domenica 2 marzo 2014

Conflitti&Soluzioni

Vladimir Putin ha "accettato" la proposta di un "gruppo di contatto per iniziare il dialogo" sulla questione ucraina.
Lo sostiene la cancelleria tedesca Angela Merkel, dopo una telefonata fra lei e il presidente russo.

Nel pomeriggio Renzi ha sentito telefonicamente la cancelliera tedesca Angela Merkel. 
"Matteo Renzi ha duramente criticato l'azione militare in Crimea, proposta dal presidente russo Vladimir Putin e approvata dalla Duma, avvertendo che qualsiasi violazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina sarà per il governo italiano "del tutto inaccettabile".

14 commenti:

  1. Non so cosa ha fatto o farebbe la Merkel, ma io appena ho posato lo sguardo su questa foto con hashtag renziano incorporato, sono stata assalita da una crisi di risate. A ognuno la sua invasione.
    Con affetto, marilù.

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    1. L'ho "pescata" su Twitter venerdì notte, mentre seguivo l'evolversi della situazione in Crimea, e da allora non non smetto di ridere ogni volta che la guardo. Non so chi ne sia l'autore, ma trovo che nel contesto in cui nasce sia una sintesi geniale.
      Quando poi ieri leggevo prima della riunione del Nostro con Mogherini e Pinotti, terminata con quel "del tutto inaccettabile", e subito dopo della telefonata di Putin con la Merkel, terminata con la decisione del primo di "accettare l'apertura di un dialogo", ho deciso che era perfino profetica.
      Come spesso accade, ci sono connubi fra immagine e testo che raccontano la realtà italiana meglio di mille prolisse e tortuose analisi sul niente.
      Peccato che pochi sappiano come te cogliere la devastante ironia che l'immagina racconta.

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    2. Beh, ti ringrazio, ma non posso non riconoscere che l'ulteriore, esilarante contrappunto "profetico" tra la parata muscolare del Renzi&Lucia e l'inaspettata galanteria diplomatica del De PUTato d'oltre-Urali, mi sarebbe del tutto sfuggito senza la tua ultima sottolineatura.
      Con sempre più divertito (benché, per altri versi, più concentrato) affetto, marilù.

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  2. Eh, l'amico Vlad....la vignetta è decisamente strepitosa, a dimostrazione che la fantasia non conosce ostacoli ed è un'arma micidiale. Certo, ci fosse ancora Silvio premier..ricordi la sua candidatura al Nobel per la pace per aver realizzato "la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto tra i due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato".

    PS: giuro di non essere ubriaco....

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    1. Infatti: c'era B, l'hashtag sarebbe stato #staiserenovladimiro, ghe pensi mi...
      Non sei ubriaco, ed è questa la cosa strana: se ci si mette a riepilogare la "statura" politica dei nostri, altro che balla! Ti gira la testa fino a che capisci che è perché continui a guardare sempre più in basso e ormai siamo col naso ai talloni.
      Comunque, non so fare a meno di ammirare la perfetta strategia di accerchiamento del russo: finché c'era Sochi, e già la Nato gli piazzava un paio di navi in bocca a scopo "protezione", lui faceva finta di niente e però aveva già iniziato a lemme lemme far avanzare qui e là qualche pedina.
      E mentre Obama e Rasmussen lo minacciano (oh dio oh dio!) di non farlo più partecipare al G8, lui si prende la Crimea senza colpo ferire e si allarga nelle zone dove sa che i russofoni sono con lui.
      A quel punto, alla Merkel dichiara di essere disposto al dialogo ma che come interlocutori vuole quelli dell'Ocse.
      Geniale: come pisciargli in testa a Nato, Usa, UE (Ashton compresa), dopo che hanno investityo milionate per tirar su finte rivoluzioni "per la democrazia", decidendo sempre lui le mosse e le contromosse.
      Sa che Germania e Italia dipendono dall'export in Russia, e se non sono scemi non sosterrebbero mai la Nato contro il loro più importante partner commerciale.
      Questa è politica con la P maiuscola: sa cosa deve fare e sa come farlo.
      Chapeau!

