giovedì 20 febbraio 2014

Con il Vietnam sul collo...

Stasera una giovane donna ucraina diceva che l'Europa per lei rappresenta la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la giustizia. E che anche se non è perfetta per tutti è sempre meglio che vivere in un paese "cleptocrate", dove quelli al potere rubano e nel quale chi è andato al governo democraticamente ha poi cambiato leggi e costituzione, così che oggi non c'è più libertà di stampa e le proteste pacifiche contro le ingiustizie sociali sono state tutte disperse con la violenza dalla polizia.

Parliamone, perché ascoltandola ho avuto una sensazione di dejà vu...

Leggo a volte commenti in giro di qualcuno che non vede altra solutiòn che la revolutiòn: pare l'unica opzione, per certe teste, il sangue.
Altrui, di norma.
Possibilmente di quelli che già alla fame non hanno più molto da perdere, mica di quelli che hanno la cultura adatta per per pensare e organizzare rivoluzioni via web.

Oggi le notizie dall'Ukraina mi danno la strana sensazione che il Vietnam non sia mai finito e che da allora abbia solo iniziato a dilagare ovunque.
Oggi lo sento dietro l'angolo di casa, in piazza Maidan.
Senza più il napalm, ora si chiamano primavere.  
Come se nelle piazze dove si muore non vi fossero teste spaccate e corpi grondanti sangue, ma solo dolci fragole rosse. 


Living is easy with eyes closed
Misunderstanding all you see...


13 commenti:

  1. C'è anche un certo movimento in Venezuela. E "Obamo" ci ha da dire la sua, come in Ucraina.
    Forse un po' più "softly", ma non molto, toccherà di nuovo all'Argentina e magari perfino al Brasile. Ma anche no, perché in estate è in programma il "Mundial".
    Da noi, per l momento, funzionano ancora i narcotici. E Stronzie.

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    1. Da noi, per l momento, funzionano ancora i narcotici.

      in the corner of some foreign field
      the gunner sleeps tonight...


      Noi dormiamo sempre: ci piace sognare...

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  2. .... but not "across the universe", not since there, I hope firmly that!

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    1. Oh sì invece: proprio quella ti becchi.
      Ma in questa deliziosa versione dal film

      Jai guru deva...

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  3. A una cittadina di Kiev che, sulla metro, si lamentava dell'odoraccio che emanavano gli pneumatici caricati sui vagoni da alcuni dimostranti diretti a Piazza Maidan, uno dei ragazzi ha risposto: "Questo è l'odore della libertà, signora".
    In fondo in fondo anche i più nobili e coraggiosi tra i rivoluzionari sanno bene di essere destinati a un interminabile autostop. Almeno finché i loro piedi poggeranno sulla superficie di questo pianeta mai abbastanza azzurro.
    Un abbraccio-bis, marilù.

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    1. "Questo è l'odore della libertà, signora"
      No, parliamone...
      Se quello è "l'odore della libertà", mi dici la puzza fetente di una prigione?

      And did they get you trade your heroes for ghosts?
      Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
      Cold comfort for change? And did you exchange
      a walk on part in the war for a lead role in a cage?

      Wish you were here, of course...
      Abbraccione.

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  4. Se puzzavano anche le primavere dei figli dei fiori -- vedi il film "Fragole e sangue" -- figurati queste qui dei figli del petrolio. Per non parlare di easy rider e della voce ammiccante e funambolica di Keith Carradine. Certi fenomeni sociali e/o sociologici fanno sembrare tutta quanta la storia un immenso stage, nel senso sia di "apprendistato" sia di "palcoscenico" -- per tenere buoni i bambini, mentre i "grandi", gli ultras dell'MK, giocano la loro partita e calano le loro carte, con l'avvertenza che fanti e re sono in 3D e le teste sono vere, soprattutto quelle da tagliare, perché non trovino più niente da dire e da ridire quando sono usate come scendiletto di papaveri non abbastanza soporiferi, a parole.
    Bisogna prendere atto, tra un Atto e l'altro, che non ogni parola (con relativa "libertà di") è da twitter-"comfort" e basta.
    Hugs and kisses, marilù.

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    1. ogni parola (con relativa "libertà di") è da twitter-"comfort" e basta.

      Temo, ed è un timore-tremore, di non piter che concordare con te.
      A volte mi attraversa la mente un coltello che ferendo le mie illusioni mi chiarisce che solo nel silenzio è (forse) possibile trovare una qualche risposta.

