lunedì 28 ottobre 2013

Domenica, il giorno perfetto per morire

E' stata A perfect day, la prima che m'é venuta in mente ieri.
Poi ho barattato le mie intenzioni mediando, con chi non ha mai molto amato Lou Reed, la bellissima There She Goes Again.
Mentre la riascoltavo, dopo aver postato il video, è arrivata un'inaspettata sentenza:

" Sopravvalutato, icona di un certo intellettualismo fine a se stesso...".
Ho tolto il video, disturbata dalla sgradevole sensazione di una dissonanza vibratami da chi si atteggia, molto intellettualmente, a anti-intellettuale, con la limitata idea che solo un rumore che martelli le pulsazioni del sangue fin sulle tempie sia
rock apprezzabile.
Non è stato A perfect day ieri, pur essendo abitualmente la domenica, il mio giorno perfetto.
A seguire mi è arrivata la sfida, lanciata con velato cinismo:" Nessuno che abbia avuto l'onestà intellettuale di ricordarlo postando Heroin...".
Mi accorgo in quell'esatto momento che questo titolo si nasconde con disagio anche nei miei ricordi.
Vorrei accettarla, quella sfida, e postare Heroin. Ma poi, solo a riascoltarne le prime note, mi piomba addosso una
pesante malinconia.
Stamattina l'ho iniziata leggendo un pezzo sulle profezie Hopie che paiono non c'entrare ma c'entrano. Nel pezzo si parla del piantare qualcosa per connettersi alla Terra e così appartenerle, e mi scopro a ripensare al mio alberello piantato in mezzo al prato anni fa, alle molte piante che l'hanno seguito, alla siepe mollata a metà per via del tempo instabile e al fango che ne consegue, e m'intristisco pensando che forse non riuscirò a terminare di potarla ormai fino al prossimo marzo.
Mi accorgo di come ciò che in me è da sempre vibrante passione, cioè l'amore per la terra e il verde, si stia spegnendo nel tentativo di mediare fra una pretesa razionalità tagliente e un sentimento di misticismo terragno che occulto per amor di patria.

Con la seconda lettura del giorno arriva ancora Lou Reed, di nuovo con A perfect day, citata qui, insieme a  Sunday Morning.
E' indubbiamente la domenica il mio giorno perfetto, ma l'ho mancato ieri fin dal mattino. 
Una giornata grigia di fine ottobre, trascinata fino a sera con quel velo di nebbia fuori e dentro quasi a volermi nascondere le dissonanze intorno a me per la consapevolezza del loro esplosivo potenziale.
Una domenica perfetta per tenere socchiuse le imposte tutto il giorno.
Una domenica perfetta per Street Hassle, più che A perfect day, a ripensarci.
Un lunedì invece oggi, perfetto per ricordare a mio agio i
lontani lunghissimi pomeriggi domenicali passati a parlare del mondo, a scavare in noi quel desiderio, allora comune, di costruirsi una vita futura mai piegata, mai asettica, mai consona alle aspettative altrui.
Intere domeniche pomeriggio passate ascoltando ancora e ancora Berlin, per finire poi, da supremo artista qual era Lou Reed, compagno di quei molti pomeriggi, per dire lui addio al mondo in un Sunday morning di questo ottobre nebbioso e umido che ci trova tutti nel bel mezzo di un mondo che pare dirci con estrema chiarezza la fine di tutti i nostri sogni.  
L'addio, sincopato al ritmo di Afterhours, a ogni possibile connessione futura con la poesia di una Terra Madre, ormai ovunque devastata da cemento, dighe, elettrodotti e inutili ma proficui sventramenti di montagne.
Una stagione e un giorno perfetti, ieri, per decidere di calare il sipario salvando appena in tempo la poesia su cui s'é consumata l'intera sua vita.
R.I.P. Lou. It's time to say Goodnight Ladies, qui non è più aria...  

P.S. Qui, per chi ha un'oretta da spendere, Lou Reed Rock&Roll Hearth, film sulla vita di Lou Reed.

P.P.S. Cliccato e ascoltato in religioso silenzio ogni pezzo linkato? Programmata un'oretta da perdere stanotte per vedere il film linkato in coda al post così da sapere tutto ma proprio tutto tutto su Lou? 
Bene, è arrivato martedì ed è tempo di farsi due grasse risate su se stessi cliccando proprio qui
Sù con la vita, Lou l'é morto, ciò che ha registrato resta. Ed è una marea di roba da ascoltare/vedere come sempre abbiamo fatto fin qui... 

