venerdì 14 marzo 2014

Leggendo Londra - Una biografia

"...vi sono tratti del Tamigi che si impegnano ad allontanare i visitatori. La stessa Wapping era difficile da trovare, con la sua via principale che correva fra le alte mura dei vecchi magazzini, mentre le strade vicine parevano nascondersi dietro a gasometri e casermoni."
Mentre leggevo queste poche righe in cui l'autore descrive la zona del Tamigi agli inizi del 1900, mi scorrevano davanti agli occhi gli attuali "gasometri e casermoni" dislocati lungo arterie periferiche di molte nostre città dove (forse), l'unica differenza è che si tratta non di un Tamigi raccoglitore di tutte la storie umane e commerciali della città fin dai tempi più remoti, ma di recenti autostrade e circonvallazioni lungo le quali l'occhio raramente incontra altro che capannoni in cemento, casermoni di abitazioni popolari dall'architettura simil-sovietica o anonimi (per questo dai nomi roboanti), mega centri commerciali dai parcheggi sempre più deserti e abbandonati a se stessi.
"E' sempre stata una zona senza legge, fuori dalla giurisdizione cittadina, ma il suo abbandono all'inizio del secolo fu pure il riflesso del vergognoso sistema di lavoro a termine dei docks; folle di uomini in cerca di lavoro si ammassavano ai cancelli, dove solo pochi venivano scelti. Gli altri ricadevano in quella vita di povertà, alcolismo e alienazione tanto ben documentata..."E' veramente uno spettacolo che rattrista anche i più insensibili", secondo Henry Mayhew, "vedere migliaia di uomini lottare per un giorno di lavoro...Guardare i volti di quella folla affamata significa avere una visione indimenticabile...Per settimane molti sono andati là, e passati per la stessa lotta, le stesse grida; e sono tornati via, alla fine, senza il lavoro per il quale hanno reclamato". 
Il paragrafo chiude ricordandomi come forse l'unico periodo di traballante benessere sociale inizia con la conquista del diritto dei lavoratori a un salario congruo e continuativo, e finisca fatalmente ai giorni nostri, riportando "gli uomini in cerca di lavoro "ad ammassarsi ai cancelli" per tornare i più a quella "vita di povertà, alcolismo e alienazione ben documentata". 
Il Tamigi (come ogni elemento che resiste al tempo dei nostri paesaggi urbani), è il testimone silenzioso di tutte le temporanee glorie e di tutte le persistenti ingiustizie patite dall'uomo:
"Così il Tamigi, il padre del commercio, è anche il più visibile ricettacolo della miseria che i princìpi commerciali possono imporre".
Potremmo dirlo oggi di autostrade e circonvallazioni sempre più deserte, di centri commerciali e rotatorie dove l'erba inizia a crescere selvaggia, di fiumi interrati o cementificati che alla prima pioggia si vendicano rendendoci in un paio d'ore tutta l'acqua che qualche genio idraulico pensava di addomesticare, dimenticandosi che i fiumi continuano a scorrere anche molto dopo che sono scomparsi alla nostra vista.

Oggi siamo come davanti a uno specchio, costretti a sceglierci un destino a ritroso nel tempo oppure un'altro, completamente nuovo e costruito sulle tante lezioni che la storia ancora non ha completamente sepolto alla nostra memoria.
Ci lasceremo cementificare gli argini, accettando di scorrere dentro alvei predeterminati continuando a scorrere silenziosi sotto il cemento e confidando in una provvidenziale pioggia per riemergere?
O riusciremo invece a trovare in noi il coraggio di opporre al cemento (fisico e metafisico), una ostinata non collaborazione a rispettare leggi ingiuste create e imposte da chi per primo non le riconosce consone ai propri immeritati privilegi?
Se è vero che tutte le nuove attuali leggi rispondono a una logica "di mercato" (lavoro, scuola, salute, cultura, ambiente, pubblica amministrazione e perfino Parlamento, etc), il rispettarle è accettare di essere solo quel "capitale umano" di cui il mercato determina il valore e su cui è in atto una pesante speculazione ribassista.
Ci disprezziamo davvero fino al punto da voler essere noi giusti con il potere anche sapendo che non è la giustizia, l'obiettivo di questi potenti senza morale, ma il mero profitto, spesso solo personale?

Se sì, Wapping è appena dietro il nostro angolo, in una strada già asfaltata che non si vede ancora ma che farà di molti di noi solo egli ex umani che accettano di poter sopravvivere come topi, in cerca di lavoro e ammassati ai cancelli per tornare, i più, a una vita di povertà, alcolismo (o psicofarmarci, che è uguale) e alienazione ben documentata".

