mercoledì 12 febbraio 2014

Fuori i #marò, o non giochiamo più alla guerra

L'Italia che minaccia sfracelli planetari se il mondo non gli tira fuori dalle peste i due #marò è una pagina da libro di storia.
Immagino culi che tremano come stracchini all'Onu, in Russia, alla Nato e all'Ue: tutti terrorizzati dalle minacce italiane a seguito dell'improvvida uscita ieri di Ban Ki-Moon che sulla questione #marò ha osato dire (oddio oddio, ma come si permette?), che si tratta di 'una questione bilateralè tra Italia e India'.
Non l'avesse mai detto!
Come assaggio della vendetta l'Aula del Senato ha sospeso l'esame del decreto che proroga le missioni (e ditemi voi se non son cose da far tremare i polsi).
Per continuare, per domani mattina alle 10 (puntuale come un marò!) si attende che la Ministra Bonino, (ex?) pasionaria della non violenza e nota (ex?) anti-militarista, riferisca in Aula su quanto ha da dire Ban Ki-Moon dopo che in serata si sarà con lui telefonata per avere chiarimenti (non sgradite le scuse e una cassa di champagne).
Il poveretto temo nel frattempo si stia torcendo le mani agitatissimo, magari aiutandosi con un paio di canne per ritrovare l'aplomb necessario a sostenere le sue ragioni telefoniche contro l'inferocita giustiziera pacifista romana. 
Se ne ha di ragioni, sia chiaro, perché un simile affronto qui da noi si paga caro e lui lo sa, e per questo si fa due canne una via l'altra: se la vede bruttissima. 
Zoccolata in testa alla tragedia in corso di svolgimento, la durissima presa di posizione dei senatori del M5S Luis Orellana e Lorenzo Battista i quali, presi dalla improvvisa ma contagiosa frenesia italica di far vedere muscoli compatti davanti all'offesa dell'incauto Ban Ki-Moon, paiono trascurare il fatto di aver giusto un paio di mesi fa il 5S Cioffi sostenuto, nella stessa Aula del Senato, che finanziare missioni di guerra é moralmente discutibile, oltre che finanziariamente insostenibile.
Ma va be', son cose che si dicono, e non staremo qui a piluccare su refusi e confusi che capitano a tutti quando c'è da alzare il pelo in diretta streaming, no?.
Il fatto è che, come sostiene Tajani, "l'accusa di terrorismo rivolta ai due fucilieri della Marina italiana dalle autorità indiane è «infamante»".
I N F A M A N T E.
Te' capì?
E di terrorismo ne sappiamo ben noi qualcosa, o no?  
Vedi alla voce recenti arresti No-Tav Ban Ki-Moon, prendi lezione da noi e poi vedi se hai ancora da dire alcunché.
Nulla eh
Nemmeno Orellana e Battista dicono alcunché.
Nemmeno la pacifista Bonino dice alcunché.
Tantomeno Tajani trova alcunché di infamante nell'accusa di terrorismo ai No-Tav.
Impara da noi, bello...
Oddio, forse qualcosa sui No-Tav la dicono tutti, ma non è bello star qui a ricordarlo ora, in un momento topico da cui dipende tutta la impettita politica internazionale italiana per il futuro.
Ora è quello in cui o ci restituiscono magna cum laude i due #marò, o sia chiaro: i nostri super parlamentari e i nostri Ministri d'acciaio sfasciano tutto il globo smettendo di fare la guerra.
Poi vediamo chi vince e i cocci sono loro.  

Su Giap la ricostruzione della faccenda #marò dall'A alla Z


(ANSA) - NEW YORK, 13 FEB - "Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, è preoccupato per una vicenda da tempo irrisolta che vede coinvolti due importanti Paesi, e teme che possa avere delle ripercussioni sulle operazioni di sicurezza antipirateria e sullo stato di diritto": così il portavoce di Palazzo di Vetro Martin Nesirky interpellato dall'ANSA sulla questione #marò.
13-02-2014 18:50

N.d.B. Tipico post canne, la preoccupazione sul nulla...
 





