giovedì 23 gennaio 2014

Report dal silenzio

In attesa mi torni l'ispirazione a dire qualcosa qui, ho ripreso il vizio di carta e penna, dimensione che sta tutta in una più confortevole (ma a volte più tormentata), realtà.
Leggo in giro i fatti (più spesso presuntuose opinioni sui pochi fatti e molto gossip extra lusso intorno a quelli), e mi sento sempre più accerchiata dal clima di schizofrenia acuta che tracima dalle stanze del potere finendo per devastare senza pietà anche chi di potere non ne ha nessuno.  
Quindi, passo.
Non ho null'altro da dire che non abbia già detto e ridetto uguale mille volte.

Ho ripreso a portare con me un micro quadernino: vi scrivo sopra i pensieri del momento, alcune considerazioni tutte mie sul mondo, varie e ricorrenti domande che so già non troveranno mai una vera risposta, se non forse nel tempo.
La dimensione carta/penna mi riporta intatto un mondo tutto mio e un modo di generare pensieri che davanti alla tastiera diventa altro, quasi nascondessi in me l'istintiva consapevolezza che ciò che pubblico è appunto pubblico, quindi autentico ma mai davvero intimo.
Rileggo con vecchia passione Bulgakov, che mi ristora la mente; ho in programma una rilettura di Furore, nata dopo aver letto un sorprendente Woody Guthrie, autore di un romanzo, Una casa di terra, che consiglio a chiunque lo ami per ciò che ancora è capace di ispirare con i testi delle sue canzoni e ballate.  
Ambientato negli stessi anni di quella Depressione che dal '29 al '39 circa sterminò vite e speranze con una crisi che investì (proprio come ora), prima gli speculatori di Borsa e poi l'economia sana, estendendosi il disastro, proprio come oggi, da Wall Street all'Europa e al mondo, racconta la quotidianità, la vita misera di una coppia che vive l'incubo quotidiano del bisogno e insieme del Dust Bowl, lo strano fenomeno di cui poco ricordavo e poco sapevo e che mi ha dato quindi parecchio da scavare per saperne di più, dato che so solo ora quanto aggravò una situazione già terribile di povertà senza colpa e di molto dolore
Mi attende da giorni la lettura di Il monte Analogo, di questo autore - René Daumal - di cui voglio sapere tutto perché già dopo poche pagine sento di voler centellinare questo suo libro, di non volerlo ancora proprio leggere per il dispiacere che già mi prende di vederlo poi finire, lasciandomi (ne ho il presentimento), inconsolabilmente vedova di un amore che ancora non è davvero nato.
E' un momento così.
Fra un libro e un appunto su carta. 
Riscopro a tempo perso la passione per la fotografia, e sogno in alcune sere di saper un giorno fotografare come meritano alcuni "miei" alberi, alcuni cieli, certi dettagli di questo mondo che si fa sempre più grigio e buio.

Intanto, a voi che passate di qua, auguro di riscoprire mondi e sentimenti che abitano solo nel silenzio da cui vi nascono certi pensieri, quelli che difficilmente vi si affacciano alla mente mentre viaggiate fra le onde burrascose della rete.
Tornerò? Non tornerò? 
Che ne so di cosa succede domani?
Non decido niente, non voglio e non posso decidere niente.
Vivo sospesa e appesa a cose che non sono cose, solo a volte sentimenti e a volte furori vitali, entrambi bisognosi di continuare a cercare nelle parole mute, un senso. 

6 commenti:

  1. ... :'-)*
    Thanks, my Great Friend!

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    1. Thanks to you, carissima amica...

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  2. C'è ben poco da dire, in questi tempi bigi e di raro squallore, ma tu lo dici così bene che non ci si stanca di leggerti. Anche solo attraverso il supporto elettronico.
    Buone letture!

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  3. Che buffa coincidenza, giusto poche ore fa leggevo tra le pagine conclusive di un saggio sulla pena di morte del giurista e romanziere statunitense Scott Turow, queste considerazioni: "In linea generale penso che la narrativa cerchi di riflettere l'ambiguità e le contraddizioni dell'esperienza, non di convogliare uno slogan e un messaggio. Se ci fosse un modo più veloce di esprimere appieno quello che la storia mette a nudo, non avrebbe senso raccontarla". Ma niente è paragonabile all'augurio di abbandono al silenzio fecondo lontano da burrasche prive di furore e di (abbaglianti!) "parole mute" che tu mi hai appena consegnato qui, in questo qui e adesso così meravigliosamente sospesi, anche -- per una volta -- grazie alla Rete.
    Grazie a te, cara Ross, grazie davvero.
    Comunque non smetto di aspettarti.
    Con affetto, marilù.

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    1. Devo assolutamente riprendere a leggere Scott Turow, adoravo i suoi libri e fin qui me n'ero dimenticata.
      Grazie, quindi.
      Anche un buon legal thriller è un ottimo mezzo per garantirsi qualche ora di silenzio, no?
      Affetto ricambiato, Ross.

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