sabato 19 ottobre 2013

Ascoltando Messner, riflettevo...

Lui, Reinhold Messner, è un "mio" guru da tempo. 
Diciamo che da ieri siede a pieno diritto sul mio podio personale vicino Robert M. Pirsig, un altro cui il mondo della scienza ha riso dietro (e con lui ha fatto ben di peggio), fino alla sua scomparsa dal panorama editoriale, mentre un buon 70% di chi ha letto i suoi unici due libri (spesso senza capirli), ha voluto leggerlo come un "romanziere", rimanendone per forza di cose un po' deluso.
Si tratta di uomini spesso definiti "pazzi" (o ridicolizzati dai media ufficiali, il che è lo stesso), cioè nel 99% dei casi di anticipatori di verità cui la massa (che segue sempre e solo la scienza ufficiale o le verità di Stato, avendo una paura stolta dei propri pensieri), riserva il destino di venir puntualmente allontanati dalla società o dalla comunità in quanto la verità che esprimono è destabilizzante di un ordine costituito, quindi uomini pericolosi.
Pirsig scava nel mito e nelle leggende, come antropologo (fra le altre cose), anche per capire proprio questo, cioè perché, quale funzione abbiano questi "anticipatori" all'interno di un gruppo sociale. E dimostra che, puntualmente, prima o poi, la verità di cui sono portatori e che li costringe all'esilio (fisico o psicologico), arriva a essere accettata e "scoperta" dalla massa, divenendo quindi a un certo punto una verità per tutti. 
Se sono ancora in vita quando questo succede (molto raramente: spesso un ciclo di vita non basta a far entrare nella coscienza delle masse ciò che è troppo lontano dal loro modo ultraprudente di "pensare"), vengono reintegrati e assumono ruoli di comando o divengono rispettati e autorevoli "consiglieri"; se questa verità arriva dopo la loro morte, (quasi sempre), conoscono quella gloria postuma di cui sono infarciti i libri delle verità ufficiali, totalmente inutili se non a reiterare per un altro paio di cicli una verità che viene accettata come tale solo nel momento del suo declino, quando cioè una verità superiore (nel senso di più ampia) è già all'orizzonte e nuovi anticipatori sono nuovamente alla gogna pubblica per quella pazzia di voler affermare qualcosa di troppo diverso da ciò che la massa ha appena scoperto essere "vero".
Insomma, si tratta dell'eterna lotta fra realtà (Qualità, per Pirsig) "statica" e realtà (Qualità) "dinamica". 
Entrambe hanno una funzione e sono ugualmente importanti, a livello sociale. Ma senza la seconda non è data la prima. 
E questa semplice equazione è da sempre ragione dell'incapacità dell'essere umano di avanzare sulla propria scala evolutiva.  
E non intendo scientificamente "evoluta", ma spiritualmente "evoluta". 
Viviamo esattamente in un altro di questi nodi della storia umana: nel momento di massima apertura alla conoscenza, nel momento in cui abbiamo sia i mezzi che le tracce per proseguire ed evolverci, chi dall'evoluzione "spirituale" dell'essere umano ha da perdere potere (sempre limitato nel tempo), denaro (ondivago quanto e più del potere) o gloria (attributo molto relativo), mette in atto il dispositivo base della barbarie (sottomissione e guerre), pur di mantenere inalterato lo stato di bisogno (1° gradino di Maslow) delle masse così da poterle dominare. 
Ma questo è un momento più tragico di sempre perché nel mondo sono molte, e sono sempre di più, le coscienze a un passo dal "risveglio", cioè dalla comprensione di una realtà più elevata (nel senso di più ampia). 
Per questo il potere sta scatenando l'inferno ovunque. 
Hanno paura, una paura devastante. Il che significa che sanno che è possibile farcela.
Il potere, sempre, rappresenta una realtà statica, rappresenta cioè solo ciò che è già stato, che è passato e quindi de-finito, ed è per questo accettato dalle masse come "la verità". 
Hanno bisogno di una realtà/verità fissa e immutabile perché non è possibile dominare una realtà/verità in continua trasformazione.
A meno di decidere a monte perimetri e mezzi di trasformazione sociale così da fissare una realtà buona in eterno.
Per questo non possono esistere uomini di potere "illuminati". 
E se esistono vengono trucidati, derisi, delegittimati agli occhi del mondo: il potere ha bisogno di controllo. 
E il controllo riesce se il mondo gira sempre uguale a se stesso. 
Oggi, questo processo di delegittimazione del "pazzo", cioè dell'anticipatore di una realtà dinamica, grazie all'evoluzione dei media e al potere di chi li possiede, è velocissimo e globale. 
Ma, proprio perché la comunicazione stessa è oggi globale, tutti hanno la possibilità di comprendere, anche solo intuitivamente, la menzogna che il potere impone, cioè la violenza inaudita con cui determina cosa sia ufficialmente vero e cosa no.
Come scriveva Allen Ginsberg dobbiamo, oggi più che mai, "allargare l'area della nostra coscienza".
Solo questo può creare una realtà dinamica/evolutiva di una tale potenza da contrapporsi, con altri mezzi e altre visioni, alla potenza dei mezzi di sottomissione messi all'opera dal potere (statico, dicevamo).
Solo se comprendiamo a fondo, se riusciamo a comprendere e a far nostra questa eterna ragione di conflitto, sentiremo in noi la forza di cui siamo "armati", capace di cambiare davvero il corso della storia umana.