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    2. Vorrei avere il tuo acume strategico e insieme il tuo distacco da contemplatrice di grandi scacchieri geopolitici.

      Sì perché, a guardarlo più da vicino, a me Putin non fa una impressione molto positiva. Per esempio, visto con l'obiettivo di un'Anna Politovskaja, che aveva avviato la sua inesorabile discesa agli inferi con la denuncia, durante la guerra in Cecenia, di rapimenti, da parte di soldati russi, di civili acciuffati a casaccio e tenuti prigionieri in un fossato, con la richiesta di un riscatto di 500 dollari per il rilascio di ognuno. Nemmeno visto dalla prospettiva del nostro giornalista investigativo, Antonio Russo, torturato e ucciso in Cecenia molto prima che la Politovskaja di Novaja Gazeta finisse ammazzata a Mosca nel famoso agguato, il profilo di Putin migliora. Se poi ripenso al dibattito di un'ora sul mancato attentato in un condominio di Rjazan, che l'emittente NTV avrebbe dovuto mandare in onda nel corso della sua rubrica seguitissima, "Indagini Indipendenti" (un po' come il nostro Report, o Presa Diretta di Iacona, per capirci) il 24 marzo 2001, due giorni prima delle elezioni in cui poi -- guarda caso-- Putin stravinse, ma che non fu mai trasmesso, le quotazioni di Vlad nella mia mente scendono a precipizio. Il 23 marzo, infatti, un uomo di Putin, Valentin Jumasev, telefonò alla redazione televisiva direttamente dal Cremlino e, come riportano Alex Goldfarb e Marina Litvinenko nel loro libro "Morte di un dissidente", 'comunicò un avvertimento senza mezzi termini da parte di "voi sapete chi": se avessero osato mandare in onda "Lo zucchero di Rjazan" dovevano considerarsi finiti'.
      Quel dibattito, riposto in fretta e furia in un cassetto, diede poi spunto alla produzione di un omonimo documentario e del film "Assassination of Russia", ovviamente bandito in patria come e peggio della cocaina e come non è stato mai, nemmeno da noi, ai tempi ruggenti (ma sono mai finiti?) dell'amico degli amici di Dell'Utri e di Mangano, il film "Videocracy". In quel dibattito e in quel film inchiesta banditi, basati su una serie di articoli di Pavel Volosin della -- solita -- Novaja Gazeta, si illustravano montagne di indizi (ma potremmo anche definirli prove) del fatto che l''ennesimo attentato a un condominio di una popolosa città a sud di Mosca, sventato alla fine di settembre 1999 per lo spirito d'osservazione e la pronta denuncia alle autorità locali di un inquilino, non era né opera di terroristi ceceni, come (si dicevano essere stati) quelli che a Mosca il 9 e il 13 precedenti avevano mietuto 94 e 119 vittime, né un'esercitazione dell'FSB (versione riformata del KGB), come dopo i sopralluoghi di poliziotti di Rjazan, artificieri e dei soliti giornalisti ficcanaso aveva in un primo momento dichiarato Putin, cercando di mettere una pezza a colori sulla voragine di efferato cinismo propagandista e manipolatorio che ormai gli eventi avevano scoperchiato senza possibilità di dubbio.

      Insomma, non riesco proprio a vedere niente di entusiasmantemente nuovo nei metodi del personaggio d'oltre-Urali: la solita manfrina ricattatoria in stile mafioso, subdola e contorta, ma non per questo meno rozza e brutale.
      E se te lo dice una figlia di militare come la sottoscritta, allora buone...stelline a tutti.
      Ciao cara Ross, grazie sempre dell'ospitaliutà e alla prossima.
      Con affetto, marilù.