4 commenti:

  1. Grande Ross. Poi, quando parli di onestà intellettuale a proposito di "Heroin", dici la cosa giusta. A parte che tutte le sue canzoni hanno una chiave di lettura non dissonante dall'elogio di sostanze o di situazioni che poco hanno a che fare coi cd. "benpensanti" (es. l'elogio del sesso orale in "Walk on the wild side"), c'è anche la PERSONA Lou Reed, quello che non esitò a dichiarare di essere stato sottoposto ad elettroshock a 17 anni per aver confidato ai genitori la propria bisessualità. C'è lo sfidante assoluto che riempie un album doppio di dissonanze; c'è il belloccio che sfida le fans conivendo con un/una Rachel, c'è la sua considerazione sul fatto che "la vita è come leggere il sanscrito ad un pony". Anche i pony, nel loro piccolo, oggi corrono.

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    1. Già, nessuna allusione da nessuna parte oggi, a Heroin.
      Temo sia così quasi per ogni gruppo e per ogni artista di qualche rilievo: molti estimatori dell'opera, pochi che vogliano saperne di come nessuna opera è mai troppo lontana dal vissuto oltre cortina dell'autore .
      Eppure, sanno anche i sassi che certi voli artistici inarrivabili partono quasi sempre da vissuti che stanno fuori e oltre ogni adattato perbenismo psicologico.
      Non da oggi, non solo nella musica e nell'arte odierna in genere: la storia ci racconta da sempre, dell'uso di droghe a scopo rituale per oltrepassare grazie a queste, e fin da tempi antichissimi, quei confini comunemente percepiti dalla mente come "normalità".
      A volte trovo perfino più apprezzabile l'onesto fan di Orietta Berti, per dire.
      Almeno è coerente nelle sue scelte musicali con la vita semplice, adeguata e socialmente accettabile, da questa cantata: amore, cuore, finché la barca va...
      Difficile mi riesce poi comprendere come si possa apprezzare Lou Reed dicendosi insieme contro ogni ambiguità sessuale (e non mi riferisco solo alle odierne pestilenziali omofobie, ma pure alle eterofobie dell'omo- adeguato allo standard del mainstream corrente), o all'uso di sostanze psicotrope, pur facendo magari un uso massiccio di psicofarmaci per così continuare a tenere a bada i mostri interiori e coltivare in pace un'idea socialmente accettabile di "normalità".
      E' tutto così, tutto molto "sanscrito", tutto affascinante perché quasi sempre piuttosto incomprensbile.
      Eppure, non puoi apprezzare Lou Reed deviando dall'uso dell' Heroin né puoi comprendere White Horses dei Rolling Stones, senza avere idea di che razza di cavalli bianchi stiano cantando.
      Oltre certe soglie di perbenismo benpensante, non resta che l'educata poesia didattica alla Gianni Rodari: " Tre casettine dai tetti aguzzi..."
      Nulla da eccepire, sia chiaro. Siamo sempre e ancora al Mulino Bianco prima del Mulino Bianco...

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  2. Quel che condivido è soprattutto il P.P.S. Comunque faccio mio l'epitaffio pronunciato da Keith Richards: "A sad day. Goodbye, Lou. Wherever you are, just walk on the wild side".

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    1. Cioè gli auguri "un giro nella zona selvaggia"?
      Quella dei drop out per disperazione, quella dei venditori notturni di sesso per fame, quella degli etero che fanno sesso omo per una scodella di minestra o una dose di eroina, quella di chi è costretto ai margini e vive grazie alla solidarietà che regna fra gli ultimi, condannati alla notte perché non consoni alla vita diurna dei benpensanti che nella zona selvaggia si intrufolano random per provare di tanto in tanto il brivido della trasgressione ma solo di notte, ché di giorno vanno in ufficio in giacca e cravatta e non si fanno scrupolo di far business che sbattono a vivere di notte quelli da cui poi, random, si va a farsi fare sesso strano per "scaricarsi un po'"?
      La "zona selvaggia" non è una metafora del paradiso terrestre dove augurare a qualcuno di andare...
      O magari anche sì, se gli vuoi particolarmente male...

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