lunedì 10 febbraio 2014

Bolliti?

Il desiderio di sopravvivere, di "essere", è peraltro un desiderio suscettibile di abuso. Colui che detiene le sorti di un'esistenza gioca con il desiderio di sopravvivenza di quell'esistenza. Questo disagio (che include anche la possibilità della morte) potrebbe essere riassunto come segue:"E' meglio esistere in uno stato di sottomissione piuttosto che non esistere affatto". Judith Butler - La vita psichica del potere
Come scrivevo al post precedente, la sopravvivenza è già una morte a metà, un essere quindi già nelle condizioni ideali perché "colui che detiene il potere" possa, agendo sull'umano desiderio di sopravvivenza, disporre a suo piacere delle nostre esistenze.

Questo passaggio mi riporta alla mente il caso degli operai dell'ìIlva, che si dichiarano disposti ad accettare il rischio di morire di cancro pur di continuare a lavorare e poter così provvedere un tetto e il pane ai propri figli.

Come insegna il buddhismo, il desiderio (qualunque desiderio) è la prima causa di sofferenza.
Come insegna Krishnamurti, la libertà implica la totale rinunzia a ogni autorità psicologica interiore. 
Come insegna Gandhi: la non collaborazione è la via dell'indipendenza.

Essere schiavi o essere pronti alla morte (l'Italia chiamò...)

Siamo a decidere se sia meglio morire bolliti come le rane o se non sia più saggio morire comunque ma lasciando a pancia vuota i maledetti cuochi che già si leccano i baffi pregustando le nostre morbide carni.

Non collaborazione.
Rifiuto di ogni autorità (anche e soprattutto interiore).
Rinuncia consapevoe al desiderio di sopravvivere, anche sottomesso o schiavo, pur di non sopravvivere affatto.
O vita, o niente. 

3 commenti:

  1. Il punto è che questi "cuochi" non hanno alcun interesse alle nostre carni, morbide o stoppose e dure che siano. In questo senso, per loro la situazione ideale non è quella dell'Ilva di Taranto, ma quella della Thyssen-Krupp di Torino, con il riposto desiderio (sarebbe più verosimile parlare di "piano", inteso come secondo fine) che tutta questa massa di "zavorra ignorante e semi-analfabeta" una volta spremuta ben bene e divenuta perciò inutile o, peggio, d'ostacolo alle ardite visions manageriali di R&D, si tolga dai piedi il prima possibile, magari anche con un bel falò folcloristico su cui piangere lacrime di coccodrillo -- alias "pratityasamitpada" -- ad uso dell'assicurazione antincendio. Ecco che allora imitare Ian Palach, con questi subdoli e ipocriti dittatori, equivale a servire loro tutto l'occorrente per un mercoledì delle ceneri ineccepibile, dal punto di vista strettamente liturgico. Meglio un mercoledì da leoni, sia pure gandhiani. E se continuano a sguinzagliarci dietro il loro circo di nani, ballerine e chaperon che sghignazzano i loro ripetuti "....oni, oni!", basta aspettare: l'eco si spegne da sè, a differenza degli incendi reali o metaforici.
    Per questo mi piacerebbe che i drappi bianchi della brianza si estendessero anche al Veneto, al Friuli, alla Campania e a tutti gli angoli d'Italia in cui dei disperati e veri signori come Giuseppe e Giovanni sono tentati di cedere a una rinuncia troppo remissiva e silenziosa. Anche se capisco che nè la loro resa, nè l'altra, più "resistente", potrebbero restituirci il sorriso perduto; anzi, mi rendo conto che il solo pensarlo è offensivo e perciò mi scuso, prima di tutto con te, per averlo aggiunto, quel sorriso, un paio di post fa, al mio abbraccio di saluto. Che però non rinuncio a ripetere qui, oggi, con tutto l'affetto che la distanza e l'anonimato spero tanto non riescano a filtrare e persino a spegnere e svuotare di ogni significato.
    Ciao, sempre cara Ross.
    marilù

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    1. Il punto è che questi "cuochi" non hanno alcun interesse alle nostre carni
      Oddio, è vero che ne hanno una tale sovrabbondanza che un po' la useranno per scaldare la carbonella, però poi c'è pur sempre da farci su due euro, fosse anche come materiale da riciclo da appaltare a qualche compagnuzzo col chiodo del business in salsa .ong, così da lucrare esentasse e assicurarsi pure l'aureola.
      Ma il sorriso, dolcissima Marilù, quello, al pari della risata, li seppellirà.
      E' questo il primo passo per resettarsi dentro autorità e purificarsi da sensi di giustizia o leggi funzionali ormai solo al piegarci.
      Le rispettino loro, intanto.
      Poi, se riusciranno a essere abbastanza credibili, seguiremo i buoni esempi.
      Senza questi, come già scrivevo, liberi tutti...
      Ciao a te, carissima Marilù...

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    2. Ti ringrazio del "dolcissima", ma ti assicuro che per quanto mi riguarda è del tutto fuori luogo, specie di questi tempi, in cui addormentarsi (sempre che ci riesca) e svegliarsi infuriati è l'unico segno di persistente 'normalità'.
      Quel che volevo dire è che, in questa fiera dell'ipocrisia e della ferocia a stento mascherata in cui è sprofondato sempre più, negli ultimi due tre anni (come riassumi e dimostri egregiamente nel tuo ultimo post), il nostro Paese, gli esempi da seguire è meglio prenderli altrove, e Gandhi potrebbe benissimo essere uno di questi.

      Certo, a differenza del mahatma, il nemico da fronteggiare per noi è uno Stato molto più 'liquido' e proteiforme, perché sostanzialmente svuotato di princìpi e ideali di riferimento, rispetto all'impero britannico dominato da una Regina che era (è) al contempo anche capo di una chiesa che qualche almeno formale aggancio con gli insegnamenti e gli ammonimenti di Cristo doveva pur dare l'impressione di mantenerlo; farsi superare in giustizia e mitezza da un "barbaro" sottoposto pareva disdicevole.

      Adesso la caduta di qualsiasi valore che si discosti da quelli di semplice appartenenza a questo o quel clan di "eletti" sembrerebbe spronare ad altrettanta anarchica frammentazione nel rifuto dei nuovi oppressori. Ma è il caso di dare ai nostri militari e forze dell'ordine inquinate da decennali simpatie per gladio e golpisti vari, oltre che per i papelli di Provenzano & Co, occasione di ripetere gli orrori di Bolzaneto e scuola Diaz, nella Genova del 2001? Persino l'esercito egiziano che si è autoeletto patrono della democrazia e del diritto minacciati dalla sharìa dei fratelli musulmani non ha dato gran bella mostra di sé, lo scorso agosto, con la caccia spietata a qualunque giornalista osasse documentare le violenze inflitte ai dimostranti. Stesso discorso per le rivolte contro il tiranno Assad, in Siria, bolgia infernale in cui è ormai divenuto impossibile distinguere tra persecutori e peserguitati.

      L'unico modo per difendere giustizia e diritto è praticarli, anche a costo di ridursi ad anacronistici imitatori di Gandhi e del Maestro di Nazaret: questo è quel che mi sento di concludere.
      Ciao cara Ross, grazie sempre dell'opportunità che offri di riflettere e discutere su questi e tanti altri temi.
      marilù

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