Di questo, non di altro, parla la Baghavad-Gita: di come sia necessario il coraggio di diventare, a un certo momento della storia, "guerrieri", se vogliamo riconquistare quel potere sulla nostra esistenza che avevamo e ci è stato tolto, qualche migliaio di ere fa, dal miserabile egoismo dei pochi contro la libertà mentale, cioè spirituale, dei molti.

Ah, "spirituale" o "evoluto", cioè il virgolettato, ha lo scopo di allertare l'attenzione nel leggere queste mie riflessioni, causa spesso di reazioni pavloviane con una loro ragione che non è la mia: quando parlo di spiritualità, di evoluzione o anche (a volte) di "divino", non mi riferisco né a precise dottrine religiose né ad alcuna verità chiesastica: parlo della vita, cioè dell'uomo. 
Cioè della carne, del sangue e dello spirito che lo abita. 
Non so, come nessun umano sa, immaginare né dire nulla su spiritualità, su evoluzione o sul divino, se non in quanto umano. 
Non c'è altro da capire che questo, che siamo appunto, prima di ogni altra cosa, carne, sangue e spirito
La scienza indaga la carne, domina e analizza il sangue ma non vuol sentire parlare di spirito, forse perché su questo non ha né può avere alcun controllo.
Ma è proprio questo "spirito" a dirigere davvero i nostri umani passi, questa parte insondabile a dirci spesso, più di qualunque verità scientifica sulla carne, cosa fare e quando è il momento giusto per farlo. 
Ma anche accettare questa realtà base su se stessi, riconoscere a noi stessi il coraggio delle nostre intuizioni e la possibile verità delle nostre umane visioni, è a volte un po' come correggere da sé i propri refusi: quasi impossibile vederli.

5 commenti:

  1. Non vorrei uscire troppo fuori dal seminato del tuo discorso, ma non posso non annotare che, purtroppo, la carne e il sangue umani possono sussistere benissimo (e misteriosamente) anche se lo spirito da un pezzo non abita più lì. E con ciò non intendo parlare di salme, quanto piuttosto di zombie, quali sono i candidati manchuriani o gli affiliati di sette, o di chiunque altro sia più o meno pervasivamente e violentemente assoggetato da veri e propri programmi di controllo mentale: MK-Ultra, Monarch, fino all'apparentemente più 'soft', ma non meno letale, cosiddetto controllo sociale, tranquillamente in uso presso conventi, scuole, club, partiti, movimenti... communities. Il film "Social Netwok", su vita, miracoli e....scivoloni dell'inventore di facebook, Zuckerberg, è piuttosto istruttivo a questo riguardo.