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    3. Sì, ecco, il "distacco da contemplatrice" (non sempre obiettiva) è il punto.
      Non credo si possano giudicare gli uomini di potere in base alle categorie "buono/cattivo" che applichiamo ingenuamente alla nostra piccola quotidianità.
      Il potere si raggiunge sempre e solo a patto di dimenticare in un cassetto quei valori cui ci riferiamo noi comuni mortali pensando si possa dividere il mondo ai minimi termini di bene/male, giusto/sbagliato, buono/cattivo.
      Il potere è sempre, per sua natura, violento, freddo e manipolatorio.
      E tanto più è freddo e privo di scrupoli morali, tanto più si impone.
      Putin non è pertanto il "mio" buono nell'attuale situazione così come non lo è l'Obama, il perversamente Nobel per la Pace.
      Ciò che mi diverte, se pur a denti stretti, è che fra i due oggi sia in atto una prova di forza che ha lo scopo di misurare la reciproca potenza (militare, economica, politica, geostrategica...) e la capacità di reggere il bluff dell'avversario come si usa fra esperti pokeristi che si contrappongono in una partita che si gioca su scala mondiale.
      Quando leggo che Obama accusa Putin di essere "dal lato sbagliato della storia" mi viene da ridere (per non piangere).
      Da quale pulpito dia poi lezioni di rispetto della sovranità altrui è poi un mistero.
      Gli Usa hanno aperto guerre in ogni angolo del mondo e rimosso via rivoluzione colorata personaggi ambigui (sono generosa) che fino al mese prima sostenevano, e sempre per ragioni presentate come giuste e di "democrazia", tranne ormai essere chiaro a chiunque che il punto oggi sull'Ucraina è che ha (per ora), trovato un avversario difficile e che però ha già iniziato accusare di nefandezze ("è fuori dalla storia", "non sta più nella realtà", etc), che abbiamo già visto come accusa in Egitto, in Libia, in Irak, in Afgnanistan...
      Sono tutti dittatori (e lo sono, lo erano), tranne che fino al mese prima erano partners commerciali da rispettare e il mese dopo bisogna depredarne le ricchezza così da mettersele in tasca propria (che fine hanno fatto i denari all'estero di Gheddafi, a proposito?).

      Insomma, è un format, quello occidentale/americano, che abbiamo già visto e dal quale è ormai difficile farsi conquistare emotivamente.
      Qui di santi non ce ne sono, a nessun livello se non verso raso terra, cioè fra quei nostri simili mortali che pagheranno come sempre il conto di questi giochi a poker fra potenti.
      Poi, però, per ragionare a bocce ferme (visto che siamo qui per quello), non vale l'elenco dei misfatti (conosciuti) dell'uno se non gli affianchi pure quelli dell'altro.
      Ed è una bella guerra di cifre e casi, fra i due.

      Rido, a volte mi deprimo, osservo sempre tutto (e leggo tutto) perché anche se non sembra so che mi riguarda.
      Poi me ne stacco, consapevole che nulla posso e che gli umani cui tengo non stanno in alto, ma a terra.
      E sono quelli che perdono sempre, tutti, perché sono (siamo), alla fine, solo la loro "carne da cannone".
      Nè Putin né Obama (né Cina, né Russia né tantomeno Usa).
      Sono tutti poteri predatori non meno, nel miserrimo, di quelli che occupano il potere di questo piccolo ma strategico (per la sua posizione) paese: sono miei nemici, tutti.
      Potenti di varie gradazioni e misure di cui voglio sapere tutto e da cui guardarmi sempre.

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    4. Non so se apprezzerai, ma volevo segnalarti questo pezzo di Manlio Dinucci su Voltairnet. Mi pare in tema e mi pare uno che sa di cosa parla, così come Thierry Meyssan o Giulietto Chiesa i quali, piacciano o meno, conoscono bene i fatti e la zona, nonché la storia di quei paesi..
      Insomma, dopo aver letto lo scorso anno Il Grande Gioco, libro che a pensarci ora pare mi sia stato profetico per farmi almeno annusare l'Asia Centrale, capisco che solo leggendo chi scrive con cognizione di ciò di cui parla aiuta a farsi un'idea.
      Anche se (lo dico per me), il tutto non smette di risultarmi confuso e ostico, passione per le spy stories a parte.