5 commenti:

  1. Ho appena sentito la ministronza degli Esteri scambiare Italia e India nella sua intemerata al Senato contro l'assente Ban Ki Moon. Lapsus rivelatore. Che du marò...

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  2. La coscienziosa rettifica apportata giusto ieri dal Miavaldi alla questione delle leggi che regolano la presenza di ufficiali della Marina, e non solo di semplici contractors, a bordo di cargo privati come la Enrica Lexie, è per me un segnale eloquente del fatto che anche per persone esperte, competenti e attente, che hanno dedicato tempo e ricerche accurate all'incidente avvenuto due anni fa al largo delle coste indiane, è facile prendere...granchi nell'analisi di questa vicenda. E questo solo per quanto riguarda le premesse; figuriamoci quando si passa alla disamina dei fatti, sui quali persiste incertezza quanto agli orari e alla sequenza degli avvenimenti. Io dalla lettura francamente non ho capito come sia possibile che il comandante del peschereccio, che ha attraccato alle 22,30 circa in porto, possa dichiarare che la sparatoria si è svolta alle 21,30, se già i media nazionali ne avevano dato notizia alle otto di sera. Aveva avvertito la capitaneria di porto via radio -- ma ne aveva una a bordo? -- mentre era al largo? E in oltre due ore di navigazione nessun soccorso dalla guardia costiera, o da altre navi private o governative, indiane o straniere, che incrociavano nella zona? Non azzardo ipotesi, dico solo che trovo surreale che i giornalisti indiani lancino la breaking news alle 20.00 e che questo poveretto, sconvolto e sotto choc, riesca a guadagnare il porto solo oltre due ore dopo in perfetta solitudine, con due feriti (a quel punto già morti?) a bordo.
    Insomma, a parte la rissa da stadio tra colpevolisti e innocentisti pro o contro i due marò, il governo indiano, mi spiace dirlo, non mi pare esca molto pulito dal resoconto puro e semplice di questi fatti -- peraltro gli unici che né Miavaldi né il "rivale" Di Stefano si sognano di contestare. Boh.

    Vabbe', lascio perdere dispute sputacchi e cavalloni e vado a nanna.
    Grazie, come sempre, del link e dell'ottimo lavoro di informazione e stimolo alla riflessione che offri coi tuoi post, cara Ross.
    'Notte, marilù.

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    1. Semplifichiamola, allora:
      1. che presenti siano morti per una pallottola dello stesso calibro di quelle in dotazione ai due fucilieri, sempre a stare alla ricostruzione di Wu Ming, pare non ci siano troppi dubbi
      2. pare che in un primo momento gli stessi 2 fucilieri avessero ammesso di aver sparato, motivando il fatto con la convinzione di star subendo un assalto da parte di "pirati", tant'è che la posizione del nostro Ministero minaccia il mondo proprio sostenendo che in gioco, sul caso, c'é la guerra internazionale alla pirateria
      3. sugli orari direi che tutto si confonde in Italia e forse è chiaro anche perché (hai letto anche la ricostruzione precedente linkata nell'ultimo pezzo dei Wu Ming?). Credo ogni peschereccio abbia ormai l'obbligo di una radio a bordo, ce l'hanno perfino quelli di Chioggia, per dire, quindi non è affatto così strano che la notizia fosse divulgata a pochi minuti dal fatto anche se l'attracco del peschereccio avviene non si capisce perché un'ora dopo (nella ricostruzione italiana, perché come scrivono i Wu Ming, i tracciati di navigazione sono rilevabili appunto dai radar e pubblicati in tempo reale sul sito citato nel pezzo)
      Quindi, se i morti ci sono stati, se a sparare sono stati i fucilieri, affrontino il processo e dimostrino la loro convinzione di aver sparato ai pescatori pensando si trattasse di pirati, anche se mi pare difficile che gente addestrata alla guerra alla pirateria non sappia distinguere con ragionevole certezza la differenza fra pirati e pescatori e anche se voglio sperare vi siano procedure da mettere in atto prima di sparare direttamente sui possibili "pirati" (spari a vuoto? altolà? obbligo di farsi riconoscere? E poi, non avevano a bordo una radio? mettersi in contatto con il peschereccio prima di sparare?)