    Non ho letto i romanzi di Pirsig, ma questa tua presentazione me ne ha suscitato l'interesse. Se la biblioteca comunale ne ha delle copie, prima o poi li prenderò il prestito. Di comprarli no, mi spiace, per ora non se ne parla proprio, non con questi chiari di luna.

    Poi, prima di... riuscire a riveder le stelle (senza virgolette, si avvicina a lunghe falcate l'equinozio d'inverno, ormai), vorrei chiederti scusa se, in qualcuno dei miei commenti, ho seguito tracce di riflessioni che tu non avevi avuto la minima intenzione di suscitare scrivendo i tuoi post. Soprattutto perché, così facendo, temo di aver involontariamente, ma qualitativamente, incrementato la tua percezione di te stessa come di una persona tendenzialmente esclusa ed esiliata, per eccesso di meriti più che di demeriti, dall'umano consesso.

    Intendo rimediare col prometterti un silenzio prolungato, che però non garantisco eterno, e non parlo di obsolescenza artatamente indotta. Mi riferisco alla mia incessante curiosità e alla bellezza di molti tuoi scritti, che mi riattirerà inevitabilmente nel campo gravitazionale di questo tuo sito. Perciò porta pazienza se qualche volta non riuscirò a trattenere qualche domanda o qualche sincero complimento.

    Ciao Ross, con affetto, marilù.

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    1. Quando vedi un "candidato manchuriano", scappa!
      Si tratta di agglomerati di cellule private di moto proprio che si muovono grazie a impulsi trasmessi in ponte radio da una stazione orbitante a sua volta radiocomandata da un'astrinave a sua volta teleguidata con la forza del pensiero da un'entità aliena nascosta oltre i mondi invisibili.
      Insomma, torna. Torna intera, spirito e carne e dubbi e tutto.
      Che c'importa a noi dei programmi di controllo mentale? Chi ci prende, con la velocità di pensiero che ci ritroviamo?
      Abbraccio, R.

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  2. Ehm, errata corrige: solstizio d'inverno (altro che equinozio!).
    Nel mio piccolissimo, cercavo anch'io di anticipare i tempi, visto che l'inversione dei poli magnetici terrestri sembra, ad alcuni profeti di sventura, ormai prossima.

    Ma non insisto con le mie ferali divagazioni.
    Buona notte a te, cara Ross, e, per un altro verso, buona notte pure a me.
    A presto rileggerti, marilù.

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  3. Come dice Arjuna nel B.G. (cito a memoria): fai ciò che senti di dover fare e non ti preoccupare dei frutti...
    Bel post.
    G.

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    1. Arjuna chiede a Krishna, che lo incita a non temere la battaglia sul campo di Kurukshetra:
      "O Janardana, o Késava, perché mi inciti a questa orribile battaglia, se consideri l'intelligenza superiore all'azione interessata?"
      Verso 1 - Cap 3.
      Risponde Krishna al verso 19 - Cap. 3:
      " Si deve agire per dovere, dunque, ed essere distaccati dei frutti delle proprie azioni, perché solo agendo senza attaccamento ai frutti delle proprie azioni colui che compie l'azione raggiunge la piena coscienza della ragione suprema del proprio essere".
      E ancora, al verso 25, Cap. 3:
      " Come l'ignorante compie il suo dovere con attaccamento al risultato, così anche il saggio agisce, ma al solo fine di guidare gli uomini sulla giusta via (non per sé)".
      Ci sono battaglie che non ci si può esimere dal combattere, e sono quelle che si devono combattere per riportare Ordine (nel senso di Dharma) dove dimorano Disordine e Caos (del disordine si nutre ogni ingiustizia, e questa crea dolore e disarmonia non solo nelle leggi della materia, ma fin dentro all'anima di ogni uomo).

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