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    5. Ti ringrazio della segnalazione, ma quando Dinucci equipara quella che lui stesso definisce "autoproclamazione di indipendenza" del Kosovo all'invasione militare russa, fin qui per fortuna senza colpo ferire, ma fisica e massiccia e non virtuale, della regione meridionale dell'Ucraina affacciata sul Mar Nero, mi lascia interdetta. Si possono vantare molte conoscenze e studi approfonditissimi, ma si fa un torto alla verità e alla storia se si maltratta con disinvoltura il semplice buon senso con paragoni che poggiano su insinuazioni o giudizi di valore aprioristici più che su prove. A volte, nel corso di indagini o ricerche, può essere utile e persino indispensabile farlo, a mo' di provocazione tattica, proprio nella speranza che le reazioni o conseguenze provocate aiutino a far luce su un determinato percorso, a chiarire dubbi o aprire nuovi sbocchi. Ben altra cosa è presentare l'illazione come realtà assodata, come fatto incontrovertibile, che sarebbe da sciocchi o da malfidati ("agenti del nemico") mettere in discussione.

      Prima di concludere, vorrei ribadire che gli autori del libro menzionato nel mio precedente commento, ossia Goldfarb e la vedova dell'ex-agente dell'FSB (ex-KGB) Alexander Litvinenko, morto avvelenato dal polonio 210 a Londra qualche anno fa, sono persone realmente e accuratamente informate sui fatti narrati, molti dei quali vissuti in prima persona da uno o da entrambi loro; quindi più che come storici e scrupolosi, affidabili ricercatori possono essere catalogati alla stessa stregua di testimoni oculari. Magari, vista la brutta fine che è toccata all'ex ufficiale del FSB, come a tanti altri personaggi scomodi dal punto di vista del "Re Solo" Putin, qualcuno potrà suggerire che il rancore ha annebbiato la vista di quei testimoni. Ma questo, fino a quando non si dimostra -- e sottolineo "si dimostra" -- che quelle da loro riferite non sono che fandonie calunniose dettate da null'altro se non da spirito di vendetta o avidità di guadagno, resta appunto solo un suggerimento, una possibilità. Purtroppo anche loro sono semplici esseri umani, non angeli, anche se, per quello che hanno passato e per il coraggio e l'impegno che hanno messo nell'opporsi a forze spesso molto più grandi di loro -- penso soprattutto a Marina Litvinenko e al suo defunto marito --, a mio parere assomigliano molto a quei "santi raso terra" di cui parlavi tu.
      Ciao Ross, e di nuovo grazie.
      marilù

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    6. Sul primo paragrafo passo.
      Limitandomi a leggere quel che trovo disponibile, non posso che farmi un'idea grossolana di ciò che accade davvero.
      E vale sia per l'autoproclamata repubblica del Kosovo che per la (a quanto letto ora ora) possibile indipendenza della Crimea.
      Ne so quanto ne leggo, non di più.
      Mi limito a dirti che non credo quasi mai alle ragioni umanitarie nei cambi di potere o alla giustizia internazionale che è giusta per definizione.
      Credo di più alle ragioni degli interessi economici o geopolitici che muovono le armi così da cambiare il potere delle forze in campo, ma è possibile che sia io a essere ormai troppo smaliziata e quindi malamente condizionata, nel mio farmi un'idea di cosa succede nel mondo.

      Il che mi porta al secondo paragrafo: forse ho da qualche parte sostenuto la santità del Pope Putin?
      Se per qualche ragione te l'ho fatto sospettare, chiarisco nuovamente che non credo alla santità del potere, chiunque lo detenga.
      Conosco tutti (quelli pubblicati) i misfatti di Putin, e se proprio devo prendere una parte mi pareva di aver chiarito che prendo quella di chi sta raso terra o quasi.
      Soprattutto quando si tratta di esseri umani che hanno il coraggio di sfidare il potere per provare a smascherarlo. Lasciandoci puntualmente la pelle.
      E non li cambierei con nessun altro: avercene!
      Ancora una volta, però, se vogliamo parlare delle oscenità dei potenti, vogliamo guardarle tutte, di qua e di là dell'Atlantico...o oltre Atlantico regna quel God in cui we trust al punto da mai una sola volta voler ricordare che se c'è un paese che è in guerra ininterrottamente in ogni parte del globo terraqueo da quando esiste, sta proprio lì, oltre Atlantico?
      Proprio lì, in cima alla piramide di quel biglietto verde da cui sporge con l'occhio a controllare i peccati altrui così da far partire, incaricato della Pace nel mondo da tanto Nobel, severe pene e punizioni esemplari ma sempre a favor di "democrazia"?
      In sintesi, osservatrice (non sempre obiettiva) sì, ma non strabica.
      Finché mi regge una vista discreta senza bisogno di stampelle visive, s'intende.
      O devo fare l'elenco dei misfatti a mano del God oltre Altantico?
      No, dai...
      Detesto gli elenchi, perfino quelli del grande Perec (per dire...)