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    2. Visto che, nella citazione, hai omesso il "non", temo -- io, stavolta -- di dover violare ancora una volta la consegna (di cui mi accorgo con deplorevole ritardo, sorry) del silenzio per dirti che mi sorprende aver preso parte, inconsapevolmente, alla schiera di quanti feriscono le tue illusioni al punto da rendere dolorosi, o almeno imbarazzanti, un accordo, una sintonia (sia pure forzati da un'opportuna omissione).
      L'unica cosa che posso fare per rimediare è prometterti che, per quanto dipende da me, non ti farò ripetere la triste esperienza. Spero comunque che mi consentirai di continuare a leggere il tuo blog, che non mi sogno nemmeno di smettere di apprezzare, nonostante il cospicuo e protratto (mio) mishunderstanding.
      Grazie sempre per l'ospitalità.
      marilù

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    3. Il misunderstanding è la bestia sempre in agguato in ogni comunicazione web, e quel "non" (che mi accorgo solo ora quanto fosse importante) è una svista, un'omissione non voluta per la quale mi scuso.
      Credimi (e ho almeno un testimone oculare del fatto), che era così tanta la mia foga di volerti provocare a ulteriori commenti da essere più presa a citarti quel "timore/tremore" da finire per ottenere (spero davvero di no) l'effetto opposto, cioè la "minaccia" di evitarmi "l'esperienza".
      Marilù, scusami davvero.
      Non era mia intenzione e quando si verificano questi maledetti misunderstanding mi torna la tentazione di rispolverare i vecchi cari diari cartacei, così da non confondere più nessuno con le mie compulsive webbate.
      Grazie per avermi fatto notare l'omissione di quel "non".

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    4. Ecco, era proprio vero, allora, che il misunderstanding (senza acca, mannaggia!) era solo mio. Almeno questa l'avevo azzeccata.

      Capisco che questa premessa non basta ad annullare il mio enorme imbarazzo e il dispiacere condiviso per la mia impulsiva e compulsiva webbaggine, però aiuta a comunicare -- spero -- il profondo, autenticissimo sollievo che provo nello scoprire che, senza ombra di dubbio, mi ero sbagliata completamente.
      Oddio, messa così la faccenda appare più contorta che mai, ma insomma: grazie a te, cara Ross, grazie infinite.
      E, naturalmente, ti prego anche di scusarmi per la fretta a cui ho permesso di sbarrare il passo a ogni ipotesi interpretativa diversa da quella che mi ha indotto a scrivere quel commento. Non so se possono figurare come attenuanti, ma nell'ultimo paio d'anni ho avuto esperienze telematiche di malintesi così volutamente (da parte altrui) ambigui, infidi e avvilenti da ritrovarmi un comprendonio che più che ferito, definirei mutilato, quasi invalido. Ma sono blog come il tuo -- e persone vere come te -- che mi distolgono dalla tentazione di mandarlo definitivamente in pensione.
      Spero di non aver indotto te a riprendere in seria considerazione quella che ti calamita verso i diari di carta. Lo spero tanto, perché questo non saprei proprio come perdonarmelo. Così come spero che tu possa scusarmi per ... per tutto questo inutile e deprimente polverone, ecco.
      Ti abbraccio, marilù.

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  5. In un libro, uno dei suoi ultimi, Terzani, ritiratosi, da eremita, nella sua casa Himalayana, si trova a dover attraversare la foresta per far ritorno alla “civiltà”. La foresta però era abitata da una fiera, un felino che aveva già attaccato l’uomo e ne aveva assaporate le carni. Pieno di paura e accompagnato dal vicino (per modo di dire)decide lo stesso di addentrarsi nella foresta ed in mancanza di fucili o pistole, tutti e due decidono di fare uso dell’arma più potente di cui disponga l’umanità: la bellezza, Ross. Come in un mantra allora, per esorcizzare le tigri: quella in carne ed ossa e quella rappresentata dalle loro paure di esseri umani, recitano insieme:

    Tyger! Tyger! Burning bright
    In the forests of the night:
    What immortal hand or eye
    Could frame thy fearful symmetry?
    In what distant deeps or skies
    Burnt the fire of thine eyes?
    On what wings dare he aspire?
    What the hand dare seize the fire?
    And what shoulder, and what art,
    Could twist the sinews of thy heart?
    And when thy heart began to beat,
    What dread hand? And what dread feet?
    What the hammer? What the chain?
    In what furnace was thy brain?
    What the anvil? What dread grasp
    Dare its deadly terrors clasp?
    When the stars threw down their spears,
    And water'd heaven with their tears:
    Did He smile His work to see?
    Did He who made the Lamb make thee?
    Tyger! Tyger! Burning bright
    In the forests of the night:
    What immortal hand or eye
    Dare frame thy fearful symmetry?

    La tigre quel giorno riposò.

    Jai Guru Deva, Ross

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    1. Grazie per questa citazione dell'amato W. Blake, anonimo (Cle?Ale?Who?).
      Posso ricambiare citandoti la versione musicale dei Tangerine Dream?

      Jai Guru Deva

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