte con il fotografo, in un simile drammatico momento della storia planetaria, quel pover'uomo al photoshop s'è trovato a lavorare come un matto solo per poter dare una degna rilevanza internazionale all'espressione inusuale della Clinton.
Ammesso che lei almeno ci fosse, nella Situation Room, quella fatidica sera.
Perché nemmeno questo pare così certo (e non sto a dirvi perché, ché è un'altra storia succosa).
Certo, è solo che nella foto compare un gruppetto di persone che guardano tutte verso uno stesso punto fuori dall'inquadratura.
Ogni altra cosa (che siano mai state insieme in una stessa stanza, se la stanza sia o non sia la Situation Room, se la foto sia stata scattata quella sera o quale altra sera o in quale altra occasione, se sia stata scattata durante una partita sportiva o se questa sia solo il risultato di una raffinatissima creazione artistica), è puramente immaginaria.
Cioè, è impossibile vederla e non collegarla all'assalto di Abbottabad con morte di Osama Bin Laden, pur non vedendosi nella foto né i Navy Seals, né il compound di Abbottabad, né (tantomeno) un Osama Bin Laden qualsiasi.
La cui morte (e la cui vita), ci è stata sempre e solo raccontata.
Della cui morte non ci sono foto, del cui fantasioso funerale non c'è un solo scatto, del cui corpo ci è stato offerto solo un viso sfracellato di cui non conoscevamo con esattezza prima i tratti né quindi potevamo riconoscerlo poi e in quelle penose condizioni.
Immaginario, tutto frutto di un racconto e pure abbastanza raffazzonato.
Ma chi possiede il nostro immaginario, chi lo pilota, chi lo plasma, chi lo confonde...ci possiede?

1 commento:

  1. "Uau"ossia "wow", come esclamò la Bonino di Chicago, Illinois, quando hanno messo in scena la loro "solution" con Obama, che non riesco ancora a definire quanto sia la messa in scena più tarocca o ridicola della storia, ma sicuramente una panzana. Di quell'altro pirla, il Veltroni a Stelle e Strisce, è talmente irrilevante, che è inutile andare avanti a parlarne. Ma dopo anni siamo ancora lì con questa feccia umana, e comandano loro.

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