      Certo che gli eventi in zona Crimea/Ucraina si susseguono incalzanti e inquietanti di ra in ora: lavoro di forze in campo e diplomazie forti o deboli.
      Che vuoi che importi di fronte e ciò che succede cosa ne penso o ne dico io? Siamo (sono) solo il ronzio di una fastidiosa mosca in una stalla dove ce ne sono altre mille.
      Alla possenza delle mucche basta una sventolata di coda per spazzarci tutte via...

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    7. Sui misfatti dell'Occhio di Saruman in cima alla piramide d'oltre-atlantico non posso che assentire sconsolata: una povera mosca come me rischierebbe le vertigini o i crampi alle ali se mai si azzardasse a raggiungere la cima della piramide di pubblicazioni che circolano nel mondo, occidentale e non, su tutti i retroscena dell'attentato alle due torri e al Pentagono o del golpe cileno, argentino, la guerra in Iraq ecc. ecc.. E poi anche Obama è buffo -- si fa per dire -- quando si preoccupa dell'illegalità del referendum in Crimea, mentre non fece una piega riguardo a quello delle Falkland/Malvine, a marzo dello scorso anno: lì i cacciabombardieri inglesi crescono direttamente sugli alberi, si vede.

      Per il resto, cara Ross, tutto il mio sproloquio sciorinato nel primo e secondo paragrafo del mio ultimo commento era diretto più che altro a controbattere sui metodi di indagine di Dinucci, e mai, neanche per un momento, a mettere in dubbio la sincerità della tua sacrosanta e ben circostanziata avversione per il nuovo Zar di tutte le Russie.
      Sì, il potere è robaccia proprio sporca (a proposito, lo sapevi che in russo la parola 'vlad' significa potere? Un nome, un perché...) sotto tutti i cieli e con tutti i nomi e cognomi, purtroppo. Però qualche volta c'è qualche...locusta più convinta di altre che lo Stato e la sua persona sono perfettamente coincidenti e sovrapponibili. Al punto che, tutto sommato, tutto il resto dello Stato stesso, amministrazioni, popolo, esercito, le appaiono come pleonasmi, paragonati all'essenzialità imprescindibile del Sé.

      Ma non mi sbrodolo oltre, meglio chiudere qui.
      Grazie ancora di questa -- per me -- appassionante conversazione con ronzio elettronico di sottofondo e a presto.
      Con affetto, marilù.

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  3. Onore a Miro il Grande! Un gigante politico rispetto all'accozzaglia di nani petulanti, velleitari e stupidi che lnon perdono l'occasione per fare delle figure miserabili, a cominciare dai Baraki e dalle Angeline. Il mona di Firenze lo incenerisce con uno sguardo dietro le lenti...

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    1. Infatti...
      Il fatto è che uno e un Arlecchino, (senza l'intelligenza del servitor di due padroni), l'altro ha come antenati Gengis Khan da una parte e l'Armata Russa dall'altra.
      Poi dicono che fare il militare non serve.
      Serve, serve...

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    2. Poi dicono che fare il militare non serve.
      Serve, serve...

      Prima che mi si scatenino i forcaioli, chiarisco: se vuoi evitare una guerra devi sapere sempre come evitarla. Sapere chi è il nemico e di quali mezzi dispone.
      Paradossalmente, ciò che ci insegna è che la democrazia non si esporta né si impone: si pratica avendo chiaro in mente che tutto è questione di rapporti di forza e quindi di saper riconoscere il punto di equilibrio senza mantenere il quale tutto è destinato ad andare a scatafascio...
      Insomma, mi sa che B e P sono amici perché P sa che da B non ha nulla da temere e tutto da portare a casa (vedi gasdotti e export)...

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