Citazioni da Londra, Una Biografia - di Peter Ackroyd - Ed. Neri Pozza

3 commenti:

  1. "Ci disprezziamo davvero fino al punto da voler essere noi giusti con il potere anche sapendo che non è la giustizia, l'obiettivo di questi potenti senza morale, ma il mero profitto, spesso solo personale?"

    Già, di fronte a tanta desolazione, continuare a porsi domande sulla giustizia è, secondo me, un segnale magnifico del fatto che il potere schiacciassassi e mafioso di appiattire tutto e sempre solo sul livello delle pure e semplici domande di lavoro -- pardon, di sopravvivenza -- ha fallito nel suo primario obiettivo disumanizzante, almeno nel tuo lodevole caso, anche se capisco, leggendo e spigolando un po' in giro, che esso tende pericolosamente a divenire un'eccezione. Ma chissenefrega della statistica: tu, e altri come te -- lungi da me il contarli per poter dire che contano -- ancora ci sono, resistono.
    Altri ancora, cedono impettiti e felici all' "onda" del momento (che è più che altro un 'memento' ventennale, ormai), quasi mormorando tra i denti un compiaciuto: "schiavi senza cervello, pronti a presentare i meschinissimi lombi a tutti i prostituti e manipolatori più astuti e intraprendenti di voi che vi capitino a Tir, è finalmente giunta la vostra ora!". Ma perché continuare a cercare di rendere con parole non mie concetti che a questi altri risultano tanto più congeniali che a me? Perché fare un torto alla provvidenza -- o, se preferisci, al Caso -- che con impressionante tempismo me li ha messi direttamente sulla strada? Se vai all'indirizzo "ilmiomanifesto.blogspot.com" e leggi l'ultimo post su caffè corretti (permododidire) e relativi Tir(i) mancini, datato 15 marzo del corrente anno, avrai subito un'idea molto più plastica e persuasiva di quel che intendo. Con buona pace di Vespa e dei suoi, di plastici.

    Ciao cara Ross, e ... hasta siempre.
    un abbraccio, marilù.

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  2. Grazie per la segnalazione del "caffè corretto": apprezzato al punto da aggiungerlo alla lista dei miei preferiti.
    Leggendo, mi tornavano in mente le immagini e i racconti su Torino di una puntata di Presa Diretta, non so di quando perché l'ho vista su youtube.
    Mi aveva colpito e fatto malissimo, scoprire che mentre guardavo alla Grecia come a un monito e a un pronostico, quella si era intanto già insediata qui, in Italia, nella Torino verso cui l'Italia della ricostruzione post bellica e del grande "miracolo italiano" ha sempre guardato come alla sede del progresso e della cultura.
    Posso dimenticare che il Piemonte ha dato i natali a molti indimenticati letterati-partigiani? A menti sopraffine di cui oggi non si parla nemmeno più perché pare che il pensiero globale si sia spostato nel frattempo nella ex Milano da bere che sforna guru made in Eataly o perfino geni della finanza (evolutiva) in stile D&G?
    Intanto Torino muore della stessa malattia che uccide le vigne, aggredita da peronospera che le succhia via fino all'ultima goccia di sangue.
    Berremo vino delle Langhe importato da Dubai?
    Temo...
    Grande abbraccio, come fra carbonare che si parlano nei seminterrati...

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  3. Sì, Iacona è un grande, me ne rendo conto sempre più e meglio, puntata dopo puntata del suo "Presa Diretta". Formidabile anche la trasmissione di ieri, intitolata (ironicamente) "Made in Italy", in cui si mostrava -- senza possibilità di sottrarsi all'evidenza -- la montagna di sofferenze e di veri e propri morti ammazzati di fatica, botte e di scarsissima sicurezza sul lavoro che grava sulle nostre coscienze occidentali di liberi pensatori democratici, votanti e benestanti (sempre e comunque, in confronto con i miserabili che, dalle periferie di Dacca o Hong Kong, guardano ai nostri... seminterrati come fossero superattici con vista su Trinità dei Monti).
    Tra le menti sopraffine generate dall'ubertoso Piemonte cui accennavi e che meritano un posto d'onore nelle nostre memorie, mi piacerebbe annoverare l'ingegner Adriano Olivetti, la cui mirabile 'creatura' è stata fatta fallire e poi depredetata e smantellata dagli ... zii d'America e dai loro fiduciari in azione entro i nostri confini. C'est la vie, c'est la guerre (et la guepière).
    Mi stupisce solo un po' vedere aggiunto alla lista dei tuoi preferiti quell'indirizzo che ti avevo segnalato con l'intento, da parte mia, di presentarti proprio uno degli effetti che il devastante cinismo del potere senza Stato né principi (al massimo, con una mano di vernice biodegradabile, a fini di marketing eco-sostenibile) può avere su alcune menti e...tastiere. Ma fa niente: c'est la vie, c'est l'amour. Ovvero sui gusti non si discute.
    Sempre con affetto, marilù.

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