      Detto questo, sono con te nell'affermazione che non è che l'India non giochi la sua parte in questa mano: si sa che in ballo c'è la questione delle mazzette sugli affari di Fincantieri che aleggia sulle teste dei marò e che quindi questi in qualche modo siano ostaggio non tanto di una cattiva giustizia indiana (che può anche essere), ma di un gioco economico/politico cui le loro sparate in mezzo al mare ben si prestano a una resa dei conti per altri affari fra i due paesi.
      Rimane che l'idea di farsi restituire i marò come eroi e come nulla fosse successo, è quantomeno bizzarra, quando si invoca il diritto e la legge.
      In un Parlamento che il diritto e la legge non sa nemmeno più dove stiano di casa, peraltro...

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  3. Ciao Ross, cerco in sintesi di dirti la mia..
    1. Il (sedicente) Governo italico in tutta la vicenda è riuscito a pasticciare tutto il pasticciabile ed oltre. Una cosa che spesso viene tralasciata è che abbiamo pagato 300mila dollari come risarcimento alle famiglie dei due ammazzati. Il che viene visto come una ammissione di colpevolezza.
    2. Ma questo non ci dà un voucher per riempire di piombo due pescatori indiani e non voler fare chiarezza: Latorre e Girone sono sì sotto la marina militare italiana, ma sotto contratto con armatori PRIVATI, prestando i loro servizi a difesa di interessi PRIVATI. Questa è una importante “zona grigia” su cui ci si sta accapigliando da tempo: a me personalmente non convince assolutamente che militari italiani vengano utilizzati per difendere interessi privati e non della collettività.
    3. E responsabile di questo stato di cose è in prima persona l’ex Ministro della Difesa La Russa, che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private.Il che forse fa capire anche perché si stia dando così da fare, ma solo sui media, sulla faccenda. Più facile dare la colpa ai "selvaggi" indiani, che pretendono in casa propria di applicare le proprie leggi. 'Sti 'nfamoni.

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    1. Ciao Max...
      sul punto 1. cito il Miavaldi citato nel commento di Marilù (che immagino tu abbia letto) e riporto qui sotto un paragrafo:
      "L'Italia e chiunque la appoggi in questa battaglia politica dovrebbe infatti spiegare all'India come mai dei propri militari, all'interno di un mandato della missione Atlanta circoscritto alle acque al largo della Somalia, si trovassero a svolgere i propri compiti a migliaia di chilometri di distanza, in Kerala; come mai una missione internazionale alla quale l'India non partecipa e con la quale non ha stretto alcun accordo bilaterale, si avvalga del diritto di agire ben all'interno della Zona economica esclusiva indiana (200 miglia nautiche) e all'interno delle acque contigue (24 miglia nautiche); come mai la presenza di militari a bordo della Lexie non è stata dichiarata immediatamente alle autorità indiane, secondo la legge indiana SR-13020/6/2009, "Pre-Arrival Notification for Security", entrata in vigore il 29 agosto del 2011."

      In parte chiarisce anche il punto 2: ammessa la convenzione che autorizza e giustifica la presenza dei militari proprio in quanto militari, a bordo della Lexie, che ci facevano in Kerala e perché non hanno comunicato la loro presenza a bordo come prevede la legge indiana che ben dovrebbe conoscere chi viaggia a caccia di pirati in giro per i mari del globo?
      Come conclude il Miavaldi, l'India ha ottime ragioni per far valere le proprie leggi. Non lo facesse nel caso specifico, si creerebbe un precedente che metterebbe a rischio la sovranità dell'India sulle proprie coste.
      La poca chiarezza su questi e altri punti nella comunicazione mainstream e da parte del nostro governo, si presta a scatenare incomprensibili fanatismi dulla pretesa di liberazione dei marò come si trattasse di eroi vittime di ingiustizie che ledono la loro "dignità".
      Termine sul quale non vedo cosa possa dire (ripeto) il nostro Parlamento con la sua storia di condannati che vi cercano rifugio dalle pene e non contenti si fanno promotori di cambi costituzionali, in barba al minimo di dignità sindacale richiesta a chiunque sieda lì dove le leggi si fanno.

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